Lieto di Fiordilandia non voleva più far partire Pinocchio, al quale si era sinceramente affezionato. Ma Pinocchio gli disse: - Caro amico, anch'io provo dispiacere ad allontanarmi da qui, dove ho trovato simpatia, affetto e aria di festa. Però la mia vita è fatta di avventura, ed io senza avventure non posso stare. Spero un bel giorno di rivederti. Ma ora lasciami partire -
Così Pinocchio, una volta tanto, andò via da un luogo senza che ne fosse costretto, ma per sua scelta.
- E dove vai? - chiese salutandolo il conte Lieto -
- Ho tanta voglia di mare. Mi sento molto attratto dalle onde, dagli scogli, dalle acque profonde. E' lontano il mare, da qui? -
- Eh, sì, Pinocchio. Dovrai camminare a lungo. Vedi quella montagna laggiù, dal picco pieno di neve? Devi passare oltre, e da lì potrai vedere un mare meraviglioso e dalle acque limpide. La fortuna sia con te -
Pinocchio abbracciò il conte Lieto e si pose in cammino senza esitare. Per strada si nutriva di bacche dei cespugli, e c'era ancora qualche piccolo grappolo d'uva che era avanzato dalla vendemmia. Inoltre quella zona ea ricca di castagne, e bene o male di fame non si moriva. Si dissetò una volta alle acque di un ruscello, un'altra volta incontrò una sorgente zampillante. Per dormire, riusciva a trovare qualche pagliaio sotto il quale si allungava ricoprendosi di fieno per non patire il freddo.
Per miglia e miglia Pinocchio non incontrò anima viva, ma un mattino sentì abbaiare dietro di sé e...mio Dio, ma quello era Fido! Credeva di averlo lasciato nel castello di Fiordilandia, dove aveva fatto amicizia con altri cani, ma quando Fido si era accorto che Pinocchio era partito, si pose al suo inseguimento riconoscendone la pista, e due giorni dopo ecco che lo aveva bello e raggiunto.
martedì 31 luglio 2012
lunedì 30 luglio 2012
67. Un monumento a Pinocchio
E Pinocchio? No, Pinocchio non volle nessun premio in denaro, ma fu soltanto contento di aver portato il benessere in quel vecchio e malfamato castello e in tutte le terre all'intorno.
Pinocchio rimase a Torvilandia, ormai ribattezzata Fiordilandia, per tutta quella favolosa invernata in cui furono inventate le caldarroste, che almeno in quel paese nessuno aveva mai conosciuto.
Il conte Lieto, però, non volle che Pinocchio lasciasse il suo castello senza aver nulla in cambio, ma chiamò un famoso scultore e gli fece costruire una bellissima statua in bronzo raffigurante il burattino con un fornello di caldarroste vicino. Sulla base del monumento erano scritte queste parole: " Al carissimo burattino Pinocchio, che in questo castello di Fiordilandia un bel giorno inventò le caldarroste, portando a tutti benessere e felicità".
Quello fu veramente un bellissimo premio per Pinocchio, e se un giorno potrete anche voi andare nel castello di Fiordilandia, troverete ancora quel monumento del burattino, dal naso lungo ma dal cuore buono.
Era un bel po' di tempo che Pinocchio non diceva più bugie, ma il suo naso di burattino restava ancora lungo e non cambiava. Ma tutti i bambini che lo incontravano gli facevano festa e gli volevano bene malgrado quel suo nasaccio dispettoso. I bambini di Fiordilandia, poi, lo adoravano, perché aveva fatto loro il dono meraviglioso delle caldaroste.
Pinocchio rimase a Torvilandia, ormai ribattezzata Fiordilandia, per tutta quella favolosa invernata in cui furono inventate le caldarroste, che almeno in quel paese nessuno aveva mai conosciuto.
Il conte Lieto, però, non volle che Pinocchio lasciasse il suo castello senza aver nulla in cambio, ma chiamò un famoso scultore e gli fece costruire una bellissima statua in bronzo raffigurante il burattino con un fornello di caldarroste vicino. Sulla base del monumento erano scritte queste parole: " Al carissimo burattino Pinocchio, che in questo castello di Fiordilandia un bel giorno inventò le caldarroste, portando a tutti benessere e felicità".
Quello fu veramente un bellissimo premio per Pinocchio, e se un giorno potrete anche voi andare nel castello di Fiordilandia, troverete ancora quel monumento del burattino, dal naso lungo ma dal cuore buono.
Era un bel po' di tempo che Pinocchio non diceva più bugie, ma il suo naso di burattino restava ancora lungo e non cambiava. Ma tutti i bambini che lo incontravano gli facevano festa e gli volevano bene malgrado quel suo nasaccio dispettoso. I bambini di Fiordilandia, poi, lo adoravano, perché aveva fatto loro il dono meraviglioso delle caldaroste.
domenica 29 luglio 2012
66. La sagra delle caldarroste
Per tutte le terre di Torvilandia nessuno aveva mai sentito parlare di caldarroste, e quando comparvero per la prima volta ebbero un successo travolgente. Nessuno voleva più parlare di castagne, ma di caldarroste sì: così il mago Bieco di Torvilandia, grazie all'ingegnoso burattino Pinocchio, riuscì a vendere tutte le sue castagne e a fare grandissimi guadagni.
Cominciarono pubblicando dei manifesti che dicevano così: "Oggi, 29 ottobre, nel Castello di Torvilandia, si tiene la prima Sagra delle caldarroste, meravigliosa invenzione. Ne avrete tutti gratis in gran quantità".
Così, la mattina del 29 ottobre, fu spalancato il portone del castello e abbassato il ponte levatoio. Le gente accorse, prima alla spicciolata, poi sempre più numerosa, attratta da quell'odorino così invitante.
Il conte aveva dato un fornello di latta, una padella e un bel mucchio di castagne a tutti i suoi servi e alle sue guardie, e tutti cuocevano le caldarroste che la gente assaggiava e mangiava con vero entusiasmo. Pinocchio e il conte Bieco assistevano soddisfatti, e anche loro mangiavano quelle squisite caldarroste, che in un solo giorno diventarono famose.
Il mago Bieco, da quel giorno, non ebbe più problemi con i suoi castagneti: anzi, tutti i commercianti della zona e anche di paesi lontani vennero a Torvilandia a fare grandi provviste di castagne per l'inverno. Il mago, improvvisamente arricchito, si convertì e smise di tentare le vie della magia, cambiando addirittura il suo nome: non più mago Bieco di Torvilandia, ma conte Lieto di Fiordilandia.
Cominciarono pubblicando dei manifesti che dicevano così: "Oggi, 29 ottobre, nel Castello di Torvilandia, si tiene la prima Sagra delle caldarroste, meravigliosa invenzione. Ne avrete tutti gratis in gran quantità".
Così, la mattina del 29 ottobre, fu spalancato il portone del castello e abbassato il ponte levatoio. Le gente accorse, prima alla spicciolata, poi sempre più numerosa, attratta da quell'odorino così invitante.
Il conte aveva dato un fornello di latta, una padella e un bel mucchio di castagne a tutti i suoi servi e alle sue guardie, e tutti cuocevano le caldarroste che la gente assaggiava e mangiava con vero entusiasmo. Pinocchio e il conte Bieco assistevano soddisfatti, e anche loro mangiavano quelle squisite caldarroste, che in un solo giorno diventarono famose.
Il mago Bieco, da quel giorno, non ebbe più problemi con i suoi castagneti: anzi, tutti i commercianti della zona e anche di paesi lontani vennero a Torvilandia a fare grandi provviste di castagne per l'inverno. Il mago, improvvisamente arricchito, si convertì e smise di tentare le vie della magia, cambiando addirittura il suo nome: non più mago Bieco di Torvilandia, ma conte Lieto di Fiordilandia.
sabato 28 luglio 2012
65. Una grande invenzione
- Veramente no -
- Può essere un'idea. La buccia della castagna abbrustolita può emanare un buon odore, e penso che anche la castagna arrostita prenda un buon sapore. Vogliamo provare? -
- Magari, Pinocchio! Se mi risolvi questo problema ti farò un dono meraviglioso.-
Pinocchio si fece portare nella grande cantina dove Bieco custodiva una parte delle sue castagne. Ebbe ancora un'idea: prima di abbrustolire le castagne già secche, ne immerse una certa quantità in una vasca d'acqua per ammorbidirle, ve le tenne per dieci giorni, poi le fece asciugare, e infine disse al mago:
- Bieco, penso che siamo vicini alla soluzione. Portami tutte le padelle vecchie che hai, le bucheremo ben bene, le riempiremo di castagne, e poi le metteremo ad abbrustolire sul fuoco -
Fecero così. Subito un odorino delizioso cominciò ad espandersi per l'aria. Bieco cominciò a ridere, a ridere: - L'avevo detto, Pinocchio, che tu sei un genio vero! Così le mie castagne diventano davvero preziose! -
Quando Bieco e Pinocchio assaggiarono le castagne arrostite, si scottarono un bel po', ma cominciarono a saltare dalla gioia: erano meravigliosamente buone!
- Le chiameremo caldarroste! - gridò Pinocchio.
- Giustissimo, perbacco: caldarroste! - approvò Bieco di Torvilandia. - Faremo una grande festa, chiameremo tutti gli abitanti della zona, e potranno conoscere e apprezzare le meravigliose caldarroste di Torvilandia.
- Può essere un'idea. La buccia della castagna abbrustolita può emanare un buon odore, e penso che anche la castagna arrostita prenda un buon sapore. Vogliamo provare? -
- Magari, Pinocchio! Se mi risolvi questo problema ti farò un dono meraviglioso.-
Pinocchio si fece portare nella grande cantina dove Bieco custodiva una parte delle sue castagne. Ebbe ancora un'idea: prima di abbrustolire le castagne già secche, ne immerse una certa quantità in una vasca d'acqua per ammorbidirle, ve le tenne per dieci giorni, poi le fece asciugare, e infine disse al mago:
- Bieco, penso che siamo vicini alla soluzione. Portami tutte le padelle vecchie che hai, le bucheremo ben bene, le riempiremo di castagne, e poi le metteremo ad abbrustolire sul fuoco -
Fecero così. Subito un odorino delizioso cominciò ad espandersi per l'aria. Bieco cominciò a ridere, a ridere: - L'avevo detto, Pinocchio, che tu sei un genio vero! Così le mie castagne diventano davvero preziose! -
Quando Bieco e Pinocchio assaggiarono le castagne arrostite, si scottarono un bel po', ma cominciarono a saltare dalla gioia: erano meravigliosamente buone!
- Le chiameremo caldarroste! - gridò Pinocchio.
- Giustissimo, perbacco: caldarroste! - approvò Bieco di Torvilandia. - Faremo una grande festa, chiameremo tutti gli abitanti della zona, e potranno conoscere e apprezzare le meravigliose caldarroste di Torvilandia.
venerdì 27 luglio 2012
64. Troppe castagne!
Il mago Bieco di Torvilandia, pur essendo mago, si era cacciato in un grosso guaio. Aveva acquistato dei grandi castagneti sulle montagne che circondavano il castello, e la produzione di castagne era eccessiva. Non sapeva proprio come smaltirla.
Aveva provato a darla in pasto al suo grande allevamento di maiali, ma questi riuscivano a consumarne solo una piccola parte. Il resto andava perduto. Alla gente le castagne del mago Bieco piacevano poco, e lui, con tutte le sue magie, non sapeva come farle sparire. Aveva deciso, ormai, di tagliare tutti i suoi castagneti per ridurli in legno da bruciare o da vendere ai falegnami.
Quando il mago Bieco aveva visto Pinocchio, quel burattino di legno con quel naso così lungo e intelligente, subito gli era venuta l'idea di servirsene per risolvere il suo problema. Perciò lo aveva incatenato e imprigionato. Ma ora che era diventato suo amico...
Durante una cena, il mago Bieco espose il suo problema a Pinocchio.
- Ho una produzione così grande di castagne che non so più che cosa farne. Stranamente, alla gente le mie castagne non piacciono. Tu hai qualche idea per risolvere il mio problema? -
Pinocchio si grattò la zucca di legno con le mani pure di legno, e ne uscì fuori un suono fastidioso che fece aggrottare le sopracciglia al mago.
- Direi...direi...- pensava il burattino sempre grattandosi la testa - Tu hai amicizia con il fuoco, no? -
- Direi di sì: è uno dei miei giochetti preferiti -
- Non hai mai provato ad accostare il fuoco alle tue castagne? -
Aveva provato a darla in pasto al suo grande allevamento di maiali, ma questi riuscivano a consumarne solo una piccola parte. Il resto andava perduto. Alla gente le castagne del mago Bieco piacevano poco, e lui, con tutte le sue magie, non sapeva come farle sparire. Aveva deciso, ormai, di tagliare tutti i suoi castagneti per ridurli in legno da bruciare o da vendere ai falegnami.
Quando il mago Bieco aveva visto Pinocchio, quel burattino di legno con quel naso così lungo e intelligente, subito gli era venuta l'idea di servirsene per risolvere il suo problema. Perciò lo aveva incatenato e imprigionato. Ma ora che era diventato suo amico...
Durante una cena, il mago Bieco espose il suo problema a Pinocchio.
- Ho una produzione così grande di castagne che non so più che cosa farne. Stranamente, alla gente le mie castagne non piacciono. Tu hai qualche idea per risolvere il mio problema? -
Pinocchio si grattò la zucca di legno con le mani pure di legno, e ne uscì fuori un suono fastidioso che fece aggrottare le sopracciglia al mago.
- Direi...direi...- pensava il burattino sempre grattandosi la testa - Tu hai amicizia con il fuoco, no? -
- Direi di sì: è uno dei miei giochetti preferiti -
- Non hai mai provato ad accostare il fuoco alle tue castagne? -
giovedì 26 luglio 2012
63. Il mago si diverte
Pinocchio, tutto contento di non portare più le catene che lo legavano ai piedi, pensò subito di approfittare dell'ammorbidimento dimostrato nei suoi confronti dal mago Bieco. Ma come fare per uscire da quel carcere così arcigno?
La finestrella? Troppo in alto: non avrebbe mai pootuto raggiungerla. Le mura? Erano di pietra viva, impossibile scalfirle. La porta? Era di ferro massiccio, impenetrabile.
- Prova a infilare il mozzo della catena sul cardine della porta - suggerì Fido, il cane parlante. - Può darsi che il muro si sgretoli un po' -
Pinocchio seguì il suggerimento di Fido. La catena, nel punto in cui era attaccata al muro, aveva un mozzo sottile che il burattino riuscì a estrarre con grande fatica, e che entrava giusto giusto in un punto in cui la porta di ferro era a contatto col muro. Miracolosamente, il muro cominciò a sgretolarsi sotto la pressione del mozzo di acciaio. Lavorando con pazienza per oltre due ore, Pinocchio riuscì a scavare un pertugio dal quale usciva la luce del giorno, e che era sufficiente per consentire il passaggio prima a Fido e poi anche a lui, contorcendosi faticosamente.
Liberi! Ma davanti a loro c'era il fossato, largo dieci metri e profondo altrettanto. Il ponte levatoio non si vedeva, ma era sicuramente chiuso. Pinocchio non aveva paura del fossato: sapeva nuotare bene, e poi era di legno, no?, e avrebbe aiutato anche Fido a raggiungere il margine opposto.
Detto fatto. Ma quando Pinocchio posò i piedi a terra, e stava per emettere un respiro di sollievo, vide davanti a sé il mago Bieco che sembrava lo stesse aspettando.
La finestrella? Troppo in alto: non avrebbe mai pootuto raggiungerla. Le mura? Erano di pietra viva, impossibile scalfirle. La porta? Era di ferro massiccio, impenetrabile.
- Prova a infilare il mozzo della catena sul cardine della porta - suggerì Fido, il cane parlante. - Può darsi che il muro si sgretoli un po' -
Pinocchio seguì il suggerimento di Fido. La catena, nel punto in cui era attaccata al muro, aveva un mozzo sottile che il burattino riuscì a estrarre con grande fatica, e che entrava giusto giusto in un punto in cui la porta di ferro era a contatto col muro. Miracolosamente, il muro cominciò a sgretolarsi sotto la pressione del mozzo di acciaio. Lavorando con pazienza per oltre due ore, Pinocchio riuscì a scavare un pertugio dal quale usciva la luce del giorno, e che era sufficiente per consentire il passaggio prima a Fido e poi anche a lui, contorcendosi faticosamente.
Liberi! Ma davanti a loro c'era il fossato, largo dieci metri e profondo altrettanto. Il ponte levatoio non si vedeva, ma era sicuramente chiuso. Pinocchio non aveva paura del fossato: sapeva nuotare bene, e poi era di legno, no?, e avrebbe aiutato anche Fido a raggiungere il margine opposto.
Detto fatto. Ma quando Pinocchio posò i piedi a terra, e stava per emettere un respiro di sollievo, vide davanti a sé il mago Bieco che sembrava lo stesse aspettando.
mercoledì 25 luglio 2012
62. Uno scherzo del mago
Il burattino si rattrappì contro il muro per evitare di essere colpito da altre bordate di cannone.
Quella tregenda durò ancora un bel tratto; poi, quando Pinocchio si aspettava ormai l'abbordaggio finale da parte dei pirati al castello, tutto tacque all'improvviso, come se niente fosse accaduto.
Era quasi mattino. Forse Pinocchio aveva solo fatto un orribile sogno, ma quella palla di cannone ai piedi del pagliericcio stava lì a dimostrare che tutto era vero.
A Pinocchio, ora, era venuta una gran fame. Quel poco di pane e di acqua che gli avevano portato la sera prima era subito sparito, equamente diviso fra lui e Fido. Rimpiangeva le belle cene che faceva in trattoria, preparate dalla Fata, da Geppetto, da mastro Ciliegia e dalla piccola Lucia, che aveva anch'essa le mani d'oro.
- Oh, Fido. se sapessi come si mangiava bene nella mia trattoria! Anche tu saresti stato un can signore. E ora...- si lamentava il burattino.
Come se lo avessero ascoltato, la porta di ferro della prigione si aprì, e comparve il mago Bieco in persona, col suo orribile sguardo e i suoi grossi sopraccigli. Era seguito dalle due guardie, e da una serva che portava un vassoio con del buon cibo.
- Pinocchio - disse il mago Bieco con un tono stranamente bonario - ho visto che non ti sei spaventato troppo delle mie magie e del mio falso attacco dei pirati. Non ti ho sentito strillare e strepitare, e nemmeno il tuo cane. Per questo ho deciso di togliervi le catene e di darvi qualcosa di buono da mangiare. Siete stati coraggiosi. Ma resterete in carcere finché qualcuno non si farà vivo per farvi tornare a casa vostra -
Quella tregenda durò ancora un bel tratto; poi, quando Pinocchio si aspettava ormai l'abbordaggio finale da parte dei pirati al castello, tutto tacque all'improvviso, come se niente fosse accaduto.
Era quasi mattino. Forse Pinocchio aveva solo fatto un orribile sogno, ma quella palla di cannone ai piedi del pagliericcio stava lì a dimostrare che tutto era vero.
A Pinocchio, ora, era venuta una gran fame. Quel poco di pane e di acqua che gli avevano portato la sera prima era subito sparito, equamente diviso fra lui e Fido. Rimpiangeva le belle cene che faceva in trattoria, preparate dalla Fata, da Geppetto, da mastro Ciliegia e dalla piccola Lucia, che aveva anch'essa le mani d'oro.
- Oh, Fido. se sapessi come si mangiava bene nella mia trattoria! Anche tu saresti stato un can signore. E ora...- si lamentava il burattino.
Come se lo avessero ascoltato, la porta di ferro della prigione si aprì, e comparve il mago Bieco in persona, col suo orribile sguardo e i suoi grossi sopraccigli. Era seguito dalle due guardie, e da una serva che portava un vassoio con del buon cibo.
- Pinocchio - disse il mago Bieco con un tono stranamente bonario - ho visto che non ti sei spaventato troppo delle mie magie e del mio falso attacco dei pirati. Non ti ho sentito strillare e strepitare, e nemmeno il tuo cane. Per questo ho deciso di togliervi le catene e di darvi qualcosa di buono da mangiare. Siete stati coraggiosi. Ma resterete in carcere finché qualcuno non si farà vivo per farvi tornare a casa vostra -
martedì 24 luglio 2012
61. L'assalto dei pirati
La prima notte trascorsa in carcere fu molto movimentata, per il povero Pinocchio. Erano passate appena due ore di vero sonno ristoratore, anche se in catene e su un misero pagliericcio, quando il burattino sentì tremare le mura non solo del carcere, ma dell'intero castello.
Che cos'era quel tremendo rumore? Dal finestrino, là in alto, si scorgevano dei guizzi di grandi fiammate. Rumore di tuoni? Guizzi di lampi? Impossibile: quelle erano vere e proprie cannonate, che colpivano ripetutamente le robuste mura.
Si sentiva anche il fragore di alte onde di mare che si infrangevano oltre il fossato del castello. Ma come era possibile? Il mare era molto lontano da quel territorio dove si apriva la lunga vallata del castello.
Si sentivano forti urla umane: - Ciurma, all'assalto! Abbattiamo quel maledetto castello! Prendiamo quel malefico mago di Torvilandia! Arrendetevi! -
Il cane Fido guaiva dalla paura, e si rivolgeva implorante a Pinocchio: - Che cos'è questo inferno? Non è possibile che ci sia un attacco di pirati! Da quali navi vengono, da quale mare, se il mare è almeno a cinquanta miglia da qui? Pinocchio, rompiamo queste catene e cerchiamo di fuggire! -
Pinocchio ci stava provando, ma quelle catene erano troppo robuste. Sperava che il mago, o qualche guardia nel castello, prima di fuggire, si ricordasse di loro, altrimenti avrebbero fatto una gran brutta fine.
O era soltanto un orribile sogno? Pinocchio si strofinava gli occhi, si grattava la punta del naso: no, era tutto vero, il cane Fido lo confermava col suo penoso guaito e i suoi lamenti.
A un tratto, una palla di cannone seguita da una fiammata violenta precipitò dalla finestrella proprio ai piedi di Pinocchio.
Che cos'era quel tremendo rumore? Dal finestrino, là in alto, si scorgevano dei guizzi di grandi fiammate. Rumore di tuoni? Guizzi di lampi? Impossibile: quelle erano vere e proprie cannonate, che colpivano ripetutamente le robuste mura.
Si sentiva anche il fragore di alte onde di mare che si infrangevano oltre il fossato del castello. Ma come era possibile? Il mare era molto lontano da quel territorio dove si apriva la lunga vallata del castello.
Si sentivano forti urla umane: - Ciurma, all'assalto! Abbattiamo quel maledetto castello! Prendiamo quel malefico mago di Torvilandia! Arrendetevi! -
Il cane Fido guaiva dalla paura, e si rivolgeva implorante a Pinocchio: - Che cos'è questo inferno? Non è possibile che ci sia un attacco di pirati! Da quali navi vengono, da quale mare, se il mare è almeno a cinquanta miglia da qui? Pinocchio, rompiamo queste catene e cerchiamo di fuggire! -
Pinocchio ci stava provando, ma quelle catene erano troppo robuste. Sperava che il mago, o qualche guardia nel castello, prima di fuggire, si ricordasse di loro, altrimenti avrebbero fatto una gran brutta fine.
O era soltanto un orribile sogno? Pinocchio si strofinava gli occhi, si grattava la punta del naso: no, era tutto vero, il cane Fido lo confermava col suo penoso guaito e i suoi lamenti.
A un tratto, una palla di cannone seguita da una fiammata violenta precipitò dalla finestrella proprio ai piedi di Pinocchio.
lunedì 23 luglio 2012
60. Il mago Bieco
- Mi chiamo Pinocchio e amo l'avventura. Ho visto da lontano questo grande castello e ho voluto conoscere il suo padrone - disse il burattino coraggiosamente.
- Il padrone sono io, Bieco di Torvilandia, e non gradisco l'intrusione di nessuno. Nessuno finora ha osato entrare dentro il mio palazzo. E tu ci resterai prigioniero finché non arriverà qualcuno che ti riscatterà -
- Signor mago - rispose Pinocchio senza esitare - mio padre vive molto lontano, e poi è solo un povero falegname, non avrebbe neanche un soldo per potermi riscattare -
- Ma come! - si lasciò sfuggire Fido, il cane parlante. - Mi hai detto che avete messo su una bella trattoria...-
- E' vero - spiegò Pinocchio - ma senza di me non credo che riuscirà a cavarsela -
- Poche chiacchiere! - gridò il mago Bieco adirato. - Guardie! Portateli in carcere tutti e due, e legateli bene alle catene. Pane e acqua finché qualcuno non si farà vivo per riscattarli -
Le guardie obbedirono prontamente. Presero Pinocchio e Fido, e per lunghi corridoi bui e scalette scomode e strette li portarono in un carcere illuminato solo da una finestrella in alto fin quasi al soffitto. Inutilmente Pinocchio si dibatteva, e si ritrovò legato con pesanti catene ai piedi che gli permettevano solo di compiere uno o due passi. Anche Fido fu incatenato. Le guardie si chiusero alle spalle una pesante porta di ferro e dissero: - Stasera vi porteremo pane e acqua per tutta la giornata di domani -
C'era solo una panca, oltre a un pagliericcio per dormire. Pinocchio si sedette a fatica, con le catene che gli pesavano, e maledisse il momento in cui aveva deciso di entrare nel castello.
- Il padrone sono io, Bieco di Torvilandia, e non gradisco l'intrusione di nessuno. Nessuno finora ha osato entrare dentro il mio palazzo. E tu ci resterai prigioniero finché non arriverà qualcuno che ti riscatterà -
- Signor mago - rispose Pinocchio senza esitare - mio padre vive molto lontano, e poi è solo un povero falegname, non avrebbe neanche un soldo per potermi riscattare -
- Ma come! - si lasciò sfuggire Fido, il cane parlante. - Mi hai detto che avete messo su una bella trattoria...-
- E' vero - spiegò Pinocchio - ma senza di me non credo che riuscirà a cavarsela -
- Poche chiacchiere! - gridò il mago Bieco adirato. - Guardie! Portateli in carcere tutti e due, e legateli bene alle catene. Pane e acqua finché qualcuno non si farà vivo per riscattarli -
Le guardie obbedirono prontamente. Presero Pinocchio e Fido, e per lunghi corridoi bui e scalette scomode e strette li portarono in un carcere illuminato solo da una finestrella in alto fin quasi al soffitto. Inutilmente Pinocchio si dibatteva, e si ritrovò legato con pesanti catene ai piedi che gli permettevano solo di compiere uno o due passi. Anche Fido fu incatenato. Le guardie si chiusero alle spalle una pesante porta di ferro e dissero: - Stasera vi porteremo pane e acqua per tutta la giornata di domani -
C'era solo una panca, oltre a un pagliericcio per dormire. Pinocchio si sedette a fatica, con le catene che gli pesavano, e maledisse il momento in cui aveva deciso di entrare nel castello.
domenica 22 luglio 2012
59. Una brutta accoglienza
Quando si svegliarono, il sole illuminava in pieno la porta del castello, che ormai era vicino. Non si vedeva anima viva. Il castello era circondato da un ampio fossato che lo rendeva inaccessibile.
Per fortuna il ponte levatoio era abbassato, e non c'era di guardia nessuno. Pinocchio, con fare deciso, entrò nel grande portone insieme al cane Fido: ma, non appena fu dentro, il ponte levatoio si rialzò, e il burattino si ritrovò chiuso nel castello senza possibilità di uscita.
Dentro a un grande salone buio non si distingueva alcun essere animato. In fondo c'era una porta più piccola dalla quale penetrava un barlume di luce. Pinocchio si diresse deciso da quella parte. Ma d'improvviso sbucarono due guardie vestite con una palandrana marrone, che incrociarono le loro alabarde e gridarono: - Altolà! Dove vai? Nessuno ti ha invitato ad entrare! -
Pinocchio non si perse di coraggio, e rispose: - Ma il portone era spalancato! -
- Puoi entrare, ma ti dovremo mettere le manette, perché il nostro padrone non si fida di nessuno! -
Il buratttino dovette sottostare a quella prepotenza. Anche al cane Fido fu messo un guinzaglio per impedirgli di muoversi liberamente.
Li trascinarono in un'altra stanza un po' più luminosa, in fondo alla quale, su una grande poltrona che sembrava un trono, era seduto il padrone di casa, una specie di orco con due folti sopraccigli.
- Come avete osato entrare nel mio castello? - disse con un vocione che metteva paura. Vicino a sé teneva un enorme mastino con delle zanne impressionanti.
Per fortuna il ponte levatoio era abbassato, e non c'era di guardia nessuno. Pinocchio, con fare deciso, entrò nel grande portone insieme al cane Fido: ma, non appena fu dentro, il ponte levatoio si rialzò, e il burattino si ritrovò chiuso nel castello senza possibilità di uscita.
Dentro a un grande salone buio non si distingueva alcun essere animato. In fondo c'era una porta più piccola dalla quale penetrava un barlume di luce. Pinocchio si diresse deciso da quella parte. Ma d'improvviso sbucarono due guardie vestite con una palandrana marrone, che incrociarono le loro alabarde e gridarono: - Altolà! Dove vai? Nessuno ti ha invitato ad entrare! -
Pinocchio non si perse di coraggio, e rispose: - Ma il portone era spalancato! -
- Puoi entrare, ma ti dovremo mettere le manette, perché il nostro padrone non si fida di nessuno! -
Il buratttino dovette sottostare a quella prepotenza. Anche al cane Fido fu messo un guinzaglio per impedirgli di muoversi liberamente.
Li trascinarono in un'altra stanza un po' più luminosa, in fondo alla quale, su una grande poltrona che sembrava un trono, era seduto il padrone di casa, una specie di orco con due folti sopraccigli.
- Come avete osato entrare nel mio castello? - disse con un vocione che metteva paura. Vicino a sé teneva un enorme mastino con delle zanne impressionanti.
sabato 21 luglio 2012
58. Un mago prepotente
- La gente dei Musoni - rispose Fido - si tiene lontana dal castello perché è abitato da un mago prepotente, disposto solo a fare del male -
- Voglio conoscere quel mago - disse Pinocchio - Tanto, io non ho paura di nessuno. Caso mai mi potrà soltanto favorire -
- Torniamo indietro, Pinocchio! Non ti bastano i tuoi burattini? Perché vuoi provare sempre nuove avventure? Che cos'hai, dentro quella tua testa di legno? -
Pinocchio non sentì ragioni né consigli, e volle continuare per quella lunga strada. Il castello era lontano, in fondo all'orizzonte: si riconoscevano soltanto le sue torri e le mura merlate, bisognava compiere miglia e miglia per raggiungerlo, non sarebbe bastata una giornata.
Dovettero fermarsi per la notte in una capanna di pastori che avevano visto all'improvviso ai margini di un prato. Per fortuna era ancora estate e non faceva freddo. Si scaldarono sulla paglia che era ammucchiata in un angolo e mangiarono un po' di pane e formaggio che il burattino aveva portato con sé per la lunga passeggiata. Bevvero l'acqua di una piccola sorgente che sgorgava tra le rocce lì vicino. La fortuna sembrava assistere Pinocchio e il suo cane parlante, almeno fino a quel punto.
Fido pensava: - Ma che strano burattino è Pinocchio. E' di legno, ma ha un grande cervello, poi mangia e beve come un essere vivente, si stanca, dorme e si riposa. Lui non invecchia mai? Sarà sempre giovane e ragazzino? E' una bella fortuna.E non ha neanche malattie. Oppure sì? -
Nel rimuginare questi pensieri, Fido finalmente si addormentò al fianco di Pinocchio che già ronfava da dieci minuti.
- Voglio conoscere quel mago - disse Pinocchio - Tanto, io non ho paura di nessuno. Caso mai mi potrà soltanto favorire -
- Torniamo indietro, Pinocchio! Non ti bastano i tuoi burattini? Perché vuoi provare sempre nuove avventure? Che cos'hai, dentro quella tua testa di legno? -
Pinocchio non sentì ragioni né consigli, e volle continuare per quella lunga strada. Il castello era lontano, in fondo all'orizzonte: si riconoscevano soltanto le sue torri e le mura merlate, bisognava compiere miglia e miglia per raggiungerlo, non sarebbe bastata una giornata.
Dovettero fermarsi per la notte in una capanna di pastori che avevano visto all'improvviso ai margini di un prato. Per fortuna era ancora estate e non faceva freddo. Si scaldarono sulla paglia che era ammucchiata in un angolo e mangiarono un po' di pane e formaggio che il burattino aveva portato con sé per la lunga passeggiata. Bevvero l'acqua di una piccola sorgente che sgorgava tra le rocce lì vicino. La fortuna sembrava assistere Pinocchio e il suo cane parlante, almeno fino a quel punto.
Fido pensava: - Ma che strano burattino è Pinocchio. E' di legno, ma ha un grande cervello, poi mangia e beve come un essere vivente, si stanca, dorme e si riposa. Lui non invecchia mai? Sarà sempre giovane e ragazzino? E' una bella fortuna.E non ha neanche malattie. Oppure sì? -
Nel rimuginare questi pensieri, Fido finalmente si addormentò al fianco di Pinocchio che già ronfava da dieci minuti.
venerdì 20 luglio 2012
57. La scoperta del castello
Mangiafuoco era molto dispiaciuto che Pinocchio non volesse andare con lui girando per il mondo col suo vecchio teatro dei burattini, ma Pinocchio, duro - era proprio di legno - non volle cedere e così restò nel paese dei Musoni.
Mangiafuoco gli pagò quasi a peso d'oro i suoi dieci burattini, lasciandogli anche stavolta cinque zecchini di metallo prezioso.
- Ma questi non farteli rubare dal Gatto e dalla Volpe - gli disse.
Pinocchio non ebbe il coraggio di spiegare a Mangiafuoco che lo avevano truffato anche l'Orso e lo Struzzo, benché poi si fossero pentiti e fossero diventati due onesti lavoratori proprio alle dipendenze di Pinocchio nella trattoria al suo paese di Toscana.
A mezzogiorno Mangiafuoco si fece portare tutti e dieci i burattini sul suo grande carrozzone, e salutò Pinocchio nascondendo i suoi lagrimoni. - Un bel giorno ci rivedremo - disse salutandolo con un abbraccio pieno di affetto.- E salutami il tuo buon babbo Geppetto, quando tornerai a casa -
Pinocchio rimase solo con il suo cane parlante Fido, e cominciò subito a fabbricare un burattino nuovo, almeno uno, per lo spettacolo del sabato successivo.
Pinocchio non si pentì di non aver seguito Mangiafuoco col suo carrozzone dei burattini. A lui bastava il suo teatrino, con il quale rendeva felici i bambini musoni e con il quale anche i musoni adulti riuscivano a ridere e a scambiarsi delle battute e confidenze.
Il paese dei Musoni era molto grande, e Pinocchio cominciò ad esplorarlo facendo delle lunghe camminate insieme al cane parlante Fido.
Cammina cammina, un giorno Pinocchio e Fido sbucarono in una grande vallata verde, in fondo alla quale si vedeva una collina dominata da un castello maestoso.
_ Chi abiterà in quel magnifico castello? - chiese Pinocchio, rivolgendo la parola a Fido.
Mangiafuoco gli pagò quasi a peso d'oro i suoi dieci burattini, lasciandogli anche stavolta cinque zecchini di metallo prezioso.
- Ma questi non farteli rubare dal Gatto e dalla Volpe - gli disse.
Pinocchio non ebbe il coraggio di spiegare a Mangiafuoco che lo avevano truffato anche l'Orso e lo Struzzo, benché poi si fossero pentiti e fossero diventati due onesti lavoratori proprio alle dipendenze di Pinocchio nella trattoria al suo paese di Toscana.
A mezzogiorno Mangiafuoco si fece portare tutti e dieci i burattini sul suo grande carrozzone, e salutò Pinocchio nascondendo i suoi lagrimoni. - Un bel giorno ci rivedremo - disse salutandolo con un abbraccio pieno di affetto.- E salutami il tuo buon babbo Geppetto, quando tornerai a casa -
Pinocchio rimase solo con il suo cane parlante Fido, e cominciò subito a fabbricare un burattino nuovo, almeno uno, per lo spettacolo del sabato successivo.
Pinocchio non si pentì di non aver seguito Mangiafuoco col suo carrozzone dei burattini. A lui bastava il suo teatrino, con il quale rendeva felici i bambini musoni e con il quale anche i musoni adulti riuscivano a ridere e a scambiarsi delle battute e confidenze.
Il paese dei Musoni era molto grande, e Pinocchio cominciò ad esplorarlo facendo delle lunghe camminate insieme al cane parlante Fido.
Cammina cammina, un giorno Pinocchio e Fido sbucarono in una grande vallata verde, in fondo alla quale si vedeva una collina dominata da un castello maestoso.
_ Chi abiterà in quel magnifico castello? - chiese Pinocchio, rivolgendo la parola a Fido.
giovedì 19 luglio 2012
56. Mangiafuoco compra i burattini di Pinocchio
Pinocchio avanzò con un po' di timore verso quell'omone spaventoso, con una grande barba e grandi capelli arruffati, tale da fare spavento.
- Ma tu...- disse - tu sei Mangiafuoco! -
- E tu - rispose l'omone spaventoso - tu...non sei Pinocchio? Allora sei tu quello che costruisce meravigliosi burattini! Me ne servono almeno dieci per il mio vecchio teatro che ormai sta andando in rovina -
- Dieci burattini? Io ne ho giusto dieci. Però mi servono tutti per il mio teatro - disse Pinocchio con voce lamentosa.
- Senti, Pinocchio - disse Mangiafuoco cercando di addolcire il suo vocione. - Ti sei forse messo a fare concorrenza al tuo vecchio maestro? Che te ne fai di tanti burattini standotene sempre fermo in questo paese dei Musoni? Io giro tutto il mondo, e anche tu devi venire con me. Sai che ogni tanto la gente mi chiede che fine abbia fatto quel divertente burattino col naso lungo? Io spiego che il naso lungo ti è venuto dopo, quando hai detto delle gran bugie alla Fata dai capelli turchini, ma ormai la gente ti vuole col tuo bel naso lungo, e peccato che tu te ne sia andato per i fatti tuoi. Ora t verrai con me, e quando mi serviranno burattini nuovi me li costruirai, e io te li pagherò bene -
Pinocchio si sentiva travolto da tutta quell'ondata di richieste, e non sapeva che rispondere.
Finalmente disse: - I burattini te li venderò, ma con te io non posso venire. Se vuoi un altro Pinocchio col naso lungo, te lo costruirò stanotte e domani potrai portartelo via. Però io resterò qui nel paese dei Musoni, dove mi trovo così bene, e mi costruirò altri burattini -
- Ma tu...- disse - tu sei Mangiafuoco! -
- E tu - rispose l'omone spaventoso - tu...non sei Pinocchio? Allora sei tu quello che costruisce meravigliosi burattini! Me ne servono almeno dieci per il mio vecchio teatro che ormai sta andando in rovina -
- Dieci burattini? Io ne ho giusto dieci. Però mi servono tutti per il mio teatro - disse Pinocchio con voce lamentosa.
- Senti, Pinocchio - disse Mangiafuoco cercando di addolcire il suo vocione. - Ti sei forse messo a fare concorrenza al tuo vecchio maestro? Che te ne fai di tanti burattini standotene sempre fermo in questo paese dei Musoni? Io giro tutto il mondo, e anche tu devi venire con me. Sai che ogni tanto la gente mi chiede che fine abbia fatto quel divertente burattino col naso lungo? Io spiego che il naso lungo ti è venuto dopo, quando hai detto delle gran bugie alla Fata dai capelli turchini, ma ormai la gente ti vuole col tuo bel naso lungo, e peccato che tu te ne sia andato per i fatti tuoi. Ora t verrai con me, e quando mi serviranno burattini nuovi me li costruirai, e io te li pagherò bene -
Pinocchio si sentiva travolto da tutta quell'ondata di richieste, e non sapeva che rispondere.
Finalmente disse: - I burattini te li venderò, ma con te io non posso venire. Se vuoi un altro Pinocchio col naso lungo, te lo costruirò stanotte e domani potrai portartelo via. Però io resterò qui nel paese dei Musoni, dove mi trovo così bene, e mi costruirò altri burattini -
mercoledì 18 luglio 2012
55. Ricompare Mangiafuoco
Coi soldini ricavati dai piccoli spettacoli che dava ogni sabato davanti al suo locale, Pinocchio comprava altro legno pregiato, altra vernice di vari colori, e in poco tempo diede parecchi compagni al burattino Arlecchino: prima di tutto Pulcinella, poi la servetta Rosaura, poi il dottor Balanzone, poi Gianduia e Meneghino, Stenterello e Rugantino. Compreso Pinocchio e il cane parlante Fido, erano una decina di personaggi molto divertenti, e per ognuno di essi Pinocchio inventava una nuova storia e una nuova voce.
Veramente ogni burattino, non si sa come, dopo due o tre spettacoli imparava a parlare da solo e a inventare le sue storie proprio come se ciascuno di essi fosse vero ed avesse una sua vita autonoma e indipendente.
Se qualche sabato pioveva, Pinocchio dava spettacolo dentro il suo locale: aveva creato un piccolo palcoscenico con due tendoni per sipario, e aveva sistemato anche delle lunghe panche di legno che potevano ospitare un centinaio di persone. La popolazione dei Musoni aveva una grande stima di Pinocchio e considerava il suo teatro dei Burattini come una piccola gloria locale.
Proprio un sabato in cui si stava recitando una scena molto vivace dentro il locale, si sentì una gran confusione: un gruppo di persone estranee stava entrando nella sala.
Poi si sentì un vocione. - E' qui che si fabbricano burattini? -
Pinocchio allibì: quell'omone...quella voce...mio Dio, altri non era che Mangiafuoco, il gran maestro di quell'antico teatro dei burattini in cui Pinocchio aveva rischiato di finire bruciato, ma poi aveva chiesto pietà in nome del suo babbo Geppetto, e Mangiafuoco non solo lo aveva perdonato, ma gli aveva regalato anche i famosi cinque zecchini d'oro.
Veramente ogni burattino, non si sa come, dopo due o tre spettacoli imparava a parlare da solo e a inventare le sue storie proprio come se ciascuno di essi fosse vero ed avesse una sua vita autonoma e indipendente.
Se qualche sabato pioveva, Pinocchio dava spettacolo dentro il suo locale: aveva creato un piccolo palcoscenico con due tendoni per sipario, e aveva sistemato anche delle lunghe panche di legno che potevano ospitare un centinaio di persone. La popolazione dei Musoni aveva una grande stima di Pinocchio e considerava il suo teatro dei Burattini come una piccola gloria locale.
Proprio un sabato in cui si stava recitando una scena molto vivace dentro il locale, si sentì una gran confusione: un gruppo di persone estranee stava entrando nella sala.
Poi si sentì un vocione. - E' qui che si fabbricano burattini? -
Pinocchio allibì: quell'omone...quella voce...mio Dio, altri non era che Mangiafuoco, il gran maestro di quell'antico teatro dei burattini in cui Pinocchio aveva rischiato di finire bruciato, ma poi aveva chiesto pietà in nome del suo babbo Geppetto, e Mangiafuoco non solo lo aveva perdonato, ma gli aveva regalato anche i famosi cinque zecchini d'oro.
martedì 17 luglio 2012
54. La salsiccia contesa
Il cane Fido ebbe un bel mucchietto di applausi dai bambini musoni, che si stavano divertendo molto alla scena. Gli applausi raddoppiarono quando, due minuti dopo, Fido tornò portando nella bocca una bella sfilza di salsicce, che Pinocchio si era procurato la sera prima.
Arlecchino disse: - Una salsiccia la voglio anch'io! -
- Oh, no, mio bel signorino, tu te ne stai con le mani in mano a non far nulla, e poi vuoi le nostre salsicce? To', tieni! -
Pinocchio aveva tirato fuori un bel bastone, e diede un sonoro colpo sulla testa di legno di Arlecchino. I bambini musoni esplosero in una risata, che fece accostare anche un bel po' di musoni adulti, i quali rimasero affascinati dallo spettacolo, specialmente quando anche Arlecchino si procurò a sua volta un bel bastone, e il duello con Pinocchio diventò molto serrato e appassionante.
Quando lo spettacolo finì, uscì fuori il cane parlante Fido, con una scodella di alluminio nella bocca, e passò tra la gente chiedendo una piccola offerta. Voi non ci crederete, ma già al suo primo spettacolo Pinocchio incassò tanti bei soldini, con i quali riuscì a procurarsi da mangiare per quel giorno e anche per quello successivo.
- Quando ci sarà il nuovo spettacolo? - chiesero i bambini, ma anche gli adulti musoni, sinceramente interessati.
- Sabato prossimo daremo uno spettacolo nuovo - annunciò Pinocchio con solennità. - E forse ci saranno anche dei personaggi nuovi -
- Evviva! - gridarono tutti i musoni, bambini e adulti. Ormai erano diventati tutti amici di Pinocchio.
Arlecchino disse: - Una salsiccia la voglio anch'io! -
- Oh, no, mio bel signorino, tu te ne stai con le mani in mano a non far nulla, e poi vuoi le nostre salsicce? To', tieni! -
Pinocchio aveva tirato fuori un bel bastone, e diede un sonoro colpo sulla testa di legno di Arlecchino. I bambini musoni esplosero in una risata, che fece accostare anche un bel po' di musoni adulti, i quali rimasero affascinati dallo spettacolo, specialmente quando anche Arlecchino si procurò a sua volta un bel bastone, e il duello con Pinocchio diventò molto serrato e appassionante.
Quando lo spettacolo finì, uscì fuori il cane parlante Fido, con una scodella di alluminio nella bocca, e passò tra la gente chiedendo una piccola offerta. Voi non ci crederete, ma già al suo primo spettacolo Pinocchio incassò tanti bei soldini, con i quali riuscì a procurarsi da mangiare per quel giorno e anche per quello successivo.
- Quando ci sarà il nuovo spettacolo? - chiesero i bambini, ma anche gli adulti musoni, sinceramente interessati.
- Sabato prossimo daremo uno spettacolo nuovo - annunciò Pinocchio con solennità. - E forse ci saranno anche dei personaggi nuovi -
- Evviva! - gridarono tutti i musoni, bambini e adulti. Ormai erano diventati tutti amici di Pinocchio.
lunedì 16 luglio 2012
53. Nuovo teatro dei burattini
Pinocchio aveva creato anche un baracchino di quelli usati dai burattinai che danno spettacolo nei giardini pubblici, e si era sistemato davanti alla porta del suo laboratorio, con una grande scritta che diceva: "Nuovo teatro dei burattini per tutti i bambini musoni". Infatti, gli abitanti di quel paese si chiamavano musoni anche tra loro, e non si offendevano affatto: sapevano di essere fatti in quella maniera, e non ci facevano neanche più caso.
Il cane Fido si era piazzato sotto al baracchino, e faceva da altoparlante: - Venite, bambini, venite: il burattino Pinocchio ha inventato per voi questo bel teatrino, e vi divertirete. Non pagherete nulla, se non una piccola offerta in cambio del nostro lavoro ".
I bambini musoni si erano ammassati in buon numero davanti al baracchino di Pinocchio, e sembravano molto interessati.
Pinocchio aprì il piccolo sipario del baracchino, e si affacciò, stando in piedi su una grossa panca che il pubblico non vedeva. - Amici - disse - avete visto il mio amico Arlecchino, quello che ha un vestito fatto tutto a losanghe gialle, verdi, rosse e azzurre? -
- No, non lo abbiamo visto - risposero in coro i bambini musoni, senza accorgersi che stavano parlando, loro che non parlavano mai con nessuno.
- E allora...eccolo qua! - disse Pinocchio mostrando quel bellissimo Arlecchino nuovo nuovo.
- Cosa vuoi da me, Pinocchio? - disse Arlecchino (ma era Pinocchio che gli prestava la voce).
- Da te voglio che mi procuri un cane parlante, perché voglio mandarlo a comprarmi delle salsicce! -
Ed ecco che anche Fido si affacciò dal baracchino: - Sono qui, padrone! -
Il cane Fido si era piazzato sotto al baracchino, e faceva da altoparlante: - Venite, bambini, venite: il burattino Pinocchio ha inventato per voi questo bel teatrino, e vi divertirete. Non pagherete nulla, se non una piccola offerta in cambio del nostro lavoro ".
I bambini musoni si erano ammassati in buon numero davanti al baracchino di Pinocchio, e sembravano molto interessati.
Pinocchio aprì il piccolo sipario del baracchino, e si affacciò, stando in piedi su una grossa panca che il pubblico non vedeva. - Amici - disse - avete visto il mio amico Arlecchino, quello che ha un vestito fatto tutto a losanghe gialle, verdi, rosse e azzurre? -
- No, non lo abbiamo visto - risposero in coro i bambini musoni, senza accorgersi che stavano parlando, loro che non parlavano mai con nessuno.
- E allora...eccolo qua! - disse Pinocchio mostrando quel bellissimo Arlecchino nuovo nuovo.
- Cosa vuoi da me, Pinocchio? - disse Arlecchino (ma era Pinocchio che gli prestava la voce).
- Da te voglio che mi procuri un cane parlante, perché voglio mandarlo a comprarmi delle salsicce! -
Ed ecco che anche Fido si affacciò dal baracchino: - Sono qui, padrone! -
domenica 15 luglio 2012
52. Pinocchio scolpisce Arlecchino
Per fortuna Pinocchio, nel lasciare la sua trattoria, aveva portato con sé un mucchietto di denaro, e si mise a girare nel Paese dei Musoni per vedere se incontrasse un negozio di attrezzi o almeno una falegnameria.
Finalmente trovò una bottega di ferramenta, e parlando il meno possibile riuscì a comprare tutto quel che gli serviva per costruire un burattino, compreso un bel pezzo di legno. Il negoziante non disse una parola, e neanche si meravigliò che il suo avventore fosse fatto di legno e avesse un naso troppo lungo: in quel paese la gente sembrava che non avesse sentimenti, oltre alla parola, come se fosse fatta di legno anch'essa.
Camminando per la strada principale del paese, Pinocchio vide un bel portone sul quale era infisso un cartello: "Affittasi ampio locale a pianterreno".
- E' proprio quello che fa per me! - pensò Pinocchio, e lo disse al suo cane Fido.
- Bella idea - approvò Fido. -Vedrai che te la caverai con poco denaro -
Infatti, nel Paese dei Musoni, gli affari erano molto magri, e i costi erano ridotti al minimo. Pinocchio, con pochissime parole, contrattò l'affitto di quel bel locale, e con uno scudo lo ebbe a disposizione per un anno intero.
La sera stessa cominciò a lavorare il suo pezzo di legno, e segando, piallando, lavorando di scalpello e poi di pennello con vernici di vari colori tirò fuori un Arlecchino così bello, ma così bello, che il cane Fido rimase a bocca aperta e poi esclamò: - Pinocchio: tu sei un vero scultore! E stai sempre lì a lamentarti di non saper fare niente. Amico, tu avrai un grande avvenire! "
Finalmente trovò una bottega di ferramenta, e parlando il meno possibile riuscì a comprare tutto quel che gli serviva per costruire un burattino, compreso un bel pezzo di legno. Il negoziante non disse una parola, e neanche si meravigliò che il suo avventore fosse fatto di legno e avesse un naso troppo lungo: in quel paese la gente sembrava che non avesse sentimenti, oltre alla parola, come se fosse fatta di legno anch'essa.
Camminando per la strada principale del paese, Pinocchio vide un bel portone sul quale era infisso un cartello: "Affittasi ampio locale a pianterreno".
- E' proprio quello che fa per me! - pensò Pinocchio, e lo disse al suo cane Fido.
- Bella idea - approvò Fido. -Vedrai che te la caverai con poco denaro -
Infatti, nel Paese dei Musoni, gli affari erano molto magri, e i costi erano ridotti al minimo. Pinocchio, con pochissime parole, contrattò l'affitto di quel bel locale, e con uno scudo lo ebbe a disposizione per un anno intero.
La sera stessa cominciò a lavorare il suo pezzo di legno, e segando, piallando, lavorando di scalpello e poi di pennello con vernici di vari colori tirò fuori un Arlecchino così bello, ma così bello, che il cane Fido rimase a bocca aperta e poi esclamò: - Pinocchio: tu sei un vero scultore! E stai sempre lì a lamentarti di non saper fare niente. Amico, tu avrai un grande avvenire! "
sabato 14 luglio 2012
51. Il Paese dei Musoni
In quella terra in cui nessuno parlava, Pinocchio aveva incontrato per sua fortuna Fido, il cane parlante, e con lui si sfogava di tutte le sue disavventure.
- Pinocchio - gli diceva Fido - questa gente è chiusa in sé, come se fosse muta e sorda. Ma ti posso garantire che una volta era gente normale, e che se qualcuno la aiutasse a ritrovare l'armonia dei suoi pensieri potrebbe tornare a parlare, a confidarsi e a sorridere con il prossimo -
- Ma come? - rispondeva Pinocchio - Mi piacerebbe proprio essere io l'artefice di questo miracolo. Però come faccio, se ho anch'io tanti problemi e vado girando per il mondo in cerca di pace? -
- Pinocchio - gli suggeriva Fido, il cane parlante. - Tu hai proprio in te il segreto per restituire il sorriso a questa gente. Tu sei un burattino, e un burattino è fatto apposta per far ridere grandi e bambini. Perché non crei un piccolo teatro, come fanno nei parchi di certe città? -
- Già, è vero: il Teatro dei Burattrini! Una volta passò anche nel mio paese, e io vi conobbi tanti amici, tra cui Arlecchino, e poi il burattinaio Mangiafuoco. Lo sai, Fido, che proprio Mangiafuoco, donandoni cinque zecchini d'oro, fu colui che mi procurò una serie infinita di avventure e disavventure? -
- Davvero, Pinocchio? E allora prendi spunto da lui e inventa anche tu il teatro dei burattini. Ti aiuterò anch'io, basta che trovi una parte interessante per un cane parlante come me! -
- L'idea non è male: ma ci vuole almeno almeno un altro burattino come Arlecchino, se no che teatro dei burattini è? -
Pinocchio si convinse che Fido gli aveva dato un'idea meravigliosa. Bisognava procurarsi un bel pezzo di legno, una sega, una pialla e uno scalpello.
- Pinocchio - gli diceva Fido - questa gente è chiusa in sé, come se fosse muta e sorda. Ma ti posso garantire che una volta era gente normale, e che se qualcuno la aiutasse a ritrovare l'armonia dei suoi pensieri potrebbe tornare a parlare, a confidarsi e a sorridere con il prossimo -
- Ma come? - rispondeva Pinocchio - Mi piacerebbe proprio essere io l'artefice di questo miracolo. Però come faccio, se ho anch'io tanti problemi e vado girando per il mondo in cerca di pace? -
- Pinocchio - gli suggeriva Fido, il cane parlante. - Tu hai proprio in te il segreto per restituire il sorriso a questa gente. Tu sei un burattino, e un burattino è fatto apposta per far ridere grandi e bambini. Perché non crei un piccolo teatro, come fanno nei parchi di certe città? -
- Già, è vero: il Teatro dei Burattrini! Una volta passò anche nel mio paese, e io vi conobbi tanti amici, tra cui Arlecchino, e poi il burattinaio Mangiafuoco. Lo sai, Fido, che proprio Mangiafuoco, donandoni cinque zecchini d'oro, fu colui che mi procurò una serie infinita di avventure e disavventure? -
- Davvero, Pinocchio? E allora prendi spunto da lui e inventa anche tu il teatro dei burattini. Ti aiuterò anch'io, basta che trovi una parte interessante per un cane parlante come me! -
- L'idea non è male: ma ci vuole almeno almeno un altro burattino come Arlecchino, se no che teatro dei burattini è? -
Pinocchio si convinse che Fido gli aveva dato un'idea meravigliosa. Bisognava procurarsi un bel pezzo di legno, una sega, una pialla e uno scalpello.
venerdì 13 luglio 2012
50. L'amico Tonno
- Oh, amico Tonno, aiutami! Non so più cosa fare, non mi accontento di nulla. Ora sono tornato ad essere burattino come una volta e ho lasciato tutti i miei amici -
- Povero Pinocchio! Ma non aver paura: se ti comporti bene, di amici ne avrai ancora. Io sono uno di essi. Sali sulla mia groppa e vieni con me: ti porterò dove non ti conosce nessuno e potrai rifarti una vita -
Pinocchio si accostò al Tonno: ora si cominciava a vedere un po' di luce. Salì sul suo dorso potente ed ampio, e il Tonno disse: - Andiamo! - e cominciò a spingersi verso l'alto mare.
Il Tonno andava veloce e sicuro, e dopo una lunga navigazione sbarcò Pinocchio su una terra completamente sconosciuta.
Il Tonno lo salutò e gli disse: - Non aver paura, Pinocchio, troverai sempre chi ti aiuterà. Abbi fede in te e non far del male a nessuno. Sappi che in qualunque momento tu deciderai di tornare sulla riva per riprendere la via di casa, il tuo amico Tonno sarà là. Addio, Pinocchio! -
Il Tonno sparì, e Pinocchio cominciò ad avviarsi per quella terra sconosciuta. Ogni tanto incontrava della gente: Pinocchio salutava, ma nessuno rispondeva, ed era come se non lo vedessero.
Finalmente, un cane barbone gli si accostò e si mise a seguire Pinocchio come se fosse un vecchio amico.
- Perché vuoi stare con me? - disse Pinocchio - Come mai queste persone neanche mi vedono e tu invece mi dai tanta importanza? -
- Amico - disse il cane con una voce umana che fece sussultare il burattino. - Questa gente è indifferente e non ha cuore: lo chiamano il Paese dei Musoni. Io mi chiamo Fido e ti aiuterò. Seguimi e non ti pentirai -
- Povero Pinocchio! Ma non aver paura: se ti comporti bene, di amici ne avrai ancora. Io sono uno di essi. Sali sulla mia groppa e vieni con me: ti porterò dove non ti conosce nessuno e potrai rifarti una vita -
Pinocchio si accostò al Tonno: ora si cominciava a vedere un po' di luce. Salì sul suo dorso potente ed ampio, e il Tonno disse: - Andiamo! - e cominciò a spingersi verso l'alto mare.
Il Tonno andava veloce e sicuro, e dopo una lunga navigazione sbarcò Pinocchio su una terra completamente sconosciuta.
Il Tonno lo salutò e gli disse: - Non aver paura, Pinocchio, troverai sempre chi ti aiuterà. Abbi fede in te e non far del male a nessuno. Sappi che in qualunque momento tu deciderai di tornare sulla riva per riprendere la via di casa, il tuo amico Tonno sarà là. Addio, Pinocchio! -
Il Tonno sparì, e Pinocchio cominciò ad avviarsi per quella terra sconosciuta. Ogni tanto incontrava della gente: Pinocchio salutava, ma nessuno rispondeva, ed era come se non lo vedessero.
Finalmente, un cane barbone gli si accostò e si mise a seguire Pinocchio come se fosse un vecchio amico.
- Perché vuoi stare con me? - disse Pinocchio - Come mai queste persone neanche mi vedono e tu invece mi dai tanta importanza? -
- Amico - disse il cane con una voce umana che fece sussultare il burattino. - Questa gente è indifferente e non ha cuore: lo chiamano il Paese dei Musoni. Io mi chiamo Fido e ti aiuterò. Seguimi e non ti pentirai -
giovedì 12 luglio 2012
49. Pinocchio si vergogna
Pinocchio ora si vergognava di essere soltanto un burattino di legno. Non poteva guardare gli altri che lavoravano tranquilli nella sua trattoria, mentre lui ora se ne stava in disparte e non aveva il coraggio di farsi vedere dalla gente del paese. Dove era finito il bambino coraggioso e sincero che non aveva paura di nulla, e anzi aiutava gli altri a comportarsi bene?
Così, una notte, Pinocchio si alzò piano piano, accese soltanto una candela per lavarsi la faccia e per scrivere questo biglietto: " Perdonatemi, non ho più il coraggio di stare tra voi. Perdono, papà Geppetto; perdono, Fatina mia cara. Vado per la mia strada, e forse un giorno mi pentirò, pagherò la mia penitenza, e tornerò a lavorare con voi. Tirate avanti tranquilli in questa trattoria. Addio. Il vostro Pinocchio".
Sempre in perfetto silenzio, Pinocchio uscì dalla casa, richiuse la porta dietro di sé, e si inoltrò nella notte.
Andava nel buio non sapendo dove, per la via opposta a quella del Paese dei Balocchi, nel quale non voleva davvero tornare.
Sentiva dietro di sè dei suoni strani: una civetta ogni tanto faceva un "cucù, cucù" che gli metteva paura. Dove era andato a finire tutto il suo coraggio?
Si ritrovò sulla riva del mare. Nel buio sentì l'acqua che sguazzava ai suoi piedi. Poi sentì una voce che diceva chiaramente: - Pinocchio, accostati! -
- Chi sei? - disse Pinocchio impaurito.
- Come, non mi riconosci? Sono il Tonno, il tuo amico Tonno, quello che ti aiutò a fuggire insieme al tuo babbo Geppetto dal ventre del Pescecane -
Così, una notte, Pinocchio si alzò piano piano, accese soltanto una candela per lavarsi la faccia e per scrivere questo biglietto: " Perdonatemi, non ho più il coraggio di stare tra voi. Perdono, papà Geppetto; perdono, Fatina mia cara. Vado per la mia strada, e forse un giorno mi pentirò, pagherò la mia penitenza, e tornerò a lavorare con voi. Tirate avanti tranquilli in questa trattoria. Addio. Il vostro Pinocchio".
Sempre in perfetto silenzio, Pinocchio uscì dalla casa, richiuse la porta dietro di sé, e si inoltrò nella notte.
Andava nel buio non sapendo dove, per la via opposta a quella del Paese dei Balocchi, nel quale non voleva davvero tornare.
Sentiva dietro di sè dei suoni strani: una civetta ogni tanto faceva un "cucù, cucù" che gli metteva paura. Dove era andato a finire tutto il suo coraggio?
Si ritrovò sulla riva del mare. Nel buio sentì l'acqua che sguazzava ai suoi piedi. Poi sentì una voce che diceva chiaramente: - Pinocchio, accostati! -
- Chi sei? - disse Pinocchio impaurito.
- Come, non mi riconosci? Sono il Tonno, il tuo amico Tonno, quello che ti aiutò a fuggire insieme al tuo babbo Geppetto dal ventre del Pescecane -
mercoledì 11 luglio 2012
48. Un sogno strano
Pinocchio, dopo essersi tanto girato tra le lenzuola, finalmente si addormentò. Ma fece un sogno strano: gli sembrava che i suoi piedi fossero diventati di legno, poi via via anche le gambe, la pancia, le braccia, e finalmente anche la faccia e la testa intera. Dio mio, che brutto sogno! Ma davvero aveva desiderato di ridiventare di legno?
Quale non fu la sua meraviglia quando, al risveglio, vide che i suoi piedi erano diventati davvero di legno: li batteva in terra, e sentiva quel suono secco di legname. E di legno erano le ginocchia, mio Dio, le mani, le braccia e...
Andò a guardarsi nello specchio: non c'era dubbio, era di legno la faccia, e quel naso, un po' troppo lungo e a punta, e tutta la testa, tonda e liscia come una grossa palla.
- Babbo! Babbo! - gridò, chiamando Geppetto. E Geppetto, come lo vide, cadde svenuto su una seggiola e non aveva il coraggio neanche di chiamare il suo figliuolo.
Accorse anche la Fata, ma non disse nulla: guardò solo Pinocchio con aria severa. E mastro Ciliegia...e la piccola Lucia che non poteva credere ai suoi occhi. Ma il brutto fu quando lo vide Lucignolo, che non sapeva se piangere o ridere, e poi alla fine disse: - Pinocchio mio, che cosa hai combinato? Hai rivisto il Paese dei Balocchi e sei voluto tornare burattino? E ora come farai? E io che farò? -
- Tu resterai qui nella Trattoria di Pinocchio - disse con calma il burattino: solo la voce era rimasta quella di prima. - Tutti resterete qui e continuerete a lavorare come se non fosse accaduto nulla. Anch'io resterò, almeno lo spero tanto! -
Quale non fu la sua meraviglia quando, al risveglio, vide che i suoi piedi erano diventati davvero di legno: li batteva in terra, e sentiva quel suono secco di legname. E di legno erano le ginocchia, mio Dio, le mani, le braccia e...
Andò a guardarsi nello specchio: non c'era dubbio, era di legno la faccia, e quel naso, un po' troppo lungo e a punta, e tutta la testa, tonda e liscia come una grossa palla.
- Babbo! Babbo! - gridò, chiamando Geppetto. E Geppetto, come lo vide, cadde svenuto su una seggiola e non aveva il coraggio neanche di chiamare il suo figliuolo.
Accorse anche la Fata, ma non disse nulla: guardò solo Pinocchio con aria severa. E mastro Ciliegia...e la piccola Lucia che non poteva credere ai suoi occhi. Ma il brutto fu quando lo vide Lucignolo, che non sapeva se piangere o ridere, e poi alla fine disse: - Pinocchio mio, che cosa hai combinato? Hai rivisto il Paese dei Balocchi e sei voluto tornare burattino? E ora come farai? E io che farò? -
- Tu resterai qui nella Trattoria di Pinocchio - disse con calma il burattino: solo la voce era rimasta quella di prima. - Tutti resterete qui e continuerete a lavorare come se non fosse accaduto nulla. Anch'io resterò, almeno lo spero tanto! -
martedì 10 luglio 2012
47. Ah, se potessi tornare burattino!
La fortuna sembrava assistere Pinocchio in tutto ciò che faceva. La sua trattoria era diventata famosa in tutta la zona, gli affari andavano bene, perfino Orso Bruno e Struzzo con gli Occhiali erano contenti e felici di lavorare onestamente e di guadagnarsi la vita.
Eppure, la sera, prima di andare a dormire, Pinocchio si sentiva triste e sembrava sempre che gli mancasse qualcosa.
La Fata dai capelli non più turchini lo guardava senza farsi vedere, ed era un po' preoccupata per quel bambino così bravo che non era mai contento di se stesso.
- Che cosa posso fare per lui, perché si senta veramente felice? - si chiedeva segretamente.
Problemi e misteri della vita umana. Anche quando abbiamo tutto, ci sembra sempre che ci manchi qualcosa, magari una piccola cosa, per essere davvero felici.
Una sera Pinocchio, stanco per il tanto lavoro, si gettò sul suo lettino a castello, che mastro Ciliegia e Geppetto avevano fatto a gara perché fosse proprio perfetto.
Pinocchio si girava e rigirava nel suo lettuccio, quando sentì il Grillo Parlante che gli diceva: - Pinocchio, non essere impaziente! Accetta di diventare grande piano piano! Non puoi conquistare il mondo tutto in una volta! E pensa che un giorno avrai vicino una giovane donna che ti aiuterà e ti farà sentire contento di te stesso! -
- Taci, grillaccio! - disse Pinocchio arrabbiato. - Sai solo darmi consigli stupidi, tu! Ah, se potessi tornare indietro! A, se potessi tornare burattino! Certo, non soffrirei tanto di malinconia! -
Il Grillo Parlante, impaurito, si ritirò in fretta, e non si vide e non si sentì più.
Eppure, la sera, prima di andare a dormire, Pinocchio si sentiva triste e sembrava sempre che gli mancasse qualcosa.
La Fata dai capelli non più turchini lo guardava senza farsi vedere, ed era un po' preoccupata per quel bambino così bravo che non era mai contento di se stesso.
- Che cosa posso fare per lui, perché si senta veramente felice? - si chiedeva segretamente.
Problemi e misteri della vita umana. Anche quando abbiamo tutto, ci sembra sempre che ci manchi qualcosa, magari una piccola cosa, per essere davvero felici.
Una sera Pinocchio, stanco per il tanto lavoro, si gettò sul suo lettino a castello, che mastro Ciliegia e Geppetto avevano fatto a gara perché fosse proprio perfetto.
Pinocchio si girava e rigirava nel suo lettuccio, quando sentì il Grillo Parlante che gli diceva: - Pinocchio, non essere impaziente! Accetta di diventare grande piano piano! Non puoi conquistare il mondo tutto in una volta! E pensa che un giorno avrai vicino una giovane donna che ti aiuterà e ti farà sentire contento di te stesso! -
- Taci, grillaccio! - disse Pinocchio arrabbiato. - Sai solo darmi consigli stupidi, tu! Ah, se potessi tornare indietro! A, se potessi tornare burattino! Certo, non soffrirei tanto di malinconia! -
Il Grillo Parlante, impaurito, si ritirò in fretta, e non si vide e non si sentì più.
lunedì 9 luglio 2012
46. Un divertimento facile e sicuro
Si ritrovarono in mezzo a bambini della stessa età, tutti allegri e spensierati: chi mangiava zucchero filato, chi noccioline americane, chi crostatine con marmellata, bevevano aranciate e gazose, e tutti pensavano a divertirsi al tiro a segno, alla giostra, allo scivolo che terminava nell'acqua. Faceva caldo, e nessuno si preoccupava anche se in molti si bagnavano. Che grandissima festa: ancora più di quando erano venuti la prima volta.
Non c'era nessun adulto che li controllava: i bambini prendevano da soli ogni decisione ed erano liberi di mangiare e bere e di giocare senza problemi. Non si pagava nulla e il divertimento era facile e sicuro.
Quando cominciò a far sera, si videro comparire degli strani ometti tondi e grassocci, e cominciarono a dire: - Bambini, è tardi. E' ora di ritirarsi e di andare a riposare. E' buio, ormai, e la festa riprenderà domani -
Pinocchio e Lucignolo cominciarono a sentire anche degli strani gemiti e lamenti, e provarono una grande paura. Allora non era cambiato niente, era tutto come prima, quei bambini sarebbero diventati anche questa volta una grossa schiera di ciuchini, e chissà quale altra cosa ancora di spaventoso.
Il cancello si stava richiudendo alle loro spalle, ma i due bambini, ammaestrati dalla precedente esperienza, riuscirono a saltar fuori appena in tempo. Uno di quegli ometti grassocci, con una frusta in mano, cercò d'inseguirli, ma Pinocchio e Lucignolo erano più veloci, non avevano mangiato né bevuto né giocato, erano stati molto prudenti perché sospettavano che sarebbe andata a finire in quel certo modo.
Dopo un lungo cammino di corsa o a passo svelto, arrivarono finalmente alla Trattoria, dove tutti li stavano aspettando allarmati e li avevano cercati a lungo nel paese.
Non c'era nessun adulto che li controllava: i bambini prendevano da soli ogni decisione ed erano liberi di mangiare e bere e di giocare senza problemi. Non si pagava nulla e il divertimento era facile e sicuro.
Quando cominciò a far sera, si videro comparire degli strani ometti tondi e grassocci, e cominciarono a dire: - Bambini, è tardi. E' ora di ritirarsi e di andare a riposare. E' buio, ormai, e la festa riprenderà domani -
Pinocchio e Lucignolo cominciarono a sentire anche degli strani gemiti e lamenti, e provarono una grande paura. Allora non era cambiato niente, era tutto come prima, quei bambini sarebbero diventati anche questa volta una grossa schiera di ciuchini, e chissà quale altra cosa ancora di spaventoso.
Il cancello si stava richiudendo alle loro spalle, ma i due bambini, ammaestrati dalla precedente esperienza, riuscirono a saltar fuori appena in tempo. Uno di quegli ometti grassocci, con una frusta in mano, cercò d'inseguirli, ma Pinocchio e Lucignolo erano più veloci, non avevano mangiato né bevuto né giocato, erano stati molto prudenti perché sospettavano che sarebbe andata a finire in quel certo modo.
Dopo un lungo cammino di corsa o a passo svelto, arrivarono finalmente alla Trattoria, dove tutti li stavano aspettando allarmati e li avevano cercati a lungo nel paese.
domenica 8 luglio 2012
45. Ci sarà ancora il Paese dei Balocchi?
La Trattoria di Pinocchio rimaneva chiusa lo stesso giorno in cui era chiuso il mercato, cioè il lunedì. Quel giorno, Pinocchio e Lucignolo si annoiavano da morire, e facevano certi sbadigli che non finivano mai.
Un lunedì, a Pinocchio venne un'idea,e la suggerì a Lucignolo: - Ti ricordi la strada per andare al Paese dei Balocchi? -
- Certo che me la ricordo - rispose prontamente Lucignolo - Hai forse voglia di un altro bel paio di orecchie d'asino? -
Pinocchio scoppiò in una gran risata. - No, no! Andiamo soltanto a vedere se ci sono ancora tanti giochi, musica, balli, e magari se c'è rimasto qualche ciuchino che non ha ritrovato la strada di casa -
Era ancora presto, e i due amiconi si avviarono a passo svelto ricordando brandelli di quella brutta avventura.
Se c'era ancora un corteo di bambini e di ciuchini che si recavano a quel fantastico paese, ci sarebbe andato di notte e loro non lo avrebbero incontrato. Avrebbero visto da lontano quei tendoni e capannoni, e si sarebbero accostati con prudenza, per non avere sorprese.
Dopo un paio d'ore di cammino, a Lucignolo sembrò di riconoscere quel posto straordinario. Infatti, da lontano videro degli alberi molto alti, e sotto quegli alberi una specie di villaggio animato da mille colori.
Si avvicinarono sempre di più, e cominciarono a sentire suoni allegri di trombe, trombette e tamburi. Palloncini verdi, rossi, azzurri e gialli rallegravano il villaggio. Il cancello era spalancato, e Pinocchio e Lucignolo entrarono senza che nessuno li fermasse.
Un lunedì, a Pinocchio venne un'idea,e la suggerì a Lucignolo: - Ti ricordi la strada per andare al Paese dei Balocchi? -
- Certo che me la ricordo - rispose prontamente Lucignolo - Hai forse voglia di un altro bel paio di orecchie d'asino? -
Pinocchio scoppiò in una gran risata. - No, no! Andiamo soltanto a vedere se ci sono ancora tanti giochi, musica, balli, e magari se c'è rimasto qualche ciuchino che non ha ritrovato la strada di casa -
Era ancora presto, e i due amiconi si avviarono a passo svelto ricordando brandelli di quella brutta avventura.
Se c'era ancora un corteo di bambini e di ciuchini che si recavano a quel fantastico paese, ci sarebbe andato di notte e loro non lo avrebbero incontrato. Avrebbero visto da lontano quei tendoni e capannoni, e si sarebbero accostati con prudenza, per non avere sorprese.
Dopo un paio d'ore di cammino, a Lucignolo sembrò di riconoscere quel posto straordinario. Infatti, da lontano videro degli alberi molto alti, e sotto quegli alberi una specie di villaggio animato da mille colori.
Si avvicinarono sempre di più, e cominciarono a sentire suoni allegri di trombe, trombette e tamburi. Palloncini verdi, rossi, azzurri e gialli rallegravano il villaggio. Il cancello era spalancato, e Pinocchio e Lucignolo entrarono senza che nessuno li fermasse.
sabato 7 luglio 2012
44. Due bravissimi camerieri
Voi non ci crederete, ma fu proprio così: l'Orso e lo Struzzo chiesero perdono, e chiesero anche di diventare camerieri alla Trattoria di Pinocchio, dove c'era molto bisogno di personale.
- Pagheremo i nostri debiti lavorando, e voi non ci darete lo stipendio, ma soltanto vitto e alloggio. Ripagheremo un po' alla volta tutto quello che abbiamo rubato a questa brava gente che oggi voleva farsi ripagare picchiandoci duramente -
La Fatina li prese in parola, e tutti gli altri accettarono la loro collaborazione. In fondo, quei due non volevano che procurarsi in qualche modo da vivere, e lavorando per Pinocchio lo facevano onestamente e utilmente per se stessi e per gli altri.
Sembra difficile crederlo, ma da quel giorno l'Orso Bruno e lo Struzzo con gli Occhiali diventarono due bravissimi camerieri, servendo molto abilmente ai tavoli degli avventori, che si divertivano moltissimo nel vederli portare piatti e bottiglie, cestelli di pane e fiaschetti di vino. Specialmente i bambini chiedevo ai genitori di andare alla Trattoria di Pinocchio per vedere quei due camerieri così divertenti.
Dopo alcuni mesi, Orso e Struzzo avrebbero già ripagato i loro debiti, e avrebbero potuto benissimo salutare Pinocchio e tutti i suoi amici e andarsene liberi a trovare nuove avventure, ma erano talmente cambiati, talmente contenti di quel lavoro trovato casualmente, che chiesero di rimanere per sempre. La Fatina concesse loro anche un piccolo compenso mensile, che essi poi arrotondavano con le piccole mance che i bambini e gli avventori in genere lasciavano loro alla fine di ogni pasto. Queste sono le vere sorprese della vita, e tutti ne furono contenti.
- Pagheremo i nostri debiti lavorando, e voi non ci darete lo stipendio, ma soltanto vitto e alloggio. Ripagheremo un po' alla volta tutto quello che abbiamo rubato a questa brava gente che oggi voleva farsi ripagare picchiandoci duramente -
La Fatina li prese in parola, e tutti gli altri accettarono la loro collaborazione. In fondo, quei due non volevano che procurarsi in qualche modo da vivere, e lavorando per Pinocchio lo facevano onestamente e utilmente per se stessi e per gli altri.
Sembra difficile crederlo, ma da quel giorno l'Orso Bruno e lo Struzzo con gli Occhiali diventarono due bravissimi camerieri, servendo molto abilmente ai tavoli degli avventori, che si divertivano moltissimo nel vederli portare piatti e bottiglie, cestelli di pane e fiaschetti di vino. Specialmente i bambini chiedevo ai genitori di andare alla Trattoria di Pinocchio per vedere quei due camerieri così divertenti.
Dopo alcuni mesi, Orso e Struzzo avrebbero già ripagato i loro debiti, e avrebbero potuto benissimo salutare Pinocchio e tutti i suoi amici e andarsene liberi a trovare nuove avventure, ma erano talmente cambiati, talmente contenti di quel lavoro trovato casualmente, che chiesero di rimanere per sempre. La Fatina concesse loro anche un piccolo compenso mensile, che essi poi arrotondavano con le piccole mance che i bambini e gli avventori in genere lasciavano loro alla fine di ogni pasto. Queste sono le vere sorprese della vita, e tutti ne furono contenti.
venerdì 6 luglio 2012
43. La fuga di due imbroglioni
Un giorno, al mercato, ci fu una scena molto movimentata. Si erano ripresentati, dopo tanti e tanti mesi, l'Orso Bruno e lo Struzzo, cercando inutilmente di non farsi riconoscere. L'Orso si era messo sulla testa un grande sombrero messicano, mentre lo Struzzo si era tolto gli occhiali e si era sistemato al collo un grande fazzolettone rosso annodato come un cravattone.
La gente li aveva riconosciuti subito: avevano cercato d'imbrogliare un po' tutti i commercianti, compresi Lucignolo e Pinocchio, inventandosi una inesistente "Banca dell'Orso" comparsa all'improvviso e scomparsa altrettanto in fretta.
Come li videro, tre o quattro venditori, armati chi di un mattarello, chi di un bastone, chi di uno spazzolone, li inseguirono gridando: - Brutti ladroni, restituiteci i nostri soldi! -
I due imbucarono di corsa la stradina in discesa che portava alla Trattoria di Pinocchio, e non trovarono di meglio che infilarsi proprio dentro la cucina, chiedendo in ginocchio la protezione di Pinocchio, di Lucignolo e della Fata dai capelli turchini.
Pinocchio e Lucignolo, ripensando ai cinque zecchini d'oro che i due briganti avevano strappato loro con l'inganno, avrebbero voluto picchiarli con un mestolo che avevano tra le mani, ma la buona Fata si mise di mezzo e cercò di salvare i due birboni.
- Tutto cambia, al mondo: guardate me, i miei bei capelli turchini sono diventati bianchi. Può darsi che questi due birboni da oggi in poi mettano giudizio e si facciano perdonare.
La gente li aveva riconosciuti subito: avevano cercato d'imbrogliare un po' tutti i commercianti, compresi Lucignolo e Pinocchio, inventandosi una inesistente "Banca dell'Orso" comparsa all'improvviso e scomparsa altrettanto in fretta.
Come li videro, tre o quattro venditori, armati chi di un mattarello, chi di un bastone, chi di uno spazzolone, li inseguirono gridando: - Brutti ladroni, restituiteci i nostri soldi! -
I due imbucarono di corsa la stradina in discesa che portava alla Trattoria di Pinocchio, e non trovarono di meglio che infilarsi proprio dentro la cucina, chiedendo in ginocchio la protezione di Pinocchio, di Lucignolo e della Fata dai capelli turchini.
Pinocchio e Lucignolo, ripensando ai cinque zecchini d'oro che i due briganti avevano strappato loro con l'inganno, avrebbero voluto picchiarli con un mestolo che avevano tra le mani, ma la buona Fata si mise di mezzo e cercò di salvare i due birboni.
- Tutto cambia, al mondo: guardate me, i miei bei capelli turchini sono diventati bianchi. Può darsi che questi due birboni da oggi in poi mettano giudizio e si facciano perdonare.
giovedì 5 luglio 2012
42. Il ritorno della fatina
Lucia andò in cucina a preparare l'occorrente, e disse ai suoi amici: - C'è una signora, qui fuori al tavolo, che mi sembra molto bella e gentile -
Geppetto ebbe come un tuffo al cuore, e corse fuori a vedere, ma non conosceva quella signora: aveva i capelli bianchi...
- Si accomodi, signor Geppetto! - disse lei facendo cenno a una sedia del suo tavolo.
- Ma...- Geppetto era esitante. - Come conosce il mio nome? -
- Tutti, nella zona, conoscono la Trattoria di Pinocchio e sanno del suo babbo Geppetto -
Questi si era accostato e si era seduto accanto a lei. La scrutava, e vide brillare una lagrima.
- Sei tu, bella fatina? Che fine hanno fatto i tuoi splendidi capelli turchini? -
La guardò ancora più intensamente. Lei aveva alzato la sua veletta, e poi si tolse anche il cappello. Sì, era proprio lei, anche se era molto invecchiata. I due prima si presero per mano, e poi si abbracciarono piangendo a dirotto.
- Sono tornata, sono tornata per sempre! Non mi allontanerò mai più da voi, ora che Pinocchio ha messo giudizio ed è diventato così bravo -
Pinocchio corse fuori dalla cucina, vide Geppetto e la donna abbracciati, e con gioia infinita andò anche lui a stringersi in quell'abbraccio, piangendo. Poi fu la volta di mastro Ciliegia, di Lucignolo e di Lucia.
Che grande festa ci fu, quella sera, alla trattoria di Pinocchio! Ora sì che erano al completo, e felici! Fecero tutti baldoria, con una torta di mele e uno speciale Chianti che esplodeva in deliziose bollicine. In nessuna famiglia mai di quel paese c'era stata una serata così bella e commovente.
Geppetto ebbe come un tuffo al cuore, e corse fuori a vedere, ma non conosceva quella signora: aveva i capelli bianchi...
- Si accomodi, signor Geppetto! - disse lei facendo cenno a una sedia del suo tavolo.
- Ma...- Geppetto era esitante. - Come conosce il mio nome? -
- Tutti, nella zona, conoscono la Trattoria di Pinocchio e sanno del suo babbo Geppetto -
Questi si era accostato e si era seduto accanto a lei. La scrutava, e vide brillare una lagrima.
- Sei tu, bella fatina? Che fine hanno fatto i tuoi splendidi capelli turchini? -
La guardò ancora più intensamente. Lei aveva alzato la sua veletta, e poi si tolse anche il cappello. Sì, era proprio lei, anche se era molto invecchiata. I due prima si presero per mano, e poi si abbracciarono piangendo a dirotto.
- Sono tornata, sono tornata per sempre! Non mi allontanerò mai più da voi, ora che Pinocchio ha messo giudizio ed è diventato così bravo -
Pinocchio corse fuori dalla cucina, vide Geppetto e la donna abbracciati, e con gioia infinita andò anche lui a stringersi in quell'abbraccio, piangendo. Poi fu la volta di mastro Ciliegia, di Lucignolo e di Lucia.
Che grande festa ci fu, quella sera, alla trattoria di Pinocchio! Ora sì che erano al completo, e felici! Fecero tutti baldoria, con una torta di mele e uno speciale Chianti che esplodeva in deliziose bollicine. In nessuna famiglia mai di quel paese c'era stata una serata così bella e commovente.
mercoledì 4 luglio 2012
41.Una signora misteriosa
Gli affari della Trattoria di Pinocchio andavano molto bene. Mastro Ciliegia e Geppetto avevano aggiustato e ampliato i locali in vista della stagione autunnale e invernale, ma per il momento si lavorava bene ai tavoli all'aperto.
Quando alle 13 chiudeva il mercato del paese, parecchia gente si fermava a quei tavoli per un piccolo pranzo a menù fisso, costo di appena una lira. La piccola cameriera Lucia aveva molto da fare nel portare spaghetti al sugo e poi frittura di pesce, oppure pollo, insalatina, patate fritte; il vinello del Chianti era sempre lì nei fiaschetti di mastro Ciliegia, che aveva una bella vigna nella vallata.
Ai tavoli, anche Pinocchio e Lucignolo davano una mano: Lucignolo aveva ancora il suo banco di pesce, ma la giornata di lavoro la chiudeva in trattoria.
Il libretto postale veniva rimpinguato ogni fine settimana, e ora era disponibile una discreta cifretta.
Ma c'era proprio tanto da lavorare, alla Trattoria di Pinocchio. Geppetto non si staccava mai dai fornelli e dal focolare, e ogni tanto si lamentava perché provava troppa fatica ed era vecchio. Nella sua mente, il pensiero era spesso rivolto alla Fatina dai capelli turchini.
Un giorno, sul far della sera, a uno dei tavoli venne a sedersi una bella signora con un vestito blu e un grande cappellone di paglia che le nascondeva i capelli.
Lucia si accostò, e le chiese: - Cosa posso servirle, signora? -
- Grazie, bambina. Avrei bisogno di un bel bicchiere di acqua fresca, perché sono molto stanca. Poi portatemi un'ala di pollo e un po' d'insalatina -
Quando alle 13 chiudeva il mercato del paese, parecchia gente si fermava a quei tavoli per un piccolo pranzo a menù fisso, costo di appena una lira. La piccola cameriera Lucia aveva molto da fare nel portare spaghetti al sugo e poi frittura di pesce, oppure pollo, insalatina, patate fritte; il vinello del Chianti era sempre lì nei fiaschetti di mastro Ciliegia, che aveva una bella vigna nella vallata.
Ai tavoli, anche Pinocchio e Lucignolo davano una mano: Lucignolo aveva ancora il suo banco di pesce, ma la giornata di lavoro la chiudeva in trattoria.
Il libretto postale veniva rimpinguato ogni fine settimana, e ora era disponibile una discreta cifretta.
Ma c'era proprio tanto da lavorare, alla Trattoria di Pinocchio. Geppetto non si staccava mai dai fornelli e dal focolare, e ogni tanto si lamentava perché provava troppa fatica ed era vecchio. Nella sua mente, il pensiero era spesso rivolto alla Fatina dai capelli turchini.
Un giorno, sul far della sera, a uno dei tavoli venne a sedersi una bella signora con un vestito blu e un grande cappellone di paglia che le nascondeva i capelli.
Lucia si accostò, e le chiese: - Cosa posso servirle, signora? -
- Grazie, bambina. Avrei bisogno di un bel bicchiere di acqua fresca, perché sono molto stanca. Poi portatemi un'ala di pollo e un po' d'insalatina -
martedì 3 luglio 2012
40. La Trattoria di Pinocchio
Il giorno dopo, Pinocchio si svegliò con una grande idea. - Babbo - disse a Geppetto - Io non so stare senza far niente. Il bel pranzetto che abbiamo organizzato ieri mi sta facendo pensare una cosa. Lucignolo porta il pesce fresco procurato dal Pescatore Verde, mastro Ciliegia il suo buon vino che proviene dalle colline del Chianti, io mi metto a produrre insalate, fagioli e patate nel prato qui dietro, e tu, babbo, sai preparare ancora la lasagna che ti aveva insegnato la Fatina dai capelli turchini. Noi quattro possiamo davvero creare una bella trattoria: la Trattoria di Pinocchio. Senti come suona bene? -
A Geppetto l'idea non sembrò davvero da buttar via, e al solo pensarci si sentì improvvisamente più giovane di dieci anni.
E mastro Ciliegia? - Io non mi limiterò a procurare del buon vino - disse - So fare delle frittate meravigliose, e perciò compreremo delle galline e un bel gallo -
Anche Lucignolo volle dire la sua. - Si lavora all'aperto in estate, apparecchiando dei tavoli qua fuori. Via via diventeremo più bravi, ma intanto si cominica col poco, e prepareremo i primi pasti a poco prezzo per la gente che vieneal paese per il mercato -
Così, tutti insieme, cominciarono a lavorare. Pinocchio aveva una gran passione per il disegno, e cominciò a dipingere una bellissima insegna, "Trattoria di Pinocchio, con un piatto fumante di spaghetti che pareva vero, e un bel fiasco di vino con dei bicchieri trasparenti.
Mastro Ciliegia aveva aperto la sua casa, affiancata a quella di Geppetto, che era piccola ma poteva benissimo fungere da cucina. La casa di mastro Ciliegia invece era ampia e con un grande stanzone luminoso; da un armadio aveva tirato fuori delle tovaglie bianche che non usava più da cinque anni, da quando sua moglie Eugenia era morta.
A Geppetto l'idea non sembrò davvero da buttar via, e al solo pensarci si sentì improvvisamente più giovane di dieci anni.
E mastro Ciliegia? - Io non mi limiterò a procurare del buon vino - disse - So fare delle frittate meravigliose, e perciò compreremo delle galline e un bel gallo -
Anche Lucignolo volle dire la sua. - Si lavora all'aperto in estate, apparecchiando dei tavoli qua fuori. Via via diventeremo più bravi, ma intanto si cominica col poco, e prepareremo i primi pasti a poco prezzo per la gente che vieneal paese per il mercato -
Così, tutti insieme, cominciarono a lavorare. Pinocchio aveva una gran passione per il disegno, e cominciò a dipingere una bellissima insegna, "Trattoria di Pinocchio, con un piatto fumante di spaghetti che pareva vero, e un bel fiasco di vino con dei bicchieri trasparenti.
Mastro Ciliegia aveva aperto la sua casa, affiancata a quella di Geppetto, che era piccola ma poteva benissimo fungere da cucina. La casa di mastro Ciliegia invece era ampia e con un grande stanzone luminoso; da un armadio aveva tirato fuori delle tovaglie bianche che non usava più da cinque anni, da quando sua moglie Eugenia era morta.
lunedì 2 luglio 2012
39. La piccola Lucia
Quanto a Lucignolo, portò con sé una bimbetta sua amica, Lucia, che avrebbe fatto da cameriera, e si dimostrava molto sveglia e ricca d'iniziative.
- E' una mia cuginetta, e col suo lavoro potrà aiutare il padre e la madre, che hanno altri quattro figli da tirare avanti -
Lucia, per prima cosa, pulì ben bene e rimise a nuovo il focolare di Geppetto, e accese un bel fuoco. Mastro Ciliegia portò alcuni pentoloni di rame che non usava da tanto tempo. Per l'indomani, tutto sarebbe stato pronto per un primo pranzo alle ore 13, appena chiuso il mercato.
Il menù era breve, ma si presentava bene. Spaghetti al sugo di pomodoro, frittura di pesce, insalate miste, altri contorni, vino bianco del Chianti. Un pasto standard per tutti, al prezzo fisso di una lira. E c'era anche della frutta portata dal mercato dal bravo Lucignolo col suo carrettino.
Furono apparecchiati quattro tavoli con tovaglie bianche, tutte le sedie della casa di mastro Ciliegia, un piccolo fiasco di vino su ogni tavolo, bicchieri lucenti lavati a meraviglia da Lucia, cameriera modello. Gli spaghetti fumanti ebbero un grande successo, e così le fritture di pesce.
In due turni, furono più di venti le persone che inaugurarono la Trattoria di Pinocchio il primo giorno, e l'incasso fu di due scudi, cioè il doppio di quello che era stata la spesa. Così la piccola Lucia poté portare a casa i primi soldarelli per aiutare la sua famiglia. Gli altri si accontentarono di veder ripagato il loro lavoro, e come prima giornata era andata anche troppo bene.
- I soldi che guadagneremo li metteremo al sicuro alla posta, aprendo un libretto di risparmio a nome di tutti noi - disse Pinocchio davvero soddisfatto.
- E' una mia cuginetta, e col suo lavoro potrà aiutare il padre e la madre, che hanno altri quattro figli da tirare avanti -
Lucia, per prima cosa, pulì ben bene e rimise a nuovo il focolare di Geppetto, e accese un bel fuoco. Mastro Ciliegia portò alcuni pentoloni di rame che non usava da tanto tempo. Per l'indomani, tutto sarebbe stato pronto per un primo pranzo alle ore 13, appena chiuso il mercato.
Il menù era breve, ma si presentava bene. Spaghetti al sugo di pomodoro, frittura di pesce, insalate miste, altri contorni, vino bianco del Chianti. Un pasto standard per tutti, al prezzo fisso di una lira. E c'era anche della frutta portata dal mercato dal bravo Lucignolo col suo carrettino.
Furono apparecchiati quattro tavoli con tovaglie bianche, tutte le sedie della casa di mastro Ciliegia, un piccolo fiasco di vino su ogni tavolo, bicchieri lucenti lavati a meraviglia da Lucia, cameriera modello. Gli spaghetti fumanti ebbero un grande successo, e così le fritture di pesce.
In due turni, furono più di venti le persone che inaugurarono la Trattoria di Pinocchio il primo giorno, e l'incasso fu di due scudi, cioè il doppio di quello che era stata la spesa. Così la piccola Lucia poté portare a casa i primi soldarelli per aiutare la sua famiglia. Gli altri si accontentarono di veder ripagato il loro lavoro, e come prima giornata era andata anche troppo bene.
- I soldi che guadagneremo li metteremo al sicuro alla posta, aprendo un libretto di risparmio a nome di tutti noi - disse Pinocchio davvero soddisfatto.
domenica 1 luglio 2012
38. La trattoria di Pinocchio
Il giorno dopo, Pinocchio si svegliò con una grande idea. - Babbo - disse a Geppetto - Io non so stare senza far niente. Il bel pranzetto che abbiamo organizzato ieri mi sta facendo pensare una cosa. Lucignolo mette il pesce fresco fornito dal Pescatore Verde, mastro Ciliegia il suo buon vino che proviene dalle colline del Chianti, io mi metto a produrre insalate, fagioli e patate nel prato qui dietro, e tu, babbo, sai fare sempre la lasagna che ti aveva insegnato la Fatina dai capelli turchini. Noi quattro possiamo davvero creare una bella trattoria: la Trattoria di Pinocchio. Senti come suona bene? -
A Geppetto l'idea non sembrò davvero da buttar via, e al solo pensarci si sentì improvvisamente più giovane di dieci anni.
E mastro Ciliegia? - Io non mi limiterò davvero a procurare del buon vino - disse. - So fare delle frittate meravigliose, e perciò compreremo delle galline e un bel gallo -
Anche Lucignolo volle dire la sua: - Si lavora all'aperto in estate, mettendo dei tavoli qua fuori. Via via diventeremo più bravi, ma intanto si comincia col poco, e prepareremo i primi pasti a poco prezzo per la gente che viene per il mercato -
Così, tutti insieme, cominciarono a lavorare. Pinocchio aveva una gran passione per il disegno, e cominciò col fare una bellissima insegna: "Trattoria di Pinocchio", con un piatto fumante di spaghetti dipinto che pareva vero, e un bel fiasco di vino con bicchieri trasparenti.
Mastro Ciliegia aveva aperto la sua casa, affiancata a quella di Geppetto che sarebbe andata bene come cucina. La casa di mastro Ciliegia, per fortuna, era ampia e con un grande stanzone luminoso; da un armadio aveva tirato fuori delle tovaglie bianche che non usava più da cinque anni, da quando sua moglie Eugenia era morta.
A Geppetto l'idea non sembrò davvero da buttar via, e al solo pensarci si sentì improvvisamente più giovane di dieci anni.
E mastro Ciliegia? - Io non mi limiterò davvero a procurare del buon vino - disse. - So fare delle frittate meravigliose, e perciò compreremo delle galline e un bel gallo -
Anche Lucignolo volle dire la sua: - Si lavora all'aperto in estate, mettendo dei tavoli qua fuori. Via via diventeremo più bravi, ma intanto si comincia col poco, e prepareremo i primi pasti a poco prezzo per la gente che viene per il mercato -
Così, tutti insieme, cominciarono a lavorare. Pinocchio aveva una gran passione per il disegno, e cominciò col fare una bellissima insegna: "Trattoria di Pinocchio", con un piatto fumante di spaghetti dipinto che pareva vero, e un bel fiasco di vino con bicchieri trasparenti.
Mastro Ciliegia aveva aperto la sua casa, affiancata a quella di Geppetto che sarebbe andata bene come cucina. La casa di mastro Ciliegia, per fortuna, era ampia e con un grande stanzone luminoso; da un armadio aveva tirato fuori delle tovaglie bianche che non usava più da cinque anni, da quando sua moglie Eugenia era morta.
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