A quella trasformazione, Pinocchio stava pensando da tempo: sapeva che la Fata Turchina aveva il potere di farlo ridiventare un vero bambino, purché lo avesse voluto anche lui.
Ma Pinocchio, ormai, aveva maturato la sua decisione: quella di restare burattino per sempre.
Come mai? Era possibile una scelta del genere?
Sì. Pinocchio disse alla Fata Turchina: - Mi sono reso conto che tutti mi amano così come sono, un burattino di legno col naso un po' lungo e al quale Geppetto si era dimenticato di fare gli orecchi. Tutti mi amano così, perché a me piace troppo l'avventura, e non potrei mai accettare di diventare un bambino qualunque. Che cosa penserebbe di me la gente, se non fossi capace di monellerie e di divertenti invenzioni? Quelle che contano sono solo in parte le apparenze, ma in realtà contano di più le disposizioni dell'animo e la capacità di farsi amare dalla gente -
- E tu pensi davvero che la gente ti ami per questo? - rispose la Fata Turchina con la voce che esprimeva la sua meraviglia e forse un parziale consenso.
- Sì, Fata Turchina. Lasciami così come sono. Non vi amerò di meno, e starò sempre con voi, almeno fino a quando il mio spirito di avventura non mi farà cambiare atteggiamento -
Noi siamo con Pinocchio. Con Pinocchio burattino. Noi non vogliamo che Pinocchio torni un bambino qualunque: mai più! Lasciateci il nostro divertente e imprevedibile burattino: sono così belle le sue avventure, che altrimenti verrebbero a mancarci per sempre.
FINE
Cave, 19 settembre 2011, ore 14.21
lunedì 10 dicembre 2012
domenica 9 dicembre 2012
199. A colloquio con la Fata Turchina
Pinocchio riprese subito il suo ruolo nella trattoria. Sembrava che tutti lo stessero aspettando, e nessuno si era rassegnato a fare a meno di lui.
Geppetto riprese vita, tanta era stata la gioia per il ritorno del suo burattino, al quale lo legava un affetto profondo. Lucignolo aveva ritrovato il grande amico che gli mancava per qualche scappatella fantasiosa propria dei loro tredici anni.
La piccola Lucia si era integrata così bene da essere ormai una di casa, utilissima nel servizio ai tavoli e così simpatica da uscirsene sempre con qualche battuta divertente.
Lo stesso mastro Ciliegia sembrava non dimenticare che il legno da cui era nato il burattino era stato lui a regalarlo a Geppetto, e dunque si sentiva un po' padre anche lui, o almeno zio.
Ma chi provava una gioia profonda per il ritorno di Pinocchio era la Fata Turchina, che tante volte aveva rischiato di perderlo, e tante volte lo aveva salvato.
La Fata Turchina avrebbe tanto voluto che il burattino ritrovassse se stesso, e tornasse ad essere un bravo bambino in carne ed ossa.
Un giorno la Fata Turchina chiamò da parte Pinocchio, e cominciò a fargli un discorso molto sentito.
- Caro Pinocchio, ho visto che in questi anni in cui sei stato lontano il tuo carattere è molto maturato. Sei diventato un vero piccolo uomo. Non ti piacerebe riprendere il tuo volto di ragazzo, lasciando queste tue apparenze di burattino? -
Pinocchio rimase un bel po' in silenzio. Si sentiva turbato.
Geppetto riprese vita, tanta era stata la gioia per il ritorno del suo burattino, al quale lo legava un affetto profondo. Lucignolo aveva ritrovato il grande amico che gli mancava per qualche scappatella fantasiosa propria dei loro tredici anni.
La piccola Lucia si era integrata così bene da essere ormai una di casa, utilissima nel servizio ai tavoli e così simpatica da uscirsene sempre con qualche battuta divertente.
Lo stesso mastro Ciliegia sembrava non dimenticare che il legno da cui era nato il burattino era stato lui a regalarlo a Geppetto, e dunque si sentiva un po' padre anche lui, o almeno zio.
Ma chi provava una gioia profonda per il ritorno di Pinocchio era la Fata Turchina, che tante volte aveva rischiato di perderlo, e tante volte lo aveva salvato.
La Fata Turchina avrebbe tanto voluto che il burattino ritrovassse se stesso, e tornasse ad essere un bravo bambino in carne ed ossa.
Un giorno la Fata Turchina chiamò da parte Pinocchio, e cominciò a fargli un discorso molto sentito.
- Caro Pinocchio, ho visto che in questi anni in cui sei stato lontano il tuo carattere è molto maturato. Sei diventato un vero piccolo uomo. Non ti piacerebe riprendere il tuo volto di ragazzo, lasciando queste tue apparenze di burattino? -
Pinocchio rimase un bel po' in silenzio. Si sentiva turbato.
sabato 8 dicembre 2012
198. Innocenti bugie
Quante volte la gioia di giochi infiniti ci ha fatto spuntare le orecchie e la coda del somaro; quante volte ci siamo ritrovati, da ciuchini, al centro di un circo che voleva ammirare le nostre acrobazie e ci ha visti piombare a terra azzoppati.
E poi...in bocca al pescecane: quante volte, mentre credevamo di aver ritrovato l'affetto del nostro babbo, la sua immagine oscillava debole nel ventre della bestia marina.
Sì, Pinocchio: noi ti preferiamo come siamo noi, bastardi e incoscienti, marinatori della scuola, devastati da amicizie che ci danno solo delusioni e ci fanno sprofondare nel dolore. Che ce ne facciamo di un Pinocchio dal volto liscio del ragazzo per bene, che vive una vita melensa e passiva, che gira il torchio della vita convinto di star facendo l'unica cosa buona.
Carissimo Pinocchio, resta burattino per sempre, perché è in questo modo che tu ci hai insegnato a vivere, abituandoci alle cadute e reagendo rabbiosamente. Lascia che il tuo naso si allunghi per una innocente bugia della quale noi ti perdoniamo.
Queste nuove avventure, poi, ci hanno dimostrato che le cose migliori tu le hai fatte proprio da burattino quale tu assolutamente sei, burattino senza rimedio che riesce con la sua esperienza dolente a metter rimedio alle cattiverie altrui. Perchè il vero Pinocchio sei proprio questo: un burattino di legno dal cuore d'oro.
E poi...in bocca al pescecane: quante volte, mentre credevamo di aver ritrovato l'affetto del nostro babbo, la sua immagine oscillava debole nel ventre della bestia marina.
Sì, Pinocchio: noi ti preferiamo come siamo noi, bastardi e incoscienti, marinatori della scuola, devastati da amicizie che ci danno solo delusioni e ci fanno sprofondare nel dolore. Che ce ne facciamo di un Pinocchio dal volto liscio del ragazzo per bene, che vive una vita melensa e passiva, che gira il torchio della vita convinto di star facendo l'unica cosa buona.
Carissimo Pinocchio, resta burattino per sempre, perché è in questo modo che tu ci hai insegnato a vivere, abituandoci alle cadute e reagendo rabbiosamente. Lascia che il tuo naso si allunghi per una innocente bugia della quale noi ti perdoniamo.
Queste nuove avventure, poi, ci hanno dimostrato che le cose migliori tu le hai fatte proprio da burattino quale tu assolutamente sei, burattino senza rimedio che riesce con la sua esperienza dolente a metter rimedio alle cattiverie altrui. Perchè il vero Pinocchio sei proprio questo: un burattino di legno dal cuore d'oro.
venerdì 7 dicembre 2012
197. Carissimo Pinocchio
Caro amico Pinocchio, tu sei stato veramente l'amico della nostra infanzia, dei nostri giorni più lieti. Ora che sei tornato finalmente dai tuoi cari, sentiamo che tu ami la famiglia, che la tua figura ossuta e sbilenca fa parte di quel mondo di segreti che ogni bambino coltiva dentro di sé. Le tue marachelle ci sono tanto care, al punto di desiderare che esse non finiscano più, e per questo abbiamo voluto aggiungere un altro volume alle tue imprese.
Ci siamo accorti, però, che mentre tu preferivi ridiventare e rimanere burattino, i nostri educatori insistevano sul fatto che alla fine ti eri convertito, eri diventato buono, amavi Geppetto e rispettavi la Fata Turchina, e per premio ti era stata attribuita quella figura di bambino vero.
No, noi tutti ti preferiamo burattino di legno, burattino dispettoso e mariuolo, che può sbagliare e infatti sa sbagliare benissimo, rendendosene conto e purtroppo ricadendoci sempre.
Non è così la nostra storia di bambini veri? Testardi, dispettosi, ribelli, viziati, ma sempre perdonati, anche se la Fata Turchina ha fatto anche a noi le sue dure ramanzine, anche se il Grillo Parlante ci ha spesso richiamato, ma sempre invano, a diventare più buoni.
Ma quante bacinelle di acqua sporca ci sono cadute sulla testa, come a te! Quanti Gatti e quante Volpi ci hanno derubato dei nostri sogni, quante volte un grappolo d'uva strappato furtivamente ci ha ridotti a latrare come cani e a scacciare le malvagie faine, rendendoci per un momento "amici del padrone".
Ci siamo accorti, però, che mentre tu preferivi ridiventare e rimanere burattino, i nostri educatori insistevano sul fatto che alla fine ti eri convertito, eri diventato buono, amavi Geppetto e rispettavi la Fata Turchina, e per premio ti era stata attribuita quella figura di bambino vero.
No, noi tutti ti preferiamo burattino di legno, burattino dispettoso e mariuolo, che può sbagliare e infatti sa sbagliare benissimo, rendendosene conto e purtroppo ricadendoci sempre.
Non è così la nostra storia di bambini veri? Testardi, dispettosi, ribelli, viziati, ma sempre perdonati, anche se la Fata Turchina ha fatto anche a noi le sue dure ramanzine, anche se il Grillo Parlante ci ha spesso richiamato, ma sempre invano, a diventare più buoni.
Ma quante bacinelle di acqua sporca ci sono cadute sulla testa, come a te! Quanti Gatti e quante Volpi ci hanno derubato dei nostri sogni, quante volte un grappolo d'uva strappato furtivamente ci ha ridotti a latrare come cani e a scacciare le malvagie faine, rendendoci per un momento "amici del padrone".
giovedì 6 dicembre 2012
196. Un lettino nuovo
In fondo al viale che portava in piazza, Pinocchio vide la sua trattoria, e rallentò la pedalata perché era molto emozionato e quasi non credeva ai suoi occhi.
Il primo che lo vide fu Lucignolo, che stava scaricando dal suo carro le cassette della spesa. Si mise subito a gridare: - Pinocchio! E' tornato Pinocchio! - e gli corse incontro per abbracciarlo.
Nel sentire il suo grido, dalla porta della trattoria uscirono tutti insieme, pazzi di gioia: Geppetto, che ora camminava con il bastone; la Fata Turchina, tutta infarinata perchè stava preparando le tagliatelle; mastro Ciliegia, che aveva mollato le pentole del sugo; la piccola Lucia, che stava preparando i tavoli con i piatti e le posate.
Non c'era ancora nessun avventore, perchè erano soltanto le dieci. Pinocchio non riusciva a districarsi dagli abbracci e dalle lagrime: erano tutti felici e commossi,
Il burattino trovò un posto per la sua bicicletta, che fu molto ammirata dai suoi familiari ed amici. Sarebbe stata molto utile anche per la trattoria, per i bisogni più immediati. Purché Pinoccho si fosse fermato veramente per sempre.
Geppetto disse: - Pinocchio,figlio mio, sai che sei cresciuto molto? Avrai bsogno di un lettino nuovo, perchè il tuo vecchio lettino è più corto delle tue gambe. Mastro Ciliegia te ne farà uno nuovo molto più bello, di legno di noce -
Lucignolo spiegò a Pinocchio: - Gli affari vanno bene, abbiamo un bel gruzzolo in banca che ci assicura un futuro sereno -
Tutto era a posto, insomma, e tutti erano felici per il ritorno del figliuol prodigo.
Il primo che lo vide fu Lucignolo, che stava scaricando dal suo carro le cassette della spesa. Si mise subito a gridare: - Pinocchio! E' tornato Pinocchio! - e gli corse incontro per abbracciarlo.
Nel sentire il suo grido, dalla porta della trattoria uscirono tutti insieme, pazzi di gioia: Geppetto, che ora camminava con il bastone; la Fata Turchina, tutta infarinata perchè stava preparando le tagliatelle; mastro Ciliegia, che aveva mollato le pentole del sugo; la piccola Lucia, che stava preparando i tavoli con i piatti e le posate.
Non c'era ancora nessun avventore, perchè erano soltanto le dieci. Pinocchio non riusciva a districarsi dagli abbracci e dalle lagrime: erano tutti felici e commossi,
Il burattino trovò un posto per la sua bicicletta, che fu molto ammirata dai suoi familiari ed amici. Sarebbe stata molto utile anche per la trattoria, per i bisogni più immediati. Purché Pinoccho si fosse fermato veramente per sempre.
Geppetto disse: - Pinocchio,figlio mio, sai che sei cresciuto molto? Avrai bsogno di un lettino nuovo, perchè il tuo vecchio lettino è più corto delle tue gambe. Mastro Ciliegia te ne farà uno nuovo molto più bello, di legno di noce -
Lucignolo spiegò a Pinocchio: - Gli affari vanno bene, abbiamo un bel gruzzolo in banca che ci assicura un futuro sereno -
Tutto era a posto, insomma, e tutti erano felici per il ritorno del figliuol prodigo.
mercoledì 5 dicembre 2012
195. La Fata Turchina dov'é?
Era una bella giornata di settembre quella in cui Pinocchio si accorse di essere finalmente tornato al suo paese. Infatti, pedalando pedalando con la sua bicicletta, vide da lontano la bella villa della Fata Turchina, quella in cui era stato curato quando lo avevano ritrovato come morto sotto l'albero a cui lo avevano impiccato il Gatto e la Volpe.
Nel vedere quel giardino e quegli scalini bianchi, Pinocchio sentì come un tuffo al cuore.
- Mi hanno detto che la Fatina si è ritirata in quella sua villa: potrei trovarla qui - si disse.
Scese dalla bicicletta e bussò a quella porta che lui conosceva così bene. Aspetta e aspetta, non rispondeva nessuno...
Pinocchio non voleva andarsene senza avere notizie precise. Pensò che forse comare Chiocciola era ancora lì, e allora si mise seduto su uno scalino ad aspettare.
Infatti, ancora qualche minuto, e finalmente si aprì una finestra.
- Chi è? - chiese con voce strascicata la signora Chiocciola, sì, proprio lei.
- Sono Pinocchio. Sono tornato. C'è la Fatina dai capelli turchini? -
La Chiocciola emise un lungo sospiro, e finalmente rispose: - No. Non è in casa -
Pinocchio replicò: - Dove posso trovarla? -
E la Chiocciola: - Non sono sicura, però dovrebbe essere tornata nella trattoria di Geppetto -
- Grazie, comare Chiocciola: arrivederci a presto - disse Pinocchio. La Chiocciola chiuse lentamente la finestra e si ritirò in casa. Il burattino, invece, risalì con energia sulla sua bicicletta, e si avviò rapidamente verso il suo paese, che si vedeva benissimo sulla cima della collina.
Nel vedere quel giardino e quegli scalini bianchi, Pinocchio sentì come un tuffo al cuore.
- Mi hanno detto che la Fatina si è ritirata in quella sua villa: potrei trovarla qui - si disse.
Scese dalla bicicletta e bussò a quella porta che lui conosceva così bene. Aspetta e aspetta, non rispondeva nessuno...
Pinocchio non voleva andarsene senza avere notizie precise. Pensò che forse comare Chiocciola era ancora lì, e allora si mise seduto su uno scalino ad aspettare.
Infatti, ancora qualche minuto, e finalmente si aprì una finestra.
- Chi è? - chiese con voce strascicata la signora Chiocciola, sì, proprio lei.
- Sono Pinocchio. Sono tornato. C'è la Fatina dai capelli turchini? -
La Chiocciola emise un lungo sospiro, e finalmente rispose: - No. Non è in casa -
Pinocchio replicò: - Dove posso trovarla? -
E la Chiocciola: - Non sono sicura, però dovrebbe essere tornata nella trattoria di Geppetto -
- Grazie, comare Chiocciola: arrivederci a presto - disse Pinocchio. La Chiocciola chiuse lentamente la finestra e si ritirò in casa. Il burattino, invece, risalì con energia sulla sua bicicletta, e si avviò rapidamente verso il suo paese, che si vedeva benissimo sulla cima della collina.
martedì 4 dicembre 2012
194. Pinocchio conosce i segreti della vita
Nel sentire queste voci, Geppetto per un po' era stato malato per davvero, ma poi era guarito, mentre la Fata Turchina se n'era tornata nella casa di comare Chiocciola, e nessuno l'aveva più vista per lungo tempo, sicché in paese si diceva che fosse morta anche lei. Geppetto e la Fata Turchina invece erano vivi e in buona salute, e qualcosa diceva loro che Pinocchio, alla fine, sarebbe tornato.
- Basta - si disse Pinocchio. - A questo punto debbo tornare a casa per rimettere le cose a posto e per ristabilire la verità -
Dovete sapere che Pinocchio, in quei cinque anni, aveva letto molti libri, conosceva quasi tutti i segreti della vita, si era formato una buona cultura, e aveva deciso, quando fosse tornato al suo paese, di aprire una vera scuola per ragazzi e ragazze grandi, per prepararli all'avvenire. Lui che aveva sempre odiato la scuola e preferito il gioco e i divertimenti, si era veramente convertito, e molte delle più recenti avventure stavano a dimostrarlo.
- Non schiaccerò mai più il Grillo Parlante - si era detto dopo quel brutto sogno. - Il Grillo Parlante è soltanto la mia coscienza che mi rimprovera ogni volta che commetto una cattiva azione, e io prometto solennemente che non compierò mai più cattive azioni. O, almeno, lo spero -
Venne a sapere che il suo paese non era più molto lontano da lì: bastava percorrere qualche giorno di viaggio tra le colline, e poi dirigersi alla volta del mare. E si ricordò di come si fosse allontanato dal paese perchè, ridiventato burattino dopo esser tornato al paese dei balocchi, ora si vergognava di tutta quella gente che lo aveva conosciuto come un bambino in carne ed ossa.
- Basta - si disse Pinocchio. - A questo punto debbo tornare a casa per rimettere le cose a posto e per ristabilire la verità -
Dovete sapere che Pinocchio, in quei cinque anni, aveva letto molti libri, conosceva quasi tutti i segreti della vita, si era formato una buona cultura, e aveva deciso, quando fosse tornato al suo paese, di aprire una vera scuola per ragazzi e ragazze grandi, per prepararli all'avvenire. Lui che aveva sempre odiato la scuola e preferito il gioco e i divertimenti, si era veramente convertito, e molte delle più recenti avventure stavano a dimostrarlo.
- Non schiaccerò mai più il Grillo Parlante - si era detto dopo quel brutto sogno. - Il Grillo Parlante è soltanto la mia coscienza che mi rimprovera ogni volta che commetto una cattiva azione, e io prometto solennemente che non compierò mai più cattive azioni. O, almeno, lo spero -
Venne a sapere che il suo paese non era più molto lontano da lì: bastava percorrere qualche giorno di viaggio tra le colline, e poi dirigersi alla volta del mare. E si ricordò di come si fosse allontanato dal paese perchè, ridiventato burattino dopo esser tornato al paese dei balocchi, ora si vergognava di tutta quella gente che lo aveva conosciuto come un bambino in carne ed ossa.
lunedì 3 dicembre 2012
193. Pinocchio è pianto per morto
Vistosi riconosciuto da qualcuno che doveva essere delle sue parti, Pinocchio si fece più attento, e si mise a far domande al suo interlocutore.
- Io sono del tuo paese - rispose l'uomo. - I tuoi stanno tutti bene, e la trattoria è sempre piena di gente. Ma tu, piuttosto, dove sei stato tutto questo tempo? Non sai che Geppetto, la Fata Turchina, mastro Ciliegia e Lucignolo ti piangono per morto? Tutto il paese è convinto che sia così, e io, nel vederti, sono rimasto veramente sorpreso -
Pinocchio non rispose. Dentro di sé si sentiva felice nel sapere che i suoi stavano tutti bene, e che il brutto sogno che aveva fatto era stato menzognero.
- Ho avuto una serie di avventure che mi hanno tenuto lontano dal mio paese - disse alla fine. - Però ormai sono vicino a casa mia, e tra breve potrò riabbracciare tutti i miei cari -
Erano passati ben cinque anni, invece di otto ora ne aveva tredici, di esperienze ne aveva fatte tante, sia di quelle buone che di quelle terribili. Il suo pensiero e il suo atteggiamento erano andati maturando, ma in lui rimaneva sempre vivo il senso dell'avventura, che sembrava prevalere su tutti gli altri.
In paese giravano strane storie sul suo conto. Si diceva che Pinocchio, in una delle sue avventure, era finito in fondo al mare in seguito a una furiosa tempesta. Altri dicevano che era stato imprigionato in conseguenza di una monelleria un po' troppo audace, che aveva deciso di fare uno sciopero della fame per protesta contro la polizia ingiusta, e che era morto in carcere per inedia.
- Io sono del tuo paese - rispose l'uomo. - I tuoi stanno tutti bene, e la trattoria è sempre piena di gente. Ma tu, piuttosto, dove sei stato tutto questo tempo? Non sai che Geppetto, la Fata Turchina, mastro Ciliegia e Lucignolo ti piangono per morto? Tutto il paese è convinto che sia così, e io, nel vederti, sono rimasto veramente sorpreso -
Pinocchio non rispose. Dentro di sé si sentiva felice nel sapere che i suoi stavano tutti bene, e che il brutto sogno che aveva fatto era stato menzognero.
- Ho avuto una serie di avventure che mi hanno tenuto lontano dal mio paese - disse alla fine. - Però ormai sono vicino a casa mia, e tra breve potrò riabbracciare tutti i miei cari -
Erano passati ben cinque anni, invece di otto ora ne aveva tredici, di esperienze ne aveva fatte tante, sia di quelle buone che di quelle terribili. Il suo pensiero e il suo atteggiamento erano andati maturando, ma in lui rimaneva sempre vivo il senso dell'avventura, che sembrava prevalere su tutti gli altri.
In paese giravano strane storie sul suo conto. Si diceva che Pinocchio, in una delle sue avventure, era finito in fondo al mare in seguito a una furiosa tempesta. Altri dicevano che era stato imprigionato in conseguenza di una monelleria un po' troppo audace, che aveva deciso di fare uno sciopero della fame per protesta contro la polizia ingiusta, e che era morto in carcere per inedia.
domenica 2 dicembre 2012
192. Aria di casa mia
In preda alla malinconia, che era così strana per uno come lui sempre pieno di energie e di risorse, prese la sua tromba e cominciò a suonare una dolce canzone napoletana: "A vucchella".
D'improvviso, Pinocchio si vide circondato da un gregge di pecore, mentre il pastore si era fermato davanti a lui e ascoltava con ammirazione quelle note così calde e serene.
- Bravo! - disse alla fine. - Domani è festa, al nostro paese: perché non vieni da noi a dare un piccolo concerto? -
L'idea piacque a Pinocchio, che seguì il pastore con tutto il suo gregge, e poté riposare nella modesta casetta di costui, alle porte di un bel paesetto di collina. Al burattino quel paese sembrava piuttosto familiare: era un tipico paesaggio toscano, con agili cipressi e casette sparse fra i prati. Si stava evidentemente avvicinando a casa sua, che non doveva essere lontana.
Il giorno dopo si ritrovò al centro di un vivace mercatino, con bancarelle di giocattoli, di oggetti per la casa, e anche un piccolo parco giochi con carosello e tiro a segno.
Gli indicarono un ampio podio di legno dove poteva esibirsi con la sua tromba. Pinocchio ci mise tutto il cuore, e il piccolo concerto si trasformò in un applaudito successo.
- Io ti ho già visto e sentito due o tre anni fa in un paese non lontano da qui - disse uno spettatore aniziano con una grande berretta in testa. - Eravate in quattro: tromba, violino, armonica e ocarina. Eri proprio tu? -
- Sì, e loro erano i miei carissimi amici Ulderico, Lamberto e Remigio -
Si accostò anche un altro spettaore dall'aria vagamente familiare.
- Ma tu sei Pinocchio! Sì, sei proprio tu! -
D'improvviso, Pinocchio si vide circondato da un gregge di pecore, mentre il pastore si era fermato davanti a lui e ascoltava con ammirazione quelle note così calde e serene.
- Bravo! - disse alla fine. - Domani è festa, al nostro paese: perché non vieni da noi a dare un piccolo concerto? -
L'idea piacque a Pinocchio, che seguì il pastore con tutto il suo gregge, e poté riposare nella modesta casetta di costui, alle porte di un bel paesetto di collina. Al burattino quel paese sembrava piuttosto familiare: era un tipico paesaggio toscano, con agili cipressi e casette sparse fra i prati. Si stava evidentemente avvicinando a casa sua, che non doveva essere lontana.
Il giorno dopo si ritrovò al centro di un vivace mercatino, con bancarelle di giocattoli, di oggetti per la casa, e anche un piccolo parco giochi con carosello e tiro a segno.
Gli indicarono un ampio podio di legno dove poteva esibirsi con la sua tromba. Pinocchio ci mise tutto il cuore, e il piccolo concerto si trasformò in un applaudito successo.
- Io ti ho già visto e sentito due o tre anni fa in un paese non lontano da qui - disse uno spettatore aniziano con una grande berretta in testa. - Eravate in quattro: tromba, violino, armonica e ocarina. Eri proprio tu? -
- Sì, e loro erano i miei carissimi amici Ulderico, Lamberto e Remigio -
Si accostò anche un altro spettaore dall'aria vagamente familiare.
- Ma tu sei Pinocchio! Sì, sei proprio tu! -
sabato 1 dicembre 2012
191. Ancora il Grillo Parlante!
Pinocchio riconobbe subito quella voce: non poteva essere che lui, il Grillo Parlante. Ma non lo aveva ucciso lanciandogli contro un martello?
Pinocchio provò nuovamente una grande rabbia, a sentirsi rimproverare in quella maniera. Si alzò a sedere, guardò bene quella luce verde, e distinse nettamente il Grillo che parlava e agitava minaccioso le sue antenne. Allora Pinocchio prese una delle sue scarpe che usava per andare in bicicletta, e la lanciò con rabbia verso il Grillo Parlante. Fece subito centro, perché sentì soltanto un breve lamento, e la luce verde scomparve così come gli era apparsa.
Era ormai l'alba, e Pinocchio si alzò, perché non riusciva più a stare a letto tranquillo. Si prese la testa fra le mani, e stando seduto sulla sponda del lettino rimase a lungo a pensare. Quel maledetto Grillo Parlante! Lo aveva fatto ricadere nella sua cattiveria e nella sua disperazione.
Eppure Pinocchio, anche se era lontano da casa da troppo tempo, aveva fatto quasi sempre del bene, aiutando tantissime persone come gli orfanelli di don Emilio, come i bambini delle scuole del villaggio in fondo alla valle, accompagnando ogni giorno la maestra Lisabetta. E quanto bene aveva fatto a Remigio, a Lamberto e a Ulderico? Avevano ritrovato tutti e tre una famiglia grazie al suo sostegno. Perché allora il Grillo Parlante era così duro con lui?
Pinocchio non capiva che il Grillo Parlante era soltanto la voce della sua coscienza, e questa voce gli diceva che era arrivata l'ora di tornare a casa, dove lo aspettavano i suoi cari.
Pinocchio provò nuovamente una grande rabbia, a sentirsi rimproverare in quella maniera. Si alzò a sedere, guardò bene quella luce verde, e distinse nettamente il Grillo che parlava e agitava minaccioso le sue antenne. Allora Pinocchio prese una delle sue scarpe che usava per andare in bicicletta, e la lanciò con rabbia verso il Grillo Parlante. Fece subito centro, perché sentì soltanto un breve lamento, e la luce verde scomparve così come gli era apparsa.
Era ormai l'alba, e Pinocchio si alzò, perché non riusciva più a stare a letto tranquillo. Si prese la testa fra le mani, e stando seduto sulla sponda del lettino rimase a lungo a pensare. Quel maledetto Grillo Parlante! Lo aveva fatto ricadere nella sua cattiveria e nella sua disperazione.
Eppure Pinocchio, anche se era lontano da casa da troppo tempo, aveva fatto quasi sempre del bene, aiutando tantissime persone come gli orfanelli di don Emilio, come i bambini delle scuole del villaggio in fondo alla valle, accompagnando ogni giorno la maestra Lisabetta. E quanto bene aveva fatto a Remigio, a Lamberto e a Ulderico? Avevano ritrovato tutti e tre una famiglia grazie al suo sostegno. Perché allora il Grillo Parlante era così duro con lui?
Pinocchio non capiva che il Grillo Parlante era soltanto la voce della sua coscienza, e questa voce gli diceva che era arrivata l'ora di tornare a casa, dove lo aspettavano i suoi cari.
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