Pinocchio non stava in sé dalla gioia. Le cose stavano finalmente cambiando, e il babbo Geppetto era il primo a raccogliere i frutti della buona sorte.
- Vieni a pranzo con noi, mastro Ciliegia! - disse con orgoglio. - Andiamo a comprare un po' di buon cibo -
Arrivati a casa di Geppetto, dopo un po' si sentì bussare alla porta. Era Lucignolo che aveva avuto la stessa idea, e aveva portato un bel po' di triglie e gamberetti, un grosso cespo di lattuga e una pagnotta di pane fresco.
Mastro Ciliegia andò a casa a prendere un suo buon fiasco di vino del Chianti, e i quattro amici, quel giorno, fecero un pranzo principesco, festeggiando il ritorno davvero gradito del bravo Pinocchio.
Perché la gioia fosse completa, mancava soltanto la Fatina dai capellli turchini, ma un raggio di sole penetrò in quel momento dalla finestra e andò a illuminare con una luce intensa un vecchio quadro dove si vedeva la Fatina, la quale sembrò davvero sorridere ai nostri amici.
Come per miracolo, da un angolo della credenza sbucò fuori il Grillo Parlante, certamente un parente di quello che Pinocchio aveva schiacciato qualche anno prima, e con una vocina gentile disse: - Tanti auguri,amici: siamo tutti contenti di esserci ritrovati. Cerchiamo di meritarci con le nostre buone azioni la fortuna, quando sentiamo che è vicina a noi -
Detto così, il Grillo Parlante sparì, e i quattro amici si fecero in coro una bella risata e si misero a battere le mani con allegria.
sabato 30 giugno 2012
venerdì 29 giugno 2012
36. L'abito nuovo di Geppetto
Anche l'incontro col vecchio Geppetto fu molto commovente.
- Ti ricordi - disse Pinocchio - quando vendesti la tua giacca per comprarmi l'abbecedario? E ti ricordi che Mangiafuoco mi aveva dato cinque zecchini d'oro per comperarti una giacca nuova coi bottoni di brillanti? Allora il Gatto e la Volpe me li rubarono, ma ora guarda che ti porto, tutti per te: tre zecchini d'oro che ho guadagnato per aver fatto catturare due briganti assai pericolosi. Questa volta il denaro non te lo ruberà nessuno, e voglio che ti comperi veramente un bellissimo abito nuovo -
Geppetto era davvero commosso. - Ho sempre creduto dentro al mio cuore che tu fossi un ragazzo d'oro. Ora andiamo dal mio amico mastro Ciliegia: conosce un sarto che è campione del mondo -
Quando mastro Ciliegia vide i tre zecchini d'oro nelle mani di Geppetto, non credette ai suoi occhi, ma poi la storia dei briganti catturati gli fece capire che era tutto vero.
- Con questi tre zecchini, amico Geppetto, non solo ti farai un gran bel vestito, ma potrai ordinare tanto di quel buon legno da farti un tavolo nuovo, quattro sedie robuste e un letto a castello per te e per Pinocchio, così da rinnovare un po' quella tua vecchia casaccia così mal messa. E potrai anche fare dei begli infissi alle finestre per evitare gli spifferi dell'aria fredda, e aggiustarti un bel camino come si deve. Ti darò io una mano, per vederti finalmente contento con questo tuo bravo figliuolo -
- Babbo - disse Pinocchio - E la Fatta dai capelli turchini? -
- Sai che l'ho sognata proprio stanotte? Mi ha detto che ti avrei rivisto presto, e che presto tornerà anche lei -
- Ti ricordi - disse Pinocchio - quando vendesti la tua giacca per comprarmi l'abbecedario? E ti ricordi che Mangiafuoco mi aveva dato cinque zecchini d'oro per comperarti una giacca nuova coi bottoni di brillanti? Allora il Gatto e la Volpe me li rubarono, ma ora guarda che ti porto, tutti per te: tre zecchini d'oro che ho guadagnato per aver fatto catturare due briganti assai pericolosi. Questa volta il denaro non te lo ruberà nessuno, e voglio che ti comperi veramente un bellissimo abito nuovo -
Geppetto era davvero commosso. - Ho sempre creduto dentro al mio cuore che tu fossi un ragazzo d'oro. Ora andiamo dal mio amico mastro Ciliegia: conosce un sarto che è campione del mondo -
Quando mastro Ciliegia vide i tre zecchini d'oro nelle mani di Geppetto, non credette ai suoi occhi, ma poi la storia dei briganti catturati gli fece capire che era tutto vero.
- Con questi tre zecchini, amico Geppetto, non solo ti farai un gran bel vestito, ma potrai ordinare tanto di quel buon legno da farti un tavolo nuovo, quattro sedie robuste e un letto a castello per te e per Pinocchio, così da rinnovare un po' quella tua vecchia casaccia così mal messa. E potrai anche fare dei begli infissi alle finestre per evitare gli spifferi dell'aria fredda, e aggiustarti un bel camino come si deve. Ti darò io una mano, per vederti finalmente contento con questo tuo bravo figliuolo -
- Babbo - disse Pinocchio - E la Fatta dai capelli turchini? -
- Sai che l'ho sognata proprio stanotte? Mi ha detto che ti avrei rivisto presto, e che presto tornerà anche lei -
giovedì 28 giugno 2012
35. Quasi una favola
- Sai - disse Pinocchio imbarazzato - La mia mamma è molto malata, e non la vedo da molto tempo. Vive lontano, in un luogo dove la curano. Me la ricordo così bene: bellissima, con degli straordinari capelli turchini che la facevano sembrare una fata. Sono sicuro che guarirà e che un giorno la rivedrò -
- Sembra quasi una favola - disse Valerio a bocca spalancata.
Il conte Tarcisio non voleva far ripartire Pinocchio, e voleva sapere il nome del suo paese per potervelo accompagnare. Pinocchio disse il nome di una piccola città non lontana dal paese di Geppetto. Non voleva che il conte venisse a conoscere la grande povertà e miseria del suo babbo, e la vecchia casa in cui vivevano.
Ma un giorno il conte disse a Pinocchio: - Mio caro amico, io vorrei tenerti sempre con me, ma so che non è possibile. E allora domani tu partirai con il carro di fieno del mio contadino Michele, che va proprio da quelle parti. Così potrai tornare dal tuo babbo Geppetto senza tanti problemi, e portargli anche questi tre zecchini d'oro come regalo, perché lui è il papà del bambino più coraggioso che io abbia conosciuto -
Così Pinocchio, il mattino dopo, salutò il conte Tarcisio e il figlio Valerio con grandi abbracci, e saltò sul carro da fieno di Michele per tornare dalle parti di casa sua.
Ci vollero un paio di giorni per scendere dalla zona di montagna giù in pianura e poi verso il mare, non lontano dal paese di Geppetto. E quasi un altro giorno per arrivare da dove era partito qualche mese prima. Passando per il mercato, vide Lucignolo che vendeva il pesce del Pescatore verde. Si abbracciarono e piansero, e raccontarono le loro avventure degli ultimi tempi.
- Sembra quasi una favola - disse Valerio a bocca spalancata.
Il conte Tarcisio non voleva far ripartire Pinocchio, e voleva sapere il nome del suo paese per potervelo accompagnare. Pinocchio disse il nome di una piccola città non lontana dal paese di Geppetto. Non voleva che il conte venisse a conoscere la grande povertà e miseria del suo babbo, e la vecchia casa in cui vivevano.
Ma un giorno il conte disse a Pinocchio: - Mio caro amico, io vorrei tenerti sempre con me, ma so che non è possibile. E allora domani tu partirai con il carro di fieno del mio contadino Michele, che va proprio da quelle parti. Così potrai tornare dal tuo babbo Geppetto senza tanti problemi, e portargli anche questi tre zecchini d'oro come regalo, perché lui è il papà del bambino più coraggioso che io abbia conosciuto -
Così Pinocchio, il mattino dopo, salutò il conte Tarcisio e il figlio Valerio con grandi abbracci, e saltò sul carro da fieno di Michele per tornare dalle parti di casa sua.
Ci vollero un paio di giorni per scendere dalla zona di montagna giù in pianura e poi verso il mare, non lontano dal paese di Geppetto. E quasi un altro giorno per arrivare da dove era partito qualche mese prima. Passando per il mercato, vide Lucignolo che vendeva il pesce del Pescatore verde. Si abbracciarono e piansero, e raccontarono le loro avventure degli ultimi tempi.
mercoledì 27 giugno 2012
34, Una medaglia per Pinocchio
Pinocchio fu portato alla villa del conte Tarcisio Giannelli, che si congratulò con lui per aver contribuito alla cattura di due pericolosi briganti. Anche i carabinieri della caserma del grosso paese di montagna lo vollero conoscere, e gli consegnarono una bella medaglia dorata come ricordo.
Pinocchio volle tenere al collo quella medaglia anche nei giorni successivi, quando il conte Tarcisio volle far conoscere al ragazzo il suo figliuolo Valerio, quello che i briganti erano sicuri che fosse proprio lui sulla montagna.
Valerio e Pinocchio fecero amicizia. Valerio disse a Pinocchio: - Quando torni a scuola a settembre, che classe farai? -
- Sì, sono stato ammesso alla nuova classe, e ho tanta voglia di tornare fra i banchi -
- Perché non resti qui con me, e si va a scuola insieme?- disse Valerio, che aveva preso in simpatia Pinocchio e avrebbe voluto presentarlo a tutti i suoi compagni come quell'eroico bambino che aveva fatto catturare due pericolosi banditi.
- Caro Valerio, tu e il tuo babbo mi volete molto bene, ma ho un babbo anch'io, il mio caro vecchio Geppetto, e ho tanta voglia di tornare da lui. Sono mesi, ormai, che non lo vedo, e mi viene quasi da piangere se ci penso -
Pinocchio disse che Geppetto faceva il falegname, ma guadagnava così poco che ormai era il figlio che dava da mangiare al vecchio babbo.
- E la mamma non ce l'hai? - chiese Valerio incuriosito.
Pinocchio volle tenere al collo quella medaglia anche nei giorni successivi, quando il conte Tarcisio volle far conoscere al ragazzo il suo figliuolo Valerio, quello che i briganti erano sicuri che fosse proprio lui sulla montagna.
Valerio e Pinocchio fecero amicizia. Valerio disse a Pinocchio: - Quando torni a scuola a settembre, che classe farai? -
- Sì, sono stato ammesso alla nuova classe, e ho tanta voglia di tornare fra i banchi -
- Perché non resti qui con me, e si va a scuola insieme?- disse Valerio, che aveva preso in simpatia Pinocchio e avrebbe voluto presentarlo a tutti i suoi compagni come quell'eroico bambino che aveva fatto catturare due pericolosi banditi.
- Caro Valerio, tu e il tuo babbo mi volete molto bene, ma ho un babbo anch'io, il mio caro vecchio Geppetto, e ho tanta voglia di tornare da lui. Sono mesi, ormai, che non lo vedo, e mi viene quasi da piangere se ci penso -
Pinocchio disse che Geppetto faceva il falegname, ma guadagnava così poco che ormai era il figlio che dava da mangiare al vecchio babbo.
- E la mamma non ce l'hai? - chiese Valerio incuriosito.
martedì 26 giugno 2012
33. La cattura di Nanni e Marcone
- Preparati, Valerio - disse Nanni a Pinocchio. - Stasera alle nove rivedrai tuo padre. Siamo d'accordo su tutto, e non ti taglieremo nessun orecchio. Sei pure fortunato -
Pinocchio emise un gemito: avrebbe voluto dire ancora una volta che non era affatto il figlio del conte, e non si chiamava davvero Valerio. Tanto, non gli avrebbero creduto e lo avrebbero anche colpito con qualche brutto ceffone.
Mancavano pochi minuti alle nove, quando i due briganti e Pinocchio si misero in movimento. Era buio, non avevano portato neanche una lanterna per non farsi riconoscere: la strada la conoscevano a memoria.
Arrivati alla grande quercia, Nanni si fece avanti lasciando dietro Marcone con Pinocchio. Nanni fece un fischio, e rispose il fischio del conte Giannelli, che portava con sé una lanterna.
- I soldi - disse Nanni bruscamente.
- Eccoli! - rispose il conte Tarcisio. - Contali pure. Sono cento zecchini -
- Fammi vedere se è vero: accosta la lanterna -
Gli zecchini brillavano: erano oro fino. Nanni li soppesò e disse: - Mi fido -
- Prima dammi mio figlio. Il sacchetto lo metto qui a mezza strada. Quando mio figlio starà a dieci passi da me, tu potrai prendere il denaro e andartene -
- Bene! - disse il brigante Nanni. Si allontanò dal conte e dal sacchetto, e fece un nuovo fischio a Marcone perché mandasse il bambino avanti.
Pinocchio capiva che era molto meglio allontanarsi dai briganti e accostarsi al conte. Il conte Tarcisio recitò la commedia fino in fondo, e gridò: - Figlio mio! Valerio mio! Ti hanno fatto del male? -
I due briganti, felici e contenti che tutto fosse andato così bene, si stavano allontanando col sacchetto del denaro, ma non avevano fatto più di cinquanta passi che sentirono gridare: - Altolà! - Cinque carabinieri li aspettavano, accesero delle fiaccole e tirarono fuori due paia di robuste manette, che posero fine ai due anni di latitanza dei briganti Nanni e Marcone.
Pinocchio emise un gemito: avrebbe voluto dire ancora una volta che non era affatto il figlio del conte, e non si chiamava davvero Valerio. Tanto, non gli avrebbero creduto e lo avrebbero anche colpito con qualche brutto ceffone.
Mancavano pochi minuti alle nove, quando i due briganti e Pinocchio si misero in movimento. Era buio, non avevano portato neanche una lanterna per non farsi riconoscere: la strada la conoscevano a memoria.
Arrivati alla grande quercia, Nanni si fece avanti lasciando dietro Marcone con Pinocchio. Nanni fece un fischio, e rispose il fischio del conte Giannelli, che portava con sé una lanterna.
- I soldi - disse Nanni bruscamente.
- Eccoli! - rispose il conte Tarcisio. - Contali pure. Sono cento zecchini -
- Fammi vedere se è vero: accosta la lanterna -
Gli zecchini brillavano: erano oro fino. Nanni li soppesò e disse: - Mi fido -
- Prima dammi mio figlio. Il sacchetto lo metto qui a mezza strada. Quando mio figlio starà a dieci passi da me, tu potrai prendere il denaro e andartene -
- Bene! - disse il brigante Nanni. Si allontanò dal conte e dal sacchetto, e fece un nuovo fischio a Marcone perché mandasse il bambino avanti.
Pinocchio capiva che era molto meglio allontanarsi dai briganti e accostarsi al conte. Il conte Tarcisio recitò la commedia fino in fondo, e gridò: - Figlio mio! Valerio mio! Ti hanno fatto del male? -
I due briganti, felici e contenti che tutto fosse andato così bene, si stavano allontanando col sacchetto del denaro, ma non avevano fatto più di cinquanta passi che sentirono gridare: - Altolà! - Cinque carabinieri li aspettavano, accesero delle fiaccole e tirarono fuori due paia di robuste manette, che posero fine ai due anni di latitanza dei briganti Nanni e Marcone.
lunedì 25 giugno 2012
32. Un grande equivoco
Pinocchio passò una notte ancora più terribile della prima sulla montagna dei briganti. Gli avevano dato da mangiare solo un pezzo di pane duro con un po' di formaggio e da bere un bicchiere d'acqua, togliendogli soltanto la benda dalla bocca, ma il bambino non osò neppure alzare la voce per paura di prendere dei violenti scapaccioni.
Con le mani legate, era appena riuscito a dare dei morsi al pane e al formaggio, e poi si era allungato su un pagliericcio che si trovava in un angolo di quella stanzaccia dove si rifugiavano i due briganti Nanni e Marcone. Nanni era un po' meno violento e ogni tanto, nel corso della giornata, gli rivolgeva qualche domanda, ma Pinocchio non gli rispondeva. Erano proprio convinti che lui fosse Valerio, il piccolo figlio dei conti Giannelli, e più Pinocchio diceva di no meno gli credevano.
A un certo punto i due se ne andarono lasciando Pinocchio solo con quel cagnaccio che gli faceva da guardia. Forse erano andati a scrivere la lettera e a portarla alla villa dei Giannelli per chiedere il riscatto.
- Che stupidi! - pensava Pinocchio - Quel bambino sta a casa sua felice e contento, e loro credono di averlo preso in ostaggio -
Così rischiavano davvero di essere presi e mandati in galera dopo tanti anni di latitanza. Si vedeva dai loro barboni che erano nascosti da chissà quanto tempo, e avevano qualcun altro che li nascondeva e procurava loro del cibo e le poche cose necessarie per vivere.
Rientrarono dopo alcune ore, e Pinocchio capì che avevano mandato un biglietto chiedendo una bella cifra per il riscatto, e dando appuntamento alle nove di quella sera alla grande quercia all'inizio del bosco con il conte Giannelli, al quale avrebbero riconsegnato subito il figlio se tutto fosse andato bene e non avessero messo i carabinieri di mezzo.
Aveva fatto da tramite un contadino loro amico, che non era sospettato da nessuno e aveva potuto agire liberamente, dicendo che era stato minacciato dai due briganti. In realtà, il conte aveva capito che si trattava di un grosso equivoco: Valerio stava a casa tranquillo, chissà chi era quel povero bambino, ma giocando con astuzia avrebbero potuto perfino mettere le mani sui briganti. La cifra era grande, cento zecchini d'oro, ma non metteva certo paura a un riccone come il conte Giannelli.
Con le mani legate, era appena riuscito a dare dei morsi al pane e al formaggio, e poi si era allungato su un pagliericcio che si trovava in un angolo di quella stanzaccia dove si rifugiavano i due briganti Nanni e Marcone. Nanni era un po' meno violento e ogni tanto, nel corso della giornata, gli rivolgeva qualche domanda, ma Pinocchio non gli rispondeva. Erano proprio convinti che lui fosse Valerio, il piccolo figlio dei conti Giannelli, e più Pinocchio diceva di no meno gli credevano.
A un certo punto i due se ne andarono lasciando Pinocchio solo con quel cagnaccio che gli faceva da guardia. Forse erano andati a scrivere la lettera e a portarla alla villa dei Giannelli per chiedere il riscatto.
- Che stupidi! - pensava Pinocchio - Quel bambino sta a casa sua felice e contento, e loro credono di averlo preso in ostaggio -
Così rischiavano davvero di essere presi e mandati in galera dopo tanti anni di latitanza. Si vedeva dai loro barboni che erano nascosti da chissà quanto tempo, e avevano qualcun altro che li nascondeva e procurava loro del cibo e le poche cose necessarie per vivere.
Rientrarono dopo alcune ore, e Pinocchio capì che avevano mandato un biglietto chiedendo una bella cifra per il riscatto, e dando appuntamento alle nove di quella sera alla grande quercia all'inizio del bosco con il conte Giannelli, al quale avrebbero riconsegnato subito il figlio se tutto fosse andato bene e non avessero messo i carabinieri di mezzo.
Aveva fatto da tramite un contadino loro amico, che non era sospettato da nessuno e aveva potuto agire liberamente, dicendo che era stato minacciato dai due briganti. In realtà, il conte aveva capito che si trattava di un grosso equivoco: Valerio stava a casa tranquillo, chissà chi era quel povero bambino, ma giocando con astuzia avrebbero potuto perfino mettere le mani sui briganti. La cifra era grande, cento zecchini d'oro, ma non metteva certo paura a un riccone come il conte Giannelli.
domenica 24 giugno 2012
31. Tra i briganti
Quando si svegliò, al mattino successivo, un cagnone grosso e dal pelo arruffato lo stava annusando per i piedi, e un omone barbuto, con un cappellaccio nero in testa, gli gridò: - Da dove vieni, bambino? Sei sceso giù dal cielo? Non ti abbiamo visto salire per questa montagna -
Un altro omaccio barbuto, con un gran fucile a tracolla, lo guardò bene e disse. - Deve essere il figlio dei conti Giannelli. Hanno un figlio di nove anni che somiglia proprio a questo bambino. Come ti chiami? -
- Pinocchio - rispose il nostro amico, tremando di paura.
- Ma va, non prenderci per i fondelli! O che nome è Pinocchio? Tu sei Valerio, il piccolo dei Giannelli, non fare il finto tonto! -
- Vieni con noi! - disse l'altro - Il nostro rifugio è qui dietro a queste querce -
Raccolsero la stoffa spiegazzata del deltaplano, presero Pinocchio per un braccio, e lo portarono fino a una rozza costruzione di pietra. Pinocchio si sedette su una panca rugosa e non osava neanche fiatare.
- Che ne facciamo di questo intruso? - disse il primo omaccio, che si chiamava Marcone.
- Non essere sciocco: questo bambino può esere una fortuna, per noi. Se si è perduto, lo cercheranno. E allora diremo che se ci danno un bel po' di soldi glielo restituiremo. Per ora ci conviene aspettare e non muoverci -
Pinocchio ascoltava e aveva sempre più paura. - Leghiamolo - disse il brigante più sveglio, che si chiamava Nanni. Si trattava proprio di due briganti nascosti da anni sulla montagna più scoscesa e fuori mano: avevano combinato tutta una serie di misfatti, ucciso una guardia e svaligiato una banca, e terrorizzavano la zona. Legarono le mani a Pinocchio con una rozza corda, e poi lo attaccarono a un grosso anello di ferro infisso al muro in modo che potesse stare seduto, ma senza potersi muovere. Gli legarono anche una striscia di stoffa sulla bocca, in modo che non potesse né parlare né strillare. E gli legarono anche i piedi, affinché non si potesse muovere. Pinocchio si sentì perduto, e per il momento decise di non fare nulla.
- Chiediamo un riscatto. Cento zecchini d'oro - disse Nanni - Farò arrivare un biglietto alla villa dei Giannelli. Il loro figlio val bene cento zecchini d'oro! Se sono saggi , se la caveranno con poco, altrimenti gli faremo avere un orecchio del bambino a casa -
- Ben detto! - rispose Marcone strofinandosi le mani per la contentezza.
Un altro omaccio barbuto, con un gran fucile a tracolla, lo guardò bene e disse. - Deve essere il figlio dei conti Giannelli. Hanno un figlio di nove anni che somiglia proprio a questo bambino. Come ti chiami? -
- Pinocchio - rispose il nostro amico, tremando di paura.
- Ma va, non prenderci per i fondelli! O che nome è Pinocchio? Tu sei Valerio, il piccolo dei Giannelli, non fare il finto tonto! -
- Vieni con noi! - disse l'altro - Il nostro rifugio è qui dietro a queste querce -
Raccolsero la stoffa spiegazzata del deltaplano, presero Pinocchio per un braccio, e lo portarono fino a una rozza costruzione di pietra. Pinocchio si sedette su una panca rugosa e non osava neanche fiatare.
- Che ne facciamo di questo intruso? - disse il primo omaccio, che si chiamava Marcone.
- Non essere sciocco: questo bambino può esere una fortuna, per noi. Se si è perduto, lo cercheranno. E allora diremo che se ci danno un bel po' di soldi glielo restituiremo. Per ora ci conviene aspettare e non muoverci -
Pinocchio ascoltava e aveva sempre più paura. - Leghiamolo - disse il brigante più sveglio, che si chiamava Nanni. Si trattava proprio di due briganti nascosti da anni sulla montagna più scoscesa e fuori mano: avevano combinato tutta una serie di misfatti, ucciso una guardia e svaligiato una banca, e terrorizzavano la zona. Legarono le mani a Pinocchio con una rozza corda, e poi lo attaccarono a un grosso anello di ferro infisso al muro in modo che potesse stare seduto, ma senza potersi muovere. Gli legarono anche una striscia di stoffa sulla bocca, in modo che non potesse né parlare né strillare. E gli legarono anche i piedi, affinché non si potesse muovere. Pinocchio si sentì perduto, e per il momento decise di non fare nulla.
- Chiediamo un riscatto. Cento zecchini d'oro - disse Nanni - Farò arrivare un biglietto alla villa dei Giannelli. Il loro figlio val bene cento zecchini d'oro! Se sono saggi , se la caveranno con poco, altrimenti gli faremo avere un orecchio del bambino a casa -
- Ben detto! - rispose Marcone strofinandosi le mani per la contentezza.
sabato 23 giugno 2012
30. Un'amara delusione
Ma Pinocchio non tornò. Non subito, almeno: aveva da vivere ancora alcuni anni di avventura. La povera Rosetta lo aveva capito, e pianse amaramente, perché si era molto affezionata a quel Pinocchio che gli era sembrato un bambino davvero bravo. E anche il pastore Adelmo aveva creduto che Pinocchio sarebbe rimasto parecchio tempo con lui, e provò un'amara delusione.
Intanto il volo di Pinocchio continuava con il favore del vento. Ben presto apparve la costa toscana da dove era partito qualche mese prima: riconosceva il bosco, il paese, la casa di Geppetto, la villa della Fata Turchina. Ma il vento continuava a soffiare, e Pinocchio non riusciva a fermare il volo del deltaplano.
Comparvero le prime montagne. Poi altre ancora, più alte. Cominciava a fare buio, era quasi arrivata la notte. Il volo s'interruppe bruscamente tra i primi rami di una fitta boscaglia. Pinocchio si era fatto male sbattendo con una spalla contro il grande tronco di una quercia. Afferrandosi ai rami più bassi riuscì a scendere a terra tirando faticosamente la stoffa del deltaplano che si era squarciata. Se ne liberò. Così pure, lasciò le manopole e le pedivelle.
Era solo in mezzo a un grande bosco, non sapeva neppure dove. Certamente molto lontano da casa. Cominciava anche a fare freddo, perché non era ancora estate piena. Il cielo era coperto da fitti nuvoloni, da quel che riusciva a capire tra la folta boscaglia.
Sentiva un cane che latrava molto lontano. O forse era un lupo? Pinocchio cominciava ad aver paura. Tornò indietro a riprendere la stoffa del deltaplano: sarebbe servita almeno come coperta. Quel latrato, o ululato?, ogni tanto riprendeva, e lo induceva a pregare. - O babbo Geppetto, dove sei? O Fatina dai capelli turchini, lo so che tu non mi abbandoni: vieni a salvarmi ancora una volta! -
Piano piano si addormentò, rannicchiato ai piedi di un grande abete.
Intanto il volo di Pinocchio continuava con il favore del vento. Ben presto apparve la costa toscana da dove era partito qualche mese prima: riconosceva il bosco, il paese, la casa di Geppetto, la villa della Fata Turchina. Ma il vento continuava a soffiare, e Pinocchio non riusciva a fermare il volo del deltaplano.
Comparvero le prime montagne. Poi altre ancora, più alte. Cominciava a fare buio, era quasi arrivata la notte. Il volo s'interruppe bruscamente tra i primi rami di una fitta boscaglia. Pinocchio si era fatto male sbattendo con una spalla contro il grande tronco di una quercia. Afferrandosi ai rami più bassi riuscì a scendere a terra tirando faticosamente la stoffa del deltaplano che si era squarciata. Se ne liberò. Così pure, lasciò le manopole e le pedivelle.
Era solo in mezzo a un grande bosco, non sapeva neppure dove. Certamente molto lontano da casa. Cominciava anche a fare freddo, perché non era ancora estate piena. Il cielo era coperto da fitti nuvoloni, da quel che riusciva a capire tra la folta boscaglia.
Sentiva un cane che latrava molto lontano. O forse era un lupo? Pinocchio cominciava ad aver paura. Tornò indietro a riprendere la stoffa del deltaplano: sarebbe servita almeno come coperta. Quel latrato, o ululato?, ogni tanto riprendeva, e lo induceva a pregare. - O babbo Geppetto, dove sei? O Fatina dai capelli turchini, lo so che tu non mi abbandoni: vieni a salvarmi ancora una volta! -
Piano piano si addormentò, rannicchiato ai piedi di un grande abete.
venerdì 22 giugno 2012
29. Pinocchio vola!
Pinocchio guardava sempre bene quello che facevano gli altri, guardava e imparava. Era diventato molto bravo e non aveva paura di nulla.
In pochi mesi, aveva fatto il venditore di frutta, poi il venditore di pesci, poi il pastore. Ora avrebbe imparato anche a volare?
Però bisognava stare con gli occhi spalancati, perché nella vita possono spuntare sempre un Orso e uno Struzzo che mandano all'aria tutto quello che di buono hai combinato. Chissà se Lucignolo se la cavava da solo a vendere il pesce del Pescatore Verde? Pinocchio, da solo, aveva fatto tanti bei passi avanti.
Un bel mattino Pinocchio, con tutto il suo piccolo gregge, tornò su alla Torre a cercare Eugenio. Non lo trovò. Certamente aveva chiuso il deltaplano dentro lo stanzone a pian terreno della torre. Pinocchio aveva tanta voglia di vederlo bene da vicino, come era fatto, giocherellarci un po'. Eugenio gli aveva detto che la chiave dello stanzone era nascosta sotto una pietra, e se voleva poteva entrarci liberamente.
Pinocchio fece proprio così. Le pecorelle se ne stavano quiete quiete sul prato, e Fulmine come al solito le custodiva. Pinocchio prese la chiave ed entrò. Il deltaplano era lì, non pesava molto, era facile da maneggiare. Lo prese come un grosso pacco, lo portò nel prato dietro la Torre, e cominciò a giocarci prendendolo per le manopole. Tirava un leggero venticello. Pinocchio prese la rincorsa fino al punto in cui il prato s'interrompeva bruscamente, e si ritrovò nell'aria. Sistemò anche i piedi nelle pedivelle, e il deltaplano tricolore si sollevò e si gonfiò con uno schiocco. Stava volando!
Cominciò a fare giri intorno alla Torre, poi si ritrovò di nuovo nel vuoto. Davanti a sé vedeva la costa della Toscana, lontana cinque o sei chilometri. Sotto c'era la spiaggia dell'isola, e vide anche la sua barca.
Poi vide Rosetta: stava stendendo le lenzuola appena lavate sui fili davanti casa.
La chiamò: - Rosetta! -
La bambina volse il capo verso l'alto, sbalordita e spaventata. - O Pinocchio, dove vai? Ma sei impazzito? -
- Rosetta, io torno a casa! Va' a riprendere il gregge su alla Torre.Tieni anche la mia barca, e il denaro che ho nel comodino dallo a Eugenio in cambio del suo deltaplano. Io tornerò, Rosetta: ciao! Salutami il tuo babbo -
In pochi mesi, aveva fatto il venditore di frutta, poi il venditore di pesci, poi il pastore. Ora avrebbe imparato anche a volare?
Però bisognava stare con gli occhi spalancati, perché nella vita possono spuntare sempre un Orso e uno Struzzo che mandano all'aria tutto quello che di buono hai combinato. Chissà se Lucignolo se la cavava da solo a vendere il pesce del Pescatore Verde? Pinocchio, da solo, aveva fatto tanti bei passi avanti.
Un bel mattino Pinocchio, con tutto il suo piccolo gregge, tornò su alla Torre a cercare Eugenio. Non lo trovò. Certamente aveva chiuso il deltaplano dentro lo stanzone a pian terreno della torre. Pinocchio aveva tanta voglia di vederlo bene da vicino, come era fatto, giocherellarci un po'. Eugenio gli aveva detto che la chiave dello stanzone era nascosta sotto una pietra, e se voleva poteva entrarci liberamente.
Pinocchio fece proprio così. Le pecorelle se ne stavano quiete quiete sul prato, e Fulmine come al solito le custodiva. Pinocchio prese la chiave ed entrò. Il deltaplano era lì, non pesava molto, era facile da maneggiare. Lo prese come un grosso pacco, lo portò nel prato dietro la Torre, e cominciò a giocarci prendendolo per le manopole. Tirava un leggero venticello. Pinocchio prese la rincorsa fino al punto in cui il prato s'interrompeva bruscamente, e si ritrovò nell'aria. Sistemò anche i piedi nelle pedivelle, e il deltaplano tricolore si sollevò e si gonfiò con uno schiocco. Stava volando!
Cominciò a fare giri intorno alla Torre, poi si ritrovò di nuovo nel vuoto. Davanti a sé vedeva la costa della Toscana, lontana cinque o sei chilometri. Sotto c'era la spiaggia dell'isola, e vide anche la sua barca.
Poi vide Rosetta: stava stendendo le lenzuola appena lavate sui fili davanti casa.
La chiamò: - Rosetta! -
La bambina volse il capo verso l'alto, sbalordita e spaventata. - O Pinocchio, dove vai? Ma sei impazzito? -
- Rosetta, io torno a casa! Va' a riprendere il gregge su alla Torre.Tieni anche la mia barca, e il denaro che ho nel comodino dallo a Eugenio in cambio del suo deltaplano. Io tornerò, Rosetta: ciao! Salutami il tuo babbo -
giovedì 21 giugno 2012
28. Un ombrellone nell'aria
Pochi giorni dopo, mentre Pinocchio stava portando il gregge al pascolo, vide sopra la sua testa, nella limpida giorntata estiva, un bellissimo ombrellone di stoffa azzurra, gialla e verde veleggiare nell'aria, con Eugenio aggrappato comodamente con le mani e coi piedi: era il famoso deltaplano. Meraviglioso!
Eugenio era sospeso nell'aria, e volava lentamente, come un grande uccello che rincorreva pigro le nuvole lasciandosi trascinare dal vento.
- Pinocchio! Pinocchio! - sentì la voce di Eugenio, cento metri più in alto, che lo chiamava. - Vedi come si vola bene? E' proprio facile. Basta prendere la rincorsa sul prato davanti alla Torre e lanciarsi nel vuoto. Poi fa tutto il vento! -
Eugenio faceva ampi giri nell'aria, poi piano piano si abbassò, e andò a posarsi sul prato dietro la Torre. A Pinocchio venne una gran voglia di volare. Raccolse le pecore con un fischio, il cane Fulmine le rincorse, e insieme salirono fino alla Torre.
Eugenio si era posato leggero leggero sul prato, aveva lasciato le manopole e le pedivelle, e il grande ombrellone si era sgonfiato sull'erba come una coperta colorata. Era di stoffa robusta, ma morbida come lo scialle di una donna. Pinocchio osservava tutto attentamente: aveva capito come si faceva. Bastava afferrare le manopole, fare una rincorsa sul prato, calzare le pedivelle e poi saltare nel punto in cui il prato s'interrompeva, lanciandosi nel vuoto.
Se c'era un po' di vento, la stoffa del deltaplano si sarebbe gonfiata come un grosso ombrello, e si poteva cominciare a volare. Poco o tanto, dipendeva dalla capacità di prendere il lieve soffio di vento.
Eugenio era sospeso nell'aria, e volava lentamente, come un grande uccello che rincorreva pigro le nuvole lasciandosi trascinare dal vento.
- Pinocchio! Pinocchio! - sentì la voce di Eugenio, cento metri più in alto, che lo chiamava. - Vedi come si vola bene? E' proprio facile. Basta prendere la rincorsa sul prato davanti alla Torre e lanciarsi nel vuoto. Poi fa tutto il vento! -
Eugenio faceva ampi giri nell'aria, poi piano piano si abbassò, e andò a posarsi sul prato dietro la Torre. A Pinocchio venne una gran voglia di volare. Raccolse le pecore con un fischio, il cane Fulmine le rincorse, e insieme salirono fino alla Torre.
Eugenio si era posato leggero leggero sul prato, aveva lasciato le manopole e le pedivelle, e il grande ombrellone si era sgonfiato sull'erba come una coperta colorata. Era di stoffa robusta, ma morbida come lo scialle di una donna. Pinocchio osservava tutto attentamente: aveva capito come si faceva. Bastava afferrare le manopole, fare una rincorsa sul prato, calzare le pedivelle e poi saltare nel punto in cui il prato s'interrompeva, lanciandosi nel vuoto.
Se c'era un po' di vento, la stoffa del deltaplano si sarebbe gonfiata come un grosso ombrello, e si poteva cominciare a volare. Poco o tanto, dipendeva dalla capacità di prendere il lieve soffio di vento.
mercoledì 20 giugno 2012
27. L'inventore Eugenio
- Mi chiamo Eugenio e faccio l'inventore. Sto lavorando a un bellissimo congegno che chiamerò deltaplano, e un giorno mi consentirà di volare semplicemente con un paracadute che riuscirò a manovrare con le mani e con i piedi e mi permetterà di compiere anche molti chilometri sfruttando abilmente il vento -
Pinocchio si era fermato incantato ad ascoltare Eugenio l'inventore. Le pecore si erano sparse placidamente tutte intorno e il cane Fulmine le controllava con occhio vigile.
Pinocchio si accostò ad Eugenio che aveva smesso di armeggiare con la fiamma ossidrica e stava consultando un grande disegno.
- Vedi - spiegò Eugenio. - Questo è il grande ombrellone, lungo e robusto, che sfrutterà il vento. Questi sono i manubri del volante, e queste le pedivelle per i piedi, che orienteranno anch'essi il volo come fanno le gambe per un nuotatore. Con la necessaria esperienza, e senza troppa fatica, se il vento è giusto si può fare anche un viaggio lungo come dalla costa toscana all'isola d'Elba anche per decine di chilometri -
- Davvero? - Pinocchio guardava il disegno con occhi sgranati e ascoltava Eugenio con grande interesse.
- Se un giorno tu volessi volare, io t'insegnerò - disse Eugenio. - Dapprima si possono fare anche piccoli voli da qui alla spiaggia, più o meno un chilometro in linea d'aria -
Pinocchio radunò il gregge e salutò Eugenio con allegria. - Bravo Eugenio! Per ora non mi va di volare, ma un giorno chissà. Mi piacerebbe fare la prova. Ciao! -
Eugenio salutò Pinocchio agitando una delle sue robuste mani - Ciao, Pinocchio! Vienimi a trovare quassù alla Torre, anche senza il gregge -
Pinocchio si era fermato incantato ad ascoltare Eugenio l'inventore. Le pecore si erano sparse placidamente tutte intorno e il cane Fulmine le controllava con occhio vigile.
Pinocchio si accostò ad Eugenio che aveva smesso di armeggiare con la fiamma ossidrica e stava consultando un grande disegno.
- Vedi - spiegò Eugenio. - Questo è il grande ombrellone, lungo e robusto, che sfrutterà il vento. Questi sono i manubri del volante, e queste le pedivelle per i piedi, che orienteranno anch'essi il volo come fanno le gambe per un nuotatore. Con la necessaria esperienza, e senza troppa fatica, se il vento è giusto si può fare anche un viaggio lungo come dalla costa toscana all'isola d'Elba anche per decine di chilometri -
- Davvero? - Pinocchio guardava il disegno con occhi sgranati e ascoltava Eugenio con grande interesse.
- Se un giorno tu volessi volare, io t'insegnerò - disse Eugenio. - Dapprima si possono fare anche piccoli voli da qui alla spiaggia, più o meno un chilometro in linea d'aria -
Pinocchio radunò il gregge e salutò Eugenio con allegria. - Bravo Eugenio! Per ora non mi va di volare, ma un giorno chissà. Mi piacerebbe fare la prova. Ciao! -
Eugenio salutò Pinocchio agitando una delle sue robuste mani - Ciao, Pinocchio! Vienimi a trovare quassù alla Torre, anche senza il gregge -
martedì 19 giugno 2012
26. Nella torre c'è qualcuno
Pinocchio stava imparando in fretta. Ora conduceva le pecore al pascolo anche da solo, così il pastore Adelmo poteva dedicarsi completamente a fare la ricotta, il formaggio ed il burro. Gli affari andavano bene. Ora venivano anche dal continente, ogni tanto, con le barche e i barconi, a fare acquisti di quei prodotti così genuini. Il gregge era cresciuto, perché Adelmo raramente uccideva un agnello o un abbacchio o una vecchia pecora.
Anche Pinocchio, quando aveva un po' di tempo, aiutava Adelmo a fare la ricotta e il formaggio, e ormai riusciva benissimo anche lui a ricavare prodotti di buona qualità, tali da poter essere venduti. Il pastore lo ricompensava con qualche moneta pregiata ogni tanto, e il gruzzoletto di Pinocchio si era arricchito.
Una mattina Pinocchio, con il suo piccolo gregge, era arrivato al punto più alto dell'isola, dove c'era un'antica torretta. Si fermò a guardare il bel panorama sul mare e sulla costa non lontana, da dove era arrivato circa due mesi prima. Guardò anche la spiaggia dell'isola da quella parte, e vide che la sua barca, che era soltanto una piccola macchia scura, era ancora lì. Quando voleva, poteva ripartire, anche se gli dispiaceva lasciare quei due grandi amici che erano ormai per lui Adelmo e Rosetta.
Poi si voltò verso la vecchia Torre, e vide che non era disabitata. Sulla porta d'ingresso c'era un uomo sui trent'anni, robusto e con la pelle abbronzata come chi sta gran parte del giorno all'aria aperta. Stava armeggiando con una fiamma ossidrica addosso a dei ferri.
- Chi sei? - fece l'uomo a Pinocchio - Non ti ho mai visto da queste parti. Ma quello non è il gregge di Adelmo? -
- Sì - rispose Pinocchio - Sono un suo lontano parente e gli do una mano. E tu come ti chiami? Che mestiere fai? -
Anche Pinocchio, quando aveva un po' di tempo, aiutava Adelmo a fare la ricotta e il formaggio, e ormai riusciva benissimo anche lui a ricavare prodotti di buona qualità, tali da poter essere venduti. Il pastore lo ricompensava con qualche moneta pregiata ogni tanto, e il gruzzoletto di Pinocchio si era arricchito.
Una mattina Pinocchio, con il suo piccolo gregge, era arrivato al punto più alto dell'isola, dove c'era un'antica torretta. Si fermò a guardare il bel panorama sul mare e sulla costa non lontana, da dove era arrivato circa due mesi prima. Guardò anche la spiaggia dell'isola da quella parte, e vide che la sua barca, che era soltanto una piccola macchia scura, era ancora lì. Quando voleva, poteva ripartire, anche se gli dispiaceva lasciare quei due grandi amici che erano ormai per lui Adelmo e Rosetta.
Poi si voltò verso la vecchia Torre, e vide che non era disabitata. Sulla porta d'ingresso c'era un uomo sui trent'anni, robusto e con la pelle abbronzata come chi sta gran parte del giorno all'aria aperta. Stava armeggiando con una fiamma ossidrica addosso a dei ferri.
- Chi sei? - fece l'uomo a Pinocchio - Non ti ho mai visto da queste parti. Ma quello non è il gregge di Adelmo? -
- Sì - rispose Pinocchio - Sono un suo lontano parente e gli do una mano. E tu come ti chiami? Che mestiere fai? -
lunedì 18 giugno 2012
25. Pinocchio pastorello
Nell'isola c'erano poche case e soltanto un piccolo negozio che vendeva di tutto, dal sale alla pasta, dai bottoni al sapone da bucato. Il pastore Adelmo guidava il gregge, mentre il cane Fulmine stava in coda assieme a Pinocchio.
Quello era l'unico gregge di tutta l'isola, e riforniva una trentina di abitanti, dieci famiglie in tutto, di latte, formaggio e ricotta. C'era da lavorare e da vivere in modo sereno, e di moneta ne circolava molto poca.
Pinocchio si accorse che nelle tasche dei pantaloni da lavoro gli avevano messo i cinque scudi che portava con sé la sera prima: con quei cinque scudi lui era davvero un signore. Adelmo e Rosetta erano persone oneste, e così tutti gli abitanti dell'isola, almeno a giudicare da quei pochi che il nostro Pinocchio aveva incontrato. Tutti si salutavano con affetto, chiamandosi per nome.
- Oh Adelmo, hai un pastorello nuovo, ora? - chiese una vecchietta ferma davanti alla sua piccola casa.- E' proprio un bel bambino simpatico! Come ti chiami? -
Al sentire il nome di Pinocchio la gente sorrideva: sembrava a tutti un nome allegro e divertente.
Pinocchio, a sua volta, si divertiva a star dietro alle pecore. Quando si fermavano a brucare dove l'erba era più folta, Adelmo e Pinocchio trovavano subito qualche pietra comoda per sedersi, e chiacchieravano di tanti argomenti: per esempio se Rosetta sarebbe restata sempre nell'isola o avesse dei parenti della sua mamma che l'aspettavano sul continente, magari in qualche città.
- No, no: siamo tutti qui sull'isola: qualche parente lo abbiamo qui. E poi la mamma Ninetta ha la sua tomba qui nel piccolo cimitero. Noi non ci muoviamo da qui. E tu, Pinocchio? -
- Io ho il mio babbo in un paese sulla costa. Ho anche una buona parente che abita nello stesso paese, in una villa un po' fuori mano. E poi ho un caro amico, Lucignolo -
E nel dir così gli venne un po' di malinconia.
Quello era l'unico gregge di tutta l'isola, e riforniva una trentina di abitanti, dieci famiglie in tutto, di latte, formaggio e ricotta. C'era da lavorare e da vivere in modo sereno, e di moneta ne circolava molto poca.
Pinocchio si accorse che nelle tasche dei pantaloni da lavoro gli avevano messo i cinque scudi che portava con sé la sera prima: con quei cinque scudi lui era davvero un signore. Adelmo e Rosetta erano persone oneste, e così tutti gli abitanti dell'isola, almeno a giudicare da quei pochi che il nostro Pinocchio aveva incontrato. Tutti si salutavano con affetto, chiamandosi per nome.
- Oh Adelmo, hai un pastorello nuovo, ora? - chiese una vecchietta ferma davanti alla sua piccola casa.- E' proprio un bel bambino simpatico! Come ti chiami? -
Al sentire il nome di Pinocchio la gente sorrideva: sembrava a tutti un nome allegro e divertente.
Pinocchio, a sua volta, si divertiva a star dietro alle pecore. Quando si fermavano a brucare dove l'erba era più folta, Adelmo e Pinocchio trovavano subito qualche pietra comoda per sedersi, e chiacchieravano di tanti argomenti: per esempio se Rosetta sarebbe restata sempre nell'isola o avesse dei parenti della sua mamma che l'aspettavano sul continente, magari in qualche città.
- No, no: siamo tutti qui sull'isola: qualche parente lo abbiamo qui. E poi la mamma Ninetta ha la sua tomba qui nel piccolo cimitero. Noi non ci muoviamo da qui. E tu, Pinocchio? -
- Io ho il mio babbo in un paese sulla costa. Ho anche una buona parente che abita nello stesso paese, in una villa un po' fuori mano. E poi ho un caro amico, Lucignolo -
E nel dir così gli venne un po' di malinconia.
domenica 17 giugno 2012
24. Un'isoletta accogliente
Pinocchio spiegò che aveva una barca giù alla spiaggia, duecento metri più in basso.
- L'ho bloccata con un cavo ad un palo. Può stare al sicuro? -
- Non la toccherà nessuno. Ci sono pochi abitanti in questa isoletta, e nessuno ha intenzione di andarsene con una barca - lo rassicurò il pastore. - Tu resti a dormire qui con noi: abbiamo una camera libera con un lettino. Tutto sembra fatto proprio per te -
Infatti Pinocchio quella notte dormì benissimo, in un lettino pulito e ordinato, in una cameretta con una bella finestra, un armadio, un piccolo tavolo, un comodino e due sedie. Era tanto tempo che non si trovava in un ambiente così comodo, poiché la casa di Geppetto era oscura, disagevole e disordinata.
Al mattino presto Rosetta bussò alla porta di Pinocchio: - La colazione è pronta! -
Latte e caffè e una ciambella calda furono la più bella colazione che Pinocchio avesse mai fatto. Rosetta era veramente in gamba, e anche il pastore Adelmo era già pronto per andare al lavoro. Pinocchio si lavò la faccia al lavandino del bagno, e indossò una tenuta da lavoro che gli avevano preparato: un cappello di paglia, una maglietta leggera e un paio di pantaloni nuovi. Era quasi estate, e gli abiti erano molto semplici.
Il gruppetto di pecore stava uscendo dall'ovile contiguo alla casetta. Le accompagnava un cane riccioluto, Fulmine, che subito fece amicizia con Pinocchio vedendo che era in buoni rapporti con le persone a lui care.
Era una mattinata calda e luminosa. L'isola si elevava con dei praticelli verso la collina rivestita di pini e di piccoli cipressi. In alto in alto si vedeva una specie di torretta che incuriosì Pinocchio.
Rosetta era rimasta a casa per le faccende, pulire la casa e preparare il pranzo.
sabato 16 giugno 2012
23. La minestra di Rosetta
Pinocchio non sapeva se dire la verità, ma la bambina era gentile e sincera, e lui non ebbe il coraggio di mentire.
- Vengo dalla costa più vicina, la costa toscana, non lontano da qui. Sono di un paese che sta quasi sulla riva del mare -
- Ah - disse Rosetta. Sembrava contenta di aver accolto bene quel bravo bambino di Pinocchio. Mentre parlava, aveva steso una tovaglia bianca sul tavolo, preparato tre piatti con posate e bicchieri, e portato un pentolone di minestra fumante.
- Non hai la mamma? - chiese Pinocchio a bassa voce.
- L'hai capito subito. Mamma è morta quando sono nata io, e ora sono io a fare le faccende di casa dando il mio aiuto al babbo -
In quel momento arrivò il pastore Adelmo, e avendo sentito la voce di Pinocchio aveva capito che il bambino aveva chiesto ospitalità, e sembrava contento anche lui. - Puoi restare benissimo qui. Ci servirebbe proprio qualcuno come te per darci una mano -
- Vedremo domani che cosa fare - disse Pinocchio per non compromettersi troppo.
Cominciarono a mangiare quella buona minestra.
- L'hai fatta tu? - chiese Pinocchio a Rosetta.
- Sì. Ti piace? -
- E' veramente ottima. Brava Rosetta -
La bambina arrossì, anche se al lume di candela non si vedeva. Era tantissimo tempo che Pinocchio non mangiava una minestra così buona: dal tempo in cui era stato malato a casa della Fata Turchina.
Adelmo prese una forma di formaggio fresco, e ne tagliò tre fette; Rosetta aveva preparato anche il pane e un piatto di verdura. Davvero una buona cenetta.
- Ho un piccolo gregge di una cinquantina di pecore - disse Adelmo. - Ne ricaviamo di che vivere. Ma ci servirebbe proprio un'altra persona: e magari tu decidessi di restare con noi! -
- Vengo dalla costa più vicina, la costa toscana, non lontano da qui. Sono di un paese che sta quasi sulla riva del mare -
- Ah - disse Rosetta. Sembrava contenta di aver accolto bene quel bravo bambino di Pinocchio. Mentre parlava, aveva steso una tovaglia bianca sul tavolo, preparato tre piatti con posate e bicchieri, e portato un pentolone di minestra fumante.
- Non hai la mamma? - chiese Pinocchio a bassa voce.
- L'hai capito subito. Mamma è morta quando sono nata io, e ora sono io a fare le faccende di casa dando il mio aiuto al babbo -
In quel momento arrivò il pastore Adelmo, e avendo sentito la voce di Pinocchio aveva capito che il bambino aveva chiesto ospitalità, e sembrava contento anche lui. - Puoi restare benissimo qui. Ci servirebbe proprio qualcuno come te per darci una mano -
- Vedremo domani che cosa fare - disse Pinocchio per non compromettersi troppo.
Cominciarono a mangiare quella buona minestra.
- L'hai fatta tu? - chiese Pinocchio a Rosetta.
- Sì. Ti piace? -
- E' veramente ottima. Brava Rosetta -
La bambina arrossì, anche se al lume di candela non si vedeva. Era tantissimo tempo che Pinocchio non mangiava una minestra così buona: dal tempo in cui era stato malato a casa della Fata Turchina.
Adelmo prese una forma di formaggio fresco, e ne tagliò tre fette; Rosetta aveva preparato anche il pane e un piatto di verdura. Davvero una buona cenetta.
- Ho un piccolo gregge di una cinquantina di pecore - disse Adelmo. - Ne ricaviamo di che vivere. Ma ci servirebbe proprio un'altra persona: e magari tu decidessi di restare con noi! -
venerdì 15 giugno 2012
22. Chi è a quest'ora?
Pinocchio camminò per un centinaio di metri, stando attento a non inciampare in qualche sasso o andare a finire in mezzo a una siepe. Il lumicino si avvicinava sempre più, finché non diventò la luce di una candela accesa dentro a una stanza. La porta era aperta, ma Pinocchio bussò a un battente per farsi vivo a chi era in casa.
Sentì la voce di una bambina che gridò: - Chi è, a quest'ora? - e nel dir così la bambina si affacciò sull'uscio. Quando vide Pinocchio, cioè un bambino come lei, disse: - Entra pure, ragazzino. Da dove vieni? Non ti ho mai visto qui sull'isola -
Pinocchio entrò. - Sono stanco - disse - Ho remato per cinque ore. Posso sedermi? -
- Siedi, siedi pure a quello sgabello. Come ti chiami? -
- Pinocchio -
- Che nome simpatico! Forse ti chiami Pino e gli amici ti chiamano così -
- No, no, mio padre mi ha dato il nome di Pinocchio, come il pinolo di una pigna. Di un albero di pino, insomma -
- Proprio bello. Hai fame? -
- Sono stanco e ho molta fame. Però ho i soldi per pagare -
- Ma no, Pinocchio. Se sei bravo come dicono il tuo nome e le tue parole, qui sei a casa tua. Io mi chiamo Rosetta e sono la figlia del pastore Adelmo. Intanto bevi questo bicchiere di latte appena munto: ti farà bene -
- Grazie, Rosetta - disse Pinocchio contento di aver avuto una buona accoglienza, che a quell'ora non si sarebbe davvero aspettata.
- Tra poco sarà ora di cena, e resterai anche tu. Da dove vieni? -
Sentì la voce di una bambina che gridò: - Chi è, a quest'ora? - e nel dir così la bambina si affacciò sull'uscio. Quando vide Pinocchio, cioè un bambino come lei, disse: - Entra pure, ragazzino. Da dove vieni? Non ti ho mai visto qui sull'isola -
Pinocchio entrò. - Sono stanco - disse - Ho remato per cinque ore. Posso sedermi? -
- Siedi, siedi pure a quello sgabello. Come ti chiami? -
- Pinocchio -
- Che nome simpatico! Forse ti chiami Pino e gli amici ti chiamano così -
- No, no, mio padre mi ha dato il nome di Pinocchio, come il pinolo di una pigna. Di un albero di pino, insomma -
- Proprio bello. Hai fame? -
- Sono stanco e ho molta fame. Però ho i soldi per pagare -
- Ma no, Pinocchio. Se sei bravo come dicono il tuo nome e le tue parole, qui sei a casa tua. Io mi chiamo Rosetta e sono la figlia del pastore Adelmo. Intanto bevi questo bicchiere di latte appena munto: ti farà bene -
- Grazie, Rosetta - disse Pinocchio contento di aver avuto una buona accoglienza, che a quell'ora non si sarebbe davvero aspettata.
- Tra poco sarà ora di cena, e resterai anche tu. Da dove vieni? -
giovedì 14 giugno 2012
21. Pinocchio noleggia una barca
Un pomeriggio alle tre, Pinocchio si presentò dal pescatore e gli chiese di poter noleggiare la sua barca. Il Pescatore Verde non volle privarsi della sua barca più robusta, e concesse a Pinocchio, in cambio di uno scudo, l'uso di un'altra barca più piccola e non proprio sicura al mille per mille.
- Puoi tenerla quanto vuoi, tanto a me per ora non serve - disse il pescatore.
A Pinocchio parve di toccare il cielo col dito. Lui sapeva remare bene, il mare era calmissimo, all'orizzonte si vedeva soltanto una piccola isola, e Pinocchio decise di arrivare fin lassù.
Stando in mare, gli tornò alla mente quando Geppetto si era messo alla sua ricerca, e poi era finito nel ventre del Pescecane, quando si erano rincontrati dentro a quel grande bestione marino, e quando finalmente avevano ritrovato insieme la libertà, anche se Geppetto non voleva e si era rassegnato a morire nello stomaco del Pescecane.
Rema e rema, Pinocchio cominciò a stancarsi. Il sole stava già calando dentro le onde del mare, e lui ebbe un attimo di paura. Ma l'isoletta era ormai vicina, e vuol dire che si sarebbe fermato lì, almeno per una notte, e a vendere il pesce ci avrebbe pensato Lucignolo: ora che c'era il somarello, non era poi mica tanto faticoso, e ce l'avrebbe fatta benissimo da solo.
Era buio fitto quando Pinocchio arrivò all'isola. Che cosa doveva fare? Lasciò la barca sulla riva, capovolgendola e legandola con una grossa fune a un palo che era conficcato sulla riva. Sperava che non la toccasse nessuno: di solito le barche a riposo venivano rispettate da tutti.
Vide un lumino non molto lontano dalla riva, e si avviò da quella parte. Dunque l'isoletta era abitata e avrebbe trovato scuramente ospitalità. Qualche scudo, ora, lo portava sempre in tasca per prudenza, e così si sarebbe potuto pagare alloggio e cena.
- Puoi tenerla quanto vuoi, tanto a me per ora non serve - disse il pescatore.
A Pinocchio parve di toccare il cielo col dito. Lui sapeva remare bene, il mare era calmissimo, all'orizzonte si vedeva soltanto una piccola isola, e Pinocchio decise di arrivare fin lassù.
Stando in mare, gli tornò alla mente quando Geppetto si era messo alla sua ricerca, e poi era finito nel ventre del Pescecane, quando si erano rincontrati dentro a quel grande bestione marino, e quando finalmente avevano ritrovato insieme la libertà, anche se Geppetto non voleva e si era rassegnato a morire nello stomaco del Pescecane.
Rema e rema, Pinocchio cominciò a stancarsi. Il sole stava già calando dentro le onde del mare, e lui ebbe un attimo di paura. Ma l'isoletta era ormai vicina, e vuol dire che si sarebbe fermato lì, almeno per una notte, e a vendere il pesce ci avrebbe pensato Lucignolo: ora che c'era il somarello, non era poi mica tanto faticoso, e ce l'avrebbe fatta benissimo da solo.
Era buio fitto quando Pinocchio arrivò all'isola. Che cosa doveva fare? Lasciò la barca sulla riva, capovolgendola e legandola con una grossa fune a un palo che era conficcato sulla riva. Sperava che non la toccasse nessuno: di solito le barche a riposo venivano rispettate da tutti.
Vide un lumino non molto lontano dalla riva, e si avviò da quella parte. Dunque l'isoletta era abitata e avrebbe trovato scuramente ospitalità. Qualche scudo, ora, lo portava sempre in tasca per prudenza, e così si sarebbe potuto pagare alloggio e cena.
mercoledì 13 giugno 2012
20. Orate e triglie
Nuovo commercio, vita nuova! Le orate e le triglie del Pescatore Verde, insieme ad altri pesciolini più modesti come le sardine e le alici, andarono veramente a ruba sul mercatino. Il pesce odorava di fresco, e la gente lo comprava volentieri.
Alle undici il carrettino era stato completamente svuotato, l'incasso era andato bene: avevano pagato uno scudo e ne avevano incassati tre, l'indomani avrebbero già potuto ripagare il somarello al Pescatore Verde, e fare un nuovo rifornimento di pesce fresco.
Si erano già quasi dimenticati della beffa dell'Orso e dello Struzzo e dei cinque zecchini d'oro perduti. Ma ora dovevano stare sempre con gli occhi bene aperti, perché di imbroglioni in giro ce ne sono tanti, e tutti pensavano che fosse facile imbrogliare due bambini di nove anni.
Però neanche il mercato del pesce durò a lungo, per Pinocchio, perché, ahimè, già lo stava aspettando una nuova avventura. Ma Lucignolo non volle parteciparvi, e così continuò per tantissimo tempo a recarsi al mercato col somarello Morello a vendere il pesce del buon Pescatore Verde. Metteva quattrini da parte per quando sarebbe stato vecchio, consegnandoli alla brava comare Chiocciola, che sapeva farli fruttare zecchini d'oro, e dare dei buoni consigli a quel bravissimo figliuolo che era diventato Lucignolo.
Pinocchio, invece, non si era scordato delle sue origini di burattino che amava l'avventura, e così ogni tanto ne combinava una delle sue. Questa volta, a tentarlo, fu quel bel mare azzurrissimo che si apriva all'infinito davanti alla grotta del Pescatore Verde.
Alle undici il carrettino era stato completamente svuotato, l'incasso era andato bene: avevano pagato uno scudo e ne avevano incassati tre, l'indomani avrebbero già potuto ripagare il somarello al Pescatore Verde, e fare un nuovo rifornimento di pesce fresco.
Si erano già quasi dimenticati della beffa dell'Orso e dello Struzzo e dei cinque zecchini d'oro perduti. Ma ora dovevano stare sempre con gli occhi bene aperti, perché di imbroglioni in giro ce ne sono tanti, e tutti pensavano che fosse facile imbrogliare due bambini di nove anni.
Però neanche il mercato del pesce durò a lungo, per Pinocchio, perché, ahimè, già lo stava aspettando una nuova avventura. Ma Lucignolo non volle parteciparvi, e così continuò per tantissimo tempo a recarsi al mercato col somarello Morello a vendere il pesce del buon Pescatore Verde. Metteva quattrini da parte per quando sarebbe stato vecchio, consegnandoli alla brava comare Chiocciola, che sapeva farli fruttare zecchini d'oro, e dare dei buoni consigli a quel bravissimo figliuolo che era diventato Lucignolo.
Pinocchio, invece, non si era scordato delle sue origini di burattino che amava l'avventura, e così ogni tanto ne combinava una delle sue. Questa volta, a tentarlo, fu quel bel mare azzurrissimo che si apriva all'infinito davanti alla grotta del Pescatore Verde.
lunedì 11 giugno 2012
19. Un bel piatto di frittura
- Abbiamo un bel carrettino a poca strada da qui. Domani possiamo benissimo venire a prenderli . A quanto ce li vendete? -
- Tra pesce pregiato e pesce più alla mano, potrete pagare pagare uno scudo in tutto. Volete assaggiarne un po'? Sto cuocendo giustappunto un bel po' di triglie e di orate in padella -
Lucignolo e Pinocchio non si fecero pregare, e accettarono l'offerta del Pescatore Verde, che gli mise davanti un bel piatto di frittura: i due bambini lo divorarono in pochi minuti, togliendo appena appena le lische. Salutarono lo strano pescatore, un gigante che non metteva per niente paura, e si diedero appuntamento al giorno dopo.
Pinocchio e Lucignolo portarono il carrettino, lo riempirono di pesce fresco di ogni tipo, pagarono ben volentieri lo scudo che il pescatore aveva chiesto, e si avviarono a passi lenti verso il mercato. Una gran bella fatica.
Ma il pescatore li richiamò dall'ingresso della caverna:- Se vi fa comodo, ho anche un somarello in fondo alla grotta,e ve lo posso vendere a poco prezzo, due scudi soltanto. Lo volete? I soldi me li portate domani -
- Faccelo vedere - disse Lucignolo un po' timoroso. Il Pescatore Verde andò a slegare l'asinello, e lo mostrò ai due bambini, che lo guardarono ben bene negli occhi, negli orecchi e nelle zampe prima di dire di sì: sembrava tutto a posto. Lo legarono con il suo pettorale di cuoio alle stanghe del carretto, e tutti contenti si avviarono verso quel mercato dove, due giorni prima, avevano venduto ananassi e banane, e poi avevano preso una solenne bastonata.
- Tra pesce pregiato e pesce più alla mano, potrete pagare pagare uno scudo in tutto. Volete assaggiarne un po'? Sto cuocendo giustappunto un bel po' di triglie e di orate in padella -
Lucignolo e Pinocchio non si fecero pregare, e accettarono l'offerta del Pescatore Verde, che gli mise davanti un bel piatto di frittura: i due bambini lo divorarono in pochi minuti, togliendo appena appena le lische. Salutarono lo strano pescatore, un gigante che non metteva per niente paura, e si diedero appuntamento al giorno dopo.
Pinocchio e Lucignolo portarono il carrettino, lo riempirono di pesce fresco di ogni tipo, pagarono ben volentieri lo scudo che il pescatore aveva chiesto, e si avviarono a passi lenti verso il mercato. Una gran bella fatica.
Ma il pescatore li richiamò dall'ingresso della caverna:- Se vi fa comodo, ho anche un somarello in fondo alla grotta,e ve lo posso vendere a poco prezzo, due scudi soltanto. Lo volete? I soldi me li portate domani -
- Faccelo vedere - disse Lucignolo un po' timoroso. Il Pescatore Verde andò a slegare l'asinello, e lo mostrò ai due bambini, che lo guardarono ben bene negli occhi, negli orecchi e nelle zampe prima di dire di sì: sembrava tutto a posto. Lo legarono con il suo pettorale di cuoio alle stanghe del carretto, e tutti contenti si avviarono verso quel mercato dove, due giorni prima, avevano venduto ananassi e banane, e poi avevano preso una solenne bastonata.
18. Dal Pescatore Verde
Era una bella mattinata di prima estate, quando Pinocchio e Lucignolo si ritrovarono per andare a trovare il Pescatore Verde.
La grotta del pescatore era a mezzo miglio dalla villa della Fata Turchina. La spiaggia era ancora deserta, e i due bambini arrivarono presto.
Videro il Pescatore Verde affaccendato fuori dalla sua grotta, dalla quale usciva un filo di fumo. Pinocchio riconobbe subito il pescatore della sua ultima avventura: ripescato in mare da quella enorme rete insieme a tanti pesci, il burattino aveva rischiato di fare una brutta fine. Perciò si accostò con un atteggiamento di grande prudenza, e disse: - Pescatore, ricordi quando mi infarinasti e stavi per friggermi in padella? Mi salvò solo l'arrivo di un cane...-
- Eri tu quel maledetto pesce di legno? Io stavo già per addentarti, incuriosito da quello strano aspetto. Perché ora ritorni da me e sei diventato un bambino? -
Lucignolo stava zitto da una parte, impressionato da quel gigantesco pescatore col dorso nudo, con la sua lunga barba verdognola e un paio di pantalonacci neri tutti sfilacciati. Ma Pinocchio sembrava non aver affatto paura e stava dicendo: - Ci manda la Fata dai capelli turchini, e più precisamente la sua domestica comare Chiocciola. Dice che puoi affittarci la tua barca o che almeno puoi consegnarci tutti i giorni un bel po' di pesci da portare al mercato. E' vero? -
Il pescatore sembrava un po' sorpreso e sbalordito. - E' proprio vero. Non riesco a smaltire tutto il pesce che vado pescando ogni giorno, e sono costretto anche a rigettarlo al mare, lasciandone un po' ai cani e ai gatti. Una trentina di chili al giorno ve li potrei vendere. Ma dove li mettete? -
La grotta del pescatore era a mezzo miglio dalla villa della Fata Turchina. La spiaggia era ancora deserta, e i due bambini arrivarono presto.
Videro il Pescatore Verde affaccendato fuori dalla sua grotta, dalla quale usciva un filo di fumo. Pinocchio riconobbe subito il pescatore della sua ultima avventura: ripescato in mare da quella enorme rete insieme a tanti pesci, il burattino aveva rischiato di fare una brutta fine. Perciò si accostò con un atteggiamento di grande prudenza, e disse: - Pescatore, ricordi quando mi infarinasti e stavi per friggermi in padella? Mi salvò solo l'arrivo di un cane...-
- Eri tu quel maledetto pesce di legno? Io stavo già per addentarti, incuriosito da quello strano aspetto. Perché ora ritorni da me e sei diventato un bambino? -
Lucignolo stava zitto da una parte, impressionato da quel gigantesco pescatore col dorso nudo, con la sua lunga barba verdognola e un paio di pantalonacci neri tutti sfilacciati. Ma Pinocchio sembrava non aver affatto paura e stava dicendo: - Ci manda la Fata dai capelli turchini, e più precisamente la sua domestica comare Chiocciola. Dice che puoi affittarci la tua barca o che almeno puoi consegnarci tutti i giorni un bel po' di pesci da portare al mercato. E' vero? -
Il pescatore sembrava un po' sorpreso e sbalordito. - E' proprio vero. Non riesco a smaltire tutto il pesce che vado pescando ogni giorno, e sono costretto anche a rigettarlo al mare, lasciandone un po' ai cani e ai gatti. Una trentina di chili al giorno ve li potrei vendere. Ma dove li mettete? -
domenica 10 giugno 2012
17. Comare Chiocciola consola Pinocchio
Lucignolo disse: - Andiamo dalla comare Chiocciola. Non è cattiva, in fondo. E' stata lei che mi ha procurato i cinque zecchini d'oro. O se non li avessi mai scambiati, i miei scudi! Mi sembravano troppo pesanti, trecento scudi, ma quei bricconi non me li avrebbero mai potuti rubare...-
E giù lagrimoni grossi così. Col carrettino ciondoloni, rientrarono piano piano a casa della Fata dai capelli turchini. Per fortuna Lucignolo aveva la chiave, perché altrimenti comare Chiocciola avrebbe impiegato due ore per venire ad aprire.
Invece comare Chiocciola era lì sulla porta e sembrava che li stesse aspettando.
- Bambini, ma cosa avete? - disse con voce lenta lenta. - Perchè quest'aria così sconsolata? -
Lucignolo raccontò tutto, e la Chiocciola sembrava non credesse a tanta cattiveria e malizia.
- Mi avevate detto che erano due bravi animali, generosi e precisi. Si è visto! Ma ora su, non ci state a pensare troppo. Un po' di scudi per comprare un somarello si sono rimasti. E cambierete attività. Andate dal Pescatore Verde alla grotta sul mare, e ditegli che potete vendere i suoi pesci. Invece delle pesche e delle banane, venderete i pesci. Può essere un buon cambio. Basta che stavolta non vi fate gabbare -
A comare Chiocciola si era sciolta la lingua. Parlava e parlava veloce come non aveva parlato mai. E mentre lei parlava, Pinocchio e Lucignolo si andavano consolando della grande sventura che avevano dovuto sopportare.
- Domani mattina andiamo dal Pescatore Verde a fare il nostro nuovo patto commerciale - disse Lucignolo serio serio. E Pinocchio tornò di nuovo assai contento a casa di Geppetto a raccontargli tutto senza disperazione.
E giù lagrimoni grossi così. Col carrettino ciondoloni, rientrarono piano piano a casa della Fata dai capelli turchini. Per fortuna Lucignolo aveva la chiave, perché altrimenti comare Chiocciola avrebbe impiegato due ore per venire ad aprire.
Invece comare Chiocciola era lì sulla porta e sembrava che li stesse aspettando.
- Bambini, ma cosa avete? - disse con voce lenta lenta. - Perchè quest'aria così sconsolata? -
Lucignolo raccontò tutto, e la Chiocciola sembrava non credesse a tanta cattiveria e malizia.
- Mi avevate detto che erano due bravi animali, generosi e precisi. Si è visto! Ma ora su, non ci state a pensare troppo. Un po' di scudi per comprare un somarello si sono rimasti. E cambierete attività. Andate dal Pescatore Verde alla grotta sul mare, e ditegli che potete vendere i suoi pesci. Invece delle pesche e delle banane, venderete i pesci. Può essere un buon cambio. Basta che stavolta non vi fate gabbare -
A comare Chiocciola si era sciolta la lingua. Parlava e parlava veloce come non aveva parlato mai. E mentre lei parlava, Pinocchio e Lucignolo si andavano consolando della grande sventura che avevano dovuto sopportare.
- Domani mattina andiamo dal Pescatore Verde a fare il nostro nuovo patto commerciale - disse Lucignolo serio serio. E Pinocchio tornò di nuovo assai contento a casa di Geppetto a raccontargli tutto senza disperazione.
sabato 9 giugno 2012
16. Il Banco è scomparso
La mattina successiva, i nostri due amici Pinocchio e Lucignolo si recarono più presto del solito al mercato. Il carrettino era leggero leggero, e pensarono che presto non avrebbero fatto più neanche quella piccola fatica, perché avrebbero comprato un bel cavallino.
Aspettarono qualche minuto, ma compare Orso e compare Struzzo non erano ancora arrivati con la loro provvista di frutta. Aspettarono ancora, e nulla. Lucignolo disse: - Vado a vedere al Banco dell'Orso, saranno ancora lì -
Ma quando Lucignolo arrivò davanti alla porta del Banco, la bella scritta non c'era più. - Avrò sbagliato porta...- si disse Lucignolo. Si guardò intono, e vide altre quattro o cinque porte, ma non ce n'era nessuna con quella scritta lì.
Il ragazzo ebbe un colpo al cuore, e cominciò a chiamare il suo amico. - Pinocchio, oh Pinocchio, corri...il Banco dell'Orso non c'è più ! -
Pinocchio, pochi metri più in là, lo sentì e si precipitò con tutto il carrettino: - O Lucignolo, che follia abbiamo fatto! Abbiamo regalato tutti i nostri soldi a due imbroglioni! O mio Dio, è la stessa storia del Gatto e della Volpe! -
Eh, già, proprio così: solo che stavolta gli zecchini d'oro non glieli aveva regalati Mangiafuoco, ma se li erano guadagnati col sudore della loro fronte.
- Mai più mi fiderò di nessuno, uomo o animale che sia! - gridò Pinocchio, e Lucignolo piangeva insieme a lui.
-Dove andiamo, adesso? - disse Pinocchio. - Dal mio babbo Geppetto non ho proprio il coraggio. Pensare che mi stimava così tanto, e pensava di essere diventato ricco anche lui. Troppa delusione, troppa delusione! -
Aspettarono qualche minuto, ma compare Orso e compare Struzzo non erano ancora arrivati con la loro provvista di frutta. Aspettarono ancora, e nulla. Lucignolo disse: - Vado a vedere al Banco dell'Orso, saranno ancora lì -
Ma quando Lucignolo arrivò davanti alla porta del Banco, la bella scritta non c'era più. - Avrò sbagliato porta...- si disse Lucignolo. Si guardò intono, e vide altre quattro o cinque porte, ma non ce n'era nessuna con quella scritta lì.
Il ragazzo ebbe un colpo al cuore, e cominciò a chiamare il suo amico. - Pinocchio, oh Pinocchio, corri...il Banco dell'Orso non c'è più ! -
Pinocchio, pochi metri più in là, lo sentì e si precipitò con tutto il carrettino: - O Lucignolo, che follia abbiamo fatto! Abbiamo regalato tutti i nostri soldi a due imbroglioni! O mio Dio, è la stessa storia del Gatto e della Volpe! -
Eh, già, proprio così: solo che stavolta gli zecchini d'oro non glieli aveva regalati Mangiafuoco, ma se li erano guadagnati col sudore della loro fronte.
- Mai più mi fiderò di nessuno, uomo o animale che sia! - gridò Pinocchio, e Lucignolo piangeva insieme a lui.
-Dove andiamo, adesso? - disse Pinocchio. - Dal mio babbo Geppetto non ho proprio il coraggio. Pensare che mi stimava così tanto, e pensava di essere diventato ricco anche lui. Troppa delusione, troppa delusione! -
venerdì 8 giugno 2012
15. Il sogno di Pinocchio
L'Orso aprì: era uno stanzone con una scrivania in fondo. L'Orso tirò fuori da una cartella verde un grande foglio, e scrisse:" Pinocchio e Lucignolo s'impegnano ad acquistare da Orso Bruno e Struzzo con gli Occhiali una grande fornitura di ananassi e banane per tutta l'estate, trenta chili di ananassi e trenta di banane al giorno, fino al 31 di agosto, in cambio di cinque zecchini d'oro. Firmato: Orso Bruno e Struzzo con gli Occhiali."
- Firmate anche voi - dissero i due compari.
Anche Lucignolo e Pinocchio firmarono. Lucignolo consegnò i cinque zecchini d'oro. Poi tutti e quattro si strinsero la mano.
- Da domani sarete regolarmente riforniti di frutta tutti i giorni fino alla fine di agosto - disse l'Orso.
Uscirono, e l'Orso chiuse a chiave lo stanzone. Pinocchio e Lucignolo salutarono ancora, e fecero ritorno a casa molto contenti. Lavoro e guadagno assicurati per ben tre mesi, e gli zecchini d'oro si sarebbero sicuramente raddoppiati. Avrebbero comprato un cavallino per il carretto, e nel frattempo avrebbero preparato il nuovo raccolto di pere, mele e pesche. Poi avrebbero comprato anche una bella barca, e per tutta l'invernata sarebbero andati a pesca, almeno nelle buone giornate. Il mare era proprio lì vicino, e cento metri dalla casa della Fata dai capelli turchini.
Quella notte Pinocchio sognò frutteti meravigliosi, barche piene di pesci, e una gran quantità di zecchini d'oro. Sognò di essere diventato un gran signore e di avere anche una banca intestata a suo nome: "Banca di Lucignolo e di Pinocchio". Si girava e rigirava nel suo lettino, e Geppetto, che dormiva poco, pensava che il suo figliuolo, quel giorno, si fosse stancato per aver lavorato troppo.
- Firmate anche voi - dissero i due compari.
Anche Lucignolo e Pinocchio firmarono. Lucignolo consegnò i cinque zecchini d'oro. Poi tutti e quattro si strinsero la mano.
- Da domani sarete regolarmente riforniti di frutta tutti i giorni fino alla fine di agosto - disse l'Orso.
Uscirono, e l'Orso chiuse a chiave lo stanzone. Pinocchio e Lucignolo salutarono ancora, e fecero ritorno a casa molto contenti. Lavoro e guadagno assicurati per ben tre mesi, e gli zecchini d'oro si sarebbero sicuramente raddoppiati. Avrebbero comprato un cavallino per il carretto, e nel frattempo avrebbero preparato il nuovo raccolto di pere, mele e pesche. Poi avrebbero comprato anche una bella barca, e per tutta l'invernata sarebbero andati a pesca, almeno nelle buone giornate. Il mare era proprio lì vicino, e cento metri dalla casa della Fata dai capelli turchini.
Quella notte Pinocchio sognò frutteti meravigliosi, barche piene di pesci, e una gran quantità di zecchini d'oro. Sognò di essere diventato un gran signore e di avere anche una banca intestata a suo nome: "Banca di Lucignolo e di Pinocchio". Si girava e rigirava nel suo lettino, e Geppetto, che dormiva poco, pensava che il suo figliuolo, quel giorno, si fosse stancato per aver lavorato troppo.
giovedì 7 giugno 2012
14. La banca dell'Orso
La vendita degli ananassi e delle banane non andò per niente male: Pinocchio e Lucignolo si ripagarono dei dieci scudi e ne guadagnarono altrettanti. Gli ananassi erano grandi e maturi, e furono tutti venduti; rimase qualche banana, ma Pinocchio ne prese un po' per il babbo Geppetto e Lucignolo un altro po' per la comare Chiocciola che gli preparava tutti i giorni i pasti. Facevano una vita da gran signori: grazie, grazie, Fatina dai capelli turchini.
Anche il giorno successivo compare Orso Bruno e compare Struzzo portarono la stessa quantità di ananassi e di banane, e se la fecero pagare i soliti dieci scudi. La vendita andava benino, e c'erano sempre parecchi scudi di guadagno.
Il terzo giorno l'Orso disse: - Se volete, potete assicurarvi la fornitura per tutta l'estate. Pagherete soltanto trecento scudi o cinque zecchini d'oro, come preferite -
Lucignolo quella cifra l'aveva già mesa da parte, la comare Chiocciola conosceva un grosso banchiere che trasformava la moneta spicciola in zecchini d'oro. A Lucignolo l'affare degli ananassi e delle banane parve conveniente. Fornitura per tutta l'estate voleva dire un forte guadagno assicurato, almeno del doppio.
- Lasciate che ne parli un po' col mio amico Pinocchio - rispose.
- Bene. Se siete d'accordo, domani venite al mio banco, dieci metri più in là, e concluderemo l'affare -
Lucignolo fece presto a convincere Pinocchio. Così il giorno dopo portò con sè i cinque zecchini d'oro, tutto il loro guadagno dopo un mese di fatiche. Quando ebbero finito di vendere la solita quantità di ananassi e banane, seguirono l'Orso Bruno e lo Struzzo con gli Occhiali che li stavano aspettando, e arrivarono davanti a una grande porta che recava sopra la scritta: "Banca dell'Orso".
Anche il giorno successivo compare Orso Bruno e compare Struzzo portarono la stessa quantità di ananassi e di banane, e se la fecero pagare i soliti dieci scudi. La vendita andava benino, e c'erano sempre parecchi scudi di guadagno.
Il terzo giorno l'Orso disse: - Se volete, potete assicurarvi la fornitura per tutta l'estate. Pagherete soltanto trecento scudi o cinque zecchini d'oro, come preferite -
Lucignolo quella cifra l'aveva già mesa da parte, la comare Chiocciola conosceva un grosso banchiere che trasformava la moneta spicciola in zecchini d'oro. A Lucignolo l'affare degli ananassi e delle banane parve conveniente. Fornitura per tutta l'estate voleva dire un forte guadagno assicurato, almeno del doppio.
- Lasciate che ne parli un po' col mio amico Pinocchio - rispose.
- Bene. Se siete d'accordo, domani venite al mio banco, dieci metri più in là, e concluderemo l'affare -
Lucignolo fece presto a convincere Pinocchio. Così il giorno dopo portò con sè i cinque zecchini d'oro, tutto il loro guadagno dopo un mese di fatiche. Quando ebbero finito di vendere la solita quantità di ananassi e banane, seguirono l'Orso Bruno e lo Struzzo con gli Occhiali che li stavano aspettando, e arrivarono davanti a una grande porta che recava sopra la scritta: "Banca dell'Orso".
mercoledì 6 giugno 2012
13. Dalle pere agli ananassi
L'Orso Bruno e lo Struzzo con gli Occhiali salutarono i due bambini e se ne andarono.
Pinocchio e Lucignolo non stavano in sé dalla gioia. Che fortuna: appena finite pere, mele e pesche, arrivavano gli ananassi e le banane. La fortuna era davvero dalla parte loro. Avrebbero fatto un bel po' di soldi, aperto una grande frutteria, poi si sarebbero dati alla pesca: l'avvenire era tutto con loro!
Al mattino successivo si recarono al mercato con il carrettino leggero leggero: erano rimaste davvero poche mele: infatti pere e pesche erano proprio finite.
Appena arrivati, eccoti sopraggiungere freschi freschi l'Orso Bruno e lo Struzzo: portavano due sacchi colmi di ananassi e di banane. Li scaricarono sul carrettino e li sistemarono in una bella composizione.
- Quanto volete per tutta questa frutta? - disse subito Lucignolo, un po' preoccupato.
- Non tanto - disse l'Orso Bruno sbadigliando come se avesse fatto tanta fatica. - Dieci scudi ed è tutto vostro. Vedrete che ne ricaverete almeno il doppio -
Pinocchio era sbalordito: dieci scudi tutta quella frutta pregiata? Anche Lucignolo stentava a crederci. Tirò subito fuori i dieci scudi e pagò seduta stante i due compari di affari.
L'Orso disse. - Domani vi porteremo altri ananassi e altre banane. Noi non abbiamo tempo per stare qui a vendere al minuto. Abbiamo grandi affari da ogni parte del mondo. Ma se voi volete...-
- Che cosa? - disse Lucignolo interessato.
- Ne riparliamo domani, ma si tratta di un grande affare e dovete pensarci bene -
Pinocchio e Lucignolo non stavano in sé dalla gioia. Che fortuna: appena finite pere, mele e pesche, arrivavano gli ananassi e le banane. La fortuna era davvero dalla parte loro. Avrebbero fatto un bel po' di soldi, aperto una grande frutteria, poi si sarebbero dati alla pesca: l'avvenire era tutto con loro!
Al mattino successivo si recarono al mercato con il carrettino leggero leggero: erano rimaste davvero poche mele: infatti pere e pesche erano proprio finite.
Appena arrivati, eccoti sopraggiungere freschi freschi l'Orso Bruno e lo Struzzo: portavano due sacchi colmi di ananassi e di banane. Li scaricarono sul carrettino e li sistemarono in una bella composizione.
- Quanto volete per tutta questa frutta? - disse subito Lucignolo, un po' preoccupato.
- Non tanto - disse l'Orso Bruno sbadigliando come se avesse fatto tanta fatica. - Dieci scudi ed è tutto vostro. Vedrete che ne ricaverete almeno il doppio -
Pinocchio era sbalordito: dieci scudi tutta quella frutta pregiata? Anche Lucignolo stentava a crederci. Tirò subito fuori i dieci scudi e pagò seduta stante i due compari di affari.
L'Orso disse. - Domani vi porteremo altri ananassi e altre banane. Noi non abbiamo tempo per stare qui a vendere al minuto. Abbiamo grandi affari da ogni parte del mondo. Ma se voi volete...-
- Che cosa? - disse Lucignolo interessato.
- Ne riparliamo domani, ma si tratta di un grande affare e dovete pensarci bene -
martedì 5 giugno 2012
12. L'Orso e lo Struzzo
Dopo parecchi giorni, Pinocchio e Lucignolo ricevettero una strana visita. Erano due personaggi davvero curiosi: un grosso orso bruno con un cappellaccio alla texana, e un goffo struzzo con un paio di occhiali neri e un fazzolettone rosso al collo.
I due si accostarono alla bancarella di Pinocchio e Lucignolo, e si misero ad osservare quella bella frutta gialla, rossa e verde dagli odori intensi.
- Ne avete ancora molta, ragazzi? - chiese l'Orso bruno con curiosità.
Lucignolo lo guardò con una certa meraviglia e rispose: - Veramente, è proprio l'ultima frutta del nostro giardino -
- E domani che farete? - chiese a sua volta lo Struzzo con gli occhiali neri.
- Mah...forse ci riposiamo. Metteremo in ordine il nostro frutteto -
- Noi avremmo un buon affare da proporvi - disse con aria interessata l'Orso Bruno. - Della frutta pregiata da vendere. Ananassi e banane. Fareste soldi molto più in fretta che con la solita frutta -
- La nostra - intervenne Pinocchio un po' piccato - non è la solita frutta. E' frutta di primissima qualità -
- Vedo - convenne lo Struzzo. - Però ormai è finita. Se avete un po' di soldi, domani vi porteremo una gran quantità di banane e di ananas e potrete cominciare a venderla -
Lucignolo si fermò a pensare. - Perché no? Quanto denaro serve? -
- Per ora basteranno una ventina di scudi, poi si vedrà. Potremmo fare un buon contratto, conveniente per voi e per noi. Ci vediamo domani mattina? -
- D'accordo - dissero insieme Lucignolo e Pinocchio.
I due si accostarono alla bancarella di Pinocchio e Lucignolo, e si misero ad osservare quella bella frutta gialla, rossa e verde dagli odori intensi.
- Ne avete ancora molta, ragazzi? - chiese l'Orso bruno con curiosità.
Lucignolo lo guardò con una certa meraviglia e rispose: - Veramente, è proprio l'ultima frutta del nostro giardino -
- E domani che farete? - chiese a sua volta lo Struzzo con gli occhiali neri.
- Mah...forse ci riposiamo. Metteremo in ordine il nostro frutteto -
- Noi avremmo un buon affare da proporvi - disse con aria interessata l'Orso Bruno. - Della frutta pregiata da vendere. Ananassi e banane. Fareste soldi molto più in fretta che con la solita frutta -
- La nostra - intervenne Pinocchio un po' piccato - non è la solita frutta. E' frutta di primissima qualità -
- Vedo - convenne lo Struzzo. - Però ormai è finita. Se avete un po' di soldi, domani vi porteremo una gran quantità di banane e di ananas e potrete cominciare a venderla -
Lucignolo si fermò a pensare. - Perché no? Quanto denaro serve? -
- Per ora basteranno una ventina di scudi, poi si vedrà. Potremmo fare un buon contratto, conveniente per voi e per noi. Ci vediamo domani mattina? -
- D'accordo - dissero insieme Lucignolo e Pinocchio.
lunedì 4 giugno 2012
11. La meraviglia delle guardie
Erano le dieci, e metà della frutta della Fata Turchina era già andata via. Si era sparsa la voce : della frutta così bella era un po' che non si vedeva, saporita e colorata che era un piacere vederla.
All'una in punto le due guardie tornarono, e con loro grande meraviglia Lucignolo consegnò tutto contento i due scudi per la licenza. Lui e Pinocchio si sentivano quasi grandi e giudiziosi come due adulti. Era andata proprio bene! Certamente la Fatina dai capelli turchini aveva pensato a loro e li aveva aiutati. Tutti li avevano accolti bene e avevano fatto loro i complimenti.
Così, col carrettino leggero leggero come il loro cuore, Pinocchio e Lucignolo tornarono a casa, e avevano nelle tasche anche altri tre scudi guadagnati col sudore della loro fronte.
- Che ne faremo, dei soldi che potremo mettere da parte? - chiese Pinocchio a Lucignolo.
- Per ora li tengo io. Ho un buon nascondiglio, e comare Chiocciola neanche immagina dove. Quando avremo guadagnato parecchi zecchini d'oro, prima compreremo un cavallino, e poi acquisteremo una bella barca e andremo a pesca, mentre nel giardino crescerà altra frutta per la prossima stagione -
Pinocchio era sbalordito per la grande maturità che dimostrava Lucignolo. Non era davvero più quello sbandato che lo aveva portato a perdersi nel Paese dei Balocchi.
Al mattino dopo tornarono al mercato, e fu un'altra buona giornata. I due carabinieri erano diventati loro amici, e li salutarono con simpatia e affetto.
- Vorrei che anche mio figlio fosse un ragazzo in gamba come voi - disse il carabiniere coi baffoni.
All'una in punto le due guardie tornarono, e con loro grande meraviglia Lucignolo consegnò tutto contento i due scudi per la licenza. Lui e Pinocchio si sentivano quasi grandi e giudiziosi come due adulti. Era andata proprio bene! Certamente la Fatina dai capelli turchini aveva pensato a loro e li aveva aiutati. Tutti li avevano accolti bene e avevano fatto loro i complimenti.
Così, col carrettino leggero leggero come il loro cuore, Pinocchio e Lucignolo tornarono a casa, e avevano nelle tasche anche altri tre scudi guadagnati col sudore della loro fronte.
- Che ne faremo, dei soldi che potremo mettere da parte? - chiese Pinocchio a Lucignolo.
- Per ora li tengo io. Ho un buon nascondiglio, e comare Chiocciola neanche immagina dove. Quando avremo guadagnato parecchi zecchini d'oro, prima compreremo un cavallino, e poi acquisteremo una bella barca e andremo a pesca, mentre nel giardino crescerà altra frutta per la prossima stagione -
Pinocchio era sbalordito per la grande maturità che dimostrava Lucignolo. Non era davvero più quello sbandato che lo aveva portato a perdersi nel Paese dei Balocchi.
Al mattino dopo tornarono al mercato, e fu un'altra buona giornata. I due carabinieri erano diventati loro amici, e li salutarono con simpatia e affetto.
- Vorrei che anche mio figlio fosse un ragazzo in gamba come voi - disse il carabiniere coi baffoni.
domenica 3 giugno 2012
10. Due scudi per la licenza
La più alta delle due guardie tirò subito fuori dalla sua borsa di cuoio marrone un bel foglio di carta verdolina, e cominciò a scrivere piano piano. Fece qualche domanda qua e là, in che via era il campo, in che via era la casa, quanti anni aveva Lucignolo, quanti Pinocchio. Poi tirò fuori un bel timbro, fece uno scarabocchio, e la licenza era belle e pronta.
- Ecco - disse il carabiniere, che aveva un gran paio di baffi, allungando il foglio a Lucignolo, che gli sembrava un po' più sveglio di Pinocchio. - Sono due scudi -
- Due scudi? - Lucignolo diventò prima rosso, poi verde, poi giallo, e non sapeva che dire: - Signora guardia, abbiamo lasciato il borsellino a casa. Potete passare a fine mattinata, quando avremo incassato un po' di soldi? -
Il secondo carabiniere stava per arrabbiarsi, battendo i piedi in terra per la rabbia: ma l'altro, che era un po' più tenero perché aveva un figliuolo dell'età dei due bambini, rimase un po' a pensare, e poi disse sì, che andava bene, e prima dell'una sarebbero passati a riscuotere il dovuto. Tutto in regola, dunque.
-Tenete sempre la licenza a portata di mano - disse consegnandola a Lucignolo.
Lucignolo e Pinocchio erano commossi. - Grazie, grazie davvero! Volette assaggiare qualcuna delle nostre pesche? - disse Pinocchio. Poi ci ripensò, riempì due buste di buona frutta, e la offrì ai due carabinieri, che accettarono con un bell'inchino e un bel sorriso.
La mattina era cominciata male e bene nello stesso tempo, e proseguì alla stessa maniera. All'inizio nessuno si accostò alla bancarella dei due bambini. Ma poi venne una giovane massaia e prese un bustone di pere. Poi la serva del collegio degli orfani, e portò via un bel po' di frutta in un grande sacco di tela che portava con sè: ci vollero dieci minuti per pesarla tutta.
- Ecco - disse il carabiniere, che aveva un gran paio di baffi, allungando il foglio a Lucignolo, che gli sembrava un po' più sveglio di Pinocchio. - Sono due scudi -
- Due scudi? - Lucignolo diventò prima rosso, poi verde, poi giallo, e non sapeva che dire: - Signora guardia, abbiamo lasciato il borsellino a casa. Potete passare a fine mattinata, quando avremo incassato un po' di soldi? -
Il secondo carabiniere stava per arrabbiarsi, battendo i piedi in terra per la rabbia: ma l'altro, che era un po' più tenero perché aveva un figliuolo dell'età dei due bambini, rimase un po' a pensare, e poi disse sì, che andava bene, e prima dell'una sarebbero passati a riscuotere il dovuto. Tutto in regola, dunque.
-Tenete sempre la licenza a portata di mano - disse consegnandola a Lucignolo.
Lucignolo e Pinocchio erano commossi. - Grazie, grazie davvero! Volette assaggiare qualcuna delle nostre pesche? - disse Pinocchio. Poi ci ripensò, riempì due buste di buona frutta, e la offrì ai due carabinieri, che accettarono con un bell'inchino e un bel sorriso.
La mattina era cominciata male e bene nello stesso tempo, e proseguì alla stessa maniera. All'inizio nessuno si accostò alla bancarella dei due bambini. Ma poi venne una giovane massaia e prese un bustone di pere. Poi la serva del collegio degli orfani, e portò via un bel po' di frutta in un grande sacco di tela che portava con sè: ci vollero dieci minuti per pesarla tutta.
sabato 2 giugno 2012
9. Al mercatino
Pinocchio e Lucignolo, però, non davano retta a nessuno e continuavano per la loro strada. Era primavera inoltrata, e cominciava a fare caldo. Pinocchio stava sudando. Cercò un fazzoletto per asciugarsi, ma non lo trovò. Allora, prese una busta di carta per la frutta, ne strappò un pezzo, e si deterse la fronte: la carta era un po' ruvida, ma funzionò a meraviglia. Anche Lucignolo fece la stessa cosa.
Ma ormai erano arrivati al mercatino. C'era parecchia gente e alcune bancarelle si erano già sistemate, anche se era presto.
Lucignolo vide un muretto libero e fece cenno a Pinocchio di appoggiarvi il carrettino. Perfetto. Sembrava fatto appositamente, in esatta linea parallela con la strada.
Si erano appena sistemati, e Lucignolo aveva messo in evidenza un bel cartello: MELE PERE PESCHE - TUTTO A MEZZA LIRA AL CHILO !, quando si accostarono due carabinieri con tanto di pennacchio, e dissero a Pinocchio: - Bambini, mostrateci la vostra licenza di vendita -
Lucignolo provò una specie di singhiozzo spezzato, e Pinocchio era rimasto a bocca aperta.
- La licenza di vendita? Ma queste sono le pere e le mele della fatta Turchina! -
I due carabinieri rimasero un momento a pensare. - Ah, lei! Ora ha bisogno di vendere la sua frutta? -
- Come si fa, signore guardie - disse Lucignolo tutto d'un fiato - per avere questa benedetta licenza? -
- Se volete, possiamo rilasciarvela proprio noi. Abbiamo sempre un modulo da riempire fra le nostre carte -
- Bene - disse Pinocchio: - Fateci questa benedetta licenza e intestatela alla Fata Turchina -
Ma ormai erano arrivati al mercatino. C'era parecchia gente e alcune bancarelle si erano già sistemate, anche se era presto.
Lucignolo vide un muretto libero e fece cenno a Pinocchio di appoggiarvi il carrettino. Perfetto. Sembrava fatto appositamente, in esatta linea parallela con la strada.
Si erano appena sistemati, e Lucignolo aveva messo in evidenza un bel cartello: MELE PERE PESCHE - TUTTO A MEZZA LIRA AL CHILO !, quando si accostarono due carabinieri con tanto di pennacchio, e dissero a Pinocchio: - Bambini, mostrateci la vostra licenza di vendita -
Lucignolo provò una specie di singhiozzo spezzato, e Pinocchio era rimasto a bocca aperta.
- La licenza di vendita? Ma queste sono le pere e le mele della fatta Turchina! -
I due carabinieri rimasero un momento a pensare. - Ah, lei! Ora ha bisogno di vendere la sua frutta? -
- Come si fa, signore guardie - disse Lucignolo tutto d'un fiato - per avere questa benedetta licenza? -
- Se volete, possiamo rilasciarvela proprio noi. Abbiamo sempre un modulo da riempire fra le nostre carte -
- Bene - disse Pinocchio: - Fateci questa benedetta licenza e intestatela alla Fata Turchina -
venerdì 1 giugno 2012
8. Guadagnarsi da vivere
Geppetto è commosso. Una lagrima gli brilla in fondo agli occhi stanchi.
- Bravi ragazzi! Così mi piaci, Pinocchio. Io non sono più in grado di guadagnarmi la vita se non ogni tanto con qualche sedia, una scala o qualche piccolo tavolo. Bravo! Ora puoi già pensare a te e forse anche a me che sono troppo vecchio -
- Ci dai il tuo consenso, babbo? Sono davvero contento -
L'indomani presto, Pinocchio si avviò canticchiando verso la casa della Fata Turchina, dove per uno strano gioco del destino ora viveva il suo amico Lucignolo, che lui aveva creduto morto fino a poche ore prima.
Altro che morto! Il bravo Lucignolo, che non era più un discolaccio, sprizzava energia da tutti i pori. Pinocchio lo trovò già pronto, col carrettino carico di frutta. - Dai, Pinocchio, dai, che andiamo a guadagnarci i primi soldi della nostra vita! -
Pinocchio prese una delle due stanghe del carrettino, lasciando l'altra a Lucignolo. Eppure il carrettino pesava tanto! Saranno stati buoni cinquanta chilogrammi di frutta, tra mele, pere e pesche, tutte belle colorate e odorose. A venderle tutte, avrebbero incassato almeno dieci scudi, o uno zecchino d'oro.
Mentre trascinavano il carrettino verso il mercato, la gente che passava si meravigliava.
- Guardate, guardate! Pinocchio e Lucignolo che vanno al lavoro! Ma sono diventati matti? Non erano quelli che si erano recati al Paese dei Balocchi ed erano diventati due ciuchini? Come cambia, il mondo! -
- Eh, già - diceva una donna anziana con un grande scialle nero addosso. - Loro sono amici della Fatina dai capelli turchini, e quella è una gran maga, può fare tutto quello che vuole! -
- Bravi ragazzi! Così mi piaci, Pinocchio. Io non sono più in grado di guadagnarmi la vita se non ogni tanto con qualche sedia, una scala o qualche piccolo tavolo. Bravo! Ora puoi già pensare a te e forse anche a me che sono troppo vecchio -
- Ci dai il tuo consenso, babbo? Sono davvero contento -
L'indomani presto, Pinocchio si avviò canticchiando verso la casa della Fata Turchina, dove per uno strano gioco del destino ora viveva il suo amico Lucignolo, che lui aveva creduto morto fino a poche ore prima.
Altro che morto! Il bravo Lucignolo, che non era più un discolaccio, sprizzava energia da tutti i pori. Pinocchio lo trovò già pronto, col carrettino carico di frutta. - Dai, Pinocchio, dai, che andiamo a guadagnarci i primi soldi della nostra vita! -
Pinocchio prese una delle due stanghe del carrettino, lasciando l'altra a Lucignolo. Eppure il carrettino pesava tanto! Saranno stati buoni cinquanta chilogrammi di frutta, tra mele, pere e pesche, tutte belle colorate e odorose. A venderle tutte, avrebbero incassato almeno dieci scudi, o uno zecchino d'oro.
Mentre trascinavano il carrettino verso il mercato, la gente che passava si meravigliava.
- Guardate, guardate! Pinocchio e Lucignolo che vanno al lavoro! Ma sono diventati matti? Non erano quelli che si erano recati al Paese dei Balocchi ed erano diventati due ciuchini? Come cambia, il mondo! -
- Eh, già - diceva una donna anziana con un grande scialle nero addosso. - Loro sono amici della Fatina dai capelli turchini, e quella è una gran maga, può fare tutto quello che vuole! -
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