Pinocchio, Ulderico e Lamberto, dopo i tre bellissimi giorni trascorsi a Roma, ringraziarono il principe Ascanio Colonna e i due bravi domestici Giuseppe e sua moglie Rosina, ripresero il loro carro e il loro cavallo, e piano piano si allontanarono dalla grande città.
Ben presto si ritrovarono immersi nella solitudine delle campagne, interrotta qua e là da qualche rustico casale. Una campagna solitaria, finché sulle colline lontane non ricomparvero gruppi di case e numerosi paesi aggrappati sulle montagne sassose. Il verde degli alberi era raro: solo qualche lungo filare di pini o di cipressi.
Si erano abituati al rumore e al traffico di carrozze della città, e ora il silenzio e la solitudine erano piuttosto pesanti.
- Non mi avete mai detto con precisione da dove venite - chiese ad un tratto Pinocchio a Lamberto e Ulderico, proprio per rompere la monotonia del viaggio.
- Noi siamo due cugini - rispose Lamberto, che dei due era il più riflessivo. - Siamo figli di due fratelli: mio padre si chiamava Mario,e suo fratello, padre di Ulderico, era più giovane di due anni e si chiamava Alessio. Venivano da un paese delle Marche, non molto lontano da qui. Era un paese molto povero e i due fratelli dovettero emigrare in Germania, dove trovarono lavoro in una miniera di carbone. Lavoro durissimo, ma a fine mese mandavano dei soldi alle loro mogli, cioè le nostre mamme, che con quei soldi potevano sopravvivere e allevare i propri figli -
- Quanto tempo fa accadevano, questi fatti ? - chiese Pinocchio, molto interessato.
- E' una storia di dieci anni fa - intervenne Ulderico - Noi eravamo nati da poco -
- E come andò a finire? -
mercoledì 31 ottobre 2012
martedì 30 ottobre 2012
159. Pinocchio rischia il taglio del naso
Uno dei medici in camice bianco che li vide arrivare, credendo che qualcuno di essi dovesse essere operato, si accostò e chiese: - Chi è il malato? Lei, signore? Deve essere operato al suo naso? -
Si stava rivolgendo a Pinocchio, il cui naso ormai si era rimpicciolito e si era ridotto quasi al naturale, ma insomma...si vedeva sempre che era un naso speciale.
Pinocchio, allarmatissimo, si tirò sul naso gli occhiali da sole scuri, e replicò: - No, grazie, dottore; il mio naso va benissimo, è molto solido, e potrà tirare avanti in gran forma per altri settant'anni. E anche questi miei amici qui stanno molto bene in salute. Siamo venuti in ospedale solo per vedere voi, che avete la fama di essere bravi e generosi come pochi al mondo -
Il dottore rimase colpito dalla parlantina di Pinocchio e si scusò, facendosi una piccola risata.
- Noi caviamo anche i denti seduta stante: se qualcuno di voi vuole servirsi...-
Qui la risata fu generale: per fortuna la dentatura dei nostri amici, e anche del cocchiere Giuseppe, era eccellente, e nessuno aveva bisogno di una energica estrazione di dente cariato con tutta la sua robusta radice. L'isola Tiberina era famosa per questa specializzazione medica di cui il popolino di Roma si serviva tutti i giorni.
Finalmente risalirono in carrozza e si avviarono verso il palazzo Colonna: era sera tardi, e i lumi della città erano stati riaccesi.
Si stava rivolgendo a Pinocchio, il cui naso ormai si era rimpicciolito e si era ridotto quasi al naturale, ma insomma...si vedeva sempre che era un naso speciale.
Pinocchio, allarmatissimo, si tirò sul naso gli occhiali da sole scuri, e replicò: - No, grazie, dottore; il mio naso va benissimo, è molto solido, e potrà tirare avanti in gran forma per altri settant'anni. E anche questi miei amici qui stanno molto bene in salute. Siamo venuti in ospedale solo per vedere voi, che avete la fama di essere bravi e generosi come pochi al mondo -
Il dottore rimase colpito dalla parlantina di Pinocchio e si scusò, facendosi una piccola risata.
- Noi caviamo anche i denti seduta stante: se qualcuno di voi vuole servirsi...-
Qui la risata fu generale: per fortuna la dentatura dei nostri amici, e anche del cocchiere Giuseppe, era eccellente, e nessuno aveva bisogno di una energica estrazione di dente cariato con tutta la sua robusta radice. L'isola Tiberina era famosa per questa specializzazione medica di cui il popolino di Roma si serviva tutti i giorni.
Finalmente risalirono in carrozza e si avviarono verso il palazzo Colonna: era sera tardi, e i lumi della città erano stati riaccesi.
lunedì 29 ottobre 2012
158. Il papa prigioniero
Il cocchiere Giuseppe aveva riservato per i ragazzi un terzo giorno di visite ai monumenti più significativi della grande città.
Mancava ancora San Pietro, e ci arrivarono dopo aver girato per le antiche strade, strette e contorte come quelle di un vecchio paese. Ma all'improvviso sbucarono di fronte alle grandi braccia del colonnato del Bernini, con l'obelisco e le maestose fontane, e in fondo l'alta facciata ricca di statue e il grandioso Cupolone.
Il papa si considerava prigioniero dei Savoia che avevano fatto di Roma la loro capitale, ma i visitatori di ogni parte del mondo potevano entrare liberamente nella piazza e nella basilica. I ragazzi,pieni di entusiasmo, riuscirono a salire fin sulla cima della grande cupola, e ammirarono uno dei panorami più belli del mondo.
Giuseppe, poi, li portò a visitare l'antica fortezza di Castel Sant'Angelo, attraversando il ponte custodito da bellissime statue di angeli, il più bello quello dalla spada sguainata che ha dato il nome al monumento. Attraverso un passaggio segreto, i papi dal Palazzo Vaticano potevano giungere fin qui e proteggersi quando Roma era invasa da truppe straniere.
Poi il cocchiere si arrampicò lungo la collina più alta della città, il Gianicolo, con la grande statua dell'eroe Giuseppe Garibaldi, e il convento di Sant'Onofrio che aveva ospitato nel Seicento il grande poeta Torquato Tasso, al quale era dedicata una pianta di quercia dove veniva a contemplare l'orizzonte. Anche da questo colle il panorama era maestoso.
Poi ridiscesero verso il centro della città, e Pinocchio volle attraversare il Tevere e giungere fino all'isola Tiberina. Qui c'era un grande ospedale tenuto dall'ordine dei Fatebenefratelli, dove i medici operavano gratuitamente qualunque malato ne facesse richiesta.
Mancava ancora San Pietro, e ci arrivarono dopo aver girato per le antiche strade, strette e contorte come quelle di un vecchio paese. Ma all'improvviso sbucarono di fronte alle grandi braccia del colonnato del Bernini, con l'obelisco e le maestose fontane, e in fondo l'alta facciata ricca di statue e il grandioso Cupolone.
Il papa si considerava prigioniero dei Savoia che avevano fatto di Roma la loro capitale, ma i visitatori di ogni parte del mondo potevano entrare liberamente nella piazza e nella basilica. I ragazzi,pieni di entusiasmo, riuscirono a salire fin sulla cima della grande cupola, e ammirarono uno dei panorami più belli del mondo.
Giuseppe, poi, li portò a visitare l'antica fortezza di Castel Sant'Angelo, attraversando il ponte custodito da bellissime statue di angeli, il più bello quello dalla spada sguainata che ha dato il nome al monumento. Attraverso un passaggio segreto, i papi dal Palazzo Vaticano potevano giungere fin qui e proteggersi quando Roma era invasa da truppe straniere.
Poi il cocchiere si arrampicò lungo la collina più alta della città, il Gianicolo, con la grande statua dell'eroe Giuseppe Garibaldi, e il convento di Sant'Onofrio che aveva ospitato nel Seicento il grande poeta Torquato Tasso, al quale era dedicata una pianta di quercia dove veniva a contemplare l'orizzonte. Anche da questo colle il panorama era maestoso.
Poi ridiscesero verso il centro della città, e Pinocchio volle attraversare il Tevere e giungere fino all'isola Tiberina. Qui c'era un grande ospedale tenuto dall'ordine dei Fatebenefratelli, dove i medici operavano gratuitamente qualunque malato ne facesse richiesta.
domenica 28 ottobre 2012
157. Un nuovo burattino
Salirono infatti fino al colle chiamato Pincio. Ai suoi piedi un panorama stupendo dell'intera città: la cupola di San Pietro, Castel Sant'Angelo, il Colosseo, il palazzo del Quirinale, le basiliche di Santa Maria Maggiore e di San Giovanni, poi il profilo dei Colli Albani, e da lontano il mar Tirreno che brillava sotto il sole.
Tante cose belle tutte insieme i tre piccoli turisti non le avevano mai viste, nella loro vita, e rimanevano silenziosi ad ammirarle. Forse Roma era la città più bella del mondo.
Ma la sorpresa più grande doveva ancora venire. Infatti, in un angolo del grande piazzale, c'era un baracchino di legno dove un burattinaio stava dando il suo piccolo spettacolo, con un mare di bambini di tutte le età che stavano lì a guardare col naso in aria insieme ai loro genitori.
Il burattinaio teneva in scena Arlecchino e Pulcinella, che a un certo punto cominciarono a darsi legnate di santa ragione, fra il divertimento e le risate generali.
A un certo punto, però, un bambino un po' più grande, con un'aria molto intelligente, urlò al burattinaio: - Ora basta con tutte queste mazzate! Non hai niente di più divertente da farci vedere? -
Sbalordito, il burattinaio mise fuori la sua testa dalla scena, e replicò: - Che cosa c'è di più divertente? -
- Ma come - replicò il bambino - Non conosci quel burattino nuovo col naso lungo che ne combina di tutti i colori? Si chiama Pinocchio, e ormai è lui il nuovo idolo dei bambini. Quello sì che fa ridere! -
Il vero Pinocchio, con un cappello di paglia in testa e un paio di occhiali neri da sole, con il naso che ormai si era accorciato fino ad apparire normale, non era stato riconosciuto da nessuno, e si fece piccolo piccolo. Anzi, ordinò al cocchiere Giuseppe di rientrare subito a casa.
Tante cose belle tutte insieme i tre piccoli turisti non le avevano mai viste, nella loro vita, e rimanevano silenziosi ad ammirarle. Forse Roma era la città più bella del mondo.
Ma la sorpresa più grande doveva ancora venire. Infatti, in un angolo del grande piazzale, c'era un baracchino di legno dove un burattinaio stava dando il suo piccolo spettacolo, con un mare di bambini di tutte le età che stavano lì a guardare col naso in aria insieme ai loro genitori.
Il burattinaio teneva in scena Arlecchino e Pulcinella, che a un certo punto cominciarono a darsi legnate di santa ragione, fra il divertimento e le risate generali.
A un certo punto, però, un bambino un po' più grande, con un'aria molto intelligente, urlò al burattinaio: - Ora basta con tutte queste mazzate! Non hai niente di più divertente da farci vedere? -
Sbalordito, il burattinaio mise fuori la sua testa dalla scena, e replicò: - Che cosa c'è di più divertente? -
- Ma come - replicò il bambino - Non conosci quel burattino nuovo col naso lungo che ne combina di tutti i colori? Si chiama Pinocchio, e ormai è lui il nuovo idolo dei bambini. Quello sì che fa ridere! -
Il vero Pinocchio, con un cappello di paglia in testa e un paio di occhiali neri da sole, con il naso che ormai si era accorciato fino ad apparire normale, non era stato riconosciuto da nessuno, e si fece piccolo piccolo. Anzi, ordinò al cocchiere Giuseppe di rientrare subito a casa.
sabato 27 ottobre 2012
156. La meraviglia del Colosseo
Alla luce del sole, Roma era ancora più bella. Il buon Giuseppe, stavolta, prese una delle lussuose carrozze del principe Ascanio, indossò la sua meravigliosa livrea, e portò a spasso per la capitale Pinocchio, Ulderico e Lamberto, rivestiti dei loro abiti migliori.
La prima meta era il Colosseo. Passarono per i verdi prati di Colle Oppio, e lo videro spuntare laggiù, il grande gigante rotondo, un vero colosso, con i suoi grandi archi e i suoi finestroni tutti aperti.
- Sapete come si dice a Roma - spiegò ridendo il buon Giuseppe - di uno che, quando rientra o esce da casa, lascia porte e finestre tutte aperte? "Ma che, abiti al Colosseo?" -
I tre viaggiatori fecero anch'essi una risatina di cuore. Sì, veramente aperto a tutti, quel grande monumento che loro avevano visto soltanto in fotografia. Si fermarono per almeno un'ora a visitarlo e insieme a loro c'erano anche molti turisti forestieri.
- Mio padre Geppetto, che fa il falegname - disse Pinocchio - qui sarebbe morto di fame, poiché non si usavano né porte né sportelli alle finestre -
Altra risata di cuore. Poi proseguirono lungo le strade di Roma antica fino alla Villa Borghese, magnifica con le sue piante esotiche, il suo laghetto e l'isoletta con l'orologio. Ammirarono i bianchissimi cigni con il lungo collo, e fecero anche un piccolo giro in barca. Giuseppe fermava la sua carrozza ogni volta che Pinocchio e compagni glielo chiedevano: era veramente un cocchiere molto gentile.
- Ed ora vi aspetta un giro lungo, ma ne vale la pena - spiegò Giuseppe.
La prima meta era il Colosseo. Passarono per i verdi prati di Colle Oppio, e lo videro spuntare laggiù, il grande gigante rotondo, un vero colosso, con i suoi grandi archi e i suoi finestroni tutti aperti.
- Sapete come si dice a Roma - spiegò ridendo il buon Giuseppe - di uno che, quando rientra o esce da casa, lascia porte e finestre tutte aperte? "Ma che, abiti al Colosseo?" -
I tre viaggiatori fecero anch'essi una risatina di cuore. Sì, veramente aperto a tutti, quel grande monumento che loro avevano visto soltanto in fotografia. Si fermarono per almeno un'ora a visitarlo e insieme a loro c'erano anche molti turisti forestieri.
- Mio padre Geppetto, che fa il falegname - disse Pinocchio - qui sarebbe morto di fame, poiché non si usavano né porte né sportelli alle finestre -
Altra risata di cuore. Poi proseguirono lungo le strade di Roma antica fino alla Villa Borghese, magnifica con le sue piante esotiche, il suo laghetto e l'isoletta con l'orologio. Ammirarono i bianchissimi cigni con il lungo collo, e fecero anche un piccolo giro in barca. Giuseppe fermava la sua carrozza ogni volta che Pinocchio e compagni glielo chiedevano: era veramente un cocchiere molto gentile.
- Ed ora vi aspetta un giro lungo, ma ne vale la pena - spiegò Giuseppe.
venerdì 26 ottobre 2012
155. Le bellezze di Roma
In serata i tre ragazzi, accompagnati dal cocchiere Giuseppe, che chiese un permesso al principe Ascanio, fecero un bel giro per la Roma notturna, illuminata da artistici lampioni: prima passarono davanti alla fontana del Tritone, poi risalirono tutta Via Veneto, successivamente si fermarono a Fontana di Trevi, che li lasciò letteralmente sbalorditi. Infine fecero un giro per Piazza di Spagna, e anche qui gran meraviglia per la bellissima scalinata di Trinità dei Monti.
- Basta: rientriamo - disse Pinocchio - Abbiamo visto tante di quelle bellezze che mi sento quasi ubbriaco -
- Sì - disse Ulderico: - Lasciamoci qualcosa da vedere anche per domani -
- Per domani e anche per dopodomani. Ce ne sono ancora di cose magnifiche da vedere, qui a Roma - disse con orgoglio il cocchiere Giuseppe, che viveva nella capitale da trent'anni e ormai si sentiva romano.
Quando rientrarono, la moglie di Giuseppe, una simpatica donna ciociara, fece trovare pronta una buonissima cena, e poi tre bianchi lettini preparati nella stanza adiacente la scuderia.
- Devi spiegarmi una cosa, Pinocchio - chiese a un tratto Giuseppe mentre stavano cenando tutti insieme in allegria. - Chi ti ha insegnato a fare un così bell'inchino, che ti ha guadagnato le simpatie del principe Ascanio?-
Pinocchio fece una risatina divertita. - Se sapessi, Giuseppe! Quell'inchino io l'ho imparato qualche anno fa, quando il burattinaio Mangiafuoco voleva bruciarmi per finire di preparare la sua cena. Anche allora quell'inchino funzionò, e Mangiafuoco non solo non mi diede alla fiamme, ma divenne mio amico e mi regalò i famosi cinque zecchini d'oro da portare a mio padre Geppetto, per il quale quel gigante aveva provato una grande pietà. Ricordi? Mio padre aveva venduto la sua giacca per comprarmi l'abbecedario, e io promisi di ricomprargliene una con i bottoni di diamante. Che cattivo figlio sono stato! -
- Basta: rientriamo - disse Pinocchio - Abbiamo visto tante di quelle bellezze che mi sento quasi ubbriaco -
- Sì - disse Ulderico: - Lasciamoci qualcosa da vedere anche per domani -
- Per domani e anche per dopodomani. Ce ne sono ancora di cose magnifiche da vedere, qui a Roma - disse con orgoglio il cocchiere Giuseppe, che viveva nella capitale da trent'anni e ormai si sentiva romano.
Quando rientrarono, la moglie di Giuseppe, una simpatica donna ciociara, fece trovare pronta una buonissima cena, e poi tre bianchi lettini preparati nella stanza adiacente la scuderia.
- Devi spiegarmi una cosa, Pinocchio - chiese a un tratto Giuseppe mentre stavano cenando tutti insieme in allegria. - Chi ti ha insegnato a fare un così bell'inchino, che ti ha guadagnato le simpatie del principe Ascanio?-
Pinocchio fece una risatina divertita. - Se sapessi, Giuseppe! Quell'inchino io l'ho imparato qualche anno fa, quando il burattinaio Mangiafuoco voleva bruciarmi per finire di preparare la sua cena. Anche allora quell'inchino funzionò, e Mangiafuoco non solo non mi diede alla fiamme, ma divenne mio amico e mi regalò i famosi cinque zecchini d'oro da portare a mio padre Geppetto, per il quale quel gigante aveva provato una grande pietà. Ricordi? Mio padre aveva venduto la sua giacca per comprarmi l'abbecedario, e io promisi di ricomprargliene una con i bottoni di diamante. Che cattivo figlio sono stato! -
giovedì 25 ottobre 2012
154. L'ospitalità del principe Ascanio
- Bravi ragazzi! Bravo Pinocchio! - gridò subito il cocchiere Giuseppe, che somigliava come una goccia d'acqua al fratello Paolantonio. - Siete stati puntuali: avevate programmato di arrivare ai primi di marzo, e così è stato. Venite: posso ospitare il vostro carro e il vostro cavallo nella scuderia, ne ho già parlato al principe Ascanio che mi ha dato volentieri il permesso. Lui ha già una dozzina di bellissimi cavalli e tre carrozze, una più magnifica dell'altra, delle quali mi prendo cura io assieme ad altri due cocchieri. Nella scuderia potrete benissimo dormire, perché c'è una bella stanza, comoda e libera, proprio qui accanto -
Pinocchio ringraziò di cuore Giuseppe, e disse: - Possiamo benissimo pagare per questa gentile ospitalità. Non ci manca il denaro: lavoriamo con la nostra orchestrina, come ti avranno spiegato Paolantonio e il nostro caro amico Remigio -
- Per carità! Il principe Ascanio non vuole che paghiate nulla, e anzi vuole cooscervi. Sicuramente verrà a chiedere di voi. I Colonna sono buoni amici dei Fioretti di Picinisco -
Infatti il princpe Ascanio quella sera stessa scese in scuderia per conoscere i ragazzi: voleva invitarli a cena, ma capì il loro imbarazzo, e li lasciò liberi per girare un po' per la città.
- Restate pure quanto volete, col vostro carro: la camera attigua alla scuderia è a vostra disposizione, con dei lettini di emergenza -
Pinocchio ringraziò il principe con un bell'inchino, che fu molto apprezzato. Ulderico e Lamberto fecero altrettanto.
Pinocchio ringraziò di cuore Giuseppe, e disse: - Possiamo benissimo pagare per questa gentile ospitalità. Non ci manca il denaro: lavoriamo con la nostra orchestrina, come ti avranno spiegato Paolantonio e il nostro caro amico Remigio -
- Per carità! Il principe Ascanio non vuole che paghiate nulla, e anzi vuole cooscervi. Sicuramente verrà a chiedere di voi. I Colonna sono buoni amici dei Fioretti di Picinisco -
Infatti il princpe Ascanio quella sera stessa scese in scuderia per conoscere i ragazzi: voleva invitarli a cena, ma capì il loro imbarazzo, e li lasciò liberi per girare un po' per la città.
- Restate pure quanto volete, col vostro carro: la camera attigua alla scuderia è a vostra disposizione, con dei lettini di emergenza -
Pinocchio ringraziò il principe con un bell'inchino, che fu molto apprezzato. Ulderico e Lamberto fecero altrettanto.
mercoledì 24 ottobre 2012
153. Dal principe Colonna
Strade dritte, palazzoni enormi, chiese meravigliose: Pinocchio e i suoi amici procedevano con grande meraviglia e ammirazione. C'era anche un bel traffico di carrozze, quasi tutte di lusso, con cavalli lucidi e infiocchettati, cocchieri in livrea, e passeggeri vestiti in modo raffinato.
Pinocchio tirava diritto: aveva comprato una guida di Roma con tanto di cartina, e con belle illustrazioni che facevano riconoscere i monumenti più importanti come Santa Maria Maggiore, Piazza dell'Esedra e la grande Via Nazionale.
Pinocchio andava avanti sicuro e non aveva paura di nulla, anche perché sapeva dove doveva andare. Il domestico di Remigio, Paolantonio, aveva un fratello che faceva il cocchiere presso la grande famiglia nobiliare dei Colonna, a Piazza Santi Apostoli: sicuramente li avrebbe accolti con il loro carro e il loro cavallo, e perciò i tre ragazzi non avevano alcuna paura della grande città. Anzi, sentivano di amarla, e volevano ammirare la sua bellezza.
Arrivati in fondo a Via Nazionale, videro subito dove si trovava Piazza Santi Apostoli, e il primo grande portone era proprio quello della famiglia del principe Ascanio Colonna. Quando il carro di Pinocchio si fermò, subito da un portone vicino venne fuori Giuseppe, il fratello di Paolantonio, che aveva ricevuto una lettera di spiegazioni, e li stava aspettando.
Pinocchio tirava diritto: aveva comprato una guida di Roma con tanto di cartina, e con belle illustrazioni che facevano riconoscere i monumenti più importanti come Santa Maria Maggiore, Piazza dell'Esedra e la grande Via Nazionale.
Pinocchio andava avanti sicuro e non aveva paura di nulla, anche perché sapeva dove doveva andare. Il domestico di Remigio, Paolantonio, aveva un fratello che faceva il cocchiere presso la grande famiglia nobiliare dei Colonna, a Piazza Santi Apostoli: sicuramente li avrebbe accolti con il loro carro e il loro cavallo, e perciò i tre ragazzi non avevano alcuna paura della grande città. Anzi, sentivano di amarla, e volevano ammirare la sua bellezza.
Arrivati in fondo a Via Nazionale, videro subito dove si trovava Piazza Santi Apostoli, e il primo grande portone era proprio quello della famiglia del principe Ascanio Colonna. Quando il carro di Pinocchio si fermò, subito da un portone vicino venne fuori Giuseppe, il fratello di Paolantonio, che aveva ricevuto una lettera di spiegazioni, e li stava aspettando.
martedì 23 ottobre 2012
152. Roma non fa paura ai nostri amici
Pinocchio non era mai stato a Roma, e quando avevano deciso di andare con Remigio a Picinisco erano passati lontano dalla capitale, preferendo i paesi di collina o di campagna alla grande città.
Pinocchio e i suoi amici avevano un timore reverenziale per la città troppo vasta e troppo rumorosa. Però sapevano anche che era molto bella, ed essi, che erano andati ad Atene con una grande nave, e poi avevano percorso tutta la Dalmazia fino ad arrivare a Trieste, che era anch'essa una città importante, questa volta decisero di prendere il coraggio a due mani e di affrontare i pericoli di una metropoli.
E poi, ora non erano più bambini, erano degli adolescenti abbastanza consapevoli e maturi, avevano affrontato difficoltà e disagi riuscendo sempre a vincere.
Il nuovo carro andava a meraviglia, e Bortolo II si stava dimostrando un cavallo straordinario, resistente e instancabile.
Anche i nuovi strumenti musicali, scelti con cura, davano una buona risposta. La tromba di Pinocchio faceva meraviglie, ma anche il violino di Ulderico e l'armonica a bocca di Lamberto affascinavano la gente, ogni volta che davano un piccolo spettacolo. Nei paesi dove passavano si era sparsa la voce della loro bravura, e molti si ricordavano benissimo di questi ragazzi prodigio che erano già passati due anni prima, sempre graditi.
Stavolta, giunti nei dintorni di Roma, invece di girare a largo andarono dritti, da Palestrina fino alle borgate della periferia, passando per la via Casilina, finché non giunsero a Porta Maggiore, facendo l'ingresso nella città che era diventata la capitale d'Italia ormai da quasi trent'anni.
Pinocchio e i suoi amici avevano un timore reverenziale per la città troppo vasta e troppo rumorosa. Però sapevano anche che era molto bella, ed essi, che erano andati ad Atene con una grande nave, e poi avevano percorso tutta la Dalmazia fino ad arrivare a Trieste, che era anch'essa una città importante, questa volta decisero di prendere il coraggio a due mani e di affrontare i pericoli di una metropoli.
E poi, ora non erano più bambini, erano degli adolescenti abbastanza consapevoli e maturi, avevano affrontato difficoltà e disagi riuscendo sempre a vincere.
Il nuovo carro andava a meraviglia, e Bortolo II si stava dimostrando un cavallo straordinario, resistente e instancabile.
Anche i nuovi strumenti musicali, scelti con cura, davano una buona risposta. La tromba di Pinocchio faceva meraviglie, ma anche il violino di Ulderico e l'armonica a bocca di Lamberto affascinavano la gente, ogni volta che davano un piccolo spettacolo. Nei paesi dove passavano si era sparsa la voce della loro bravura, e molti si ricordavano benissimo di questi ragazzi prodigio che erano già passati due anni prima, sempre graditi.
Stavolta, giunti nei dintorni di Roma, invece di girare a largo andarono dritti, da Palestrina fino alle borgate della periferia, passando per la via Casilina, finché non giunsero a Porta Maggiore, facendo l'ingresso nella città che era diventata la capitale d'Italia ormai da quasi trent'anni.
lunedì 22 ottobre 2012
151. Pinocchio portiere di calcio
Pinocchio faceva il portiere ed era bravissimo: gli altri quattro tiravano da tutte le posizioni del campetto verso la sua rete, e lui la difendeva brillantemente. Angelo aveva un gran tiro, era il centravanti, ed era quello che segnava di più.
Nel campetto, venivano ad assistere alcuni ragazzi ed anche ragazze del paese, e si divertivano molto, facendo tifo. Pinocchio era quello che faceva più spettacolo con le sue uscite e i suoi voli. Molti ragazzi avevano chiesto di potersi allenare anche loro e di poter formare un'altra squadra. Presto ci sarebbe stata una vera partita e sarebbero cominciate le sfide.
- Formate pure delle squadre di cinque ragazzi - spiegava Pinocchio. - Il prossimo anno potremo forse fare un vero torneo o un piccolo campionato. Ma il paese è grande, e potrete formare una squadra seria, di undici giocatori, e potrete chiedere al vostro sindaco di cotruire un campo sportivo grande, lungo cento metri e con due reti vere, alte due metri e mezzo -
I ragazzi ascoltavano Pinocchio come se fosse un'autorità in materia, poiché conosceva tutte le regole del gioco del calcio o football. Erano tra i primi in Italia, dove il calcio era stato introdotto da studenti inglesi che avevano fondato le prime squadre come il Genoa e il Milan, con nomi britannici.
Ma Pinoccho, ormai, si preparava a salutare Remigio e Angelo, Paolantonio e Cesira, e a ripartire con Ulderico e Lamberto. Ricomprarono un carro nuovo e un cavallo più robusto, al quale diedero il nome di Bortolo II. Comprarono una bellissima tromba, un violino abbastanza costoso, e una potente armonica a bocca, e quando fu la fine di gennaio lasciarono il paese ciociaro di Picinisco, e ripresero la strada verso il nord, giurando solennemente di ritrovarsi il prossimo Natale.
Il cagnolino Monello, all'ultimo minuto, decise di restare lì, vicino a Remigio, qasi come un pegno di amicizia fra i quattro ragazzi.
Nel campetto, venivano ad assistere alcuni ragazzi ed anche ragazze del paese, e si divertivano molto, facendo tifo. Pinocchio era quello che faceva più spettacolo con le sue uscite e i suoi voli. Molti ragazzi avevano chiesto di potersi allenare anche loro e di poter formare un'altra squadra. Presto ci sarebbe stata una vera partita e sarebbero cominciate le sfide.
- Formate pure delle squadre di cinque ragazzi - spiegava Pinocchio. - Il prossimo anno potremo forse fare un vero torneo o un piccolo campionato. Ma il paese è grande, e potrete formare una squadra seria, di undici giocatori, e potrete chiedere al vostro sindaco di cotruire un campo sportivo grande, lungo cento metri e con due reti vere, alte due metri e mezzo -
I ragazzi ascoltavano Pinocchio come se fosse un'autorità in materia, poiché conosceva tutte le regole del gioco del calcio o football. Erano tra i primi in Italia, dove il calcio era stato introdotto da studenti inglesi che avevano fondato le prime squadre come il Genoa e il Milan, con nomi britannici.
Ma Pinoccho, ormai, si preparava a salutare Remigio e Angelo, Paolantonio e Cesira, e a ripartire con Ulderico e Lamberto. Ricomprarono un carro nuovo e un cavallo più robusto, al quale diedero il nome di Bortolo II. Comprarono una bellissima tromba, un violino abbastanza costoso, e una potente armonica a bocca, e quando fu la fine di gennaio lasciarono il paese ciociaro di Picinisco, e ripresero la strada verso il nord, giurando solennemente di ritrovarsi il prossimo Natale.
Il cagnolino Monello, all'ultimo minuto, decise di restare lì, vicino a Remigio, qasi come un pegno di amicizia fra i quattro ragazzi.
domenica 21 ottobre 2012
150. Anche Pinocchio cresce
Nei due anni e più che i nostri amici avevano trascorso insieme, i ragazzi erano tutti cresciuti e si erano irrobustiti nel fisico. Remigio, Ulderico e Lamberto, ed ora anche Angelo, erano dei ragazzi di tredici anni ed erano nell'età dello sviluppo.
E Pinocchio? Un burattino di legno avrebbe dovuto rimanere sempre uguale. Ma Pinocchio era un burattino speciale: non solo parlava e ragionava come un ragazzo vero, o anche di più, ma piano piano, giorno dopo giorno, andava crescendo anche lui. Gambe, piedi e braccia erano diventati più robusti e più lunghi: solo il naso, per un fenomeno strano, invece di crescere diminuiva.
E' vero: da tantissimo tempo Pinocchio non diceva più una bugia, e per questo motivo né le gambe si accorciavano, nè il naso si allungava. Ogni giorno diventava più simile ai suoi amici: solo, rimaneva di legno, per una sua precisa scelta, da quando aveva deciso di lasciare la casa di Geppetto e di darsi all'avventura.
Era ormai arrivato il Natale. A Picinisco l'aria era fredda, e aveva cominciato a nevicare. I suonatori di zampogna e di cornamusa erano scesi dalle montagne della Ciociaria e dell'Abruzzo, e davano spettacolo davanti alle chiese e suonavano anche dovunque fosse stato costruito un presepe, sia nelle chiese che nelle case private. Anche Remigio, aiutato da tutti i ragazzi, da Paolantonio e da Cesira, aveva costruito un bellissimo presepio nell'atrio del palazzo, in un angolo che avevano attrezzato come una grotta arricchita col muschio e con belle statuine di gesso. Anche lì davanti gli zampognari avevano suonato le loro bellissime nenie e cantilene.
E il gioco del calcetto? Anche se faceva freddo, i cinque ragazzi ogni giorno si allenavano.
E Pinocchio? Un burattino di legno avrebbe dovuto rimanere sempre uguale. Ma Pinocchio era un burattino speciale: non solo parlava e ragionava come un ragazzo vero, o anche di più, ma piano piano, giorno dopo giorno, andava crescendo anche lui. Gambe, piedi e braccia erano diventati più robusti e più lunghi: solo il naso, per un fenomeno strano, invece di crescere diminuiva.
E' vero: da tantissimo tempo Pinocchio non diceva più una bugia, e per questo motivo né le gambe si accorciavano, nè il naso si allungava. Ogni giorno diventava più simile ai suoi amici: solo, rimaneva di legno, per una sua precisa scelta, da quando aveva deciso di lasciare la casa di Geppetto e di darsi all'avventura.
Era ormai arrivato il Natale. A Picinisco l'aria era fredda, e aveva cominciato a nevicare. I suonatori di zampogna e di cornamusa erano scesi dalle montagne della Ciociaria e dell'Abruzzo, e davano spettacolo davanti alle chiese e suonavano anche dovunque fosse stato costruito un presepe, sia nelle chiese che nelle case private. Anche Remigio, aiutato da tutti i ragazzi, da Paolantonio e da Cesira, aveva costruito un bellissimo presepio nell'atrio del palazzo, in un angolo che avevano attrezzato come una grotta arricchita col muschio e con belle statuine di gesso. Anche lì davanti gli zampognari avevano suonato le loro bellissime nenie e cantilene.
E il gioco del calcetto? Anche se faceva freddo, i cinque ragazzi ogni giorno si allenavano.
sabato 20 ottobre 2012
149. Un urrà per lo zio Carlo
- Tu sei il nostro numero cinque necessario per giocare al calcetto. Occorrono: un portiere, che può toccare la palla anche con le mani e salvare la rete; poi un difensore, due cursori, cioè giocatori veloci e con una gran riserva di fiato, e poi un centravanti, che è quello che segna i punti, chiamati gol, in italiano reti. Questa è una squadra. Ma ne serve anche un'altra, perché la partita si gioca tra due formazioni avversarie, con una porta ciascuna -
- Beh, insomma...è un po' complesso, ma si può imparare - disse subito il nuovo arrivato, Angelo. - E bisogna anche procurarsi una palla, o meglio un pallone -
- Ma certo - disse Pinocchio. - Si va da un giocattolaio e si trova una bella palla robusta, di cuoio. Poi servono anche delle maglie, dei pantaloncini, degli scarpini, dei calzettoni, e per il portiere anche dei guantoni -
- Occorrono un po' di soldi - disse Remigio pensieroso- ma non preoccupatevi, perché ho un bel po' di denaro in banca e mi frutta anche degli interessi. Penso a tutto io, voi siete i miei ospiti d'onore anche secondo il testamento del mio povero zio Carlo -
- Un urrà per lo zio Carlo! - propose Pinocchio. - Al nostro gruppo questo signore ha fatto proprio del bene, per non parlare del suo amato nipote Remigio -
- Sì, il barone Carlo Fioretti era proprio un gran signore - spiegò Angelo, che era l'unico che lo conosceva bene. - Era molto addolorato per aver perduto un fratello e una sorella, e felicissimo per aver ritrovato in Remigio un nipote che ormai non sperava più di conoscere -
- Beh, insomma...è un po' complesso, ma si può imparare - disse subito il nuovo arrivato, Angelo. - E bisogna anche procurarsi una palla, o meglio un pallone -
- Ma certo - disse Pinocchio. - Si va da un giocattolaio e si trova una bella palla robusta, di cuoio. Poi servono anche delle maglie, dei pantaloncini, degli scarpini, dei calzettoni, e per il portiere anche dei guantoni -
- Occorrono un po' di soldi - disse Remigio pensieroso- ma non preoccupatevi, perché ho un bel po' di denaro in banca e mi frutta anche degli interessi. Penso a tutto io, voi siete i miei ospiti d'onore anche secondo il testamento del mio povero zio Carlo -
- Un urrà per lo zio Carlo! - propose Pinocchio. - Al nostro gruppo questo signore ha fatto proprio del bene, per non parlare del suo amato nipote Remigio -
- Sì, il barone Carlo Fioretti era proprio un gran signore - spiegò Angelo, che era l'unico che lo conosceva bene. - Era molto addolorato per aver perduto un fratello e una sorella, e felicissimo per aver ritrovato in Remigio un nipote che ormai non sperava più di conoscere -
venerdì 19 ottobre 2012
148. Un quinto amico e un gioco nuovo
Pinocchio non passò il mese di Natale senza far niente. E' vero, nel palazzetto di Remigio si viveva meravigliosamente, e i quattro amici andavano sempre d'amore e d'accordo. Ma Pinocchio si era innamorato di un gioco nuovo, che veniva dall'Inghilterra: il calcio.
- Veramente, so che a Firenze lo giocavano già nel Cinquecento, si giocava con le mani e con i piedi. Ma ora ci sono regole nuove, si può calciare la palla solo con i piedi, e soltanto il portiere può intervenire con le mani -
- E quanti ragazzi servono per fare una squadra? - chiese Remigio molto interessato.
- Ne occorrono undici, ma volendo si può giocare anche in cinque, su un campo più piccolo, ed è ugualmente divertente -
- Peccato che noi siamo in quattro soltanto - disse Ulderico, che era diventato ormai uno spilungone e aveva tanta energia da spendere.
- Un momento - intervenne ancora Remigio. - Paolantonio e Cesira hanno un nipote della nostra età, Angelo, e potrebbe benissimo giocare con noi. Ho cominciato a conoscere anche altri ragazzi del paese, e se dovessero servire...-
- Magnifico! - urlò Lamberto, anche lui ormai un ragazzo robusto e pieno di energia. - Dobbiamo solo trovare un campo con due porte -
- E' presto fatto. Abbiamo molto terreno disponibile, vicino al cortile: un prato meraviglioso. Lo possiamo subito attrezzare - concluse Remigio, che come padrone di casa poteva disporre liberamente di tutto il necessario.
La mattina sucessiva Paolantonio e Cesira presentarono il loro nipote Angelo, tredici anni, ragazzo simpatico e molto semplice, sempre disponibile. Fecereo subito conoscenza e amicizia.
- Veramente, so che a Firenze lo giocavano già nel Cinquecento, si giocava con le mani e con i piedi. Ma ora ci sono regole nuove, si può calciare la palla solo con i piedi, e soltanto il portiere può intervenire con le mani -
- E quanti ragazzi servono per fare una squadra? - chiese Remigio molto interessato.
- Ne occorrono undici, ma volendo si può giocare anche in cinque, su un campo più piccolo, ed è ugualmente divertente -
- Peccato che noi siamo in quattro soltanto - disse Ulderico, che era diventato ormai uno spilungone e aveva tanta energia da spendere.
- Un momento - intervenne ancora Remigio. - Paolantonio e Cesira hanno un nipote della nostra età, Angelo, e potrebbe benissimo giocare con noi. Ho cominciato a conoscere anche altri ragazzi del paese, e se dovessero servire...-
- Magnifico! - urlò Lamberto, anche lui ormai un ragazzo robusto e pieno di energia. - Dobbiamo solo trovare un campo con due porte -
- E' presto fatto. Abbiamo molto terreno disponibile, vicino al cortile: un prato meraviglioso. Lo possiamo subito attrezzare - concluse Remigio, che come padrone di casa poteva disporre liberamente di tutto il necessario.
La mattina sucessiva Paolantonio e Cesira presentarono il loro nipote Angelo, tredici anni, ragazzo simpatico e molto semplice, sempre disponibile. Fecereo subito conoscenza e amicizia.
giovedì 18 ottobre 2012
147. Il ritorno di Monello
Remigio chiese a Pinocchio, Ulderico e Lamberto di accompagnarlo a visitare il grande bosco di castagni e le ricche estensioni di terre, affidate da molti anni ai coloni, che provvedevano a consegnare ogni anno ai proprietari vino, olio pregiato, frutta, verdure ed anche formaggi dai loro piccoli allevamenti di pecore e mucche. Una porzione di ricchezza che il domestico Paolantonio raccoglieva, e la moglie Cesira utilizzava per i suoi gustosi pranzetti e cenette.
Durante la visita ai terreni, all'improvviso Pinocchio vide un cane che gli saltava addosso, ma con intenzioni amichevoli: con grande meraviglia riconobbero il povero Monello, che era sparito col cavallo Bortolo e con il carro. Evidentemente i ladri erano ancora in zona, e Monello era di sicuro riuscito a fuggire, alla ricerca dei suoi vecchi padroni di cui aveva ritrovato senza dubbio le tracce. Monello, felice da non si dire, fu affidato alla custodia di Paolantonio in una delle rimesse del palazzetto, ma quando i suoi amici uscivano per fare una passeggiata, lui li accompagnava scodinzolando per la contentezza.
- Ah, se ritrovo quei ladruncoli! - diceva Pinocchio con un bel po' di rabbia. - E mi dispiace tanto per il nostro fedele cavallo Bortolo: chissà che non ritroveremo anche lui -
- Pazienza - commentò Ulderico. - Compreremo un altro cavallo, quando lasceremo il nostro caro Remigio nel suo palazzetto -
- Per ora state bene con me, non è vero? - chiese Remigio con un pizzico d'ansia nella voce.
- Sì,sì, sta' tranquillo - replicò Pinocchio . - Staremo qui almeno fino a Natale, perché due anni fa è stato semplicemente meraviglioso, con la neve e gli zampognari -
Durante la visita ai terreni, all'improvviso Pinocchio vide un cane che gli saltava addosso, ma con intenzioni amichevoli: con grande meraviglia riconobbero il povero Monello, che era sparito col cavallo Bortolo e con il carro. Evidentemente i ladri erano ancora in zona, e Monello era di sicuro riuscito a fuggire, alla ricerca dei suoi vecchi padroni di cui aveva ritrovato senza dubbio le tracce. Monello, felice da non si dire, fu affidato alla custodia di Paolantonio in una delle rimesse del palazzetto, ma quando i suoi amici uscivano per fare una passeggiata, lui li accompagnava scodinzolando per la contentezza.
- Ah, se ritrovo quei ladruncoli! - diceva Pinocchio con un bel po' di rabbia. - E mi dispiace tanto per il nostro fedele cavallo Bortolo: chissà che non ritroveremo anche lui -
- Pazienza - commentò Ulderico. - Compreremo un altro cavallo, quando lasceremo il nostro caro Remigio nel suo palazzetto -
- Per ora state bene con me, non è vero? - chiese Remigio con un pizzico d'ansia nella voce.
- Sì,sì, sta' tranquillo - replicò Pinocchio . - Staremo qui almeno fino a Natale, perché due anni fa è stato semplicemente meraviglioso, con la neve e gli zampognari -
mercoledì 17 ottobre 2012
146. Il palazzotto di Remigio
Il palazzotto di Remigio era al centro della piazza di Picinisco, vicino alla chiesa di Santa Maria. Era un vecchio palazzo del Seicento, non tanto grande: un atrio con due rimesse al pian terreno, una scalinata che portava al primo piano, composto di una vasta cucina e di un salone, al secondo piano c'erano le camere da letto, quattro in tutto, con due bagni e un balcone. Sotto al tetto c'era un'enorme soffitta-ripostiglio, dove si conservavano vecchi mobili andati in disuso.
Tutto questo era ampiamente sufficiente per ospitare la famiglia dei vecchi baroni da circa duecento anni, per sette generazioni, ma il vecchio palazzo era stato mantenuto in perfetta efficienza da coppie di domestici che si rinnovavano di genitore in figlio.
Remigio si ritrovò come a casa sua, e lì avrebbe trascorso il resto della sua vita, circondato da beni largamente sufficienti per un'esistenza agiata anche quando avrebbe messo su famiglia.
Pinocchio, Ulderico e Lamberto dimenticarono per un po' di tempo l'orchestrina, e fecero compagnia al loro amico, come aveva previsto nel suo testamento il barone Carlo. I quattro ragazzi si sistemarono insieme nella camera più grande, capace di contenere quattro lettini e un enorme armadio per i loro abiti.
Pinocchio provvide, per il momento, a ricomprare i quattro strumenti che avevano perduto: l'armonica a bocca, l'ocarina, la tromba e il violino, e così ripresero a fare piccoli concertini, solo per se stessi, al massimo con Paolantonio e Cesira che li stavano ad ascoltare con grande attenzione. Approfittarono della lunga sosta per inserire nuove canzoni nel loro repertorio, che era diventato ormai molto ricco.
Tutto questo era ampiamente sufficiente per ospitare la famiglia dei vecchi baroni da circa duecento anni, per sette generazioni, ma il vecchio palazzo era stato mantenuto in perfetta efficienza da coppie di domestici che si rinnovavano di genitore in figlio.
Remigio si ritrovò come a casa sua, e lì avrebbe trascorso il resto della sua vita, circondato da beni largamente sufficienti per un'esistenza agiata anche quando avrebbe messo su famiglia.
Pinocchio, Ulderico e Lamberto dimenticarono per un po' di tempo l'orchestrina, e fecero compagnia al loro amico, come aveva previsto nel suo testamento il barone Carlo. I quattro ragazzi si sistemarono insieme nella camera più grande, capace di contenere quattro lettini e un enorme armadio per i loro abiti.
Pinocchio provvide, per il momento, a ricomprare i quattro strumenti che avevano perduto: l'armonica a bocca, l'ocarina, la tromba e il violino, e così ripresero a fare piccoli concertini, solo per se stessi, al massimo con Paolantonio e Cesira che li stavano ad ascoltare con grande attenzione. Approfittarono della lunga sosta per inserire nuove canzoni nel loro repertorio, che era diventato ormai molto ricco.
martedì 16 ottobre 2012
145. Remigio è il nuovo padrone
- Evviva! - gridarono tutti e quattro i ragazzi al termine della lunga lettura del testamento. -Il signor barone Carlo è stato veramente un nostro grande amico! -
Remigio aveva le lagrime agli occhi, per quanto era commosso. Il notaio gli consegnò le chiavi del palazzo e una lettera di presentazione per la banca dove era depositato il denaro della famiglia.
- Poiché tu sei minorenne - aggiuse il notaio Cristaldi rivolto a Remigio - io sarò il tuo tutore fino al compimento del tuo diciottesimo anno di età, cioè fra sei anni. Così non potrai compiere nessun passo avventato, non potrai vendere il tuo patrimonio, e io ti aiuterò nella sua amministrazione, ma tu sarai il padrone vero, e io ascolterò ciò che tu vorrai decidere -
- Io decido di restare qui - disse subito Remigio - e di riassumere il domestico e la cuoca che accudivano mio zio con tanto affetto -
- Bravo!- disse ilnotaio Cristaldi, colpito dalla generosità del ragazzo. - Mi dispiaceva, infatti, per quei due bravi amici, che sono marito e moglie, ed hanno soltanto quarant'anni, ma erano molto affezionati al barone così come lo saranno certamente a te. Stanno ad abitare qui vicino, e li avviserò io stesso di riprendere servizio questa sera stessa, facendovi trovare la cena pronta -
Infatti, Paolantonio e Cesira, felicissimi di aver ritrovato il loro lavoro, ripresero immediatamente servizio, e grazie a loro il palazzotto baronale ritrovò subito la sua piena funzionalità, facendo felice il nuovo padrone, il giovanissimo Remigio, e i suoi tre amici Pinocchio, Ulderico e Lamberto, non meno felici di lui.
Remigio aveva le lagrime agli occhi, per quanto era commosso. Il notaio gli consegnò le chiavi del palazzo e una lettera di presentazione per la banca dove era depositato il denaro della famiglia.
- Poiché tu sei minorenne - aggiuse il notaio Cristaldi rivolto a Remigio - io sarò il tuo tutore fino al compimento del tuo diciottesimo anno di età, cioè fra sei anni. Così non potrai compiere nessun passo avventato, non potrai vendere il tuo patrimonio, e io ti aiuterò nella sua amministrazione, ma tu sarai il padrone vero, e io ascolterò ciò che tu vorrai decidere -
- Io decido di restare qui - disse subito Remigio - e di riassumere il domestico e la cuoca che accudivano mio zio con tanto affetto -
- Bravo!- disse ilnotaio Cristaldi, colpito dalla generosità del ragazzo. - Mi dispiaceva, infatti, per quei due bravi amici, che sono marito e moglie, ed hanno soltanto quarant'anni, ma erano molto affezionati al barone così come lo saranno certamente a te. Stanno ad abitare qui vicino, e li avviserò io stesso di riprendere servizio questa sera stessa, facendovi trovare la cena pronta -
Infatti, Paolantonio e Cesira, felicissimi di aver ritrovato il loro lavoro, ripresero immediatamente servizio, e grazie a loro il palazzotto baronale ritrovò subito la sua piena funzionalità, facendo felice il nuovo padrone, il giovanissimo Remigio, e i suoi tre amici Pinocchio, Ulderico e Lamberto, non meno felici di lui.
lunedì 15 ottobre 2012
144. Il nuovo barone raccoglie l'eredità
La carrozzella si fermò davanti al palazzo baronale dei Fioretti. Pinocchio e i tre ragazzi scesero, ringraziarono il cocchiere, e andarono a fermarsi davanti al grande portone.
Era chiuso. Dopo la morte del barone Carlo, che non aveva eredi diretti a parte Remigio, al palazzo erano stati posti i sigilli. Su un piccolo cartello era scritto questo avviso: " Rivolgersi al notaio Romeo Cristaldi, in via Paolina 14".
- Coraggio! - disse Pinocchio a Remigio, che era rimasto di stucco. -Andiamo a cercare il signor notaio -
Per fortuna, via Paolina si trovava non più lontana di cento metri, e il notaio Romeo sembrava che stesse aspettando.
- Gentile signor barone Remigio Ferretti Monteil - disse con aria ossequiosa al ragazzo, dopo che li ebbe fatti sedere attorno ad una enorme scrivania - ora le leggerò il testamento che la dichiara erede universale di tutte le fortune dei Ferretti -
E lesse un lungo documento che, per non annaiarvi troppo, riassumeremo in poche righe: Remigio, unico figlio dell'unica sorella del barone Carlo - il fratello Antonio era infatti deceduto senza lasciare figli - era chiaramente l'erede totale dei beni della famiglia: il palazzo, un grande bosco di castagni, un vasto territorio agricolo nel comune di Picinisco, e denaro depositato nel Banco di Santo Spirito, nello stesso paese, per un totale di due milioni di lire, moneta del Regno d'Italia. Il testamento portava la data del 5 giugno 1897, cioè lo stesso anno in cui avvenivano gli ultimi fatti riguardanti Remigio, Pinocchio, Ulderico e Lamberto.
Anzi, in una postilla del testamento, il barone Carlo, che aveva conosciuto i ragazzi e li aveva molto apprezzati, aveva lasciato scritto che ciascuno di essi avrebbe avuto diritto di ospitalità amichevole nel palazzo stesso, fino a quando Remigio Ferretti Monteil ne fosse stato il proprietario legittimo.
Era chiuso. Dopo la morte del barone Carlo, che non aveva eredi diretti a parte Remigio, al palazzo erano stati posti i sigilli. Su un piccolo cartello era scritto questo avviso: " Rivolgersi al notaio Romeo Cristaldi, in via Paolina 14".
- Coraggio! - disse Pinocchio a Remigio, che era rimasto di stucco. -Andiamo a cercare il signor notaio -
Per fortuna, via Paolina si trovava non più lontana di cento metri, e il notaio Romeo sembrava che stesse aspettando.
- Gentile signor barone Remigio Ferretti Monteil - disse con aria ossequiosa al ragazzo, dopo che li ebbe fatti sedere attorno ad una enorme scrivania - ora le leggerò il testamento che la dichiara erede universale di tutte le fortune dei Ferretti -
E lesse un lungo documento che, per non annaiarvi troppo, riassumeremo in poche righe: Remigio, unico figlio dell'unica sorella del barone Carlo - il fratello Antonio era infatti deceduto senza lasciare figli - era chiaramente l'erede totale dei beni della famiglia: il palazzo, un grande bosco di castagni, un vasto territorio agricolo nel comune di Picinisco, e denaro depositato nel Banco di Santo Spirito, nello stesso paese, per un totale di due milioni di lire, moneta del Regno d'Italia. Il testamento portava la data del 5 giugno 1897, cioè lo stesso anno in cui avvenivano gli ultimi fatti riguardanti Remigio, Pinocchio, Ulderico e Lamberto.
Anzi, in una postilla del testamento, il barone Carlo, che aveva conosciuto i ragazzi e li aveva molto apprezzati, aveva lasciato scritto che ciascuno di essi avrebbe avuto diritto di ospitalità amichevole nel palazzo stesso, fino a quando Remigio Ferretti Monteil ne fosse stato il proprietario legittimo.
domenica 14 ottobre 2012
143. Carro e cavallo rubati
Fecero un bagno ristoratore, si rivestirono a nuovo con gli abiti più belli che avevano, e dopo un'abbondante colazione Pinocchio finì per saldare il conto con l'albergatore, pagando altri due scudi d'argento. Tutto bene, tutto a meraviglia.
Ma quando andarono nel cortile per risalire sul carro, grande fu la loro meraviglia: non c'erano più né il carro né il cavallo, e neanche il cane. Tutto era scomparso, compresi i loro preziosi strumenti musicali.
Il più addolorato di tutti era il signor Rodolfo, l'albergatore, che si sentiva davvero responsabile di quella incredibile scomparsa, accaduta si può dire sotto il naso di tutti: i ladri si erano limitati a far saltare il catenaccio di un cancello, e si erano portati tutto via mentre la gente che lavora dormiva il sonno dei giusti.
- Vi ridò indietro i vostri soldi - disse il signor Rodolfo amareggiato. - Avete avuto un danno molto pesante -
Ma Pinocchio non volle. - Siamo arrivati, ormai: Picinisco è qui vicino, e lì il signor barone Remigio troverà ad accoglierlo un bel palazzo, dei ricchi terreni e forse anche un mucchio di scudi e fiorini. Vedrete che ci rifaremo abbondantemente della perdita -
L'albergatore volle almeno mettere a disposizione la sua carrozzella di lusso, con tanto di cocchiere, e fece accompagnare i quattro ragazzi fino al palazzo baronale di Picinisco.
Ma quando andarono nel cortile per risalire sul carro, grande fu la loro meraviglia: non c'erano più né il carro né il cavallo, e neanche il cane. Tutto era scomparso, compresi i loro preziosi strumenti musicali.
Il più addolorato di tutti era il signor Rodolfo, l'albergatore, che si sentiva davvero responsabile di quella incredibile scomparsa, accaduta si può dire sotto il naso di tutti: i ladri si erano limitati a far saltare il catenaccio di un cancello, e si erano portati tutto via mentre la gente che lavora dormiva il sonno dei giusti.
- Vi ridò indietro i vostri soldi - disse il signor Rodolfo amareggiato. - Avete avuto un danno molto pesante -
Ma Pinocchio non volle. - Siamo arrivati, ormai: Picinisco è qui vicino, e lì il signor barone Remigio troverà ad accoglierlo un bel palazzo, dei ricchi terreni e forse anche un mucchio di scudi e fiorini. Vedrete che ci rifaremo abbondantemente della perdita -
L'albergatore volle almeno mettere a disposizione la sua carrozzella di lusso, con tanto di cocchiere, e fece accompagnare i quattro ragazzi fino al palazzo baronale di Picinisco.
sabato 13 ottobre 2012
142. L'arrivo a Picinisco
Cominciarono così il lungo viaggio verso le montagne dell'Appennino, facendo la stessa strada che avevano percorso due anni prima.
Passarono per gli stessi paesi: la gente li riconosceva, li chiamava a nome, specialmente Pinocchio, e chiedevano che eseguissero le stesse canzoni di sempre.
Girarono un po' lontano da Roma, preferendo passare per i piccoli paesi di montagna e di collina. Impiegarono così proprio i due mesi che avevano previsto.
Erano i primi di settembre quando giunsero nella vallata di Picinisco.
- Siamo stanchi - disse Pinocchio. - Dobbiamo farci vedere in condizioni decenti, perché con noi c'è il piccolo barone Remigio Fioretti, l'erede di una grande fortuna. Non possiamo presentarci come suonatori ambulanti e cantastorie cenciosi -
- Sì - fu d'accordo Remigio. - Per una notte possiamo fermarci in albergo, fare una buona cena, e domani mattina faremo un bel bagno e indosseremo i nostri abiti migliori -
- Il cavallo e il carro li lasceremo in consegna nel cortile dell'albergo, compreso il cagnolino Monello - disse Pinocchio. - Penso che siano al sicuro -
Così fecero. L'albergatore li accolse con amicizia, perché li aveva già conosciuti due anni prima, e tutti ricordavano quel gruppetto di ragazzi che formavano una piccola orchestrina.
Pinocchio pagò in anticipo due scudi d'argento, pensando che così sarebbero stati trattati meglio. Cenarono allegramente, dormirono profondamente, e al mattino si svegliarono come rimessi a nuovo.
Passarono per gli stessi paesi: la gente li riconosceva, li chiamava a nome, specialmente Pinocchio, e chiedevano che eseguissero le stesse canzoni di sempre.
Girarono un po' lontano da Roma, preferendo passare per i piccoli paesi di montagna e di collina. Impiegarono così proprio i due mesi che avevano previsto.
Erano i primi di settembre quando giunsero nella vallata di Picinisco.
- Siamo stanchi - disse Pinocchio. - Dobbiamo farci vedere in condizioni decenti, perché con noi c'è il piccolo barone Remigio Fioretti, l'erede di una grande fortuna. Non possiamo presentarci come suonatori ambulanti e cantastorie cenciosi -
- Sì - fu d'accordo Remigio. - Per una notte possiamo fermarci in albergo, fare una buona cena, e domani mattina faremo un bel bagno e indosseremo i nostri abiti migliori -
- Il cavallo e il carro li lasceremo in consegna nel cortile dell'albergo, compreso il cagnolino Monello - disse Pinocchio. - Penso che siano al sicuro -
Così fecero. L'albergatore li accolse con amicizia, perché li aveva già conosciuti due anni prima, e tutti ricordavano quel gruppetto di ragazzi che formavano una piccola orchestrina.
Pinocchio pagò in anticipo due scudi d'argento, pensando che così sarebbero stati trattati meglio. Cenarono allegramente, dormirono profondamente, e al mattino si svegliarono come rimessi a nuovo.
venerdì 12 ottobre 2012
141. Una dormita sotto le stelle
Ora, con Pinocchio, era tutta un'altra cosa: lui sì che sapeva organizzare tutto a puntino. Alla trattoria, invece, potevano benissimo fare a meno di lui.
In realtà, Pinocchio amava tantissimo l'avventura, e non si sentiva tagliato per rimanere fermo nel medesimo posto. No, ancora non era il tempo per mettere i buoi nella stalla, per mettere la testa a posto, come dicevano Geppetto e la Fata Turchina.
Quella sera i ragazzi non avevano avuto il coraggio di dare lo spettacolino musicale: ma adesso...Dopo cena, si misero seduti sul prato, presero i loro strumenti, e vollero cantare due o tre canzoni del loro repertorio, a voce bassa, per non attirare l'attenzione di nessuno.
Poi si disposero a dormire proprio sul prato: la stagione era calda, il cielo era pieno di stelle, e si stava così bene, di nuovo insieme.
La strada per arrivare a Picinisco era ancora molto lunga, ed essi l'avrebbero affrontata senza affannarsi, perché tanto l'appuntamento con il notaio Cristaldi era di lì a due mesi, e avrebbero avuto tutto il tempo per riflettere ed organizzarsi.
Remigio contava moltissimo sulle idee e sui suggerimenti di Pinocchio: si affidava a lui, sicuramente sarebbe stato capace di aggiustare ogni cosa per bene e decidere anche per il suo avvenire. Pinocchio era un grande amico, e avere un grande amico significa possedere un tesoro più grande di quella stessa eredità che gli era piombata addosso così inaspettata.
In realtà, Pinocchio amava tantissimo l'avventura, e non si sentiva tagliato per rimanere fermo nel medesimo posto. No, ancora non era il tempo per mettere i buoi nella stalla, per mettere la testa a posto, come dicevano Geppetto e la Fata Turchina.
Quella sera i ragazzi non avevano avuto il coraggio di dare lo spettacolino musicale: ma adesso...Dopo cena, si misero seduti sul prato, presero i loro strumenti, e vollero cantare due o tre canzoni del loro repertorio, a voce bassa, per non attirare l'attenzione di nessuno.
Poi si disposero a dormire proprio sul prato: la stagione era calda, il cielo era pieno di stelle, e si stava così bene, di nuovo insieme.
La strada per arrivare a Picinisco era ancora molto lunga, ed essi l'avrebbero affrontata senza affannarsi, perché tanto l'appuntamento con il notaio Cristaldi era di lì a due mesi, e avrebbero avuto tutto il tempo per riflettere ed organizzarsi.
Remigio contava moltissimo sulle idee e sui suggerimenti di Pinocchio: si affidava a lui, sicuramente sarebbe stato capace di aggiustare ogni cosa per bene e decidere anche per il suo avvenire. Pinocchio era un grande amico, e avere un grande amico significa possedere un tesoro più grande di quella stessa eredità che gli era piombata addosso così inaspettata.
giovedì 11 ottobre 2012
140. Pinocchio raggiunge gli amici
Pinocchio salutò Lucignolo, Lucia, Geppetto e mastro Ciliegia, e a passo svelto si avviò lungo la strada percorsa poche ore prima da Remigio e compagni.
Pinocchio sperava che fossero andati a passo lento, e che si fermassero alle prime ombre della sera: così avrebbe potuto raggiungerli presto, probabilmente mentre si erano fermati per organizzare una piccola cena.
Il burattino correva come il vento, e il suo passo era certamente più svelto di quello del buon ronzino Bortolo, che non era un fulmine di velocità. Ma la sera stava ormai arrivando, e dei suoi amici non si era vista traccia.
Era ormai buio, quando Pinocchio vide la luce di una lanterna e delle ombre ai margini della strada, sotto gli alberi di acacia. Erano loro? La sua speranza era grande.
Si accostò piano piano al gruppo, e con grande gioia vide che si trattava proprio dei suoi amici Remigio, Ulderico e Lamberto.
- Ehi! - gridò Pinocchio quando fu a portata di voce. I tre ebbero un sussulto, che si tramutò ben presto in un grande urlo di gioia: - Pinocchio! Sei proprio tu? -
Si abbracciarono come se non si vedessero da almeno un anno. - Sì - disse Pinocchio. Sono io e vengo con voi. Non posso farne a meno. E poi, vi siete portati via anche la mia ocarina, come se sapeste già che vi avrei raggiunto! -
La piccola cena, pane, formaggio e un po' di frutta, fu consumata con una insolita allegria: tutti erano contenti di quella soluzione imprevista, sia Pinocchio che i tre amici, che senza di lui si sentivano alquanto a disagio e indecisi sul da farsi.
Pinocchio sperava che fossero andati a passo lento, e che si fermassero alle prime ombre della sera: così avrebbe potuto raggiungerli presto, probabilmente mentre si erano fermati per organizzare una piccola cena.
Il burattino correva come il vento, e il suo passo era certamente più svelto di quello del buon ronzino Bortolo, che non era un fulmine di velocità. Ma la sera stava ormai arrivando, e dei suoi amici non si era vista traccia.
Era ormai buio, quando Pinocchio vide la luce di una lanterna e delle ombre ai margini della strada, sotto gli alberi di acacia. Erano loro? La sua speranza era grande.
Si accostò piano piano al gruppo, e con grande gioia vide che si trattava proprio dei suoi amici Remigio, Ulderico e Lamberto.
- Ehi! - gridò Pinocchio quando fu a portata di voce. I tre ebbero un sussulto, che si tramutò ben presto in un grande urlo di gioia: - Pinocchio! Sei proprio tu? -
Si abbracciarono come se non si vedessero da almeno un anno. - Sì - disse Pinocchio. Sono io e vengo con voi. Non posso farne a meno. E poi, vi siete portati via anche la mia ocarina, come se sapeste già che vi avrei raggiunto! -
La piccola cena, pane, formaggio e un po' di frutta, fu consumata con una insolita allegria: tutti erano contenti di quella soluzione imprevista, sia Pinocchio che i tre amici, che senza di lui si sentivano alquanto a disagio e indecisi sul da farsi.
mercoledì 10 ottobre 2012
139. Gli amici in difficoltà
Pinocchio dovette chinare il capo e dire di sì, che era giusto restare. Ma in cuor suo non era per nulla convinto.
I ragazzi prepararono tutto l'occorrente, a partire dagli strumenti musicali. Lungo il viaggio, avrebbero dato ancora dei concertini per provvedere al cibo e alle altre necessità. Il cagnolino Monello capì al volo che stavano per ripartire di nuovo, ed era il più contento di tutti.
Quando fu il mattino, Remigio, Ulderico e Lamberto si vestirono a nuovo, salutarono tutti gli amici, salirono sul carretto e partirono di buon passo, sollecitando il cavallo Bortolo che sembrava anche lui di buon umore.
Pinocchio si trattenne fino all'ultimo, pregando Remigio di fargli avere notizie, e possibilmente di tornare dopo aver sistemato tutte le pratiche. Gli amici avevano le lagrime agli occhi, sentivano tantissimo la mancanza di Pinocchio.
Passarono alcune ore. Pinocchio si sentiva proprio infelice per il distacco dei suoi cari amici.
Chiamò la Fata Turchina e le disse: - Fatina mia, io voglio tanto bene a voi tutti, specialmente a te e al babbo Geppetto: ma capisco che senza di me quei miei cari amici saranno un po' in difficoltà e vorrei tanto raggiungerli. Perdonami, ma sono sicuro che presto torneremo tutti -
La Fata Turchina fece una carezza sul volto di Pinocchio, e disse: - Lo so, caro Pinocchio, che il tuo buon cuore ti spinge verso i tuoi piccoli amici. Bene: parti anche tu, e cerca di raggiungerli quando si fermeranno per riposare appena farà sera -
I ragazzi prepararono tutto l'occorrente, a partire dagli strumenti musicali. Lungo il viaggio, avrebbero dato ancora dei concertini per provvedere al cibo e alle altre necessità. Il cagnolino Monello capì al volo che stavano per ripartire di nuovo, ed era il più contento di tutti.
Quando fu il mattino, Remigio, Ulderico e Lamberto si vestirono a nuovo, salutarono tutti gli amici, salirono sul carretto e partirono di buon passo, sollecitando il cavallo Bortolo che sembrava anche lui di buon umore.
Pinocchio si trattenne fino all'ultimo, pregando Remigio di fargli avere notizie, e possibilmente di tornare dopo aver sistemato tutte le pratiche. Gli amici avevano le lagrime agli occhi, sentivano tantissimo la mancanza di Pinocchio.
Passarono alcune ore. Pinocchio si sentiva proprio infelice per il distacco dei suoi cari amici.
Chiamò la Fata Turchina e le disse: - Fatina mia, io voglio tanto bene a voi tutti, specialmente a te e al babbo Geppetto: ma capisco che senza di me quei miei cari amici saranno un po' in difficoltà e vorrei tanto raggiungerli. Perdonami, ma sono sicuro che presto torneremo tutti -
La Fata Turchina fece una carezza sul volto di Pinocchio, e disse: - Lo so, caro Pinocchio, che il tuo buon cuore ti spinge verso i tuoi piccoli amici. Bene: parti anche tu, e cerca di raggiungerli quando si fermeranno per riposare appena farà sera -
martedì 9 ottobre 2012
138. Arriva una lettera
La vita, alla "Trattoria di Pinocchio", aveva ripreso il suo ritmo normale: quando c'era lo spettacolino musicale, la sera, i tavolini erano sempre pieni, e il lavoro era intenso per tutti.
Un giorno, però, il postino portò una lettera indirizzata al signor Remigio Fioretti, presso la "Trattoria di Pinocchio". Remigio la prese con una certa ansia, l'aprì, e lesse queste parole: "Il barone Carlo Foretti di Picinisco è deceduto un mese fa. Nel suo testamento ha lasciato erede universale il suo unico nipote Remigio Fioretti Monteil, che riceverà in eredità il palazzo baronale e i terreni agricoli e boschivi. Il signor Remigio Fioretti Monteil deve rientrare entro due mesi a Picinisco per la firma dei documenti. Il notaio Romeo Cristaldi."
Remigio, leggendo, era diventato bianco in volto per la grande emozione. Gli dispiaceva moltissimo per il caro zio perduto così all'improvviso, mentre non sapeva che farsene di quel palazzo e di quelle terre, ma non poteva lasciar andare tutto così.
Fece leggere la lettera a Pinocchio, Pinocchio ne parlò con Geppetto, la Fata Turchina e mastro Ciliegia, e tutti furono d'accordo: Remigio doveva assolutamente andare a Picinisco a raccogliere l'eredità.
Naturalmente, Ulderico e Lamberto si offrirono di accompagnarlo con il cavallo e il carretto: conoscevano benissimo la via, ed erano felici che il loro amico Remigio avesse avuto quella grande fortuna.
Stabilirono che sarebbero partiti l'indomani mattina presto. E Pinocchio? Era tentato fortemente di partire anche lui, ma Geppetto e la Fata Turchina si opposero. - Caro Pinocchio, sei stato già due anni lontano dalla tua casa, e già vuoi ripartire? Possibile che tu non abbia un po' di amore anche per noi?-
Un giorno, però, il postino portò una lettera indirizzata al signor Remigio Fioretti, presso la "Trattoria di Pinocchio". Remigio la prese con una certa ansia, l'aprì, e lesse queste parole: "Il barone Carlo Foretti di Picinisco è deceduto un mese fa. Nel suo testamento ha lasciato erede universale il suo unico nipote Remigio Fioretti Monteil, che riceverà in eredità il palazzo baronale e i terreni agricoli e boschivi. Il signor Remigio Fioretti Monteil deve rientrare entro due mesi a Picinisco per la firma dei documenti. Il notaio Romeo Cristaldi."
Remigio, leggendo, era diventato bianco in volto per la grande emozione. Gli dispiaceva moltissimo per il caro zio perduto così all'improvviso, mentre non sapeva che farsene di quel palazzo e di quelle terre, ma non poteva lasciar andare tutto così.
Fece leggere la lettera a Pinocchio, Pinocchio ne parlò con Geppetto, la Fata Turchina e mastro Ciliegia, e tutti furono d'accordo: Remigio doveva assolutamente andare a Picinisco a raccogliere l'eredità.
Naturalmente, Ulderico e Lamberto si offrirono di accompagnarlo con il cavallo e il carretto: conoscevano benissimo la via, ed erano felici che il loro amico Remigio avesse avuto quella grande fortuna.
Stabilirono che sarebbero partiti l'indomani mattina presto. E Pinocchio? Era tentato fortemente di partire anche lui, ma Geppetto e la Fata Turchina si opposero. - Caro Pinocchio, sei stato già due anni lontano dalla tua casa, e già vuoi ripartire? Possibile che tu non abbia un po' di amore anche per noi?-
lunedì 8 ottobre 2012
137. Un'orchestrina per la trattoria
Un bel giorno, finalmente, dopo lunghi giri e tanti spettacoli musicali accolti sempre bene dalla gente, Pinocchio vide da lontano, appollaiato su una verde collina, il suo paese, e ne fu molto felice.
Non li aspettavano davvero, quella sera, quando si prsentarono con il loro carretto e il loro cavallo davanti alla "Trattoria di Pinocchio". Del resto, nessuno dei padroni di casa conosceva Remigio, Ulderico e Lamberto. Pinocchio scese per ultimo, e il primo che incontrò fu proprio Geppetto. Baci e abbracci commossi. Uscì la Fatina dai capelli turchini ormai tutti bianchi, in verità, e la scena si ripetè con la stessa intensità. E poi Lucignolo: abbracci a non finire. E mastro Ciliegia. E la piccola Lucia, timida timida e anch'essa in lagrime.
Pinocchio presentò Remigio, il piccolo conte ciociaro, e poi Ulderico e Lamberto, due eccelsi musicisti, e il cane Monello che scondinzolava felice, e il cavallo Bortolo, che muoveva le orecchie per partecipare alla gioia che leggeva nei movimenti di Pinocchio.
- La trattoria? E' andata benissimo anche senza di te - disse Lucignolo con orgoglio - Abbiamo fatto onore al tuo nome. Gli affari vanno a gonfie vele -
- Ho per voi una grossa sorpresa. Questi miei amici suonano benissimo la tromba, l'armonica, il violino e l'ocarina, suono anch'io con loro, e conosciamo tante belle canzoni con le quali potremo dare spettacolo ogni sera nella trattoria. Ci saranno ancora più clienti. Di posto, per fortuna, ce n'è tanto, e potremo anche ingrandire -
- Grazie, Pinocchio - disse Geppetto affettuosamente - Purché tu rimanga per sempre con noi, non importa se resterai ancora un burattino -
Non li aspettavano davvero, quella sera, quando si prsentarono con il loro carretto e il loro cavallo davanti alla "Trattoria di Pinocchio". Del resto, nessuno dei padroni di casa conosceva Remigio, Ulderico e Lamberto. Pinocchio scese per ultimo, e il primo che incontrò fu proprio Geppetto. Baci e abbracci commossi. Uscì la Fatina dai capelli turchini ormai tutti bianchi, in verità, e la scena si ripetè con la stessa intensità. E poi Lucignolo: abbracci a non finire. E mastro Ciliegia. E la piccola Lucia, timida timida e anch'essa in lagrime.
Pinocchio presentò Remigio, il piccolo conte ciociaro, e poi Ulderico e Lamberto, due eccelsi musicisti, e il cane Monello che scondinzolava felice, e il cavallo Bortolo, che muoveva le orecchie per partecipare alla gioia che leggeva nei movimenti di Pinocchio.
- La trattoria? E' andata benissimo anche senza di te - disse Lucignolo con orgoglio - Abbiamo fatto onore al tuo nome. Gli affari vanno a gonfie vele -
- Ho per voi una grossa sorpresa. Questi miei amici suonano benissimo la tromba, l'armonica, il violino e l'ocarina, suono anch'io con loro, e conosciamo tante belle canzoni con le quali potremo dare spettacolo ogni sera nella trattoria. Ci saranno ancora più clienti. Di posto, per fortuna, ce n'è tanto, e potremo anche ingrandire -
- Grazie, Pinocchio - disse Geppetto affettuosamente - Purché tu rimanga per sempre con noi, non importa se resterai ancora un burattino -
domenica 7 ottobre 2012
136. Pinocchio torna a casa
Una mattina Pinocchio, dopo aver parlato con i suoi tre amici Remigio, Ulderico e Lamberto, decise di lasciare i bellissimi pascoli di montagna di Heidi e del nonno André. La piccola Heidi rimase molto dispiaciuta, e quasi non credeva alle parole di Pinocchio. Anche Clara, e perfino la rigida governante Paula Rottenmeier si rattristarono per quella notizia, ma bisognava aspettarsela.
Gli addii furono lunghi e ripetuti. I tre ragazzi e il cagnolino Monello si erano ormai sistemati sul carretto, e stavano per incitare il cavallo a rimettersi in marcia.
Heidi, Peter, Clara, la signora Rottemnmeier e nonno André sventolarono i fazzoletti e il cappello in segno di saluto, e dicevano: - Tornate presto a trovarci: siamo stati benissimo insieme - Clara si sorreggeva ad Heidi e Peter, e muoveva qualche passo per dimostrare di essere guarita.
- Torneremo, certo - disse Pinocchio. - La prossima estate saremo ancora qui, anche perché su queste montagne c'è un fresco meraviglioso -
Il carretto si avviò tra gli ultimi saluti commossi. Poi imboccò la strada in discesa che li avrebbe riportati dopo qualche giorno in collina e poi in pianura.
- Saranno passati circa due anni - disse Pinocchio agli amici quando si ritrovarono di nuovo in territorio italiano. - Chissà come starà mio padre Geppetto, e la Fata Turchina, e il mio amico Lucignolo, e tutti quelli che tirano avanti la mia trattoria. Avranno pensato un poco a me? -
Sì, tutti pensavano a lui, alla durata eccessiva del suo distacco: due anni interi!
Ma da Pinocchio c'era da aspettarsi di tutto.
Gli addii furono lunghi e ripetuti. I tre ragazzi e il cagnolino Monello si erano ormai sistemati sul carretto, e stavano per incitare il cavallo a rimettersi in marcia.
Heidi, Peter, Clara, la signora Rottemnmeier e nonno André sventolarono i fazzoletti e il cappello in segno di saluto, e dicevano: - Tornate presto a trovarci: siamo stati benissimo insieme - Clara si sorreggeva ad Heidi e Peter, e muoveva qualche passo per dimostrare di essere guarita.
- Torneremo, certo - disse Pinocchio. - La prossima estate saremo ancora qui, anche perché su queste montagne c'è un fresco meraviglioso -
Il carretto si avviò tra gli ultimi saluti commossi. Poi imboccò la strada in discesa che li avrebbe riportati dopo qualche giorno in collina e poi in pianura.
- Saranno passati circa due anni - disse Pinocchio agli amici quando si ritrovarono di nuovo in territorio italiano. - Chissà come starà mio padre Geppetto, e la Fata Turchina, e il mio amico Lucignolo, e tutti quelli che tirano avanti la mia trattoria. Avranno pensato un poco a me? -
Sì, tutti pensavano a lui, alla durata eccessiva del suo distacco: due anni interi!
Ma da Pinocchio c'era da aspettarsi di tutto.
sabato 6 ottobre 2012
135. Un corso di ballo per Clara
Pinocchio diceva: - Clara, Clara: guarda me, sono di legno, eppure mi muovo! -
La ragazzina viennese, proprio bella , ora, con la sua faccina abbronzata e i suoi bellissimi capelli neri, si faceva una risatina molto divertita che le dava altro coraggio, ed ora provava a camminare un po' da sola, a muovere almeno due o tre passi, a chiedere il sostegno dei suoi amici sempre un po' di meno.
Sarebbe guarita veramente? Dopo un mese era molto migliorata, e la signora Rottenmeier dovette telegrafare nuovamente a Vienna al barone Seseman per ottenere un novo prolungamento della villeggiatura fino alla fine dell'estate: ormai la severa governante si era convinta che la sua ragazzina aveva bisogno soltanto di rafforzare i muscoli delle gambe camminando sui prati, giocando a moscacieca con gli amici e facendo ora anche dei movimenti veloci, delle piccole corse o dei piccoli salti con la corda assieme ad Heidi.
- Quando tornerai a Vienna - suggerì Pinocchio - chiedi a tuo padre che ti faccia seguire un corso di ginnastica o anche un corso di ballo per compiere i movimenti lenti della prima fase: vedrai che compirai ancora dei progressi che ti porteranno pian piano alla normalità -
- Grazie, Pinocchio - rispose Clara. - Seguirò sempre i tuoi consigli, e spero di poterti incontrare nuovamente per dimostrarti che sarò completamente guarita -
La ragazzina viennese, proprio bella , ora, con la sua faccina abbronzata e i suoi bellissimi capelli neri, si faceva una risatina molto divertita che le dava altro coraggio, ed ora provava a camminare un po' da sola, a muovere almeno due o tre passi, a chiedere il sostegno dei suoi amici sempre un po' di meno.
Sarebbe guarita veramente? Dopo un mese era molto migliorata, e la signora Rottenmeier dovette telegrafare nuovamente a Vienna al barone Seseman per ottenere un novo prolungamento della villeggiatura fino alla fine dell'estate: ormai la severa governante si era convinta che la sua ragazzina aveva bisogno soltanto di rafforzare i muscoli delle gambe camminando sui prati, giocando a moscacieca con gli amici e facendo ora anche dei movimenti veloci, delle piccole corse o dei piccoli salti con la corda assieme ad Heidi.
- Quando tornerai a Vienna - suggerì Pinocchio - chiedi a tuo padre che ti faccia seguire un corso di ginnastica o anche un corso di ballo per compiere i movimenti lenti della prima fase: vedrai che compirai ancora dei progressi che ti porteranno pian piano alla normalità -
- Grazie, Pinocchio - rispose Clara. - Seguirò sempre i tuoi consigli, e spero di poterti incontrare nuovamente per dimostrarti che sarò completamente guarita -
venerdì 5 ottobre 2012
134. Pinocchio aiuta Clara a guarire
Clara faceva ogni giorno un piccolo passetto in avanti. Heidi e Pinocchio erano diventati le sue stampelle di sostegno quando voleva scendere dalla sedia a rotelle, con solenni arrabbiature da parte della signora Rottenmeier, che assolutamente non credeva ai miracoli e aveva un sacrosanto terrore di riportare a Vienna una bambina ancor più malridotta di quando era partita.
Heidi faceva bere a Clara ogni tanto un bicchiere del latte della sua capretta preferita, Fiocco di Neve, dicendo che l'avrebbe aiutata a guarire. In realtà, Clara aveva messo su un bel colorito, a furia di stare al sole, di ridere alle battute di Pinocchio (- Oh bimba, è ora che tu ti alzi da questa carretta a rotelle!-le diceva di quando in quando), di partecipare ai giochi dei tanti piccoli amici, Peter, il caro Remigio, che era il suo preferito, e poi Ulderico e Lamberto che suonavano così bene quelle meravigliose canzoni napoletane.
Clara si alzava dalla carrozzella, sostenuta da Heidi e Pinocchio, tre o quattro volte al giorno, e muoveva dei piccoli passi lenti ed incerti. Ma ogni giorno i suoi movimenti si facevano più sicuri e i suoi piedi calpestavano l'erba con un po' più di energia.
Non era nessun miracolo, se non il miracolo della volontà da parte di Clara, e dell'amore che i tanti amici portavano per lei, a cominciare dal vecchio nonno André. E il miracolo dell'aria pura di montagna, dei cibi genuini, quel buon latte, quel buon formaggio, quelle saporite verdure, o quella carne che il nonno André sapeva cucinare in maniera meravigliosa.
Heidi faceva bere a Clara ogni tanto un bicchiere del latte della sua capretta preferita, Fiocco di Neve, dicendo che l'avrebbe aiutata a guarire. In realtà, Clara aveva messo su un bel colorito, a furia di stare al sole, di ridere alle battute di Pinocchio (- Oh bimba, è ora che tu ti alzi da questa carretta a rotelle!-le diceva di quando in quando), di partecipare ai giochi dei tanti piccoli amici, Peter, il caro Remigio, che era il suo preferito, e poi Ulderico e Lamberto che suonavano così bene quelle meravigliose canzoni napoletane.
Clara si alzava dalla carrozzella, sostenuta da Heidi e Pinocchio, tre o quattro volte al giorno, e muoveva dei piccoli passi lenti ed incerti. Ma ogni giorno i suoi movimenti si facevano più sicuri e i suoi piedi calpestavano l'erba con un po' più di energia.
Non era nessun miracolo, se non il miracolo della volontà da parte di Clara, e dell'amore che i tanti amici portavano per lei, a cominciare dal vecchio nonno André. E il miracolo dell'aria pura di montagna, dei cibi genuini, quel buon latte, quel buon formaggio, quelle saporite verdure, o quella carne che il nonno André sapeva cucinare in maniera meravigliosa.
giovedì 4 ottobre 2012
133. Il miracolo di Clara
Nel fare un movimento troppo brusco, un gesto di allegria, sulla sua sedia a rotelle, la povera Clara cadde bocconi sul prato, e per qualche momento rimase immobile, nel silenzio generale. Poi la Rottenmeier prese a gridare disperata: - Clara! Clara! Mio Dio! Che dirò al tuo papà?-
Ma mentre tutti si disperavano, ecco che la piccola Clara, piano piano, si mosse da terra, prima carponi, ma poi a un tratto tutta in piedi, pur reggendosi alla sua seggiola e alla signora Rottenmeier, che se la strinse al petto con un grande urlo di gioia. E tutti gli altri gridarono anch'essi per l'entusiasmo.
- Vedi? - disse Pinocchio. - Ora sai che puoi reggerti in piedi, e noi ti aiuteremo piano piano, giorno per giorno, a irrobustire le tue gambe e a farti camminare come tutti noi bambini -
- Evviva! - gridarono Heidi, Peter, Remigio, Ulderico e Lamberto. Anche Clara e il vecchio André batterono le mani. Solo Paula Rottenmeier, la severa governante, taceva pensierosa.
- Devo mettermi in contatto con Vienna, con il barone Seseman. Devo dirgli che Clara ha mosso dei passi. Voglio sapere se può restare ancora qui in Svizzera o se dobbiamo tornare subito in Austria -
- Domani scenderemo giù al paese con il carro - disse il nonno André - e da lì potrai telegrafare. Però chiederemo al barone che la signorina Clara resti ancora un bel po' con noi, perché l'aria di montagna le fa veramente bene -
- Evviva! - dissero ancora i ragazzi tutti in coro.
Heidi aggiunse: - E Pinocchio e i suoi amici resteranno anch'essi con Clara.
Ma mentre tutti si disperavano, ecco che la piccola Clara, piano piano, si mosse da terra, prima carponi, ma poi a un tratto tutta in piedi, pur reggendosi alla sua seggiola e alla signora Rottenmeier, che se la strinse al petto con un grande urlo di gioia. E tutti gli altri gridarono anch'essi per l'entusiasmo.
- Vedi? - disse Pinocchio. - Ora sai che puoi reggerti in piedi, e noi ti aiuteremo piano piano, giorno per giorno, a irrobustire le tue gambe e a farti camminare come tutti noi bambini -
- Evviva! - gridarono Heidi, Peter, Remigio, Ulderico e Lamberto. Anche Clara e il vecchio André batterono le mani. Solo Paula Rottenmeier, la severa governante, taceva pensierosa.
- Devo mettermi in contatto con Vienna, con il barone Seseman. Devo dirgli che Clara ha mosso dei passi. Voglio sapere se può restare ancora qui in Svizzera o se dobbiamo tornare subito in Austria -
- Domani scenderemo giù al paese con il carro - disse il nonno André - e da lì potrai telegrafare. Però chiederemo al barone che la signorina Clara resti ancora un bel po' con noi, perché l'aria di montagna le fa veramente bene -
- Evviva! - dissero ancora i ragazzi tutti in coro.
Heidi aggiunse: - E Pinocchio e i suoi amici resteranno anch'essi con Clara.
mercoledì 3 ottobre 2012
132. L'allegria degli italiani
-Remigio! Remigio! - chiamava dalla sua sedia a rotelle la piccola Clara - cantami "O sole mio!" -
Il piccolo cantante di Picinisco non si faceva pregare, e con la sua bella voce ricca di melodia accontentava la ragazzina viennese, anche lei di nobile famiglia .
Clara aveva messo su un bel colorito, che contrastava molto con la sua salute apparentemente insicura. Clara aveva confidato a Pinocchio: - Sai, da quando siete arrivati voi ragazzi italiani mi sento molto meglio, e quasi quasi sento di potermi alzare dalla mia sedia del supplizio! -
Pinocchio faceva divertire molto Clara e Heidi con la sua lingua lunga di toscanaccio e le sue divertenti battute.
- Vedrai che presto faremo una gara di velocità io e te, Claretta! Quando tornerai a Vienna, il tuo papà non ti riconoscerà. Quasi quasi vorremmo accompagnarti noi con il nostro quartetto musicale! -
Pinocchio aveva aggiunto infatti un altro strumento ai tre del complessino: ora lui suonava un'ocarina che gli era stata regalata da nonno André. Pinocchio subito era diventato un raffinato suonatore di ocarina.
La signora Rottenmeier scuoteva la testa e li rimproverava: - Voi state facendo del male a Clara, lasciandole credere che potrà camminare. Non dovete illuderla, perché poi sarà più doloroso, per lei -
- Ma bisogna avere fede, essere ottimisti - ribatteva Pinocchio. - Io ne so qualcosa, di come avvengono i miracoli, e anzi sono tutto un miracolo: un burattino che parla e ragiona! -
Ma la governante austriaca era un tipo molto duro da convincere.
Una mattina, però, accadde qualcosa che non doveva accadere.
Il piccolo cantante di Picinisco non si faceva pregare, e con la sua bella voce ricca di melodia accontentava la ragazzina viennese, anche lei di nobile famiglia .
Clara aveva messo su un bel colorito, che contrastava molto con la sua salute apparentemente insicura. Clara aveva confidato a Pinocchio: - Sai, da quando siete arrivati voi ragazzi italiani mi sento molto meglio, e quasi quasi sento di potermi alzare dalla mia sedia del supplizio! -
Pinocchio faceva divertire molto Clara e Heidi con la sua lingua lunga di toscanaccio e le sue divertenti battute.
- Vedrai che presto faremo una gara di velocità io e te, Claretta! Quando tornerai a Vienna, il tuo papà non ti riconoscerà. Quasi quasi vorremmo accompagnarti noi con il nostro quartetto musicale! -
Pinocchio aveva aggiunto infatti un altro strumento ai tre del complessino: ora lui suonava un'ocarina che gli era stata regalata da nonno André. Pinocchio subito era diventato un raffinato suonatore di ocarina.
La signora Rottenmeier scuoteva la testa e li rimproverava: - Voi state facendo del male a Clara, lasciandole credere che potrà camminare. Non dovete illuderla, perché poi sarà più doloroso, per lei -
- Ma bisogna avere fede, essere ottimisti - ribatteva Pinocchio. - Io ne so qualcosa, di come avvengono i miracoli, e anzi sono tutto un miracolo: un burattino che parla e ragiona! -
Ma la governante austriaca era un tipo molto duro da convincere.
Una mattina, però, accadde qualcosa che non doveva accadere.
lunedì 1 ottobre 2012
131. Un dono straordinario
- Volentieri! - disse Pinocchio, mentre il nonno, Clara e la signora Rottenmeier lo guardavano con meraviglisa, stupiti che un burattino parlasse e si muovesse come un ragazzo vero, gentile e premuroso. - Resteremo con voi per un po' di tempo: questo è un posto davvero meravigliso. E poi vogliamo suonare e cantare tanta bella musica italiana per Clara e per Heidi, ed anche per il bambino Peter, per il nonno André e per la simpatica signora Rottenmeier -
La vecchia governante, sentendosi chiamare in causa così gentilmente, si sciolse infine in un sorriso. - Grazie! - disse col suo duro accento tedesco.
I ragazzi avevano portato con sé violino, armonica e tromba, e Pinocchio propose subito di suonare "Io te voglio bene assaje", e lo fecero in modo molto delicato: Remigio cantò le parole napoletane con la sua bella voce, e alla fine tutti gli ascoltatori batterono le mani. Clara aveva le lagrime agli occhi, e perfino la burbera signora Rottenmeier si era commossa.
- Bravi ragazzi! - disse il vecchio André con ammirazione. - Voi italiani avete un dono straordinario per la musica, specialmente i napoletani. Io ne ho conosciuto alcuni nei miei anni di gioventù, ed erano degli amici straordinari. Ma ora prepariamo la cena, perché si sta facendo tardi, e vogliamo festeggiare il vostro arrivo tutti insieme nella grande cucina -
Erano nove in tutto, regnavano confusione e gioia. Monello partecipava anche lui con i suoi movimenti festosi.
Attorno all'enorme tavolo di castagno, rallegrato da fiori e vivande semplici e saporite, tutti erano allegri, soprattutto Clara che sembrava vivere uno dei suoi momenti più felici malgrado la sua malattia. Al suo fianco, la Rottenmeier vigilava, ma Heidi, Peter e Pinocchio le facevano discorsi sorridenti e divertenti che facevano brillare gli occhi della piccola Clara.
La vecchia governante, sentendosi chiamare in causa così gentilmente, si sciolse infine in un sorriso. - Grazie! - disse col suo duro accento tedesco.
I ragazzi avevano portato con sé violino, armonica e tromba, e Pinocchio propose subito di suonare "Io te voglio bene assaje", e lo fecero in modo molto delicato: Remigio cantò le parole napoletane con la sua bella voce, e alla fine tutti gli ascoltatori batterono le mani. Clara aveva le lagrime agli occhi, e perfino la burbera signora Rottenmeier si era commossa.
- Bravi ragazzi! - disse il vecchio André con ammirazione. - Voi italiani avete un dono straordinario per la musica, specialmente i napoletani. Io ne ho conosciuto alcuni nei miei anni di gioventù, ed erano degli amici straordinari. Ma ora prepariamo la cena, perché si sta facendo tardi, e vogliamo festeggiare il vostro arrivo tutti insieme nella grande cucina -
Erano nove in tutto, regnavano confusione e gioia. Monello partecipava anche lui con i suoi movimenti festosi.
Attorno all'enorme tavolo di castagno, rallegrato da fiori e vivande semplici e saporite, tutti erano allegri, soprattutto Clara che sembrava vivere uno dei suoi momenti più felici malgrado la sua malattia. Al suo fianco, la Rottenmeier vigilava, ma Heidi, Peter e Pinocchio le facevano discorsi sorridenti e divertenti che facevano brillare gli occhi della piccola Clara.
130. La piccola Clara fa amicizia
La piccola Clara, sulla sua sedia a rotelle, stava davanti alla porta della casetta di montagna; alle sue spalle era la severa governante, la signora Rottenmeier, che la vigilava con aria attenta. Il nonno André stava spaccando un ciocco di castagno dieci metri più in là, per alimentare il fuoco che riscaldava sempre l'ampia cucina.
Heidi arrivò con le sue caprette e le sue pecorelle, seguita da vicino da Peter, mentre Pinocchio e i tre ragazzi venivano dietro, con il cagnolino Monello che aveva già fatto amicizia col grosso cane pastore.
Quando videro il gruppetto di Pinocchio, Clara rimase a bocca spalancata, e il nonno smise di tirare i suoi potenti colpi di accetta. Heidi gridò: - Nonno, abbiamo degli ospiti molto simpatici, vengono dall'Italia! -
La signora Rottenmeier non sembrava troppo contenta, mentre la piccola Clara dava evidenti segni di animazione. Ogni novità, per lei, era una cosa meravigliosa, e quel gruppetto lì le sembrava davvero interessante.
I quattro andarono a stringere la mano a nonno André, a Clara e anche alla signora Rottenmeier, che però si limitò a fare uno sbrigativo cenno col capo.
- Sono dei suonatori ambulanti molto bravi - spiegò ancora Heidi - e si sono accampati con il loro carretto e il loro cavallo poco lontano da qui -
- Cari amici - disse nonno André - la casa non è grande, ma ha una bella rimessa per il fieno, e se volete, potete sistemarvi lì senza restare all'aperto, perché di notte, qui, fa molto freddo -
Heidi arrivò con le sue caprette e le sue pecorelle, seguita da vicino da Peter, mentre Pinocchio e i tre ragazzi venivano dietro, con il cagnolino Monello che aveva già fatto amicizia col grosso cane pastore.
Quando videro il gruppetto di Pinocchio, Clara rimase a bocca spalancata, e il nonno smise di tirare i suoi potenti colpi di accetta. Heidi gridò: - Nonno, abbiamo degli ospiti molto simpatici, vengono dall'Italia! -
La signora Rottenmeier non sembrava troppo contenta, mentre la piccola Clara dava evidenti segni di animazione. Ogni novità, per lei, era una cosa meravigliosa, e quel gruppetto lì le sembrava davvero interessante.
I quattro andarono a stringere la mano a nonno André, a Clara e anche alla signora Rottenmeier, che però si limitò a fare uno sbrigativo cenno col capo.
- Sono dei suonatori ambulanti molto bravi - spiegò ancora Heidi - e si sono accampati con il loro carretto e il loro cavallo poco lontano da qui -
- Cari amici - disse nonno André - la casa non è grande, ma ha una bella rimessa per il fieno, e se volete, potete sistemarvi lì senza restare all'aperto, perché di notte, qui, fa molto freddo -
Iscriviti a:
Post (Atom)