venerdì 31 agosto 2012

99. Pinocchio scivola via

Marianna capì subito che il burattino non poteva essere andato via portandosi dietro tutti quei giocattoli. Semplicemente, era stato rapito!
I fratellini Domenico e Fiorella si misero a piangere per il grande dispiacere. Pinocchio era diventato importante, per loro, e non tanto per i begli scudi d'argento che i suoi burattini procuravano alla famiglia.
Andarono alla caserma dei carabinieri a denunciare il furto e la scomparsa di Pinocchio.
- Pinocchio? Quel burattino di legno col naso così simpatico? - disse il maresciallo, che lo aveva visto lavorare nel negozio. - Lui sicuramente non ha rubato nulla, abbiamo notizie sul suo conto. Lui ladri e briganti ha sempre contribuito a catturarli. Sicuramente lo hanno stordito e portato via con loro. Vedrete che riuscirà a fuggire! -
Ma i ladri, con il loro carretto, erano già andati molto lontano. Pinocchio a un tratto si svegliò, e si accorse dal dondolìo del carro che non si trovava nel suo lettino nel retrobottega. E poi, tutti quei giocattoli ammassati...non ci volle molto al burattino a capire in che situazione di trovava.
Così, alzando con la mano il tendone che copriva il carretto, si accorse di essere stato portato via. Facendo il minimo rumore possibile, saltò a terra, e il  carro continuò per la sua strada. I due ladri non sospettarono davvero che un giocattolo potesse darsela a gambe, e così continuarono tranquilli la loro strada, cercando di allontanarsi il più possibile dal luogo del furto.

giovedì 30 agosto 2012

98. I ladri rubano Pinocchio

L'ultima notte nella bottega di Marianna non fu affatto tranquilla. Pinocchio si era stancato molto, quel giorno, e stava dormendo della grossa nel retrobottega. Non si accorse di niente.
Due ladri, scesi da un carro trainato da un solo cavallo, con un grosso tendone che copriva la parte posteriore, si erano fermati vicino alla bottega di Marianna. La notte era buia e silenziosa. I ladri furono ancora più silenziosi. Si era sparsa la voce che in quel negozio c'era una quantità di giocattoli pregiati, e forse anche parecchio denaro in cassa. 
Con un piede di porco molto robusto non faticarono ad aprire la porta. Accesero una piccola lucerna ad olio, e cominciarono a fare man bassa di tutti i giocattoli, specialmente di tutti i burattini. Uno dei due li prendeva e li passava all'altro, che andava a sistemarli sotto il tendone del carro fermo proprio vicino alla porta.
Finito di svaligare il negozio, compresi i soldi che erano nel cassetto, aprirono in silenzio anche la porta del retrobottega, dove trovarono altri giocattoli, e poi...un giocattolo più grande, un burattino disteso sul lettino, con gli occhi chiusi e il naso lungo. Il primo ladro non ci stette a pensare su, prese il burattino e lo consegnò al suo compagno che lo sistemò nel mucchio degli altri giocattoli più piccoli. 
La lucerna illuminava a stento la scena, non potevano distinguere bene le cose. Richiusero le due porte senza far rumore, risalirono entrambi sul carretto, e nessuno si accorse di nulla. Solo alcune ore dopo, a mattino inoltrato, la povera Marianna, nell'aprire bottega, si rese conto che erano spariti i giocattoli più belli, e che, soprattutto, era sparito anche Pinocchio.

mercoledì 29 agosto 2012

97. Quanti burattini!

Quelli che correvano numerosi alla bottega di Marianna, ora, erano tutti i bambini del quartiere di quella città. Tutti volevano i burattini di Pinocchio, e specialmente quello lì col naso lungo e il cappelluccio a forma di cono. Si era sparsa la voce di quel piccolo giocattolaio che da pochi giorni lavorava nel negozio di Marianna, e tutte le mamme pagarono volentieri quello scudo d'argento per un giocattolo così bello e divertente.
Marianna voleva dare a Pinocchio la metà dei suoi guadagni, ma il generoso burattino disse: - Tieni pure questo denaro per l'avveniure dei tuoi figli. A me basta l'affetto con cui voi mi avete accolto, il cibo che mi date e il lettuccio per dormire. Io ho con me il dono di saper fare questi giocattoli, e non ho nessun timore per il mio avvenire -
Pinocchio fabbricò un bel po' di burattini: Pantalone, Brighella, la servetta Rosaura, Arlecchino, Pulcinella e tanti, tantissimi burattini col naso lungo, che erano nettamente i preferiti dai bambini.
Però Pinocchio già sapeva che non si sarebbe fermato per sempre in quella bottega e nella casa di Marianna, Domenico e Fiorella. Stavolta, però, ebbe il coraggio di dirlo prima.
- Uno di questi giorni dovrò partire, mi aspettano a casa. Il mio babbo Geppetto sarà in pensiero - annunciò Pinocchio.
Marianna provò un forte dispiacere, e ancora più forte fu il dolore dei due bambini. Ma pian piano si rassegnarono alla realtà, e così Pinocchio annunciò che il giorno dopo avrebbe ripreso il suo cammino.

martedì 28 agosto 2012

96. Uno scudo d'argento

La mattina successiva, il bambino che voleva comprare Pinocchio si presentò con la sua mamma al negozio della giocattolaia Marianna, e subito chiese il suo Pinocchio giocattolo.
Il Pinocchio vero, tutto felice, tirò fuori da una scatola piena di trucioli il suo burattino: era luccicante di vernice colorata, già perfettamente asciutta, era alto due palmi, con un nasetto lungo, così arrogante e simpatico che il bambino proruppe in una risata e volle subito averlo tra le mani per toccarlo e vedere se muoveva le braccia e le gambe. Lo fece anche camminare un po', tenendolo per un braccio, e il burattino si muoveva bene, era alto quasi quanto il bambino, che ne fu molto felice.
 La mamma pagò volentieri lo scudo d'argento che la bottegaia le chiese, e tutti e due uscirono felici dal negozio.
La giocattolaia Marianna era davvero soddisfatta per quel che aveva fatto Pinocchio. Chiamò i suoi due bambini, Domenico di dodici anni e Fiorella di dieci, e disse: - Bambini, guardate questo bello scudo d'argento. Lo ha guadagnato Pinocchio con il suo primo burattino venduto. E voi che ieri sera lo stavate prendendo in giro! -
- Ma non è vero, mamma! - protestò Domenico - Ci sembrava solo che quei nasi fossero un po' troppo lunghi, e invece ho capito che ai bambini forse è proprio quel naso lì che piace tanto -
- Anche a me quel naso faceva ridere - disse divertita Fiorella. - Ti chiedo scusa, Pinocchio: non credevo che tu fossi così bravo -
Da quel momento Pinocchio diventò un vero idolo per i due figli di Marianna, e volevano giocare solo con lui, aiutandolo a dipingere i suoi burattini.

lunedì 27 agosto 2012

95. Pinocchio giocattolaio

- No, lui non è in vendita - disse la giocattolaia con un sorriso. E' soltanto un mio aiutante. Ma se vuoi, ho altri burattini: Arlecchino, Pulcinella, Pantalone! -
- No, no, voglio quello e basta. Come si chiama? -
- Mi chiamo Pinocchio, bambino. Ma se vuoi un burattino come me, torna domani, e io te lo farò trovare. Un po' più piccolino, ma molto divertente -
Il bambino disse di sì, e uscì tutto contento con la sua mamma. - Allora torneremo domani! -
La giocattolaia, quando i clienti furono usciti, poiché era l'ora del pranzo, si rivolse a Pinocchio e disse: - Davvero sai costruire dei burattini che ti somigliano? Sarebbe proprio una grande fortuna! -
Pinocchio spiegò: - Per me è facile. Ne ho già costruiti tanti, in passato. Basta avere del legno buono, dei chiodi, della colla da falegname e un po' di barattoli di vernice rossa, verde, marrone, rosa, gialla e azzurra, e avremo tanti piccoli Pinocchio col naso lungo, con un berrettino a cono e un bel vestito a fiori. Ma posso costruire anche tanti Arlecchino e Pulcinella, se vuoi -
- Bravo, Pinocchio! Sì che lo voglio! E poi li venderai proprio tu, perché ho visto con quanta curiosità e simpatia ti guardano i miei piccoli clienti. Tu resterai con me, ti pagherò bene, potrai mangiare con i miei figlioletti e dormire qui dietro nel retrobottega, dove c'è spazio per un letto e un armadio per te -
Pinocchio accettò con soddisfazione. Nel pomeriggio cominciò a lavorare con legno, colla e vernici, e prima di sera aveva già costruito tre o quattro piccoli burattini-giocattolo, per ora soltanto dei Pinocchio col naso lungo e il berrettino a cono.

domenica 26 agosto 2012

94. Un negozio di giocattoli

Pinocchio, col suo piede nuovo, cominciò a camminare di buona lena, fischiettando felice. Era una bella giornata, il panorama intorno era incantevole, e non si accorse che la lunga strada lo aveva portato all'ingresso di una bella città in cui non era mai stato.
Le strade erano larghe e dritte, ben alberate, e c'erano parecchie insegne di negozi. Mobili, panetterie, ferramenta, casalinghi, giocattoli...
- Giocattoli? - Pinocchio si fermò a guardare una divertente vetrina. C'erano bambole, cavallucci, piccole fisarmoniche, giostrine, orsacchiotti...che meraviglia!
Si aprì la porta dall'interno, e venne fuori una donna robusta e sorridente, incuriosita da quel burattino col naso lungo.
- Chi sei? - chiese a Pinocchio.
- O bella, non si vede? Sono un burattino! -disse Pinocchio un po' risentito.
- Sei un tipo molto interessante! - disse la giocattolaia. - Perché non entri un po'? Vorrei parlarti -
Pinocchio non se lo fece ripetere. Il negozio era piuttosto grande, con scaffali pieni di ogni tipo di giocattoli, e in fondo un bancone davanti al quale erano fermi mamme e bambini.
- Sta' un po' con me dietro al bancone e guarda come io vendo giocattoli - disse la donna. - Ho bisogno di qualcuno che mi dia un aiuto, e tu mi sembri proprio quello giusto -
Pinocchio obbedì. Si mise seduto su uno sgabello dietro al bancone, e seguiva attentamente tutte le richieste delle mamme e dei bambini.
- Mamma, mamma, io vorrei proprio un burattino come quello lì col naso lungo! - disse un piccolino coi riccioletti neri che poteva avere tre o quattro anni.

sabato 25 agosto 2012

93. Il piede nuovo

Pinocchio camminava a fatica, col suo piede malridotto. Non poteva tornare da Geppetto in quelle condizioni. Cercò un fabbro ferraio nel paese in cui si era fermato il circo, e per fortuna lo trovò senza troppa fatica.
Il fabbro ferraio rimase molto stupito sentendo un burattino di legno che parlava e lo pregava di aggiustargli il piede con un pezzo di legno robusto e delle viti. Ma per fortuna di Pinocchio il fabbro ferraio era molto bravo ed anche buono di cuore.
- Sta seduto su questa panca - disse a Pinocchio - Ho giustappunto un bellissimo pezzo di legno di faggio, molto robusto, e ti farò un piede nuovo con cui camminerai meglio di prima -
L'operazione non fu lunga. Lavorando di pialla e di raspa, l'artigiano sostituì il vecchio piede malandato di Pinocchio con un arto nuovo, lo agganciò alla gamba con due robuste viti di acciaio, che permettevano il movimento delle parti, e poi disse: - Ora salta in piedi, Pinocchio, e vedi come stai bene dritto e come cammini -
Pinocchio obbedì. Perfetto! Si sentiva rimesso a nuovo, camminava che era una meraviglia, e per la gran gioia fece un salto che lasciò a bocca aperta il fabbro ferraio.
- Eccoti uno zecchino d'oro, l'hai bene meritato! - disse Pinocchio, che portava sempre con sé qualche moneta preziosa per i suoi bisogni, come la fame o la necessità di un ricovero per dormire.
Il buon fabbro ferraio non voleva nulla, era soddisfatto del suo lavoro e della gioia che aveva potuto regalare al simpatico burattino, ma Pinocchio insistette: era così felice di essere guarito, e sentiva tanta gratitudine verso quell'artigiano così buono e gentile che gli ricordava il suo babbo Geppetto.

venerdì 24 agosto 2012

92. Il circo se ne va

Quanto tempo si ferma un circo, in un paese? Due giorni? Tre giorni? Poi viene il momento di togliere le tende e di andare via. Wolfango propose a Pinocchio: - Vieni con noi! Ormai sei il nostro pagliaccio. I bambini vanno pazzi per il tuo numero, e ti aspettano ogni sera con ansia -
Aggiunse Ofelia: - Pinocchio, tu per me sei un amico molto caro. Senza di te, non sarei felice come sono ora. Resta, ti prego! -
Pinocchio non sapeva che fare. Era molto legato a Ofelia e a suo padre Wolfango, e il mestiere di pagliaccio era il più bello di tutti quelli che aveva conosciuto. Ma era vicino a casa sua, a suo padre Geppetto, alla Fata Turchina, all'amico Lucignolo che era miracolosamente tornato in vita. Non voleva allontanarsi troppo, e il circo stava partendo per una città lontana, oltre l'Appennino.
C'era un altro motivo che impediva a Pinocchio di restare nel circo di Ofelia. Nell'ultimo spettacolo, quando era inciampato ed era caduto per gioco, si era fatto male davvero ad un piede, ed ora il suo piede di legno non funzionava più bene, anzi, stranamente, gli doleva come se fosse un piede di carne ed ossa.
Il burattino non disse nulla né a Ofelia né a Wolfango. Disse soltanto: - Mi dispiace tanto, ma qui vicino, dietro la collina, c'è il mio paese, e io non posso lasciare per sempre il mio babbo Geppetto e la Fata Turchina, che per me è una vera mamma. Voi andate troppo lontano, non posso seguirvi. Perciò salutiamoci qui, e forse un bel giorno ci rivedremo -
Ofelia piangeva silenziosamente quando Pinocchio l'abbracciò per salutarla. Anche quell'omaccione di Wolfango era commosso. Ma il circo tolse le tende, e coi suoi carrozzoni partì, lasciando Pinocchio che salutava da lontano.

giovedì 23 agosto 2012

91. Un povero cuore di legno

Se pensava che un giorno avrebbe lasciato anche Ofelia e il suo circo, Pinocchio cominciava a provare una strana malinconia, un sentimento che non aveva mai conosciuto fino ad allora. E così, restava nel circo a fare il pagliaccio, divertendosi e divertendo il pubblico, e ammirava i voli acrobatici della piccola Ofelia, e ogni volta andava ad abbracciarla e baciarla con grande affetto.
Una sera, mentre Pinocchio si esibiva nei suoi soliti scherzi sulla pista fingendo d'inciampare sul piccolo cagnolino che aveva inserito nel suo repertorio, e scambiava allegre battute con i bambini, gli parve di vedere, in uno dei palchetti riservati per il pubblico distinto, una bella signora con un grande cappello e un piccolo binocolo, che sembrava guardarlo fissamente. 
Pinocchio rimase un momento incerto sulla battuta, e si fermò un istante a fissare quella donna così elegante: gli sembrò lì per lì che i suoi capelli fossero turchini, e che la signora gli facesse un cenno con la mano come per salutarlo.
Il burattino riprese a recitare e a fare capriole, e quando tornò a guardare verso il palchetto la signora dal grande cappello non c'era più. Pinocchio provò una stretta al cuore. Ah, quel suo povero cuore che doveva essere di legno, ma di legno non era! Già un'altra volta quella scena si era presentata, ma lui era un povero somarello e stava per fare una brutta fine. Per fortuna, la fata dai capelli turchini, allora, lo aveva salvato.

mercoledì 22 agosto 2012

90. Le acrobazie di Ofelia

Subito dopo l'esibizione del pagliaccio Pinocchio, in programma c'erano gli acrobati del trapezio, e tra essi la piccola Ofelia. I loro voli spettacolari lasciavano il pubblico con il fiato sospeso. Ma Pinocchio non aveva occhi che per la sua piccola amica, che si tuffava nel vuoto per andare a raggiungere le mani di un altro acrobata, oppure la barra vuota di un trapezio che ruotava nell'aria.
Sotto c'era la rete di protezione, ma se ci fosse stata una caduta gli acrobati si sarebbero fatti male ugualmente, anche se erano molto allenati. E un acrobata caduto, magari con una spalla malridotta, poi non avrebbe più potuto lanciarsi nell'aria con tutta quella sicurezza, e la sua carriera sarebbe finita per sempre.
Ma Ofelia volteggiava nell'aria agile e leggera con la sua calzamaglia rosa. Pinocchio aspettava con ansia che l'esercizio finisse, e quando Ofelia finalmente era a terra, Pinocchio correva ad abbracciarla per farle le sue congratulazioni.
Pinocchio, certo, era un burattino di legno, ma dentro sembrava aver conservato il cuore di un bambino vero, che sapeva soffrire, gioire ed amare. Forse Pinocchio aveva preso ad amare Ofelia? Il burattino se lo chiedeva, e non voleva, scrollava le spalle di legno e voleva allontanare da sé il pericolo di rimanere legato a una persona, anche se bella e cara come Ofelia.
- Il mio destino è di andare in giro per il mondo, di essere libero, di non legarmi a nessuno. Ho lasciato Geppetto, ho lasciato Lucignolo, ho lasciato la Fata Turchina, ho lasciato la pastorella Rosetta, ho lasciato anche la sirena Alissa fuggendo via dal fondo del mare. Non posso restare legato qui alla piccola Ofelia - si diceva Pinocchio quando la sera tardi andava a dormire nel suo lettino in un angolo del tendone.

martedì 21 agosto 2012

89. La bella vita del circo

Wolfango fece fare anche un bel manifesto, per la prima esibizione di Pinocchio. Diceva: "Domani sera, 10 novembre, ore 18, al Circo di Ofelia farà il suo esordio un nuovissimo pagliaccio di nome Pinocchio. Non mancate, bambini, perché diventerà il vostro idolo!"
Quel manifesto riempì di orgoglio Pinocchio, che si sentì ancora più impegnato a non deludere le attese di Ofelia. Quella piccola ballerina era diventata l'amica inseparabile di Pinocchio: lavoravano insieme, giocavano insieme, mangiavano vicini a tavola insieme a tutta la gente del circo. Era proprio una bella vita, e Pinocchio si sentiva felice .
Arrivò la gran serata. Il circo era pieno come un uovo, e c'erano tantissimi bambini. Tutti attendevano il pagliaccio Pinocchio, che aveva un nome così simpatico. Qualcuno, nella zona, diceva di averlo conosciuto qualche anno prima, ma non era del tutto sicuro.
 - Signore e signori, ecco finalmente il vostro pagliaccio. Si chiama Pinocchio e in vita sua ha combinato tante di quelle monellerie che il naso gli è diventato lungo lungo. - Era Wolfango in persona, il proprietario del circo, ad annunciare il grande evento.
Un rullio di tamburi sempre più forte, un suono squillante di trombe, ed ecco qua Pinocchio al centro della scena. Ma non ci arriva: un cagnolino di passaggio lo fa inciampare e cadere clamorosamente...sulla punta del naso. Risate a non finire. Pinocchio si rialza goffamente, balbetta una scusa, fa quello strano movimento con la testa e con le braccia, a scatti, come se fosse un burattinaio a farlo muovere. 
- Sapete - dice Pinocchio - ho già fatto il pagliaccio, ma allora ero un somarello -
Risate scroscianti e grandi applausi.

lunedì 20 agosto 2012

88. Un pagliaccio somarello

Come fare a diventare un pagliaccio? E' presto detto. A Pinocchio tornò in mente che una volta, lui, era già stato una stella del circo: ricordate? Solo che allora era un  somarello, saltava dentro a dei cerchi di fuoco, la gente lo applaudiva , finché...oh, no, meglio non pensarci, quando si ruppe una gamba e decisero di farlo fuori, di farne una pelle per tamburo.
Questo non lo disse né a Wolfango né a Ofelia: si limitò a dire che già una volta aveva lavorato in un circo proprio come un pagliaccio, e aveva avuto un certo successo. 
- E poi? Perché hai cambiato mestiere? - disse incuriosita Ofelia, che provava una grande simpatia per Pinocchio.
- Sai? Mi ruppi un piede, cadendo, e da allora non tornai più al circo. A pensarci bene, essendo di legno, potevo benissimo farmi fare un piede nuovo da mio padre Geppetto, che era un falegname sopraffino -
Ofelia non era del tutto convinta di quel che Pinocchio le andava raccontando. Sentiva che le nascondeva qualcosa. Ma per lei Pinocchio, così dinoccolato, e con quel naso così lungo, con un bel berrettone a forma di cono su quella testaccia dura, era davvero un magnifico pagliaccio. 
Wolfango fece fare dei provini a Pinocchio, e volle sentire le battute che il burattino improvvisava. Facevano veramente ridere, e avrebbe avuto un grande successo coi bambini, che certamente non avevano mai visto un pagliaccio di legno che parlava, saltava e rideva come un bambino, e faceva delle mosse così buffe: andava avanti e indietro con la testa tutta da un lato, a piccoli scatti, come se lo muovessero i fili invisibili di un burattinaio.

domenica 19 agosto 2012

87. Il circo di Ofelia

Si chiamava "Il circo di Ofelia", come Pinocchio lesse sulla grande insegna. 
Sul prato nel quale il circo si era sistemato c'era un grande cancello, e il burattino vide una bellissima bambina vestita da ballerina, con un tutù rosa e delle belle scarpine di raso, che stava compiendo dei movimenti per allenarsi, al suono di una musichetta allegra che veniva da un organino.
- Oh, che bel burattino! - disse la bambina quando vide passare Pinocchio. - Dove sei diretto? Perché non ti fermi qui da noi nel circo? Sei fortunato, perché in questo momento ci manca proprio un pagliaccio e tu, con quel naso lì, saresti la nostra fortuna! -
Pinocchio rimase incantato a guardare la bella ballerina. Era proprio graziosa, con due grandi occhi azzurri e i capelli biondo oro. E poi era così gentile...
- Mi chiamo Pinocchio, e per l'appunto non ho molto da fare e mi fermerei volentieri. Sai, una volta ho lavorato anch'io in un circo...-
- Io sono Ofelia - disse la piccola ballerina. Prese Pinocchio per una mano e lo portò da suo padre, che era il padrone del circo. Era un omone alto e robusto, con un paio di grandi baffi e due occhi che ridevano. 
- Questo è Pinocchio - disse Ofelia al suo babbo - Ha già fatto il pagliaccio in un altro circo e ha detto che si fermerebbe volentieri con noi -
- Affare fatto! - disse l'omone, che si chiamava Wolfango. - Vedremo presto quel che sai fare, perché domani sera daremo il primo spettacolo. Ma solo a guardarti capisco che abbiamo fatto un buon affare ad assumerti: colazione, pranzo, cena, un buon lettino per la notte, e anche qualche soldarello per le piccole spese -
Pinocchio, tutto contento, strinse la mano a Wolfango ed entrò solennemente nel Circo di Ofelia.

sabato 18 agosto 2012

86. Chiamami con la conchiglia

Dopo la lunga traversata notturna, durante la quale Pinocchio e il Tonno si scambiarono parole e consigli, il Tonno Turiddu finalmente arrivò sul mare nella regione dove Pinocchio viveva, e precisamente nei pressi della grotta del Pescatore Verde.
- Ciao, Pinocchio, siamo arrivati - disse il Tonno Turiddu. - Spero che tu non ti ritrovi un'altra volta nei guai. Ma se dovesse succedere ancora, non aver paura di chiamarmi. Chiamami con una conchiglia, ti sentirò certamente e ti rivedrò con piacere -
- Addio, Tonno Turiddu, amico mio. Ti ringrazio ancora una volta , e non mi scorderò mai di te, puoi esserne sicuro -
Il Tonno si allontanò rapidamente, col solito saluto della pinna destra. Pinocchio fece due passi verso la grotta del Pescatore Verde, ma non aveva tanta voglia di andarci, temeva che anche lui avesse qualche cosa da rimproverargli perchè non si era fatto più vivo da tanto tempo e non gli aveva neanche riportato la vecchia barca, rimasta nell'isoletta del pastore Adelmo e della piccola Rosetta.
Per fortuna di Pinocchio, il Pescatore Verde non c'era. Il fuoco era spento, e il pentolone dove cuoceva il pesce era freddo. Era andato sicuramente a pescare già verso l'alba, come faceva sempre.
Pinocchio si grattò un po' la testa di legno, guardò a destra, guardò a sinistra, e decise d'incamminarsi lungo la strada che conduceva a un paese vicino, un po' più grande del suo.
Aveva fatto qualche centinaio di passi, quando vide da lontano un grande tendone. Sicuramente si trattava di un circo di quelli coi cavalli, gli elefanti e le tigri che nelle belle stagioni arrivano nei paesi più importanti.
Pinocchio, pieno di curiosità, affrettò il passo, e ben presto si trovò nei pressi del Circo.

venerdì 17 agosto 2012

85. Ingrato burattino!

- Pinocchio, dove sei? - chiedeva Polifemo tirando la corda.
Il montone sembrava che capisse, e rispondeva a modo suo: - Mooo...mooo...-
Finalmente il gigante tirò a sé la corda e si accorse dell'inganno. Allora cominciò a urlare: - Pinocchio, Pinocchio, piccolo traditore! Ingrato burattino!  Stavi forse male con me? Rispondimi...ritorna indietro, non ti farò del male! Tu sei il mio occhio, con te avevo recuperato la vista. Ah, Pinocchio traditore! -
Pinocchio sentiva quegli urli che facevano rimbombare la montagna. Il suo cuore, anche se era di legno, batteva a ritmo precipitoso. Poi cominciarono a piovere grosse pietre, ma Pinocchio era ormai giunto in riva al mare e si era riparato al sicuro, dietro a un  grande faraglione. Ed ora? Nella sua mente Pinocchio cominciò a chiamare il Tonno Turiddu, il suo salvatore. Avrebbe funzionato anche questa volta? 
Si stava facendo sera: le urla di Polifemo piano piano si erano spente, le rocce non cadevano più dalla montagna. Si era levato un vento forte che sembrava un lamento, e forse era il lamento del gigante.
Pinocchio, con i piedi nell'acqua, cominciava a battere i denti, quando gli sembrò di avvertire un forte guizzo nell'acqua, e sentì una voce che disse: - Mi hai chiamato? -
-Oh, Turiddu, amico mio: sei arrivato ancora una volta! Sei tu? -
- Sì, sono io, Pinocchio. Stavolta l'hai combinata proprio grossa, e potevi lasciarci la vita, anche se sei di legno. Sali sul mio dorso, e basta con le avventure. Ti riporterò a casa tua, in riva al tuo mare, nella caverna del Pescatore Verde -

giovedì 16 agosto 2012

84. Pinocchio taglia la corda

Pinocchio, per amicizia con Polifemo, rimase per un lungo periodo di tempo sulla montagna a pascolare il gregge, ma intanto nella sua mente studiava il modo di andare via senza arrecare troppo dolore al suo gigantesco amico.
Pinocchio aveva pietà per quel povero Polifemo condannato a vivere in eterno, finché gli dei non avessero avuto pietà di lui e non lo avessero fatto tornare con loro sulla favolosa montagna dell'Olimpo.
Pinocchio un giorno prese uno dei coltelli con cui Polifemo scannava le pecore e gli agnelli che cuoceva per i suoi pasti, usando la brace di un fuoco che teneva sempre acceso da lunghissimo tempo. Il burattino nascose il coltello tra due rocce, un po' lontano dalla grotta, e mentre pascolava tagliava ogni tanto uno strato della grande corda.
Dopo giorni e giorni riuscì finalmente a spezzarla, ma per il momento la legò al moncone che gli era rimasto stretto alla vita, facendo un nodo provvisorio. Polifemo ogni tanto tirava la corda per vedere se Pinocchio era ancora legato, e non si accorgeva di nulla.
Finalmente, una mattina presto, quando Polifemo tolse l'enorme pietra che chiudeva la grotta e fece uscire all'aperto il suo gregge, Pinocchio si preparò alla fuga.
Polifemo lo pregò di stare davanti al gregge. Pinocchio disse di sì, ma poi zitto zitto sciolse la corda, la legò al corpo di un grosso montone, e scivolò tra le rocce, scendendo senza fare il minimo rumore.
Il gigante non si accorse di niente. Ogni tanto tirava la corda per capire se Pinocchio era sempre legato, ma il montone sostituiva a meraviglia Pinocchio. Passò mezz'ora prima che Polifemo chiamasse Pinocchio, che ormai era un bel po' lontano.

mercoledì 15 agosto 2012

83. Pinocchio legato per la vita

Il burattino provava uno strano sentimento per Polifemo, a metà strada fra l'amicizia e la paura. 
Una mattina Polifemo prese una grande corda e disse a Pinocchio: - Vieni qui, amico mio. Io mi fido di te, ma voglio essere sicuro. Ti lego alla vita con questa lunga corda, in modo che tu ti possa muovere comodamente ma non possa mai scappare. L'altro capo della corda lo lego alla mia vita -
Nel dire così, Polifemo legò alla cintola Pinocchio, e poi fece un nodo dietro, stretto così forte che il burattino non avrebbe mai potuto scioglierlo. La corda era lunga più di dieci metri, e l'altro capo era legato alla cintola di Polifemo. Pinocchio si poteva muovere quanto voleva, ma in effetti era prigioniero.
Questo ruppe per sempre l'amicizia tra Pinocchio e Polifemo. Il ciclope credeva che il burattino non si sarebbe offeso se lui lo teneva legato in quel modo: in fondo era soltanto un pezzo di legno, poteva benissimo accontentarsi. Sì, era un pezzo di legno che parlava, ragionava e rideva come se fosse una persona, ma che voleva di più? Polifemo lo trattava benissimo, gli aveva fatto un bel letto di paglia sempre fresca, gli dava da mangiare le più grandi prelibatezze, tenera carne di agnello, ricotte, formaggi, ulive amare siciliane molto gustose, e vino di primissima qualità, dolce, si chiamava marsala e sembrava un liquore.
Ma Pinocchio, con la sua testa di legno, stava già pensando a quella gran bella cosa che è la libertà. In fondo voleva bene a Polifemo: il gigante non si era mai arrabbiato con lui, il paragone con Ulisse proprio non reggeva. Ma quella lunga corda che li teneva uniti era un legame di schiavitù.

martedì 14 agosto 2012

82. Polifemo si diverte

Polifemo parlava come un amico, ed effettivamente il gigante cieco si era proprio affezionato a Pinocchio: amava le sue battute e il suo arguto parlare toscano.
Polifemo si era divertito molto alla storia del pezzo di legno diventato burattino, e del burattino che era diventato bambino. Si faceva raccontare da Pinocchio tutti i particolari: Geppetto, la Fatina dai capelli turchini, Lucignolo, il paese dei Balocchi, e rideva a crepapelle quando i due ragazzini venivano trasformati in somarelli.
Però, quando arrivava la sera e andavano a dormire nella grande spelonca, dove si ammassavano tutte le pecore e i montoni, Polifemo chiudeva l'ingresso della grotta con una pietra enorme, e Pinocchio si sentiva prigioniero. La grotta rimaneva quasi nel buio, illuminata soltanto debolmente dalla brace di un fuoco che il gigante teneva sempre acceso.
Pinocchio stava già studiando il modo di fuggire, proprio come Ulisse, ma sarebe stato molto difficile.
Di giorno, Polifemo non lasciava mai un attimo solo il burattino: era diventato davvero il suo occhio, controllava le pecore da vicino come un cane fedele.
- Perché non ti procuri un cane che ti aiuti a tenere unito il gregge? - chiese Pinocchio.
- Non mi fido dei cani. Nessuno si affeziona a me. Ho provato tante volte, ma credo che il mio grande occhio accecato gli metta soggezione e paura. I cani, quando mi vedono arrivare, scappano via terrorizzati e vanno ad avvisare i loro padroni mettendoli in guardia contro di me. Anzi, ho capito anche che li aiutano a rubare qualche pecora del mio gregge. Tu invece, Pinocchio...gli dei ti hanno mandato ad aiutarmi. Io ti voglio bene: non tradirmi! -

lunedì 13 agosto 2012

81. L'occhio di Polifemo

- La mia epoca? Non sai che io sono figlio degli dei, e dunque sono immortale? Io vivo sempre, anche se sono cieco, e nessuno potrà mai uccidermi. Non ci riuscì neanche quel demonio di Ulisse, che mi accecò con una trave arroventata, e poi fuggì, nascondendosi sotto i grossi montoni del mio gregge insieme ai suoi compagni. La conosci o no, questa antica storia? -
- Certo che la conosco, Polifemo. L'ha raccontata un grandissimo poeta, Omero, nella sua "Odissea", la storia delle avventure di Ulisse. Me l'ha ricordata qualche ora fa un mio amico carissimo, il Tonno Turiddu -
 - Ah, il Tonno Turiddu? Conosco anch'io il valore di questo grande pesce. Tu sei suo amico? -
- Sì, un grande amico. Mi ha salvato dai guai almeno due volte -
- Hai detto che ti chiami Pinocchio? Un nome simpatico: Pin...occhio. Io il mio occhio non l'ho più. Vuoi essere il mio occhio? Mi aiuterai a custodire il mio gregge. Sai, ogni tanto mi rubano delle pecore approfittando della mia cecità. Ora tu mi aiuterai e diventerai anche ricco, perché io produco formaggi squisiti e ricotte. Mi aiuterai anche a tosare le pecore e a vendere la lana: ci sono grandi affari da concludere -
- Certo, Polifemo. Ma io sono un tipo irrequieto, non so stare più di qualche mese nello stesso posto. Un bel giorno vorrò andare via. Tu me lo permetterai? -
- Non pensarci ora, Pinocchio. Quando quel giorno verrà, decideremo quel che farò -

domenica 12 agosto 2012

80. Incontro con Polifemo

La mattinata era fresca, per essere un giorno di estate. Ma Pinocchio, col suo passo instancabile - si sa che ui burattini non fanno gran fatica di muscoli e di nervi - era arrivato già un bel po' in alto, sui fianchi della montagna che era poi un gran vulcano.
Che bella, la Sicilia! Aveva ragione il Tonno Turiddu. Quassù la grande montagna, e giù si vedeva una bella città, Catania: Pinocchio, che non era mai stato nemmeno a Firenze, si meravigliava che tanti palazzi e tanti monumenti fossero tutti insieme in un solo posto. Pinocchio conosceva solo piccole borgate, poche case e poca gente, però tutti vicini e tutti amici...bè, insomma, c'era anche qualche nemico, ma che ci vuoi fare: così è la vita.
Pinocchio saliva, e la città era sparita alla vista, ma si allargava la visione del  mare, bello, azzurro, infinito. Vicino alla riva c'erano dei grandissimi scogli, da qualche parte li chiamano faraglioni. Ma qui...
- Mio Dio - pensò Pinocchio - quelli sono gli stessi scogli che ho visto prima, gli scogli che Polifemo scagliò contro Ulisse! -
Mentre pensava così, una grande ombra gli si parò davanti. Pinocchio alzò lo sguardo e vide...vide Polifemo! Un gigante spaventoso, con un solo grande occhio sulla fronte, e per giunta ferito e cieco. Accecato da Ulisse! Ma tutto questo era accaduto...tremila anni fa.
- Sento dal respiro che c'è qualcuno vicino a me - disse Polifemo. - Chi sei?-
- Sono Pinocchio, un povero burattino che non può essere vissuto nella tua epoca, o gigante Polifemo! -

sabato 11 agosto 2012

79. Il gigante Polifemo

- Ma come fa la gente a vivere ai piedi di quel mostro? - disse Pinocchio impaurito.
- Ognuno di essi pensa: mancano ancora tanti anni all'esplosione. Pensiamo a vivere. In fondo, la vita è fatta così -
Erano arrivati sulla spiaggia. C'erano enormi rocce vicino alla riva. Il Tonno disse: - Raccontano che un gigante di nome Polifemo, che aveva un occhio solo, accecato da un furbo marinaio greco di nome Ulisse, gettò queste rocce dalla montagna per uccidere il suo aggressore -
- E ci riuscì? - chiese Pinocchio.
- No: Ulisse sfuggì alla vendetta, e dopo tante altre avventure poté tornare alla sua patria, l'isola di Itaca, in Grecia -
- Che bella storia! - disse Pinocchio pieno di ammirazione. -Tonno Turiddu, amico mio, fammi scendere qui, voglio chiedere alla gente se sa qualcosa di questo gigante Polifemo -
- Ecco fatto, Pinocchio! Sei arrivato. Sali per quella stradina che va verso la montagna. E se hai ancora bisogno di me, chiamami, anche nel sogno, e io verrò a prenderti -
- Grazie, mio caro amico - disse Pinocchio commosso. -Non potrò mai dimenticare tutto quello che hai fatto per me -
Il Tonno Turiddu si allontanò verso l'alto mare, sventolando una pinna come saluto al burattino. Si sarebbero visti ancora? Chi lo sa...
Pinocchio seguì la stradina che si apriva tra i cespugli della riva, e cominciò a salire verso la montagna.

venerdì 10 agosto 2012

78. La Sicilia di Turiddu

Il Tonno cominciò a navigare veloce e silenzioso, risalendo sulla superficie del mare. In poche ore furono lontanissimi dalla città sottomarina, e Pinocchio cercò di ricacciare indietro il dispiacere di aver tradito Alissa e i suoi genitori, ai quali era sinceramente affezionato.
Per non farlo pensare, il Tonno cominciò a parlare: - Mi hai chiamato il mio Tonno salvatore. Ma lo sai, Pinocchio, che io mi chiamo veramente Salvatore? Anzi, Turiddu, Salvaturiddu, perchè sono di origini siciliane, vengo da quel bellissimo paese che si trova intorno al vulcano dell'Etna, alla città di Catania, alla bellissima località di Taormina. E' il mare Jonio:  ci sei mai stato?  -
- Oh, no - rispose Pinocchio. - Ultimamente ho fatto dei bei viaggi di avventura,  ma da quelle parti da dove vieni tu non ci sono mai stato. Se magari tu mi ci portassi...Ancora non me la sento di tornare a casa mia, da Geppetto e dalla Fata Turchina -
- Va bene - disse il Tonno Turiddu. - Ti porterò con me a conoscere la Sicilia, le sue bellezze e le sue leggende -
Il tonno cominciò a guizzare tutto felice, dirigendosi verso le acque della bella Sicilia. A un tratto, videro spuntare dalle acque, lontano lontano, una grande montagna isolata, dalla quale usciva un filo di fumo.
- Vedi? - disse il Tonno - Quella montagna è l'Etna, è un vulcano altissimo, e può esplodere da un momento all'altro. Ogni cento anni circa esplode, e distrugge le città e uccide migliaia di persone -

giovedì 9 agosto 2012

77. La fuga di Pinocchio

- Magari! E come puoi fare? -
- Non preoccuparti, Pinocchio. Vengo a prenderti io -
- E dove? E quando? -
- Anche domani mattina presto, quando tutti gli altri dormono. Tu fatti trovare fuori dal cancello del giardino della sirenetta Alissa e io sarò lì ad aspettarti...-
- Ma come: non potrò nemmeno salutare la mia cara amica Alissa? -
- Oh, no, Pinocchio! Se le dici che vuoi partire, lei non ti farà partire davvero. E soprattutto non ti faranno partire re Monaldo e la regina Saturnia -
- Sono veramente un ingrato a scappare via così! Chissà che dolore proveranno tutti, quando domani mattina scopriranno che io sono fuggito...-
Pinocchio si svegliò di soprassalto da questo suo sogno. Sarà stato vero? Lui credeva proprio di sì. Comunque, prima che giungesse l'ora del mattino, Pinocchio era già fuori del giardino di Alissa, dove la sirenetta era solita giocare con le sue amiche. Si mise ad aspettare nascosto dai pilastri del cancello, se davvero il Tonno arrivasse per portarlo via.
Sentì un piccolo rumore di onde smosse, e vide davvero il Tonno davanti a lui. Provò un tuffo al cuore per la gioia.
- Sono proprio io, Pinocchio, il tuo amico Tonno. Sali sulla mia groppa, senza far rumore -
- Oh, grazie, Tonno. Tu sei il mio salvatore, e io ti voglio un gran bene. Portami lontano da qui -

mercoledì 8 agosto 2012

76. Il Tonno Salvatore

Pinocchio si trovava benissimo nella città sottomarina. E poi si era molto affezionato alla bella sirenetta Alissa, che con lui rideva sempre e si divertiva.
Ma il burattino era irrequieto: non poteva stare troppo tempo fermo in un posto. Gli mancava sempre qualcosa. Ora, per esempio, gli mancava una buona colazione calda, con un buon caffellatte, con del buon pane croccante.
Sì, certo, i pasticcini alle ostriche erano veramente morbidi e delicati: ma vuoi mettere quel buon pane fresco e odoroso di forno che sapevano fare Geppetto e la Fata Turchina nella trattoria di Pinocchio? Ah, quella trattoria! Ma ora che era ridiventato un burattino, no, non poteva tornarci.
E poi? Come venir fuori dalla città sottomarina? Pinocchio era ben capace di emergere dalle acque del mare: essendo fatto di legno, per lui era un gioco semplice semplice. Ma una volta in alto mare, come si sarebbe orientato? Si sarebbe sicuramente perduto. Chissà dov'era il suo buon Tonno Salvatore...
Di giorno, Pinocchio si divertiva e giocava con Alissa, ragionava con il re Monaldo e con la regina Saturnia, che gli voleva un gran bene. Ma la notte...di notte Pinocchio si agitava nel suo bel letto di madreperla e passava ore e ore senza chiudere un occhio.
Una notte, finalmente, Pinocchio ebbe un bel sogno. Sentì una voce che lo chiamava: - Pinocchio, Pinocchio, svegliati! -
- Che sei? - rispose Pinocchio nel sonno -
- Ma come, non mi riconosci? Sono il tuo amico Tonno. Ho saputo che ti sei stancato di stare nella città sottomarina. Se vuoi, io ti posso salvare! -

martedì 7 agosto 2012

75. Visita ad Atlantide

Fecero colazione insieme, una tazza di nettare molto gustoso e aromatico accompagnato da pasticcini d'ostrica, e poi salirono su una splendida carrozza di corallo rosso, tirata da due guizzanti delfini.
In due oree arrivarono nella splendida città di Atlantide, meravigliosa già da lontano con le sue cupole e le sue altissime colonne, con giardini di colorata flora sottomarina.
Alissa fece scendere Pinocchio di fronte alla grande stazione di volo marino: grandi balene, snelli balenotteri e altri tipi di cetacei erano in attesa di prendere la partenza.
 - Da qui - disse Alissa a Pinocchio - si può partire per qualsiasi altra città sottomarina, e ce ne sono di grandi oltre ad Atlantide. Il mare è profondo anche molte miglia, e noi possiamo volare nell'acqua a grande velocità e andare negli oceani lontani: il Pacifico, l'Atlantico, l'Indiano, i Mari del Nord e quelli dell'Antartide. Anche noi abbiamo una civiltà molto sviluppata, e non ci manca nulla -
Infatti Pinocchio vide enormi banche, palazzi che si elevavano per decine e decine di piani, belle chiese con cupole eleganti come quelle di Santa Maria del Fiore a Firenze e di San Pietro a Roma. Perfino una torre inclinata come quella di Pisa, perfino un Colosseo. Su un'alta collina, c'erano templi che somigliavano a quelli dell'Acropoli di Atene. E lunghi ponti in acciaio come quelli di New York e di San Francisco. 
Pinocchio guardava tutto con grande meraviglia, perché quei monumenti lì lui non li aveva mai visti sulla terra e ora li stava ammirando in fondo al mare.
- Grazie, Alissa: non dimenticherò mai questo viaggio - disse Pinocchio, pieno di entusiasmo.

lunedì 6 agosto 2012

74. La ribellione di Nettuno

 Alissa divenne una grande amica di Pinocchio: la bella sirenetta non sapeva stare senza il suo burattino che la faceva tanto ridere.
- Noi siamo così diversi - diceva Alissa al suo nuovo amico - Tu hai due gambe e io una pinna caudata, tu sei di legno e io sono di carne, tu hai un lungo naso e io solo un piccolo nasino all'insù, eppure ci comprendiamo come se fossimo uguali e se fossimo vissuti sempre insieme -
Alissa confessò a Pinocchio che tritoni e sirene una volta, migliaia e migliaia di anni fa, erano uomini anche loro, con le gambe al posto delle pinne, ma Nettuno, il loro re, si era ribellato a Giove e voleva prendere il suo posto: allora Giove, adirato, li aveva spediti in fondo al mare, privandoli per sempre delle gambe per impedire che potessero assaltarlo di nuovo. Inoltre, non potevano resistere all'aria per più di pochi minuti, altrimenti sarebbero morti soffocati. Così si erano rassegnati a vivere in fondo al mare, dove avevano fondato castelli e città, che avevano preso il nome di Atlantide.
Pinocchio ascoltava volentieri i racconti di Alissa perché erano ricchi di avventure, e al burattino le avventure piacevano moltissimo.
- Perché non mi porti a visitare una città sottomarina? - chiese Pinocchio alla dolce Alissa.
- Volentieri: domani ti porterò con me su un carro tirato da due delfini. Andremo nella città che ha il nome di Atlantide, la più grande di tutto il regno sottomarino -
 Il mattino successivo Pinocchio, che dormiva in una bella stanza di madreperla non lontano da quella di Alissa, fu svegliato dall'amica sirenetta. 

domenica 5 agosto 2012

73. Il sorriso di Alissa

Finalmente arrivarono in un giardinetto ricco di piante marine dai frutti splendenti. La principessina Alissa stava seduta su una piccola poltrona, circondata da altre sirene della sua stessa età. Alissa aveva un volto molto bello, ma né dagli occhi né dalla bocca riusciva a scaturire il guizzo di un sorriso.
- Chi è? Non voglio vedere nessuno! - disse quando apparve Pinocchio accompagnato dalla regina Saturnia.
- E' un nostro ospite, Alissa. Sai, viene dalla bellissima città di Firenze...- cercò di spiegare la regina.
Pinocchio si precipitò in avanti per presentarsi, ma fece un passo sbagliato e si ritrovò steso sulle alghe marine, col lungo naso proteso per aria.
A quella vista, per la prima volta in vita sua, la sirenetta Alissa scoppiò in una travolgente risata, e con lei, per la gran felicità, risero la regina Saturnia e le piccole sirenette.
- Chi é? Chi è?  Presentati, amico mio! - disse Alissa sempre col sorriso che le illuminava il volto.
- Sono Pinocchio, burattino di Toscana. A Firenze, veramente, io non ci sono mai stato, il mio babbo Geppetto era troppo povero per portarmici. E non ho mai conosciuto il principe Lorenzo, per cui non so dirvi se è davvero magnifico -
Alissa guardava Pinocchio, e rideva. Arrivò di corsa anche il re Monaldo, strinse la figlioletta tra le braccia, e poi gridò: - Grazie, Pinocchio! Avevo capito subito che avresti fatto il miracolo! -

sabato 4 agosto 2012

72. Una sirena sempre triste

Pinocchio fu presentato al re Monaldo e alla regina Saturnia del Regno dei Tritoni e delle Sirene.
Il burattino, che non  aveva mai visto un re e una regina, si accostò al trono accompagnato dalla bella sirena Medelsa, e riuscì a superare la sua timidezza. Fece un bell'inchino, accompagnato da un morbido gesto della mano, e i due sovrani risposero con molta simpatia.
 - Da dove vieni, burattino, e qual è il tuo nome?-
Vengo da un piccolo paese di Toscana, non lontano dalla città di Firenze, e mi chiamo Pinocchio -
- Ho sentito parlare di Firenze come di una città meravigliosa, e di un suo principe che si chiamava Lorenzo il Magnifico. Lorenzo amava l'arte quanto l'amiamo noi Tritoni e Sirene. E tu sei molto simpatico, cone è simpatico il tuo nome, Pinocchio. Vuoi conoscere mia figlia Alissa? -
- Volentieri, re Monaldo - disse Pinocchio. - Dov'é? -
- Non è qui - intervenne la regina Saturnia. - E' una piccola sirena molto triste, non ama la compagnia, e se ne sta spesso sola con le sue ancelle. Non l'abbiamo mai vista sorridere da quando una cattiva maga le fece un sortilegio perché non l'avevamo invitata alla festa del suo battesimo -
Pinocchio era molto incuriosito da questa storia. - Vorrei tanto conoscere la piccola Alissa: chissà che un burattino come me non riesca a strapparle finalmente un sorriso? -
- Vieni - disse la regina Saturnia alzandosi dal suo trono. - Ti accompagno subito da lei -
Pinocchio seguì la regina per lunghi corridoi luminosi e grandi finestroni che riflettevano la luce verde-azzurrina del mare.

venerdì 3 agosto 2012

71. Il regno sottomarino

- Venite! - li invitò con voce dolcissima una sirena dai lunghi capelli neri. E con le mani indicava il portone del palazzo sottomarino.
- Io vi saluto - disse il Tonno. - Ho ancora da fare un lungo viaggio -
Pinocchio seguì la giovane sirena: sentiva dentro di sé solo una grande curiosità e nessuna tristezza per quel che stava per fare.
- Come ti chiami? - chiese con gentilezza alla sirena.
- Medelsa - Un nome umano. I miei antenati un giorno vivevano sulla terra. E tu? -
- Io sono Pinocchio, un burattino di legno. Ma fino a qualche settimana fa ero anch'io un essere umano in carne ed ossa -
- E ora non ti dispiace di non esserlo più? -
- No, cara Medelsa. Anzi, ora che ci rifletto, mi sento molto più felice come burattino: posso vivere tutte le più meravigliose avventure, talvolta anche brutte, però sono sicuro che alla fine non mi accadrà nulla di male -
- Senti, Pinocchio: non dirmi che non hai nostalgia della tua mamma, del tuo papà, dei tuoi amici...Ne hai avuti, no? -
- Oh, sì, ne ho avuti. Uno soprattutto, Lucignolo. Ma che devo dirti? Ora mi sento davvero come un pezzo di legno, e credo di non soffrire per niente la loro lontananza -
La sirena Medelsa era sbalordita. Possibile che quel burattino così simpatico non avesse neanche un pochino di cuore? 
Erano intanto arrivati davanti al grande portone del palazzo. Era fatto tutto di rilucente madreperla, con dei riflessi azzurrini che sembravano scintillio di diamanti.
- Ora ti farò conoscere il re Monaldo e la regina Saturnia: sono delle persone meravigliose, ma un po' permalose, e perciò comportati bene -

giovedì 2 agosto 2012

70. In fondo al mar...

Quando Pinocchio arrivò, con il suo amico a quattro zampe, Fido, sulla riva del mare, si sedette su uno scoglio e rimase lungamente a pensare, seguendo il lento sciabordìo delle onde sulla riva, che era in parte piatta e in parte recinta da una bassa scogliera.
Anche Fido si era allungato sulle quattro zampe, e taceva. Intorno non c'era anima viva: sembrava un paese deserto.
Il burattino piano piano si addormentò. E cominciò a sognare. La Fata dai capelli turchini, Geppetto, Lucignolo, mastro Ciliegia, la piccola Lucia. Chissà che cosa stavano facendo, nell'avviatissima trattoria di Pinocchio, tante e tante miglia lontano da lì. Eppure Pinocchio, anche nel sogno, sembrava non aver nostalgia, pensava ad altre avventure, aveva ancora bisogno di libertà.
Ora stava sognando che un grosso tonno, il solito amico Tonno, lo stava portando ancora una volta sul suo dorso. Ma non guizzava sulla superficie del mare, bensì si stava inoltrando sempre più in profondità.
- Tu sei un pesce - gli stava dicendo Pinocchio nel sonno. - Tu in acqua respiri, non hai bisogno d'aria. Ma io...-
- Tu, Pinocchio, non ricordi mai che sei un burattino? Tu sei di legno, e in acque profonde respiri meglio di me -
Che strano sogno! Ma era davvero un sogno? Ad un tratto Pinocchio vide in fondo al mare un altissimo palazzo fatto tutto di corallo e di pietre preziose, mentre bellissime sirene si muovevano intorno in un giardino di cristallo, e robusti tritoni stavano lavorando nel giardino e nei cortili del palazzo.
- Fido? Fido? - chiese Pinocchio svegliandosi. Ma Fido non c'era più, mentre lui si trovava in fondo al mare sul dorso del Tonno.
- Ora puoi anche scendere - disse il Tonno. - Sei sul fondo del mare e puoi camminare a tuo agio -

mercoledì 1 agosto 2012

69. Un amico a quattro zampe

- Fido, amico mio! Perché mi sei venuto dietro? Lo sai che con me la vita non è per niente tranquilla!  -
- Caro Pinocchio, bell'amico che sei! Sai benissimo che riesco a parlare solo con te, perché tu mi comprendi come io comprendo te. Per questo mi chiamo Fido -
Pinocchio si vergognava un poco di aver tradito il suo vecchio amico a quattro zampe, ma fu contento di poter scambiare qualche parola dopo due lunghi giorni di silenzio.
Il picco nevoso, all'orizzonte, si era molto avvicinato, e Pinocchio calcolò che ormai restava solo un altro giorno di cammino.
Infatti fu così. La strada cominciò ad arrampicarsi sempre più ripida sulla montagna, ricoperta di fitti boschi fino a metà. Faceva già abbastanza freddo, e la neve era ormai vicina. La strada però arrivava quasi vicino alla vetta,  poi le girò attorno e sfociò in un passaggio che dava verso una grande vallata.
Da lì Pinocchio vide finalmente il mare. Una sottile striscia verde-azzurra che chiudeva il nuovo orizzonte. Si fermò a guardare con meraviglia il panorama, e anche Fido scondinzolava di gioia vicino a lui.
- Quel mare ha un colore meraviglioso - disse Pinocchio - Ma dovremo camminare ancora per lunghe miglia per poterci arrivare. Però ora il cammino sarà facile, e non avremo problemi -