Quando vide i nuovi arrivati, la bambina arrossì intimidita, ma Peter la presentò: - Questa è Heidi, è una mia grande amica, ed è la nipote del vecchio André. Spesso andiamo al pascolo insieme, e qui abbiamo dei grandi spazi e non vediamo quasi mai degli estranei -
- Ma ora c'è con noi la mia piccola cugina Clara - disse Heidi vincendo la sua timidezza. - E' una bambina molto bella e molto ricca, ma purtroppo è paralizzata, e per muoversi deve usare una sedia a rotelle -
Pinocchio era molto incuriosito. - E ora dov'é? - chiese.
- E' con mio nonno André - rispose Heidi. - E con la sua governante, la signora Rottenmeier, che non la perde un attimo di vista, perché questi prati in discesa sono pericolosi, per lei. Peccato: è una bambina così buona e gentile, e non meritava davvero questa sua disgrazia -
- Vogliamo conoscerla -dissero Pinocchio e gli altri bambini - perché vorremmo suonare qualche bella canzone per lei e farle compagnia -
- Oh, bello! - disse Heidi battendo le mani - Su, Peter, riuniamo il nostro gregge e portiamo questi nostri nuovi amici a conoscere nonno André e la piccola Clara -
Fecero così: Pinocchio, Remigio, Ulderico e Lamberto sistemarono il carretto e il cavallo legandoli ad un grosso albero, e si avviarono con il cagnolino Monello dietro al gregge di Heidi e di Peter.
domenica 30 settembre 2012
sabato 29 settembre 2012
128. Due piccoli pastori
Un giorno, sbucarono in un grande prato sull'alta montagna.
- Accampiamoci qui - disse Pinocchio. - E' un posto veramente ideale. Ci riposeremo per un po'. Abbiamo cibo sufficiente per un paio di giorni? - chiese a Ulderico, che era l'addetto alla cucina.
Ulderico disse di sì: avevano un bel po' di riserve. - Speriamo solo che ci sia qualche sorgente o qualche ruscello per bere e attingere acqua -
- Un ruscello credo di averlo visto poco più in basso - disse Remigio. - Perciò non dovremmo avere problemi neanche per lavarci un po' e per lavare i nostri indumenti di ricambio -
Mentre si stavano preparando a campeggiare, sentirono dei sonagli di animali al pascolo, e subito dopo comparve un gregge con un piccolo pastore di otto-nove anni, un po' più piccolo di loro. Il bambino si accostò incuriosito, e guardava specialmente Pinocchio.
- Di dove venite? - chiese.
- Veniamo dall'Italia, ed è molto tempo che viaggiamo. Siamo suonatori ambulanti. E tu? -
Il pastorello li guardava incuriosito, e osservava in particolare il burattino.
- Io mi chiamo Peter. Il gregge è di un mio vecchio amico, io sono soltanto il guardiano -
Il bambino non parlava italiano, solo qualche parola: ma si faceva capire benissimo.
- Abitiamo poco lontano da qui. Abbiamo una grande casa, una grande stalla, e c'è anche una fontana. Se volete avere dell'acqua, dovete spostarvi solo di poco -
Passati alcuni minuti, ecco giungere una bambina molto graziosa, vestita con abiti da contadinella, e conduceva un altro gruppetto di pecore.
- Accampiamoci qui - disse Pinocchio. - E' un posto veramente ideale. Ci riposeremo per un po'. Abbiamo cibo sufficiente per un paio di giorni? - chiese a Ulderico, che era l'addetto alla cucina.
Ulderico disse di sì: avevano un bel po' di riserve. - Speriamo solo che ci sia qualche sorgente o qualche ruscello per bere e attingere acqua -
- Un ruscello credo di averlo visto poco più in basso - disse Remigio. - Perciò non dovremmo avere problemi neanche per lavarci un po' e per lavare i nostri indumenti di ricambio -
Mentre si stavano preparando a campeggiare, sentirono dei sonagli di animali al pascolo, e subito dopo comparve un gregge con un piccolo pastore di otto-nove anni, un po' più piccolo di loro. Il bambino si accostò incuriosito, e guardava specialmente Pinocchio.
- Di dove venite? - chiese.
- Veniamo dall'Italia, ed è molto tempo che viaggiamo. Siamo suonatori ambulanti. E tu? -
Il pastorello li guardava incuriosito, e osservava in particolare il burattino.
- Io mi chiamo Peter. Il gregge è di un mio vecchio amico, io sono soltanto il guardiano -
Il bambino non parlava italiano, solo qualche parola: ma si faceva capire benissimo.
- Abitiamo poco lontano da qui. Abbiamo una grande casa, una grande stalla, e c'è anche una fontana. Se volete avere dell'acqua, dovete spostarvi solo di poco -
Passati alcuni minuti, ecco giungere una bambina molto graziosa, vestita con abiti da contadinella, e conduceva un altro gruppetto di pecore.
venerdì 28 settembre 2012
127. Sulle montagne della Svizzera
Ulderico faceva gli acquisti, Lamberto preparava il cibo quando non si fermavano in una osteria, Remigio teneva in ordine il carretto, il cavallo e gli strumenti, Pinocchio organizzava ogni giorno l'itinerario e prendeva le decisioni più importanti chiedendo sempre consiglio agli amici.
Così attraversarono tutto il Veneto e tutta la Lombardia, finchè non si ritrovarono per le strade tortuose delle Alpi, e attraversarono il confine con la Svizzera passando regolarmente per la frontiera, dove le guardie di confine li accolsero con simpatia e li fecero passare senza problemi, ma prima vollero ascoltare due o tre belle canzoni e il richiestissimo "Va', pensiero", che era diventato una specie di inno della comitiva dei ragazzi.
- Saliamo, saliamo! - diceva Pinocchio, al quale le montagne piacevano moltissimo. La sera faceva freddo, e dovettero proteggersi con due coperte quando rimanevano a riposare nel carretto. Era primavera, ma dovettero indossare i vestiti pesanti, anche se spesso c'era un bel sole e i prati erano verdissimi e tutti in fiore.
Meravigliosa natura! Ammiravano dei panorami d'incredibile bellezza, e le albe e i tramonti erano spesso dei veri e propri spettacoli. A un villaggio molto popolato fecero una bella provvista di cioccolato e di formaggi speciali, che costituivano la base dei loro pranzi e delle loro cene, che il bravo Lamberto preparava con molta cura, procurandosi il pane, la carne, la frutta e la verdura.
- E un piccolo osso pure per me...- sembrava dire Monello scodinzolando festoso.
Così attraversarono tutto il Veneto e tutta la Lombardia, finchè non si ritrovarono per le strade tortuose delle Alpi, e attraversarono il confine con la Svizzera passando regolarmente per la frontiera, dove le guardie di confine li accolsero con simpatia e li fecero passare senza problemi, ma prima vollero ascoltare due o tre belle canzoni e il richiestissimo "Va', pensiero", che era diventato una specie di inno della comitiva dei ragazzi.
- Saliamo, saliamo! - diceva Pinocchio, al quale le montagne piacevano moltissimo. La sera faceva freddo, e dovettero proteggersi con due coperte quando rimanevano a riposare nel carretto. Era primavera, ma dovettero indossare i vestiti pesanti, anche se spesso c'era un bel sole e i prati erano verdissimi e tutti in fiore.
Meravigliosa natura! Ammiravano dei panorami d'incredibile bellezza, e le albe e i tramonti erano spesso dei veri e propri spettacoli. A un villaggio molto popolato fecero una bella provvista di cioccolato e di formaggi speciali, che costituivano la base dei loro pranzi e delle loro cene, che il bravo Lamberto preparava con molta cura, procurandosi il pane, la carne, la frutta e la verdura.
- E un piccolo osso pure per me...- sembrava dire Monello scodinzolando festoso.
giovedì 27 settembre 2012
126. Di nuovo sulla strada
I quattro ragazzi si fermarono a Venezia per più di una settimana, perché la festa continuava e loro si divertivano molto; trovato qualche angolino più appartato, ogni tanto davano un concertino che veniva applaudito, e le monetine erano abbondanti e qualche volta anche di buon valore. Così trovavano facilmente un'osteria per mangiare e un magazzino dove dormire.
La maschera di Pinocchio, ormai, era diventata famosa, e ogni volta che ne incontravano una si ripeteva un po' lo spettacolino di Marco: comunque tutti volevano conoscere da vicino il vero Pinocchio, abbracciarlo o almeno stringergli quella sua mano di legno.
Però venne il momento di lasciare Venezia, anche se a malincuore. Il carnevale era ormai finito, nelle strade c'era meno gente e meno confusione.
- Torneremo il prossimo anno, sicuramente! - disse Pinocchio. - Questa città è troppo bella, e questa festa mi piace tanto, sembra fatta apposta per me -
Quando arrivarono a Mestre, cercarono una grande fattoria dove poter procurarsi nuovamente un carro e un cavallo per girare liberamente di paese in paese. Trovarono un bravo contadino di nome Matteo che mise a loro disposizione un bel carretto e un robusto cavallo in cambio di due zecchini d'oro.
Ripresero la loro strada di cantastorie. Erano felici, andavano benissimo d'accordo. Remigio, Ulderico, Lamberto e Pinocchio, con l'aggiunta del cagnolino Monello, erano diventati dei grandi amiconi e tutto funzionava a dovere.
La maschera di Pinocchio, ormai, era diventata famosa, e ogni volta che ne incontravano una si ripeteva un po' lo spettacolino di Marco: comunque tutti volevano conoscere da vicino il vero Pinocchio, abbracciarlo o almeno stringergli quella sua mano di legno.
Però venne il momento di lasciare Venezia, anche se a malincuore. Il carnevale era ormai finito, nelle strade c'era meno gente e meno confusione.
- Torneremo il prossimo anno, sicuramente! - disse Pinocchio. - Questa città è troppo bella, e questa festa mi piace tanto, sembra fatta apposta per me -
Quando arrivarono a Mestre, cercarono una grande fattoria dove poter procurarsi nuovamente un carro e un cavallo per girare liberamente di paese in paese. Trovarono un bravo contadino di nome Matteo che mise a loro disposizione un bel carretto e un robusto cavallo in cambio di due zecchini d'oro.
Ripresero la loro strada di cantastorie. Erano felici, andavano benissimo d'accordo. Remigio, Ulderico, Lamberto e Pinocchio, con l'aggiunta del cagnolino Monello, erano diventati dei grandi amiconi e tutto funzionava a dovere.
mercoledì 26 settembre 2012
125. Pinocchio non è una leggenda
Pinocchio cadeva sempre più dalle nuvole. Fece un'altra domanda: - E la tua mamma? -
- Mi fa da mamma la Fata Turchina, ma è un bel po' di tempo che non la vedo! -
Pinocchio, per fortuna, trovò un muretto basso per mettersi seduto, perché altrimenti sarebbe caduto lungo lungo in terra per l'emozione. Trovò un filo di voce per dire: - Suvvia, togliti quella mascherina, e fammi vedere chi sei davvero! E chi ti ha dato tutte queste notizie sul burattino? -
- Ma come: non sei anche tu una mascherina? -
- No: io sono il vero Pinocchio, e io sì che vengo dalle parti di Collodi e non ti ho mai visto! -
L'altro, finalmente, si tolse la mascherina: era un bel bambino dai capelli neri e riccioluti, e disse di essere proprio di Venezia. Tutti ormai conoscevano il burattino Pinocchio, e sapevano perciò tutte le notizie e le storie sul suo conto, per filo e per segno: chi non aveva letto il libro di Pinocchio scritto da Carlo Lorenzini, detto il Collodi dal paese dove era nato e dove era sorta la leggenda di Pinocchio?
Il burattino vero stava piangendo dalla commozione. - Qual è il tuo vero nome? - trovò la forza di chiedere.
- Mi chiamo Marco, sono figlio di un gondoliere, ma ti giuro che amo moltissimo il burattino Pinocchio e mi sembra di essere lui -
- Pinocchio non è una leggenda - disse il vero Pinocchio alzandosi in piedi. -Pinocchio esiste, e sono io. Sono orgoglioso di essere così come sono: un vero burattino! -
Ora chi piangeva per la commozione era Marco. - Pinocchio! -gridò - Lasciati finalmente abbracciare! Se sapessi come sono affezionato a te! -
- Mi fa da mamma la Fata Turchina, ma è un bel po' di tempo che non la vedo! -
Pinocchio, per fortuna, trovò un muretto basso per mettersi seduto, perché altrimenti sarebbe caduto lungo lungo in terra per l'emozione. Trovò un filo di voce per dire: - Suvvia, togliti quella mascherina, e fammi vedere chi sei davvero! E chi ti ha dato tutte queste notizie sul burattino? -
- Ma come: non sei anche tu una mascherina? -
- No: io sono il vero Pinocchio, e io sì che vengo dalle parti di Collodi e non ti ho mai visto! -
L'altro, finalmente, si tolse la mascherina: era un bel bambino dai capelli neri e riccioluti, e disse di essere proprio di Venezia. Tutti ormai conoscevano il burattino Pinocchio, e sapevano perciò tutte le notizie e le storie sul suo conto, per filo e per segno: chi non aveva letto il libro di Pinocchio scritto da Carlo Lorenzini, detto il Collodi dal paese dove era nato e dove era sorta la leggenda di Pinocchio?
Il burattino vero stava piangendo dalla commozione. - Qual è il tuo vero nome? - trovò la forza di chiedere.
- Mi chiamo Marco, sono figlio di un gondoliere, ma ti giuro che amo moltissimo il burattino Pinocchio e mi sembra di essere lui -
- Pinocchio non è una leggenda - disse il vero Pinocchio alzandosi in piedi. -Pinocchio esiste, e sono io. Sono orgoglioso di essere così come sono: un vero burattino! -
Ora chi piangeva per la commozione era Marco. - Pinocchio! -gridò - Lasciati finalmente abbracciare! Se sapessi come sono affezionato a te! -
martedì 25 settembre 2012
124. Pinocchio incontra se stesso
Si ritrovarono in Piazza San Marco in pieno carnevale. La grande piazza era piena di gente mascherata: duchi, principesse, streghe, maghi, cavalieri e dame, e poi tutta una serie di mascherine: Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Colombina, dottor Balanzone, Mirandolina, Gianduia, Rosaura, Stenterello, Rugantino, una quantità inverosimile e sempre mutevole di persone che nascondevano il proprio volto. E poi coriandoli in quantità, e stelle filanti: il suolo era ricoperto completamente di uno strato di briciole di carta. I piccioni dovevano faticare per trovare le tracce del loro mangime.
Ulderico, Lamberto e Remigio, tra le poche persone che andavano in giro con il loro vero volto, si divertivano tantissimo, con il cagnolino Monello, a girare per la piazza e per le calli più vicine, a ridosso del Canal Grande, che formicolava di gondole rivestite di bandierine colorate.
Pinocchio, invece, col suo naso lungo e il suo berrettino a forma di cono, veniva scambiato per una maschera come tutte le altre.
Stavano passando per una piazzetta vicina al Ponte dei Sospiri, e Pinocchio, a un tratto, si trovò di fronte...a se stesso. Già: una maschera si era travestita proprio con il suo costume, uguale uguale, solo con una piccola mascherina nera sugli occhi.
- Chi sei? - disse Pinocchio, trovandoselo davanti.
- Sono Pinocchio, non vedi? - rispose la maschera.
- Pinocchio? E di dove vieni? - ribatté Pinocchio sbalordito.
- O bella, io sono di Collodi, in Toscana! -
- In Toscana? E il tuo babbo come si chiama? - disse Pinocchio, sicuro di non avere risposta.
- Il mio babbo si chiama Geppetto, ed è un falegname - disse l'altro senza esitazione.
Ulderico, Lamberto e Remigio, tra le poche persone che andavano in giro con il loro vero volto, si divertivano tantissimo, con il cagnolino Monello, a girare per la piazza e per le calli più vicine, a ridosso del Canal Grande, che formicolava di gondole rivestite di bandierine colorate.
Pinocchio, invece, col suo naso lungo e il suo berrettino a forma di cono, veniva scambiato per una maschera come tutte le altre.
Stavano passando per una piazzetta vicina al Ponte dei Sospiri, e Pinocchio, a un tratto, si trovò di fronte...a se stesso. Già: una maschera si era travestita proprio con il suo costume, uguale uguale, solo con una piccola mascherina nera sugli occhi.
- Chi sei? - disse Pinocchio, trovandoselo davanti.
- Sono Pinocchio, non vedi? - rispose la maschera.
- Pinocchio? E di dove vieni? - ribatté Pinocchio sbalordito.
- O bella, io sono di Collodi, in Toscana! -
- In Toscana? E il tuo babbo come si chiama? - disse Pinocchio, sicuro di non avere risposta.
- Il mio babbo si chiama Geppetto, ed è un falegname - disse l'altro senza esitazione.
lunedì 24 settembre 2012
123. Una città meravigliosa
La mattina seguente, i quattro ragazzi riebbero la libertà e i loro strumenti musicali, ma ricevettero un foglio che li ammoniva a non suonare più inni politici e li obbligava a raggiungere al più presto la frontiera con l'Italia senza fermarsi in nessun paese lungo la via.
Affamati e amareggiati, Pinocchio e i suoi amici si diressero subito per la strada che portava in Italia, e precisamente a Venezia. Furono le giornate più brutte della loro esperienza, e solo quando arrivarono sul suolo italiano tornarono a respirare, a ristorarsi, e a cantare.
- Mai più faremo un errore come questo - disse Pinocchio ai suoi amici, che erano stanchi e delusi. Avevano corso il rischio di perdere anche i loro preziosi strumenti, e per questo potevano anche considerarsi fortunati.
Finalmente raggiunsero Venezia. Pinocchio rimase incantato nell'ammirare quella città così straordinaria, che rispecchiava i suoi bei palazzi nell'acqua dei canali. Ammirarono la grande Piazza di San Marco, col suo grande campanile e la meravigliosa basilica, e tutti quei piccioni che si ammassavano per raccogliere il mangime lanciato dai turisti.
Pinocchio ammirava il suo lungo naso nelle acque del Canal Grande e sotto il Ponte dei Sospiri. Gli sembrava quasi che Venezia fosse la sua città, e si mise a giocare con i piccioni insieme al cagnolino Monello.
I ragazzi vollero fare un bel giro in gondola prima di rientrare nella piccola locanda dove avevano preso alloggio e lasciato gli strumenti, ma certo la vita a Venezia era molto costosa ed essi non si sarebbero potuti trattenere a lungo, anche se era così bello.
Affamati e amareggiati, Pinocchio e i suoi amici si diressero subito per la strada che portava in Italia, e precisamente a Venezia. Furono le giornate più brutte della loro esperienza, e solo quando arrivarono sul suolo italiano tornarono a respirare, a ristorarsi, e a cantare.
- Mai più faremo un errore come questo - disse Pinocchio ai suoi amici, che erano stanchi e delusi. Avevano corso il rischio di perdere anche i loro preziosi strumenti, e per questo potevano anche considerarsi fortunati.
Finalmente raggiunsero Venezia. Pinocchio rimase incantato nell'ammirare quella città così straordinaria, che rispecchiava i suoi bei palazzi nell'acqua dei canali. Ammirarono la grande Piazza di San Marco, col suo grande campanile e la meravigliosa basilica, e tutti quei piccioni che si ammassavano per raccogliere il mangime lanciato dai turisti.
Pinocchio ammirava il suo lungo naso nelle acque del Canal Grande e sotto il Ponte dei Sospiri. Gli sembrava quasi che Venezia fosse la sua città, e si mise a giocare con i piccioni insieme al cagnolino Monello.
I ragazzi vollero fare un bel giro in gondola prima di rientrare nella piccola locanda dove avevano preso alloggio e lasciato gli strumenti, ma certo la vita a Venezia era molto costosa ed essi non si sarebbero potuti trattenere a lungo, anche se era così bello.
domenica 23 settembre 2012
122. Arrestati a Trieste
Dopo l'impresa alle Olimpiadi, Pinocchio riprese con i suoi piccoli amici il mestiere di cantastorie, girando di paese in paese. Prima nella Grecia del Nord, poi in Albania, infine lungo tutta la costiera della Dalmazia.
Impiegarono mesi e mesi, ma dovunque andassero venivano accolti con amicizia e simpatia. Il cagnolino Monello, col suo musetto intelligente e gli orecchi sempre all'erta, piaceva moltissimo ai bambini, che lo accompagnavano volentieri per un tratto di strada.
Visitarono molte città e molti paesi, che somigliavano un po' ai paesi del Veneto, perché erano stati fondati nei secoli precedenti dai veneziani che si espandevano per i loro commerci.
E infatti, dopo alcuni mesi di viaggio, si ritrovarono di nuovo tra gente che parlava italiano. Erano arrivati nella bella città di Trieste, abitata da molti italiani, ma politicamente sotto l'impero austroungarico.
La popolazione italiana di Trieste accolse Pinocchio, Remigio e cmpagni con vero affetto, specialmente quando cantavano quelle belle canzoni italiane.
Una sera, mentre stavano eseguendo "Va', pensiero" e una gran folla si era radunata intorno a loro con gli occhi lucidi per la commozione, un grosso poliziotto austriaco arrivò, e fece a Pinocchio e compagni il gesto di fermarsi.
- Non suonare questo inno...Vietato! E' contro l'Austria! - disse rabbiosamente. - Venite in caserma con me! E tu, burattino, non fare tanto l'arrogante! -
In caserma, un capitano con dei grandi baffi sequestrò gli strumenti musicali, fece loro un severo rimprovero, e li fece rinchiudere in guardina per tutta la notte, costringendoli a saltare la cena.
Impiegarono mesi e mesi, ma dovunque andassero venivano accolti con amicizia e simpatia. Il cagnolino Monello, col suo musetto intelligente e gli orecchi sempre all'erta, piaceva moltissimo ai bambini, che lo accompagnavano volentieri per un tratto di strada.
Visitarono molte città e molti paesi, che somigliavano un po' ai paesi del Veneto, perché erano stati fondati nei secoli precedenti dai veneziani che si espandevano per i loro commerci.
E infatti, dopo alcuni mesi di viaggio, si ritrovarono di nuovo tra gente che parlava italiano. Erano arrivati nella bella città di Trieste, abitata da molti italiani, ma politicamente sotto l'impero austroungarico.
La popolazione italiana di Trieste accolse Pinocchio, Remigio e cmpagni con vero affetto, specialmente quando cantavano quelle belle canzoni italiane.
Una sera, mentre stavano eseguendo "Va', pensiero" e una gran folla si era radunata intorno a loro con gli occhi lucidi per la commozione, un grosso poliziotto austriaco arrivò, e fece a Pinocchio e compagni il gesto di fermarsi.
- Non suonare questo inno...Vietato! E' contro l'Austria! - disse rabbiosamente. - Venite in caserma con me! E tu, burattino, non fare tanto l'arrogante! -
In caserma, un capitano con dei grandi baffi sequestrò gli strumenti musicali, fece loro un severo rimprovero, e li fece rinchiudere in guardina per tutta la notte, costringendoli a saltare la cena.
sabato 22 settembre 2012
121. Pinocchio medaglia d'oro
Pinocchio partiva nell'ultima corsia, numero otto, quella riservata agli ultimi. Quando il giudice di partenza diede il via, il nostro burattino, che era un po' goffo e "legnoso", rimase subito staccato. -Ultimo! Che figuraccia! -pensavano Remigio, Ulderico e Lamberto, che stavano seduti sulla gradinata in mezzo a tanti tifosi che vociavano e incitavano i loro campioni.
Bisognava fare trenta volte quella lunghissima piscina, e alla prima virata Pinocchio era sempre ultimo, molto staccato. Però, man mano che si andava avanti, gli altri nuotatori si stancavano, e Pinocchio niente, sempre fresco e tranquillo.
Alla decima virata, Pinocchio era rientrato sul gruppo degli altri. Alla ventesima, Pinocchio ne aveva già rimontati quattro. Alla ventottesima, Pinocchio aveva solo un altro nuotatore davanti a sé, il grande campione francese Boiteaux. Quando, finalmente, si girarono per l'ultima volta, e a cinquanta metri era l'arrivo, il burattino Pinocchio, fresco come una rosa, superò il francese e lo staccò inesorabilmente, vincendo da trionfatore.
Non vi dico l'entusiasmo e la gioia dei suoi tre amici, che strillarono come se fossero stati in cento. La gente era stupita: gli italiani non partecipavano a quella Olimpiade, e si era schierato il solo Pinocchio. Per questo lo avevano accettato: non avrebbero mai pensato che potessse vincere.
Pinocchio salì sul più alto gradino del podio, ed ebbe la sua bella corona d'alloro e la sua medaglia bagnata nell'oro, che veniva data ai vincitori. Non c'era nessun premio in denaro, ma a Pinocchio importava soltanto la gloria.
Bisognava fare trenta volte quella lunghissima piscina, e alla prima virata Pinocchio era sempre ultimo, molto staccato. Però, man mano che si andava avanti, gli altri nuotatori si stancavano, e Pinocchio niente, sempre fresco e tranquillo.
Alla decima virata, Pinocchio era rientrato sul gruppo degli altri. Alla ventesima, Pinocchio ne aveva già rimontati quattro. Alla ventottesima, Pinocchio aveva solo un altro nuotatore davanti a sé, il grande campione francese Boiteaux. Quando, finalmente, si girarono per l'ultima volta, e a cinquanta metri era l'arrivo, il burattino Pinocchio, fresco come una rosa, superò il francese e lo staccò inesorabilmente, vincendo da trionfatore.
Non vi dico l'entusiasmo e la gioia dei suoi tre amici, che strillarono come se fossero stati in cento. La gente era stupita: gli italiani non partecipavano a quella Olimpiade, e si era schierato il solo Pinocchio. Per questo lo avevano accettato: non avrebbero mai pensato che potessse vincere.
Pinocchio salì sul più alto gradino del podio, ed ebbe la sua bella corona d'alloro e la sua medaglia bagnata nell'oro, che veniva data ai vincitori. Non c'era nessun premio in denaro, ma a Pinocchio importava soltanto la gloria.
venerdì 21 settembre 2012
120. Pinocchio alle Olimpiadi
In Grecia, i quattro suonatori ambulanti si trovarono bene. La gente era povera e semplice come quella dei paesi dell'Italia meridionale. Sembrava che stessero continuando lo stesso viaggio. Li chiamavano "I Pinocchio" o "I va' pensiero", ascoltavano volentieri le loro canzoni, il barboncino Monello raccoglieva monetine simili a quelle italiane, e nelle osterie li accoglievano bene, mangiavano zuppa, formaggio e olive amare come se fossero nelle campagne delle Puglie. La notte dormivano nei prati, perchè faceva già caldo.
Quando arrivarono ad Atene, Pinocchio e compagni rimasero sbalorditi nel vedere le antiche colonne del Partenone e le altre meraviglie.
- Olimpiadi! Olimpiadi! - sentivano dire per le strade.
Sì, proprio così. In quella primavera si stavano per celebrare le prime Olimpiadi moderne, che poi si sarebbero tenute ogni quattro anni come quelle antiche.
Pinocchio cominciò a sentirsi girare la testa.
- Voglio partecipare! - disse ai suoi amici.
Quelli lo guardarono sbalorditi. - E che gara vuoi fare? -
- Io so nuotare meravigliosamente - disse Pinocchio. -Sono sicuro che vincerò una medaglia -
- Ma...- Remigio voleva obbiettare qualcosa.
- Non c'è mai che tenga - rispose Pinocchio. - Come dice il grande organizzatore De Coubertin, l'importante è partecipare, e io voglio partecipare -
Cercarono lo stadio del nuoto. Le gare si disputavano proprio quel giorno, e Pinoccho si iscrisse alla gara dei 1500 metri. Siccome i concorrenti non erano molti, la giuria ammise Pinocchio, pur vedendo che era un po' diverso dagli altri concorrenti. Ma aveva due braccia e due gambe come gli altri, e perciò non fecero troppe difficoltà.
Quando arrivarono ad Atene, Pinocchio e compagni rimasero sbalorditi nel vedere le antiche colonne del Partenone e le altre meraviglie.
- Olimpiadi! Olimpiadi! - sentivano dire per le strade.
Sì, proprio così. In quella primavera si stavano per celebrare le prime Olimpiadi moderne, che poi si sarebbero tenute ogni quattro anni come quelle antiche.
Pinocchio cominciò a sentirsi girare la testa.
- Voglio partecipare! - disse ai suoi amici.
Quelli lo guardarono sbalorditi. - E che gara vuoi fare? -
- Io so nuotare meravigliosamente - disse Pinocchio. -Sono sicuro che vincerò una medaglia -
- Ma...- Remigio voleva obbiettare qualcosa.
- Non c'è mai che tenga - rispose Pinocchio. - Come dice il grande organizzatore De Coubertin, l'importante è partecipare, e io voglio partecipare -
Cercarono lo stadio del nuoto. Le gare si disputavano proprio quel giorno, e Pinoccho si iscrisse alla gara dei 1500 metri. Siccome i concorrenti non erano molti, la giuria ammise Pinocchio, pur vedendo che era un po' diverso dagli altri concorrenti. Ma aveva due braccia e due gambe come gli altri, e perciò non fecero troppe difficoltà.
giovedì 20 settembre 2012
119. La traversata
Quando vide i quattro zecchini d'oro, il capitano non parlò più e consegnò a Pinocchio quattro biglietti lasciapassare.
- Conservateli e mostrateli ogni volta che ve li chiedono. Se vi fanno difficoltà, dite che possono rivolgersi al capitano, che è d'accordo -
- Grazie, sgnor capitano!- disse Pinocchio facendo il saluto militare. Gli altri tre si fecero una bella risata, e anche il capitano sorrise.
La nave, rullando e con qualche scossone, si mise in moto, e viaggiò lenta e tranquilla per ben sei ore.
I ragazzi si sistemarono su dei comodi sedili in fila, tra altra gente che compiva il viaggio, commercianti e anche viaggiatori per diletto come loro. Gli strumenti musicali erano protetti da robuste custodie di cuoio, sicchè qualche scossone lungo il viaggio non li avrebbe danneggiati. Il bastardino Monello se ne stava buono buono senza dar fastidio a nessuno, quasi consapevole di non aver pagato il biglietto: il capitano aveva finto di non averlo visto, avendo capito che era un cagnolino molto educato.
Arrivarono a Patrasso che erano le otto di sera. Si sentivano stanchi per la noiosa traversata. Erano rimasti sotto coperta perché avevano paura di avere il mal di mare, ma per fortuna non avevano provato nessun fastidio, perché il mare era calmo e piatto.
Cercarono un'osteria alla buona per ristorarsi un po', e per fortuna trovarono anche un pagliericcio sul quale riposare per la notte. Il bastardino Monello faceva la guardia agli strumenti musicali, affinché nessuno potesse rubarli.
- Conservateli e mostrateli ogni volta che ve li chiedono. Se vi fanno difficoltà, dite che possono rivolgersi al capitano, che è d'accordo -
- Grazie, sgnor capitano!- disse Pinocchio facendo il saluto militare. Gli altri tre si fecero una bella risata, e anche il capitano sorrise.
La nave, rullando e con qualche scossone, si mise in moto, e viaggiò lenta e tranquilla per ben sei ore.
I ragazzi si sistemarono su dei comodi sedili in fila, tra altra gente che compiva il viaggio, commercianti e anche viaggiatori per diletto come loro. Gli strumenti musicali erano protetti da robuste custodie di cuoio, sicchè qualche scossone lungo il viaggio non li avrebbe danneggiati. Il bastardino Monello se ne stava buono buono senza dar fastidio a nessuno, quasi consapevole di non aver pagato il biglietto: il capitano aveva finto di non averlo visto, avendo capito che era un cagnolino molto educato.
Arrivarono a Patrasso che erano le otto di sera. Si sentivano stanchi per la noiosa traversata. Erano rimasti sotto coperta perché avevano paura di avere il mal di mare, ma per fortuna non avevano provato nessun fastidio, perché il mare era calmo e piatto.
Cercarono un'osteria alla buona per ristorarsi un po', e per fortuna trovarono anche un pagliericcio sul quale riposare per la notte. Il bastardino Monello faceva la guardia agli strumenti musicali, affinché nessuno potesse rubarli.
mercoledì 19 settembre 2012
118. Si va in Grecia!
Arrivò la primavera, e i quattro suonatori girovaghi erano arrivati dalle parti di Brindisi. Entrarono nel porto, e videro un grosso bastimento in partenza per la Grecia.
- Dove arriva, questa nave? - chiese per curiosità Pinocchio a uno scaricatore alle prese con un grosso sacco da portare.
- A Patrasso, in Grecia! - rispose brusco il facchino.
- E fra quanto tempo arriva? - riprese Pinocchio ormai lanciato.
- Dipende. Anche dal tempo. Mediamente può impiegare sei ore -
- Quanto paga, una persona, per fare il viaggio? -
- Oh, monello, non vorrai mica salire! - E poi costa caro, uno zecchino d'oro a persona -
- E quando parte, la nave? -
- Fra due ore - rispose seccamente lo scaricatore.
- Grazie - disse Pinocchio, e si allontanò per raggiungere gli altri tre che si erano seduti su un muretto.
-Ragazzi!- disse Pinocchio con allegria - Quattro zecchini d'oro li ho! Si va tutti in Grecia -
I tre ragazzi lo guardarono con stupore, ma da Pinocchio c'era da aspettarsi di tutto.
- Non vi preoccupate per il denaro: lavoreremo e lo guadagneremo. So che in Grecia le canzoni italiane piacciono molto -
A Remigio, Ulderico e Lamberto gli occhi luccicavano dalla gioia. In Grecia! Che meraviglia! Solo con Pinocchio era possibile fare certe pazzie. Avevano affidato il carretto e il cavallo al facchino, in cambio di uno scudo d'argento.
Il capitano della nave non voleva farli salire, ma Pinocchio aveva insistito.
- Noi siamo già grandi e ci guadagniamo di che vivere da soli!-
- Dove arriva, questa nave? - chiese per curiosità Pinocchio a uno scaricatore alle prese con un grosso sacco da portare.
- A Patrasso, in Grecia! - rispose brusco il facchino.
- E fra quanto tempo arriva? - riprese Pinocchio ormai lanciato.
- Dipende. Anche dal tempo. Mediamente può impiegare sei ore -
- Quanto paga, una persona, per fare il viaggio? -
- Oh, monello, non vorrai mica salire! - E poi costa caro, uno zecchino d'oro a persona -
- E quando parte, la nave? -
- Fra due ore - rispose seccamente lo scaricatore.
- Grazie - disse Pinocchio, e si allontanò per raggiungere gli altri tre che si erano seduti su un muretto.
-Ragazzi!- disse Pinocchio con allegria - Quattro zecchini d'oro li ho! Si va tutti in Grecia -
I tre ragazzi lo guardarono con stupore, ma da Pinocchio c'era da aspettarsi di tutto.
- Non vi preoccupate per il denaro: lavoreremo e lo guadagneremo. So che in Grecia le canzoni italiane piacciono molto -
A Remigio, Ulderico e Lamberto gli occhi luccicavano dalla gioia. In Grecia! Che meraviglia! Solo con Pinocchio era possibile fare certe pazzie. Avevano affidato il carretto e il cavallo al facchino, in cambio di uno scudo d'argento.
Il capitano della nave non voleva farli salire, ma Pinocchio aveva insistito.
- Noi siamo già grandi e ci guadagniamo di che vivere da soli!-
martedì 18 settembre 2012
117. Pinocchio dice addio al tratturo
Il bastardino Monello, che all'inizio aveva paura dei grossi cani pastore, a poco a poco aveva fatto amicizia, e ora si divertiva a giocare con loro, che lo avevano preso in simpatia.
Dopo alcune settimane di viaggio, finalmente il tratturo sfociò su una strada regolare, ed erano arrivati nei dintorni di Foggia, in una campagna ancora ricca di erba e di verde.
- Qui vi salutiamo - disse Pinocchio al pastore Giovanni, un uomo robusto sui quarant'anni che era un po' il capo della comitiva.
- Che peccato! Siamo stati bene, insieme! - rispose Giovanni a nome di tutti gli altri pastori.
- Chi lo sa che non ci rivediamo? - disse Remigio, che si sentiva quasi un loro compaesano.
- Noi torniamo su ai primi di aprile: se volete, possiamo rivederci qui, perchè noi ci fermiamo in questa bella campagna -
Si salutarono con parole amichevoli, ringraziando per l'ospitalità, e i quattro ragazzi si diressero verso la città di Foggia, contando di riprendere i loro piccoli spettacoli nel prossimo paese che avrebbero incontrato.
La gente li accoglieva bene, ascoltava volentieri quelle belle canzoni, e la ciotola di alluminio del cane Monello si riempiva di monetine. I bambini, poi, era difficile mandarli via, e Pinocchio doveva sempre fare degli sberleffi e delle mosse divertenti per strappare gli ultimi consensi e rimanere soli, magari per poter andare in un'osteria a mangiare qualcosa per la cena, una minestra calda e un po' di verdura. La notte dormivano nel loro carretto così bene attrezzato, liberando il cavallo dopo averlo legato a una delle staffe, in modo che potesse stendersi e riposare, proteggendolo con una coperta.
Dopo alcune settimane di viaggio, finalmente il tratturo sfociò su una strada regolare, ed erano arrivati nei dintorni di Foggia, in una campagna ancora ricca di erba e di verde.
- Qui vi salutiamo - disse Pinocchio al pastore Giovanni, un uomo robusto sui quarant'anni che era un po' il capo della comitiva.
- Che peccato! Siamo stati bene, insieme! - rispose Giovanni a nome di tutti gli altri pastori.
- Chi lo sa che non ci rivediamo? - disse Remigio, che si sentiva quasi un loro compaesano.
- Noi torniamo su ai primi di aprile: se volete, possiamo rivederci qui, perchè noi ci fermiamo in questa bella campagna -
Si salutarono con parole amichevoli, ringraziando per l'ospitalità, e i quattro ragazzi si diressero verso la città di Foggia, contando di riprendere i loro piccoli spettacoli nel prossimo paese che avrebbero incontrato.
La gente li accoglieva bene, ascoltava volentieri quelle belle canzoni, e la ciotola di alluminio del cane Monello si riempiva di monetine. I bambini, poi, era difficile mandarli via, e Pinocchio doveva sempre fare degli sberleffi e delle mosse divertenti per strappare gli ultimi consensi e rimanere soli, magari per poter andare in un'osteria a mangiare qualcosa per la cena, una minestra calda e un po' di verdura. La notte dormivano nel loro carretto così bene attrezzato, liberando il cavallo dopo averlo legato a una delle staffe, in modo che potesse stendersi e riposare, proteggendolo con una coperta.
lunedì 17 settembre 2012
116. La transumanza
Quello strano burattino che era Pinocchio, e che sembrava piuttosto un ragazzo come gli altri, migliore degli altri anzi, anche se un po' bizzarro e sbarazzino, fu capace stavolta di starsene quieto, insieme ai suoi amici Ulderico, Lamberto e Remigio, ospite del barone Carlo che li ricopriva di gentilezze.
Però i quattro continuavano a girare per i paesi del Lazio e del vicino Abruzzo, nelle terre dove si suona la cornamusa e la zampogna, dando spettacolo con la loro orchestrina composta di violino, tromba e armonica a bocca, e il loro ricco repertorio di belle canzoni e di arie d'opera famose.
Passarono lunghi mesi, e i quattro non litigavano mai: ma come si faceva a non andare d'accordo quando si era così bravi e bene educati, e con Pinocchio che li teneva sempre in allegria?
Così arrivò l'autunno, e un giorno i quattro assistettero a uno strano spettacolo, in un piccolo paese dell'Abruzzo: un gruppo di pastori stava partendo per la transumanza. Riunivano le loro greggi, e attraverso i tratturi, lunghissime strade erbose, li portavano giù dalle montagne verso le pianure delle Puglie, dove c'era abbondanza d'erba anche nei mesi invernali. A primavera sarebbero ripartiti facendo la strada inversa, e tornando in Abruzzo.
Ai nostri quattro amici non parve vero potersi unire, lungo il viaggio, a quella comnpagnia. Chiesero il permesso ai pastori, che parlottarono fra di loro, e poi dissero di sì: accettavano la loro compagnia, avrebbero diviso con loro il semplicissimo cibo, pane, formaggio, olive amare, latte di pecora e ricotta. In cambio, loro avrebbero suonato e cantato quelle belle canzoni che ai pastori piacevano tanto, alternandole al suono delle zampogne.
Però i quattro continuavano a girare per i paesi del Lazio e del vicino Abruzzo, nelle terre dove si suona la cornamusa e la zampogna, dando spettacolo con la loro orchestrina composta di violino, tromba e armonica a bocca, e il loro ricco repertorio di belle canzoni e di arie d'opera famose.
Passarono lunghi mesi, e i quattro non litigavano mai: ma come si faceva a non andare d'accordo quando si era così bravi e bene educati, e con Pinocchio che li teneva sempre in allegria?
Così arrivò l'autunno, e un giorno i quattro assistettero a uno strano spettacolo, in un piccolo paese dell'Abruzzo: un gruppo di pastori stava partendo per la transumanza. Riunivano le loro greggi, e attraverso i tratturi, lunghissime strade erbose, li portavano giù dalle montagne verso le pianure delle Puglie, dove c'era abbondanza d'erba anche nei mesi invernali. A primavera sarebbero ripartiti facendo la strada inversa, e tornando in Abruzzo.
Ai nostri quattro amici non parve vero potersi unire, lungo il viaggio, a quella comnpagnia. Chiesero il permesso ai pastori, che parlottarono fra di loro, e poi dissero di sì: accettavano la loro compagnia, avrebbero diviso con loro il semplicissimo cibo, pane, formaggio, olive amare, latte di pecora e ricotta. In cambio, loro avrebbero suonato e cantato quelle belle canzoni che ai pastori piacevano tanto, alternandole al suono delle zampogne.
domenica 16 settembre 2012
115. Remigio ritrova la famiglia
Il vecchio era ormai malato, e non reggeva più la fatica. Così Remigio, che aveva ormai dieci anni, lo aveva visto morire, con suo grande dolore. Il vecchio Antonio gli aveva affidato una lettera ben sigillata, da portare con sé finché non l'avesse consegnata al barone Carlo Fioretti in un lontano paese della Ciociaria, Picinisco.
Di paese in paese Remigio, suonando la sua tromba, era passato dalla Francia in Italia, ma a un certo punto quella tromba gli era stata rubata di notte, mentre dormiva in un pagliaio.
Per sua fortuna, Remigio aveva incontrato Pinocchio e gli altri due piccoli suonatori, Lamberto e Ulderico. Sì, era stato davvero fortunato ad essere accolto così generosamente: al mondo non c'era soltanto gente cattiva.
Quando Remigio potè consegnare la lettera al barone Carlo, a Picinisco, il signorotto provò un tuffo al cuore. Aveva saputo che sua sorella, con il marito, era morta in modo tragico, e del fratello Antonio non si era saputo più nulla. Non sapeva neppure di avere un nipote. Siccome il vecchio barone non aveva figli, quando seppe che Remigio era suo nipote fu molto contento, dimenticò gli antichi rancori familiari, e accolse Remigio e i suoi amici con grandissima gioia.
Anche il burattino Pinocchio fu coinvolto in questa gioia: ma non sembrava davvero un burattino, malgrado fosse di legno, ed esprimeva dei sentimenti vivi come una persona vera. Anzi, un ragazzo d'oro, che aveva compiuto il miracolo di recuperare Remigio, il caro figlio di sua sorella Margherita.
Così, grazie a Pinocchio, Remigio, che non aveva più alcuna speranza, aveva almeno ritrovato la sua famiglia, proprio al momento più bello: quello di Natale.
Di paese in paese Remigio, suonando la sua tromba, era passato dalla Francia in Italia, ma a un certo punto quella tromba gli era stata rubata di notte, mentre dormiva in un pagliaio.
Per sua fortuna, Remigio aveva incontrato Pinocchio e gli altri due piccoli suonatori, Lamberto e Ulderico. Sì, era stato davvero fortunato ad essere accolto così generosamente: al mondo non c'era soltanto gente cattiva.
Quando Remigio potè consegnare la lettera al barone Carlo, a Picinisco, il signorotto provò un tuffo al cuore. Aveva saputo che sua sorella, con il marito, era morta in modo tragico, e del fratello Antonio non si era saputo più nulla. Non sapeva neppure di avere un nipote. Siccome il vecchio barone non aveva figli, quando seppe che Remigio era suo nipote fu molto contento, dimenticò gli antichi rancori familiari, e accolse Remigio e i suoi amici con grandissima gioia.
Anche il burattino Pinocchio fu coinvolto in questa gioia: ma non sembrava davvero un burattino, malgrado fosse di legno, ed esprimeva dei sentimenti vivi come una persona vera. Anzi, un ragazzo d'oro, che aveva compiuto il miracolo di recuperare Remigio, il caro figlio di sua sorella Margherita.
Così, grazie a Pinocchio, Remigio, che non aveva più alcuna speranza, aveva almeno ritrovato la sua famiglia, proprio al momento più bello: quello di Natale.
sabato 15 settembre 2012
114. La storia di Remigio
Remigio, senza sapere perché, a Picinisco si sentiva come a casa sua. La lettera del vecchio cantastorie era stata consegnata al barone Carlo Fioretti, il quale aveva riconosciuto subito la grafia del fratello, emigrato in Francia più di venti anni prima, assieme a una sorella più giovane, Margherita. I due non andavano d'accordo con il fratello maggiore, il barone Carlo.
Nella lettera si raccontava che i primi anni in terra francese erano stati fortunati. Margherita aveva sposato un ricco mercante, Albert Monteil, che aveva dato lavoro anche al cognato Antonio. Gli affari andavano a gonfie vele, Margherita era felice, anche perché, dopo tanti anni di attesa, finalmente era arrivato il loro erede, un bambino molto bello al quale avevano dato il nome di Remigio.
Un inverno, Albert e Margherita erano andati sulle Alpi, in Savoia, per una settimana di riposo, lasciando il piccolo Remigio allo zio Antonio che gli voleva molto bene. Una valanga, però, aveva travolto i due sposi felici, che erano rimasti sepolti sotto la neve e non erano stati più ritrovati malgrado avessero scavato a lungo.
Antonio, intanto, rimasto a custodire il piccolo Remigio, aveva visto il negozio di Albert fallire miseramente per colpa di speculatori imbroglioni, e aveva deciso di fare il suonatore ambulante, col nome di Vitali, per tirare avanti la vita, portando con sé il piccolo Remigio, che aveva appena due anni ed aveva bisogno di molte cure.
Remigio non seppe mai che il vecchio suonatore ambulante fosse suo zio, il quale si vergognava della sua povertà. Così era cresciuto fino a diventare capace di suonare anche lui la tromba e di guadagnarsi lui pure almeno un tozzo di pane. Giravano la Francia senza fermarsi mai, col buono e con il cattivo tempo.
Nella lettera si raccontava che i primi anni in terra francese erano stati fortunati. Margherita aveva sposato un ricco mercante, Albert Monteil, che aveva dato lavoro anche al cognato Antonio. Gli affari andavano a gonfie vele, Margherita era felice, anche perché, dopo tanti anni di attesa, finalmente era arrivato il loro erede, un bambino molto bello al quale avevano dato il nome di Remigio.
Un inverno, Albert e Margherita erano andati sulle Alpi, in Savoia, per una settimana di riposo, lasciando il piccolo Remigio allo zio Antonio che gli voleva molto bene. Una valanga, però, aveva travolto i due sposi felici, che erano rimasti sepolti sotto la neve e non erano stati più ritrovati malgrado avessero scavato a lungo.
Antonio, intanto, rimasto a custodire il piccolo Remigio, aveva visto il negozio di Albert fallire miseramente per colpa di speculatori imbroglioni, e aveva deciso di fare il suonatore ambulante, col nome di Vitali, per tirare avanti la vita, portando con sé il piccolo Remigio, che aveva appena due anni ed aveva bisogno di molte cure.
Remigio non seppe mai che il vecchio suonatore ambulante fosse suo zio, il quale si vergognava della sua povertà. Così era cresciuto fino a diventare capace di suonare anche lui la tromba e di guadagnarsi lui pure almeno un tozzo di pane. Giravano la Francia senza fermarsi mai, col buono e con il cattivo tempo.
venerdì 14 settembre 2012
113. Natale tra le montagne ciociare
Alla vigilia di Natale, finalmente, arrivarono a Picinisco, tra le montagne della Ciociaria. Lì c'era qualcuno che li attendeva. Erano due giovani parenti del vecchio suonatore ambulante coi capelli bianchi che aveva istruito Remigio. Si chiamavano Angelo e Giuseppe, e vollero conoscere Remigio, che consegnò loro una vecchia lettera che teneva gelosamente custodita nella grossa fascia di stoffa che gli faceva da cintura.
- Venite a casa del barone - dissero Angelo e Giuseppe - Sarete suoi ospiti per tutte le festività, anche se lui in questi giorni è assente. Lo spettacolo musicale lo darete nel salone del palazzo -
Infatti il vecchio suonatore ambulante era il fratello del signorotto del paese di Picinisco: una famiglia nobile, di antiche tradizioni, che aveva un bel palazzo sulla piazza principale del paese, accanto alla grande chiesa.
Il quartetto fu accolto con grandissime feste. Avevano preparato loro una cena favolosa, e una grande camera con quattro lettini, così potevano riposare e dormire e stare insieme tutto il tempo che volevano.
Il giorno dopo diedero il loro spettacolo nel salone del palazzo, con ospite il sindaco, il farmacista e il parroco, e tantissime panche di legno per tutta la gente del paese.
Tantissimi applausi e grida di "Evviva ! Bravi!", specialmente quando intonarono il "Va' pensiero"di Giuseppe Verdi, molto amato dalla gente. Le presentazioni del burattino Pinocchio, in perfetta lingua toscana, argute e divertenti, mandavano in visibilio la platea, che lo appplaudì al grido di "Pinocchio! Pinocchio!"
- Venite a casa del barone - dissero Angelo e Giuseppe - Sarete suoi ospiti per tutte le festività, anche se lui in questi giorni è assente. Lo spettacolo musicale lo darete nel salone del palazzo -
Infatti il vecchio suonatore ambulante era il fratello del signorotto del paese di Picinisco: una famiglia nobile, di antiche tradizioni, che aveva un bel palazzo sulla piazza principale del paese, accanto alla grande chiesa.
Il quartetto fu accolto con grandissime feste. Avevano preparato loro una cena favolosa, e una grande camera con quattro lettini, così potevano riposare e dormire e stare insieme tutto il tempo che volevano.
Il giorno dopo diedero il loro spettacolo nel salone del palazzo, con ospite il sindaco, il farmacista e il parroco, e tantissime panche di legno per tutta la gente del paese.
Tantissimi applausi e grida di "Evviva ! Bravi!", specialmente quando intonarono il "Va' pensiero"di Giuseppe Verdi, molto amato dalla gente. Le presentazioni del burattino Pinocchio, in perfetta lingua toscana, argute e divertenti, mandavano in visibilio la platea, che lo appplaudì al grido di "Pinocchio! Pinocchio!"
giovedì 13 settembre 2012
112. Pinocchio e il trio folk
Non andò come voleva Pinocchio. Il quartetto musicale, anzi, cambiò nome mantenendo il suo per primo: "Pinocchio e il trio folk". Gli spettacoli si ripetevano ogni due o tre giorni, a seconda del nuovo paese che incontravano. Inoltre, i tre ragazzi e il burattino rinnovavano spesso il loro repertorio per non annoiarsi ripetendo sempre le stesse canzoni, e siccome era Pinocchio quello che le ascoltava, le eseguiva in anteprima e le insegnava agli altri, così si accorse che questa volta non poteva andarsene via così, soltanto per cambiare avventura.
Arrivarono alle porte di Roma, ma nessuno dei quattro aveva voglia di esibirsi nella grandissima città: avevano paura di sfigurare, di ricevere disapprovazioni e critiche, e preferivano dare piccoli spettacoli in piccoli paesi, tra gente semplice e generosa. Pinocchio andava modificando anche il suo carattere: le sue avventure diventavano più lunghe e ragionate, non sentiva il tempo corrergli dietro invitandolo a far presto. Presto perché? Per tornare al suo paese? Per rivedere Geppetto, Lucignolo e la Fata Turchina? Ora si trovava tanto bene con Remigio, Lamberto e Ulderico, e quel mestiere di cantante e di presentatore era per lui una grande e appassionante scoperta.
Girare l'Italia, paese per paese, aveva il suo fascino. Conoscevano tante cose nuove. Facevano amicizia con i giovani della loro età. Si fermavano anche due o tre giorni nella stessa cittadina o nello stesso villaggio. Si era sparsa la voce della loro bravura e li aspettavano, e il successo era sempre sicuro. Guadagnavano bene, avevano sempre delle offerte generose. Con il cattivo tempo, li ospitavano o sotto i portici, o nel chiostro di un convento, o in una sala comunale, con il sindaco che spesso offriva un compenso a nome di tutta la comunità.
Arrivarono alle porte di Roma, ma nessuno dei quattro aveva voglia di esibirsi nella grandissima città: avevano paura di sfigurare, di ricevere disapprovazioni e critiche, e preferivano dare piccoli spettacoli in piccoli paesi, tra gente semplice e generosa. Pinocchio andava modificando anche il suo carattere: le sue avventure diventavano più lunghe e ragionate, non sentiva il tempo corrergli dietro invitandolo a far presto. Presto perché? Per tornare al suo paese? Per rivedere Geppetto, Lucignolo e la Fata Turchina? Ora si trovava tanto bene con Remigio, Lamberto e Ulderico, e quel mestiere di cantante e di presentatore era per lui una grande e appassionante scoperta.
Girare l'Italia, paese per paese, aveva il suo fascino. Conoscevano tante cose nuove. Facevano amicizia con i giovani della loro età. Si fermavano anche due o tre giorni nella stessa cittadina o nello stesso villaggio. Si era sparsa la voce della loro bravura e li aspettavano, e il successo era sempre sicuro. Guadagnavano bene, avevano sempre delle offerte generose. Con il cattivo tempo, li ospitavano o sotto i portici, o nel chiostro di un convento, o in una sala comunale, con il sindaco che spesso offriva un compenso a nome di tutta la comunità.
mercoledì 12 settembre 2012
111. Pinocchio presentatore
Pinocchio, per il momento, si divertiva a fare il presentatore degli spettacoli, e la sua bella tromba ormai la suonava stabilmente il bravo Remigio, che compiva delle vere prodezze, con gli "a solo" che deliziavano il pubblico, attento alle loro belle canzoni e melodie.
Pinocchio raccontava un po' anche la vita di Giuseppe Verdi, o le storie originali della nascita delle singole canzoni, di cui aveva imparato il nome degli autori e le lorointeressanti vicende sugli spartiti musicali e su pubblicazioni speciali che il burattino acquistava e leggeva, dedicando loro un po' del suo tempo. Conosceva quindi tutte le date in cui le canzoni erano nate, e il pubblico ascoltava con grande interesse le vicende che quel divertente burattino sapeva narrare con così grande vivacità, guadagnandosi applausi e risate di consenso.
Il bastardino Monello, con le sue oreccchie dritte che facevano tanta simpatia, e i suoi occhietti vispi, riempiva sempre di belle monete e monetine la sua ciotola di alluminio, attesa dai bambini con grande gioia.
Però l'estate stava per finire, e la piccola compagnia musicale sapeva che sarebbero arrivati momenti più difficili. Per questo, si dirigevano sempre più verso il meridione, cercando Roma e le provincie più a sud, dove il tempo sarebbe stato certamente migliore. Inoltre sapevano che Remigio voleva arrivare in Ciociaria e a Picinisco prima che fosse inverno, sperando di ritrovare i parenti del suo vecchio maestro dai capelli bianchi, e di fermarsi un po' di tempo con loro magari per le festività di Natale.
Pinocchio era d'accordo, ma nella sua mente aveva deciso di staccarsi dalla compagnia prima di arrivare a Roma, perché voleva tornare indietro verso la sua cara Toscana.
Pinocchio raccontava un po' anche la vita di Giuseppe Verdi, o le storie originali della nascita delle singole canzoni, di cui aveva imparato il nome degli autori e le lorointeressanti vicende sugli spartiti musicali e su pubblicazioni speciali che il burattino acquistava e leggeva, dedicando loro un po' del suo tempo. Conosceva quindi tutte le date in cui le canzoni erano nate, e il pubblico ascoltava con grande interesse le vicende che quel divertente burattino sapeva narrare con così grande vivacità, guadagnandosi applausi e risate di consenso.
Il bastardino Monello, con le sue oreccchie dritte che facevano tanta simpatia, e i suoi occhietti vispi, riempiva sempre di belle monete e monetine la sua ciotola di alluminio, attesa dai bambini con grande gioia.
Però l'estate stava per finire, e la piccola compagnia musicale sapeva che sarebbero arrivati momenti più difficili. Per questo, si dirigevano sempre più verso il meridione, cercando Roma e le provincie più a sud, dove il tempo sarebbe stato certamente migliore. Inoltre sapevano che Remigio voleva arrivare in Ciociaria e a Picinisco prima che fosse inverno, sperando di ritrovare i parenti del suo vecchio maestro dai capelli bianchi, e di fermarsi un po' di tempo con loro magari per le festività di Natale.
Pinocchio era d'accordo, ma nella sua mente aveva deciso di staccarsi dalla compagnia prima di arrivare a Roma, perché voleva tornare indietro verso la sua cara Toscana.
martedì 11 settembre 2012
110. Un Remigio rimesso a nuovo
Pinocchio, sempre generoso, l'indomani spese uno zecchino d'oro tutto per Remigio: gli comprò un bel paio di scarpe nuove, sicché il bambino poté togliersi quelle ciocie che gli tormentavano i piedi. Poi un bel paio di pantaloni corti e una maglietta di cotone verde, dato che era ancora bella stagione. E finalmente un bel berrettino con la visiera che diede a Remigio un'arietta sbarazzina.
Il bambino approfittò dell'occasione per farsi un buon bagno e una energica lavata di capelli prima di farseli tagliare perché erano troppo lunghi. Erano capitati in una graziosa cittadina in collina, dove c'erano negozi di ogni tipo e perfino un bagno pubblico molto ben tenuto. I bambini approfittarono della comodità per lavarsi a fondo e comprare qualche piccolo capo di vestiario nuovo, e Pinocchio spese così un altro zecchino d'oro, ma ne aveva ancora di riserva insieme a parecchi scudi d'argento. Le monete più piccole le spendevano quando facevano un pranzo o una cena in trattoria, o più spesso in qualche osteria attrezzatta per i pasti più semplici.
Pinocchio, a un certo punto, consegnò gran parte del denaro a Lamberto, che lo custodì in un sacchetto di pelle morbida.
- Un po' di denaro lo tengo per me e la maggior parte la tieni tu, che hai la testa sulle spalle - disse Pinocchio. - Io un giorno potrei andare via e non vorrei lasciarvi in difficoltà. Tanto, il mestiere lo conoscete alla perfezione, e il guadagno, anche se modesto, è assicurato -
Agli altri bambini questo discorso di Pinocchio non piaceva: si rendevano conto che il burattino stava per lasciarli, magari per tornare a casa dal suo babbo Geppetto. Ma si preparavano al momento del distacco con gradualità.
Il bambino approfittò dell'occasione per farsi un buon bagno e una energica lavata di capelli prima di farseli tagliare perché erano troppo lunghi. Erano capitati in una graziosa cittadina in collina, dove c'erano negozi di ogni tipo e perfino un bagno pubblico molto ben tenuto. I bambini approfittarono della comodità per lavarsi a fondo e comprare qualche piccolo capo di vestiario nuovo, e Pinocchio spese così un altro zecchino d'oro, ma ne aveva ancora di riserva insieme a parecchi scudi d'argento. Le monete più piccole le spendevano quando facevano un pranzo o una cena in trattoria, o più spesso in qualche osteria attrezzatta per i pasti più semplici.
Pinocchio, a un certo punto, consegnò gran parte del denaro a Lamberto, che lo custodì in un sacchetto di pelle morbida.
- Un po' di denaro lo tengo per me e la maggior parte la tieni tu, che hai la testa sulle spalle - disse Pinocchio. - Io un giorno potrei andare via e non vorrei lasciarvi in difficoltà. Tanto, il mestiere lo conoscete alla perfezione, e il guadagno, anche se modesto, è assicurato -
Agli altri bambini questo discorso di Pinocchio non piaceva: si rendevano conto che il burattino stava per lasciarli, magari per tornare a casa dal suo babbo Geppetto. Ma si preparavano al momento del distacco con gradualità.
lunedì 10 settembre 2012
109. Un nuovo amico
- Sì - rispose il ragazzo, diventando rosso rosso. - Lasciate che mi presenti: mi chiamo Remigio, vengo dalla Francia, suonavo anch'io la tromba col mio vecchio maestro ciociaro, un signore molto buono, ma molto anziano, che purtroppo è morto lasciandomi solo. Mi hanno anche rubato la mia vecchia, cara tromba, e così ora non so più che cosa fare, dove andare -
- Vieni con noi! - dissero subito Pinocchio, Lamberto e Ulderico, che avevano avuto tutti e tre lo stesso pensiero. - C'è posto anche per te sul carretto! -
- Ma...- disse dubbioso Remigio.
- Non ti preoccupare - intuì Pinocchio. - Lavorerai e ti guadagnerai il pane con noi. Io e te ci alterneremo alla tromba, e siccome sono sicuro che sai suonare meglio di me, sarai tu che comporrai il trio, mentre io presenterò lo spettacolo e le canzoni -
Pinocchio era contento, dentro di sé, perché stava già per decidere di andarsene per suo conto, per nuove avventure, e Remigio era arrivato proprio al momento giusto.
- Grazie, amici - disse Remigio stringendo la mano a tutti e tre. - Io devo proseguire verso il paese del mio vecchio maestro, in Ciociaria. Ha un nome curioso: si chiama Picinisco, e da lì vengono per Natale con le cornamuse a suonare per le strade. -
- Ci arriveremo sicuramente, piano piano - disse Lamberto. - Noi non abbiamo un itinerario preciso, ma ci dirigeremo verso Roma, e poi, paese per paese, fino a Picinisco -
- Grazie! - concluse Remigio. - Devo consegnare una lettera ai parenti del mio vecchio maestro, che forse mi stanno aspettando -
Un quarto materassino di foglie secche di mais fu sistemato sul carretto, e da quella notte furono in quattro i componenti del complessino a dormire sotto il robusto tendone d'incerata verde.
- Vieni con noi! - dissero subito Pinocchio, Lamberto e Ulderico, che avevano avuto tutti e tre lo stesso pensiero. - C'è posto anche per te sul carretto! -
- Ma...- disse dubbioso Remigio.
- Non ti preoccupare - intuì Pinocchio. - Lavorerai e ti guadagnerai il pane con noi. Io e te ci alterneremo alla tromba, e siccome sono sicuro che sai suonare meglio di me, sarai tu che comporrai il trio, mentre io presenterò lo spettacolo e le canzoni -
Pinocchio era contento, dentro di sé, perché stava già per decidere di andarsene per suo conto, per nuove avventure, e Remigio era arrivato proprio al momento giusto.
- Grazie, amici - disse Remigio stringendo la mano a tutti e tre. - Io devo proseguire verso il paese del mio vecchio maestro, in Ciociaria. Ha un nome curioso: si chiama Picinisco, e da lì vengono per Natale con le cornamuse a suonare per le strade. -
- Ci arriveremo sicuramente, piano piano - disse Lamberto. - Noi non abbiamo un itinerario preciso, ma ci dirigeremo verso Roma, e poi, paese per paese, fino a Picinisco -
- Grazie! - concluse Remigio. - Devo consegnare una lettera ai parenti del mio vecchio maestro, che forse mi stanno aspettando -
Un quarto materassino di foglie secche di mais fu sistemato sul carretto, e da quella notte furono in quattro i componenti del complessino a dormire sotto il robusto tendone d'incerata verde.
domenica 9 settembre 2012
108. Una piccola azienda ben condotta
Sul loro carretto, i ragazzi avevano sistemato tre comode brande, e si erano procurati anche una cucina da campo, per provvedere ai loro pasti se si trovavano in cammino. Però, quando era possibile, si fermavano ogni tanto in qualche trattoria di paese, per consumare un pranzo o una cena regolari, in modo da ritrovarsi ad essere sempre in buona forma. Con i quattrinelli ottenuti dopo ogni piccolo spettacolo, ricavavano a sufficienza per poter pagarsi le spese e mettere anche qualcosa da parte per la cattiva stagione.
Pinocchio faceva da maestro di economia ai due ragazzi, Lamberto e Ulderico, che però erano già bravi per conto loro, e ormai da mesi giravano tra paesi e città come se fossero persone adulte, amministrandosi saggiamente. Anche il cane Monello faceva la sua parte, e la grazia con cui portava tra la gente la sua ciotola di alluminio contribuiva a tenere il bilancio della piccola azienda in perfetto ordine.
Un giorno, mentre stavano dando il consueto spettacolo in un piccolo paese molto accogliente, videro tra il pubblico un curioso personaggio: un bambino dai grandi occhi verdi, un capellaccio nero in testa, e ai piedi degli strani calzari di rozza suola tenuti su per le gambe da legacci di cuoio: sì, delle ciocie, delle vere e proprie ciocie come si usa in certe zone più giù di Roma.
Il bambino, poteva avere anche lui intorno ai dieci anni, seguiva l'esibizione dei tre amici con grande passione. Quando, al termine, tutta la gente se ne fu andata, lui rimase lì ancora a guardare, come se volesse parlare con qualcuno di loro.
Pinocchio se ne accorse, e subito lo chiamò. - Bambino, desideri parlare con noi? -
Pinocchio faceva da maestro di economia ai due ragazzi, Lamberto e Ulderico, che però erano già bravi per conto loro, e ormai da mesi giravano tra paesi e città come se fossero persone adulte, amministrandosi saggiamente. Anche il cane Monello faceva la sua parte, e la grazia con cui portava tra la gente la sua ciotola di alluminio contribuiva a tenere il bilancio della piccola azienda in perfetto ordine.
Un giorno, mentre stavano dando il consueto spettacolo in un piccolo paese molto accogliente, videro tra il pubblico un curioso personaggio: un bambino dai grandi occhi verdi, un capellaccio nero in testa, e ai piedi degli strani calzari di rozza suola tenuti su per le gambe da legacci di cuoio: sì, delle ciocie, delle vere e proprie ciocie come si usa in certe zone più giù di Roma.
Il bambino, poteva avere anche lui intorno ai dieci anni, seguiva l'esibizione dei tre amici con grande passione. Quando, al termine, tutta la gente se ne fu andata, lui rimase lì ancora a guardare, come se volesse parlare con qualcuno di loro.
Pinocchio se ne accorse, e subito lo chiamò. - Bambino, desideri parlare con noi? -
sabato 8 settembre 2012
107. Lo spettacolo di Ortoli
Il bastardino, che avevano ribattezzato Monello, stava dormicchiando, ma si svegliò all'improvviso, andò a cercare la ciotola di alluminio, e la passò tra il pubblico, che lasciò volentieri qualche monetina.
- Dove siete diretti? - chiese un signore distinto, con una tuba in testa .
- Al prossimo paese sulla nostra destra - disse Pinocchio. - Lì daremo il nostro primo spettacolo, domani sera -
I tre si stavano organizzando. Provarono un primo piccolo repertorio. Di arie musicali da opera, ma anche di canzonette popolari. Così, oltre a "Va' pensiero", sempre di Verdi posero nel loro piccolo
cartellone anche "O Signor, che dal tetto natìo" dei "Lombardi alla prima crociata" e "Mi chiamano Mimì" della "Traviata". Poi alcune belle canzoni: "Io te voglio bene assaje", "La bella Gigogin", la romanza "Vorrei baciar i tuoi capelli neri", e poi tre nuovissime canzoni napoletane: "O marinariello", "A vucchella" e soprattutto "O sole mio", che era uscita fresca fresca in quel periodo ed era diventata subito famosa.
Avevano preparato un bel cartellone scritto con grossi caratteri in stampatello, in modo che quando si esibivano la gente potesse seguire e interessarsi. Quando arrivarono sulla piazza di Ortoli, grosso paesone sulla via nazionale, subito una piccola folla si radunò attorno a loro e al loro bel cartellone. Pinocchio presentò brevemente lo spettacolo: per fortuna il tempo era bello e tutto filò liscio. Arrivarono due guardie, ma non dissero nulla, e anzi si fermarono ad ascoltare stando attente che tutto fosse in ordine.
Le bellissime musiche, eseguite alla perfezione, furono molto applaudite,e la folla chiese il bis. Un successo veramente travolgente.
- Dove siete diretti? - chiese un signore distinto, con una tuba in testa .
- Al prossimo paese sulla nostra destra - disse Pinocchio. - Lì daremo il nostro primo spettacolo, domani sera -
I tre si stavano organizzando. Provarono un primo piccolo repertorio. Di arie musicali da opera, ma anche di canzonette popolari. Così, oltre a "Va' pensiero", sempre di Verdi posero nel loro piccolo
cartellone anche "O Signor, che dal tetto natìo" dei "Lombardi alla prima crociata" e "Mi chiamano Mimì" della "Traviata". Poi alcune belle canzoni: "Io te voglio bene assaje", "La bella Gigogin", la romanza "Vorrei baciar i tuoi capelli neri", e poi tre nuovissime canzoni napoletane: "O marinariello", "A vucchella" e soprattutto "O sole mio", che era uscita fresca fresca in quel periodo ed era diventata subito famosa.
Avevano preparato un bel cartellone scritto con grossi caratteri in stampatello, in modo che quando si esibivano la gente potesse seguire e interessarsi. Quando arrivarono sulla piazza di Ortoli, grosso paesone sulla via nazionale, subito una piccola folla si radunò attorno a loro e al loro bel cartellone. Pinocchio presentò brevemente lo spettacolo: per fortuna il tempo era bello e tutto filò liscio. Arrivarono due guardie, ma non dissero nulla, e anzi si fermarono ad ascoltare stando attente che tutto fosse in ordine.
Le bellissime musiche, eseguite alla perfezione, furono molto applaudite,e la folla chiese il bis. Un successo veramente travolgente.
venerdì 7 settembre 2012
106. Un trio meraviglioso
Pinocchio non si perdeva in chiacchiere, e tutto quello che progettava riusciva a realizzarlo in men che non si dica. Grazie anche a quei cari zecchini d'oro che si era andato guadagnando in tanti modi, e che teneva gelosamente nascosti perchè a qualche gatto o a qualche volpe non venisse ancora una volta voglia di rubarglieli. Quei ladri che avevano rubato il burattino nella bottega di Marianna, neanche avevano immaginato su quale piccolo tesoro avevano messo le mani: ma Pinocchio era stato bravo a denunciarli e a mandarli dritti in carcere.
Ora Pinocchio fece valere il suo occhio lungimirante, e al mercatone di una grossa cittadina acquistò un bel cavallo, un bel carretto coperto da un robusto tendone, e prima di tutto una bellissima tromba di ottone luccicante per comporre un grande trio con l'armonica a bocca di Lamberto e il violino di Ulderico.
Pinocchio vole provare e riprovare, prima di esibirsi sulla pubblica via. Aveva una paura matta di fare una brutta figura, e di spezzare quella bella armonia musicale che univa i suoi nuovi compagni.
- Ma sei bravo, Pinocchio! - esclamò con entusiasmo Lamberto quando lo sentì suonare la tromba. Pinocchio aveva scelto come brano una bella melodia, si chiamava "Va' pensiero", ed era del grande musicista Giuseppe Verdi che l'aveva composta nella sua famosa opera "Il Nabucco". L'esecuzione riuscì benissimo: Ulderico aveva un lagrimone che gli luccicava sugli occhi, e si unì subito col suo violino. Poi si unì anche Lamberto con la sua armonica a bocca. Non volevano dare spettacolo: stavano ai margini di un prato, vicino alla strada maestra, ma un po' di gente si era fermata ad ascoltare.
Quando i tre ebbero concluso, la gente si mise ad applaudire con entusiasmo: - Bravi! Bravi! -
Ora Pinocchio fece valere il suo occhio lungimirante, e al mercatone di una grossa cittadina acquistò un bel cavallo, un bel carretto coperto da un robusto tendone, e prima di tutto una bellissima tromba di ottone luccicante per comporre un grande trio con l'armonica a bocca di Lamberto e il violino di Ulderico.
Pinocchio vole provare e riprovare, prima di esibirsi sulla pubblica via. Aveva una paura matta di fare una brutta figura, e di spezzare quella bella armonia musicale che univa i suoi nuovi compagni.
- Ma sei bravo, Pinocchio! - esclamò con entusiasmo Lamberto quando lo sentì suonare la tromba. Pinocchio aveva scelto come brano una bella melodia, si chiamava "Va' pensiero", ed era del grande musicista Giuseppe Verdi che l'aveva composta nella sua famosa opera "Il Nabucco". L'esecuzione riuscì benissimo: Ulderico aveva un lagrimone che gli luccicava sugli occhi, e si unì subito col suo violino. Poi si unì anche Lamberto con la sua armonica a bocca. Non volevano dare spettacolo: stavano ai margini di un prato, vicino alla strada maestra, ma un po' di gente si era fermata ad ascoltare.
Quando i tre ebbero concluso, la gente si mise ad applaudire con entusiasmo: - Bravi! Bravi! -
giovedì 6 settembre 2012
105. Un concertino
Non andò molto lontano, Pinocchio, che subito trovò un nuovo motivo d'interesse. Su una piazzola, lungo la strada che lui stava percorrendo, vide due ragazzini che facevano un concertino, uno con un'armonica a bocca e l'altro con un violino. Suonavano così bene che la gente si fermava ad ascoltarli, e lasciava volentieri una monetina che un cane, un simpatico bastardino con una ciotola nella bocca, andava raccogliendo.
Si fermò anche Pinocchio, e quando i due ragazzini ebbero concluso il loro concertino, si trattenne a parlare con loro. Il più grandicello aveva dieci anni e si chiamava Lamberto: suonava meravigliosamente l'armonica a bocca. L'altro, più piccolo, aveva otto anni, era mingherlino e scuro di carnagione, e nelle sue mani il violino sembrava uno strumento celestiale, dalle note lievi e calde. Il bambino si chiamava Ulderico, e i due spiegarono a Pinocchio che erano due orfani, due cugini, e avendo imparato così bene a suonare avevano deciso di lasciare il collegio dove erano ospitati, e di guadagnarsi da vivere così. Quanto al cane, evidentemente un orfano anche lui, lo avevano raccolto per strada e avevano deciso di aggregarlo a loro, addestrandolo a raccogliere i soldi con la ciotola di alluminio.
- E ce la fate a vivere in questa maniera? - chiese Pinocchio, molto interessato.
- Nella bella stagione sì, dormiamo all'aperto e col cibo ce la caviamo - spiegò a bassa voce Lamberto. - Durante la stagione cattiva abbiamo qualche problema, però finora ce la siamo cavata dormendo in un fienile o in una grotta -
- Sentite, bambini - propose Pinocchio. - Io so suonare la tromba, e posso subito comprare lo strumento e unirmi a voi. Formeremo un bel trio e saremo più forti, suonando le più belle canzoni. Compreremo anche un carretto tirato da un cavallo, così avremo un posto sicuro per dormire -
- Ma noi non abbiamo tanto denaro! - esclamarono in coro Lamberto e Ulderico.
- Ci penso io - rispose tutto contento Pinocchio. - Ho da parte un po' di zecchini d'oro guadagnati con lavori vari -
Si fermò anche Pinocchio, e quando i due ragazzini ebbero concluso il loro concertino, si trattenne a parlare con loro. Il più grandicello aveva dieci anni e si chiamava Lamberto: suonava meravigliosamente l'armonica a bocca. L'altro, più piccolo, aveva otto anni, era mingherlino e scuro di carnagione, e nelle sue mani il violino sembrava uno strumento celestiale, dalle note lievi e calde. Il bambino si chiamava Ulderico, e i due spiegarono a Pinocchio che erano due orfani, due cugini, e avendo imparato così bene a suonare avevano deciso di lasciare il collegio dove erano ospitati, e di guadagnarsi da vivere così. Quanto al cane, evidentemente un orfano anche lui, lo avevano raccolto per strada e avevano deciso di aggregarlo a loro, addestrandolo a raccogliere i soldi con la ciotola di alluminio.
- E ce la fate a vivere in questa maniera? - chiese Pinocchio, molto interessato.
- Nella bella stagione sì, dormiamo all'aperto e col cibo ce la caviamo - spiegò a bassa voce Lamberto. - Durante la stagione cattiva abbiamo qualche problema, però finora ce la siamo cavata dormendo in un fienile o in una grotta -
- Sentite, bambini - propose Pinocchio. - Io so suonare la tromba, e posso subito comprare lo strumento e unirmi a voi. Formeremo un bel trio e saremo più forti, suonando le più belle canzoni. Compreremo anche un carretto tirato da un cavallo, così avremo un posto sicuro per dormire -
- Ma noi non abbiamo tanto denaro! - esclamarono in coro Lamberto e Ulderico.
- Ci penso io - rispose tutto contento Pinocchio. - Ho da parte un po' di zecchini d'oro guadagnati con lavori vari -
mercoledì 5 settembre 2012
104. L'eredità di Pinocchio
La signora Marianna fu chiamata in caserma la mattina successiva, e riconobbe tutti i suoi bei giocattoli rubati, per i quali era rimasta così addolorata e in ansia il giorno prima.
I carabinieri le riportarono i giocattoli al negozio con lo stesso carro con cui i ladroni li avevano rubati, e il carro rimase sequestrato con tutto il cavallo nella caserma, mentre venne restituito quasi tutto il denaro rubato.
E Pinocchio? Il burattino fu ricoperto di baci e di abbracci da Marianna, da Domenico e da Fiorella, ma quella scena di gioia fu interrotta da queste parole di Pinocchio: - Amici miei cari, sono stato benissimo con voi in questo periodo. Domenico e Fiorella hanno imparato a costruire con bravura i giocattoli, e io ora posso partire tranquillo, perché lascio loro una preziosa eredità, mentre la mia natura mi porta a girare il mondo e a conoscere tante cose. E poi, un bel giorno, dovrò pure tornare a casa, dove mi aspettano il mio babbo Geppetto e la mia cara Fata Turchina: voi non la conoscete, ma lei mi ha fatto tanto di quel bene, ed io l'ho speso ricompensata con delle birbonate che l'hanno fatta tanto soffrire -
Così Pinocchio salutò ancora una volta i suoi cari amici, strinse con orgoglio la mano al maresciallo e ai carabinieri che gli fecero un bel saluto militare scattando sull'attenti e portando la mano alla fronte. Il maresciallo volle consegnare a Pinocchio una bella medaglia di bronzo a ricordo della sua bravura nel catturare due briganti matricolati.
Il burattino ringraziò, e si allontanò, riprendendo la sua strada di giramondo. Stava facendo una vera raccolta di medaglie e di zecchini d'oro, che avrebbe mostrato con orgoglio ai vecchi amici del suo paese e della sua trattoria.
I carabinieri le riportarono i giocattoli al negozio con lo stesso carro con cui i ladroni li avevano rubati, e il carro rimase sequestrato con tutto il cavallo nella caserma, mentre venne restituito quasi tutto il denaro rubato.
E Pinocchio? Il burattino fu ricoperto di baci e di abbracci da Marianna, da Domenico e da Fiorella, ma quella scena di gioia fu interrotta da queste parole di Pinocchio: - Amici miei cari, sono stato benissimo con voi in questo periodo. Domenico e Fiorella hanno imparato a costruire con bravura i giocattoli, e io ora posso partire tranquillo, perché lascio loro una preziosa eredità, mentre la mia natura mi porta a girare il mondo e a conoscere tante cose. E poi, un bel giorno, dovrò pure tornare a casa, dove mi aspettano il mio babbo Geppetto e la mia cara Fata Turchina: voi non la conoscete, ma lei mi ha fatto tanto di quel bene, ed io l'ho speso ricompensata con delle birbonate che l'hanno fatta tanto soffrire -
Così Pinocchio salutò ancora una volta i suoi cari amici, strinse con orgoglio la mano al maresciallo e ai carabinieri che gli fecero un bel saluto militare scattando sull'attenti e portando la mano alla fronte. Il maresciallo volle consegnare a Pinocchio una bella medaglia di bronzo a ricordo della sua bravura nel catturare due briganti matricolati.
Il burattino ringraziò, e si allontanò, riprendendo la sua strada di giramondo. Stava facendo una vera raccolta di medaglie e di zecchini d'oro, che avrebbe mostrato con orgoglio ai vecchi amici del suo paese e della sua trattoria.
martedì 4 settembre 2012
103. Pinocchio testimone
Una delle guardie si mise alla guida del carro stesso, mentre l'altra guardia, sul suo cavallo, vigilava da vicino i malfattori in modo che non potessero scappare.
- Nessuno ci ha visto rubare niente - disse il ladro anziano. - Non ci potete accusare di nulla -
- Che cosa dite? Vi portiamo in caserma, e lì c'è qualcuno che riconosce i giocattoli e dirà che li avete rubati - spiegò la guardia coi baffi.
- E chi è mai? Non ci ha potuti vedere proprio nessuno - replicò il ladro numero uno.
- Avete mai visto un burattino col naso lungo e un berretto a forma di cono? -
- Ma quello...quello è solo un giocattolo. A proposito, non lo abbiamo visto insieme agli altri giocattoli. Che fine ha fatto? -
- Vi sta aspettando in caserma e sarà il testimone che vi spedirà in carcere -
- Perché, il burattino parla? -
- Altro che se parla! Parla e ragiona meglio di una persona vera -
Erano arrivati in caserma. Pinocchio riconobbe tutti i giocattoli della signora Marianna, anche perché in gran parte li aveva costruiti poprio lui. Nel sentirlo parlare, i due ladruncoli restarono ammutoliti, e non riuscirono a negare di aver compiuto il furto.
Il maresciallo fece un bel verbale, nel quale si riferiva la testimonianza del burattino parlante di nome Pinocchio, e i due ladri finirono dietro le sbarre della cella della caserma stessa.
- Nessuno ci ha visto rubare niente - disse il ladro anziano. - Non ci potete accusare di nulla -
- Che cosa dite? Vi portiamo in caserma, e lì c'è qualcuno che riconosce i giocattoli e dirà che li avete rubati - spiegò la guardia coi baffi.
- E chi è mai? Non ci ha potuti vedere proprio nessuno - replicò il ladro numero uno.
- Avete mai visto un burattino col naso lungo e un berretto a forma di cono? -
- Ma quello...quello è solo un giocattolo. A proposito, non lo abbiamo visto insieme agli altri giocattoli. Che fine ha fatto? -
- Vi sta aspettando in caserma e sarà il testimone che vi spedirà in carcere -
- Perché, il burattino parla? -
- Altro che se parla! Parla e ragiona meglio di una persona vera -
Erano arrivati in caserma. Pinocchio riconobbe tutti i giocattoli della signora Marianna, anche perché in gran parte li aveva costruiti poprio lui. Nel sentirlo parlare, i due ladruncoli restarono ammutoliti, e non riuscirono a negare di aver compiuto il furto.
Il maresciallo fece un bel verbale, nel quale si riferiva la testimonianza del burattino parlante di nome Pinocchio, e i due ladri finirono dietro le sbarre della cella della caserma stessa.
lunedì 3 settembre 2012
102. Arrestati i due furfanti
Le due guardie a cavallo percorsero un lungo tratto a passo svelto, e finalmente videro il famoso carro col telone verde: i due ladruncoli si erano fermati davanti a una trattoria, e stavano mangiando di gusto quando arrivarono i due carabinieri. Diedero subito un'occhiata al carro, sollevando il telone verde, e trovarono una grande quantità di giocattoli, quasi tutti burattini.
- Aveva ragione, Pinocchio - disse la guardia più anziana, con due baffoni che la rendevano più autorevole. - Questa è la merce rubata, e qui dentro alla trattoria ci sono i due ladroni che banchettano -
Le guardie entrarono, e chiesero il permesso all'oste di ispezionare il locale. I ladruncoli subito si allontanarono, ma non fecero in tempo ad uscire, perchè due paia di manette di metallo scattarono ai loro polsi.
- Che cosa abbiamo fatto? - protestarono, ma a voce bassa, per non fare una troppo brutta figura con gli altri avventori, quattro o cinque, che erano ai tavoli vicini.
- Seguiteci qui fuori e subito lo vedrete - disse il carabiniere più giovane, anche lui con voce non troppo alta, perché non gli faceva piacere umiliare delle persone, anche se non erano troppo per bene.
- Questi giocattoli non sono i vostri - disse la guardia coi baffi.
- Invece sì - rispose il mariuolo più anziano, sicuro che le guardie non avessero prove.
Gli agenti legarono i due malfattori, con le manette, alle robuste stanghe di legno del carretto, in modo che non potessero muoversi, presero uno dei loro cavalli e lo misero al traino del carro insieme al cavalluccio dei ladroni in modo da affrettare il viaggio.
- Aveva ragione, Pinocchio - disse la guardia più anziana, con due baffoni che la rendevano più autorevole. - Questa è la merce rubata, e qui dentro alla trattoria ci sono i due ladroni che banchettano -
Le guardie entrarono, e chiesero il permesso all'oste di ispezionare il locale. I ladruncoli subito si allontanarono, ma non fecero in tempo ad uscire, perchè due paia di manette di metallo scattarono ai loro polsi.
- Che cosa abbiamo fatto? - protestarono, ma a voce bassa, per non fare una troppo brutta figura con gli altri avventori, quattro o cinque, che erano ai tavoli vicini.
- Seguiteci qui fuori e subito lo vedrete - disse il carabiniere più giovane, anche lui con voce non troppo alta, perché non gli faceva piacere umiliare delle persone, anche se non erano troppo per bene.
- Questi giocattoli non sono i vostri - disse la guardia coi baffi.
- Invece sì - rispose il mariuolo più anziano, sicuro che le guardie non avessero prove.
Gli agenti legarono i due malfattori, con le manette, alle robuste stanghe di legno del carretto, in modo che non potessero muoversi, presero uno dei loro cavalli e lo misero al traino del carro insieme al cavalluccio dei ladroni in modo da affrettare il viaggio.
domenica 2 settembre 2012
101. Il gatto nero
Pinocchio bussò, il portone si aprì, un giovane carabiniere con la coppola in testa gli chiese cosa volesse.
- Devo denunciare un furto di giocattoli avvenuto la notte appena trascorsa nel paese qui vicino - disse Pinocchio tutto d'un fiato.
-Entra e bussa alla porta grande là in fondo - disse il giovane carabiniere.
Un gatto nero vide Pinocchio e andò a strofinarsi alle sue gambe di legno, incuriosito.
Pinocchio lo cacciò via con un piccolo calcio. - Via, via! E' da un po' di tempo che i gatti non mi piacciono, e mi sembrano anch'essi dei ladri! - disse a bassa voce. - Magari sei parente di quel gattaccio ce mi rubò con l'astuzia i miei vecchi zecchini d'oro donatimi da Mangiafuoco -
Il maresciallo dei carabinieri lo accolse con gentilezza. - Che cosa vuoi, signor burattino? -
Pinocchio raccontò senza fare nessuna pausa quel che gli era accaduto la scorsa notte.
- Ah, sì, la signora Marianna, una vedova tanto gentile: la conosco! E chi saranno questi ladroni mi pare anche di saperlo, mi hanno detto che questa mattina presto è passato un carro sospetto, con un grosso tendone d'incerata verde e due brutti tipi che lo conducevano. Se non sono andati troppo lontano, possiamo rincorrerli con due guardie a cavallo, riprendere la merce e metterli tutti e due in carcere. Ce li terremo un bel pezzo, perché da qualche tempo, nella zona, si lamenta tutta una serie di furti. Tu non allontanarti, Pinocchio, perché ci serve un testimone che riconosca la refurtiva -
- Devo denunciare un furto di giocattoli avvenuto la notte appena trascorsa nel paese qui vicino - disse Pinocchio tutto d'un fiato.
-Entra e bussa alla porta grande là in fondo - disse il giovane carabiniere.
Un gatto nero vide Pinocchio e andò a strofinarsi alle sue gambe di legno, incuriosito.
Pinocchio lo cacciò via con un piccolo calcio. - Via, via! E' da un po' di tempo che i gatti non mi piacciono, e mi sembrano anch'essi dei ladri! - disse a bassa voce. - Magari sei parente di quel gattaccio ce mi rubò con l'astuzia i miei vecchi zecchini d'oro donatimi da Mangiafuoco -
Il maresciallo dei carabinieri lo accolse con gentilezza. - Che cosa vuoi, signor burattino? -
Pinocchio raccontò senza fare nessuna pausa quel che gli era accaduto la scorsa notte.
- Ah, sì, la signora Marianna, una vedova tanto gentile: la conosco! E chi saranno questi ladroni mi pare anche di saperlo, mi hanno detto che questa mattina presto è passato un carro sospetto, con un grosso tendone d'incerata verde e due brutti tipi che lo conducevano. Se non sono andati troppo lontano, possiamo rincorrerli con due guardie a cavallo, riprendere la merce e metterli tutti e due in carcere. Ce li terremo un bel pezzo, perché da qualche tempo, nella zona, si lamenta tutta una serie di furti. Tu non allontanarti, Pinocchio, perché ci serve un testimone che riconosca la refurtiva -
sabato 1 settembre 2012
100. Pinocchio denuncia i ladri
Quando i ladri fermarono il loro carretto per riposarsi un poco, si accorsero che il più grande dei giocattoli, il burattino dal naso lungo, non c'era più.
- Sarà forse caduto ieri sera - disse il più vecchio dei due - quando il carro ha sobbalzato per aver incontrato una grossa pietra. Il burattino era vicino alla tenda e sarà scivolato giù. Tutto qui -
L'altro si convinse che le cose erano andate proprio in quella maniera, e così i due ripresero il viaggio per allontanarsi il più possibile dalla città dove avevano svaligiato il negozio.
Pinocchio, intanto, rimase un po' indeciso sul da farsi. Era ancora buio, perciò si mise seduto su un paracarro lungo la via, aspettando che si facesse giorno. Poi decise di proseguire il cammino finchè non avesse incontrato , nel paese più vicino, la caserma dei carabinieri. Voleva denunciare il furto dei due ladri, e possibilmente fare in modo che la bottegaia Marianna recuperasse tutta la refurtiva: con quei giocattoli, avrebbe potuto lavorare e guadagnare ancora per dei mesi, poi i due bravi figliuoli, Domenico e Fiorella, avevano imparato così bene a costruire anche loro dei burattini, sicché il lavoro e il guadagno non sarebbero più mancati in quel bel negozio.
Cammina cammina, Pinocchio finalmente arrivò in un paese nuovo. Lungo la strada aveva incontrato ben poca gente, solo dei contadini che, con il loro asinello, andavano a lavorare nella campagna. Avevano appena guardato con occhio incuriosito quel burattino che, serio serio, sembrava aver avuto qualche guaio e non aveva voglia di parlare con nessuno.
Non fu difficile, per Pinocchio, trovare la caserma dei carabinieri, che recava una grossa insegna di legno sul portone, con tanto di scritta: " Carabinieri".
- Sarà forse caduto ieri sera - disse il più vecchio dei due - quando il carro ha sobbalzato per aver incontrato una grossa pietra. Il burattino era vicino alla tenda e sarà scivolato giù. Tutto qui -
L'altro si convinse che le cose erano andate proprio in quella maniera, e così i due ripresero il viaggio per allontanarsi il più possibile dalla città dove avevano svaligiato il negozio.
Pinocchio, intanto, rimase un po' indeciso sul da farsi. Era ancora buio, perciò si mise seduto su un paracarro lungo la via, aspettando che si facesse giorno. Poi decise di proseguire il cammino finchè non avesse incontrato , nel paese più vicino, la caserma dei carabinieri. Voleva denunciare il furto dei due ladri, e possibilmente fare in modo che la bottegaia Marianna recuperasse tutta la refurtiva: con quei giocattoli, avrebbe potuto lavorare e guadagnare ancora per dei mesi, poi i due bravi figliuoli, Domenico e Fiorella, avevano imparato così bene a costruire anche loro dei burattini, sicché il lavoro e il guadagno non sarebbero più mancati in quel bel negozio.
Cammina cammina, Pinocchio finalmente arrivò in un paese nuovo. Lungo la strada aveva incontrato ben poca gente, solo dei contadini che, con il loro asinello, andavano a lavorare nella campagna. Avevano appena guardato con occhio incuriosito quel burattino che, serio serio, sembrava aver avuto qualche guaio e non aveva voglia di parlare con nessuno.
Non fu difficile, per Pinocchio, trovare la caserma dei carabinieri, che recava una grossa insegna di legno sul portone, con tanto di scritta: " Carabinieri".
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