lunedì 10 dicembre 2012

200. Burattino per sempre

A quella trasformazione, Pinocchio stava pensando da tempo: sapeva che la Fata Turchina aveva il potere di farlo ridiventare un vero bambino, purché lo avesse voluto anche lui.
Ma Pinocchio, ormai, aveva maturato la sua decisione: quella di restare burattino per sempre.
Come mai? Era possibile una scelta del genere?
Sì. Pinocchio disse alla Fata Turchina: - Mi sono reso conto che tutti mi amano così come sono, un burattino di legno col naso un po' lungo e al quale Geppetto si era dimenticato di fare gli orecchi. Tutti mi amano così, perché a me piace troppo l'avventura, e non potrei mai accettare di diventare un bambino qualunque. Che cosa penserebbe di me la gente, se non fossi capace di monellerie e di divertenti invenzioni? Quelle che contano sono solo in parte le apparenze, ma in realtà contano di più le disposizioni dell'animo e la capacità di farsi amare dalla gente -
- E tu pensi davvero che la gente ti ami per questo? - rispose la Fata Turchina con la voce che esprimeva la sua meraviglia e forse un parziale consenso.
- Sì, Fata Turchina. Lasciami così come sono. Non vi amerò di meno, e starò sempre con voi, almeno fino a quando il mio spirito di avventura non mi farà cambiare atteggiamento -
Noi siamo con Pinocchio. Con Pinocchio burattino. Noi non vogliamo che Pinocchio torni un bambino qualunque: mai più! Lasciateci il nostro divertente e imprevedibile burattino: sono così belle le sue avventure, che altrimenti verrebbero a mancarci per sempre.

        FINE

Cave, 19 settembre 2011, ore 14.21

domenica 9 dicembre 2012

199. A colloquio con la Fata Turchina

Pinocchio riprese subito il suo ruolo nella trattoria. Sembrava che tutti lo stessero aspettando, e nessuno si era rassegnato a fare a meno di lui.
Geppetto riprese vita, tanta era stata la gioia per il ritorno del suo burattino, al quale lo legava un affetto profondo. Lucignolo aveva ritrovato il grande amico che gli mancava per qualche scappatella fantasiosa propria dei loro tredici anni.
La piccola Lucia si era integrata così bene da essere ormai una di casa, utilissima nel servizio ai tavoli e così simpatica da uscirsene sempre con qualche battuta divertente.
Lo stesso mastro Ciliegia sembrava non dimenticare che il legno da cui era nato il burattino era stato lui a regalarlo a Geppetto, e dunque si sentiva un po' padre anche lui, o almeno zio.
Ma chi provava una gioia profonda  per il ritorno di Pinocchio era la Fata Turchina, che tante volte aveva rischiato di perderlo, e tante volte lo aveva salvato.
La Fata Turchina avrebbe tanto voluto che il burattino ritrovassse se stesso, e tornasse ad essere un bravo bambino in carne ed ossa.
Un giorno la Fata Turchina chiamò da parte Pinocchio, e cominciò a fargli un discorso molto sentito.
- Caro Pinocchio, ho visto che in questi anni in cui sei stato lontano il tuo carattere è molto maturato. Sei diventato un vero piccolo uomo. Non ti piacerebe riprendere il tuo volto di ragazzo, lasciando queste tue apparenze di burattino? -
Pinocchio rimase un bel po' in silenzio. Si sentiva turbato.

sabato 8 dicembre 2012

198. Innocenti bugie

Quante volte la gioia di giochi infiniti ci ha fatto spuntare le orecchie e la coda del somaro; quante volte ci siamo ritrovati, da ciuchini, al centro di un circo che voleva ammirare le nostre acrobazie e ci ha visti piombare a terra azzoppati. 
E poi...in bocca al pescecane: quante volte, mentre credevamo di aver ritrovato l'affetto del nostro babbo, la sua immagine oscillava debole nel ventre della bestia marina.
Sì, Pinocchio: noi ti preferiamo come siamo noi, bastardi e incoscienti, marinatori della scuola, devastati da amicizie che ci danno solo delusioni e ci fanno sprofondare nel dolore. Che ce ne facciamo di un Pinocchio dal volto liscio del ragazzo per bene, che vive una vita melensa e passiva, che gira il torchio della vita convinto di star facendo l'unica cosa buona.
Carissimo Pinocchio, resta burattino per sempre, perché è in questo modo che tu ci hai insegnato a vivere, abituandoci alle cadute e reagendo rabbiosamente. Lascia che il tuo naso si allunghi per una innocente bugia della quale noi ti perdoniamo.
Queste nuove avventure, poi, ci hanno dimostrato che le cose migliori tu le hai fatte proprio da burattino quale tu assolutamente sei, burattino senza rimedio che riesce con la sua esperienza dolente a metter rimedio alle cattiverie altrui. Perchè il vero Pinocchio sei proprio questo: un burattino di legno dal cuore d'oro.

venerdì 7 dicembre 2012

197. Carissimo Pinocchio

Caro amico Pinocchio, tu sei stato veramente l'amico della nostra infanzia, dei nostri giorni più lieti. Ora che sei tornato finalmente dai tuoi cari, sentiamo che tu ami la famiglia, che la tua figura ossuta e sbilenca fa parte di quel mondo di segreti che ogni bambino coltiva dentro di sé. Le tue marachelle ci sono tanto care, al punto di desiderare che esse non finiscano più, e per questo abbiamo voluto aggiungere un altro volume alle tue imprese.
Ci siamo accorti, però, che mentre tu preferivi ridiventare e rimanere burattino, i nostri educatori insistevano sul fatto che alla fine ti eri convertito, eri diventato buono, amavi Geppetto e rispettavi la Fata Turchina, e per premio ti era stata attribuita quella figura di bambino vero.
No, noi tutti ti preferiamo burattino di legno, burattino dispettoso e mariuolo, che può sbagliare e infatti sa sbagliare benissimo, rendendosene conto e purtroppo ricadendoci sempre.
Non è così la nostra storia di bambini veri? Testardi, dispettosi, ribelli, viziati, ma sempre perdonati, anche se la Fata Turchina ha fatto anche a noi le sue dure ramanzine, anche se il Grillo Parlante ci ha spesso richiamato, ma sempre invano, a diventare più buoni.
Ma quante bacinelle di acqua sporca ci sono cadute sulla testa, come a te! Quanti Gatti e quante Volpi ci hanno derubato dei nostri sogni, quante volte un grappolo d'uva strappato furtivamente ci ha ridotti a latrare come cani e a scacciare le malvagie faine, rendendoci per un momento "amici del padrone".

giovedì 6 dicembre 2012

196. Un lettino nuovo

In fondo al viale che portava in piazza, Pinocchio vide la sua trattoria, e rallentò la pedalata perché era molto emozionato e quasi non credeva ai suoi occhi. 
Il primo che lo vide fu Lucignolo, che stava scaricando dal suo carro le cassette della spesa. Si mise subito a gridare: - Pinocchio! E' tornato Pinocchio! - e gli corse incontro per abbracciarlo.
Nel sentire il suo grido, dalla porta della trattoria uscirono tutti insieme, pazzi di gioia: Geppetto, che ora camminava con il bastone; la Fata Turchina, tutta infarinata perchè stava preparando le tagliatelle; mastro Ciliegia, che aveva mollato le pentole del sugo; la piccola Lucia, che stava preparando i tavoli con i piatti e le posate.
Non c'era ancora nessun avventore, perchè erano soltanto le dieci. Pinocchio non riusciva a districarsi dagli abbracci e dalle lagrime: erano tutti felici e commossi,
Il burattino trovò un posto per la sua bicicletta, che fu molto ammirata dai suoi familiari ed amici. Sarebbe stata molto utile anche per la trattoria, per i bisogni più immediati. Purché Pinoccho si fosse fermato veramente per sempre.
Geppetto disse: - Pinocchio,figlio mio, sai che sei cresciuto molto? Avrai bsogno di un lettino nuovo, perchè il tuo vecchio lettino è più corto delle tue gambe. Mastro Ciliegia te ne farà uno nuovo molto più bello, di  legno di noce -
Lucignolo spiegò a Pinocchio: - Gli affari vanno bene, abbiamo un bel gruzzolo in banca che ci assicura un futuro sereno -
Tutto era a posto, insomma, e tutti erano felici per il ritorno del figliuol prodigo.

mercoledì 5 dicembre 2012

195. La Fata Turchina dov'é?

Era una bella giornata di settembre quella in cui Pinocchio si accorse di essere finalmente tornato al suo paese. Infatti, pedalando pedalando con la sua bicicletta, vide da lontano la bella villa della  Fata Turchina, quella in cui era stato curato quando lo avevano ritrovato come morto sotto l'albero a cui lo avevano impiccato il Gatto e la Volpe.
Nel vedere quel giardino e quegli scalini bianchi, Pinocchio sentì come un tuffo al cuore.
- Mi hanno detto che la Fatina si è ritirata in quella sua villa: potrei trovarla qui - si disse.
Scese dalla bicicletta e bussò a quella porta che lui conosceva così bene. Aspetta e aspetta, non rispondeva nessuno...
Pinocchio non voleva andarsene senza avere notizie precise. Pensò che forse comare Chiocciola era ancora lì, e allora si mise seduto su uno scalino ad aspettare.
Infatti, ancora qualche minuto, e finalmente si aprì una finestra.
- Chi è? - chiese con  voce strascicata la signora Chiocciola, sì, proprio lei.
- Sono Pinocchio. Sono tornato. C'è la Fatina dai capelli turchini? -
La Chiocciola emise un lungo sospiro, e finalmente rispose: - No. Non è in casa -
Pinocchio replicò: - Dove posso trovarla? -
E la Chiocciola: - Non sono sicura, però dovrebbe essere tornata nella trattoria di Geppetto -
- Grazie, comare Chiocciola: arrivederci a presto - disse Pinocchio. La Chiocciola chiuse lentamente la finestra e si ritirò in casa. Il burattino, invece, risalì con energia sulla sua bicicletta, e si avviò rapidamente verso il suo paese, che si vedeva benissimo sulla cima della collina.

martedì 4 dicembre 2012

194. Pinocchio conosce i segreti della vita

Nel sentire  queste voci, Geppetto per un po' era stato malato per davvero, ma poi era guarito, mentre la Fata Turchina se n'era tornata nella casa di comare Chiocciola, e nessuno l'aveva più vista per lungo tempo, sicché in paese si diceva che fosse morta anche lei. Geppetto e la Fata Turchina invece erano vivi e in buona salute, e qualcosa diceva loro che Pinocchio, alla fine, sarebbe tornato.
- Basta - si disse Pinocchio. - A questo punto debbo tornare a casa per rimettere le cose a posto e per ristabilire la verità -
Dovete sapere che Pinocchio, in quei cinque anni, aveva letto molti libri, conosceva quasi tutti i segreti della vita, si era formato una buona cultura, e aveva deciso, quando fosse tornato al suo paese, di aprire una vera scuola per ragazzi e ragazze grandi, per prepararli all'avvenire. Lui che aveva sempre odiato la scuola e preferito il gioco e i divertimenti, si era veramente convertito, e molte delle più recenti avventure stavano a dimostrarlo.
- Non schiaccerò mai più il Grillo Parlante - si era detto dopo quel brutto sogno. - Il Grillo Parlante è soltanto la mia coscienza che mi rimprovera ogni volta che commetto una cattiva azione, e io prometto solennemente che non compierò mai più cattive azioni. O, almeno, lo spero -
Venne a sapere che il suo paese non era più molto lontano da lì: bastava percorrere qualche giorno di viaggio tra le colline, e poi dirigersi alla volta del mare. E si ricordò di come si fosse allontanato dal paese perchè, ridiventato burattino dopo esser tornato al paese dei balocchi, ora si vergognava di tutta quella gente che lo aveva conosciuto come un bambino in carne ed ossa.

lunedì 3 dicembre 2012

193. Pinocchio è pianto per morto

Vistosi riconosciuto da qualcuno che doveva essere delle sue parti, Pinocchio si fece più attento, e si mise a far domande al suo interlocutore.
- Io sono del tuo paese - rispose l'uomo. - I tuoi stanno tutti bene, e la trattoria è sempre piena di gente. Ma tu, piuttosto, dove sei stato tutto questo tempo? Non sai che Geppetto, la Fata Turchina, mastro Ciliegia e Lucignolo ti piangono per morto? Tutto il paese è convinto che sia così, e io, nel vederti, sono rimasto veramente sorpreso -
Pinocchio non rispose. Dentro di sé si sentiva felice nel sapere che i suoi stavano tutti bene, e che il brutto sogno che aveva fatto era stato menzognero.
- Ho avuto una serie di avventure che mi hanno tenuto lontano dal mio paese - disse alla fine. - Però ormai sono vicino a casa mia, e tra breve potrò riabbracciare tutti i miei cari -
Erano passati ben cinque anni, invece di otto ora ne aveva tredici,  di esperienze ne aveva fatte tante, sia di quelle buone che di quelle terribili. Il suo pensiero e il suo atteggiamento erano andati maturando, ma in lui rimaneva sempre vivo il senso dell'avventura, che sembrava prevalere su tutti gli altri.
In paese giravano strane storie sul suo conto. Si diceva che Pinocchio, in una delle sue avventure, era finito in fondo al mare in seguito a una furiosa tempesta. Altri dicevano che era stato imprigionato in conseguenza di una monelleria un po' troppo audace, che aveva deciso di fare uno sciopero della fame per protesta contro la polizia ingiusta, e che era morto in carcere per inedia.

domenica 2 dicembre 2012

192. Aria di casa mia

In preda alla malinconia, che era così strana per uno come lui sempre pieno di energie e di risorse, prese la sua tromba e cominciò a suonare una dolce canzone napoletana: "A vucchella".
D'improvviso, Pinocchio si vide circondato da un gregge di pecore, mentre il pastore si era fermato davanti a lui e ascoltava con ammirazione quelle note così calde e serene.
- Bravo! - disse alla fine. - Domani è festa, al nostro paese: perché non vieni da noi a dare un piccolo concerto? -
L'idea piacque a Pinocchio, che seguì il pastore con tutto il suo gregge, e poté riposare nella modesta casetta di costui, alle porte di un bel paesetto di collina. Al burattino quel paese sembrava piuttosto familiare: era un tipico paesaggio toscano, con agili cipressi e casette sparse fra i prati. Si stava evidentemente avvicinando a casa sua, che non doveva essere lontana.
Il giorno dopo si ritrovò al centro di un vivace mercatino, con bancarelle di giocattoli, di oggetti per la casa, e anche un piccolo parco giochi con carosello e tiro a segno.
Gli indicarono un ampio podio di legno dove poteva esibirsi con la sua tromba. Pinocchio ci mise tutto il cuore, e il piccolo concerto si trasformò in un applaudito successo.
- Io ti ho già visto e sentito due o tre anni fa in un paese non lontano da qui - disse uno spettatore aniziano con una grande berretta in testa. - Eravate in  quattro: tromba, violino, armonica e ocarina. Eri proprio tu? -
- Sì, e loro erano i miei carissimi amici Ulderico, Lamberto e Remigio -
Si accostò anche un altro spettaore dall'aria vagamente familiare.
- Ma tu sei Pinocchio! Sì, sei proprio tu! -

sabato 1 dicembre 2012

191. Ancora il Grillo Parlante!

Pinocchio riconobbe subito quella voce: non poteva essere che lui, il Grillo Parlante. Ma non lo aveva ucciso lanciandogli contro un martello?
Pinocchio provò nuovamente una grande rabbia, a sentirsi rimproverare in quella maniera. Si alzò a sedere, guardò bene quella luce verde, e distinse nettamente il Grillo che parlava e agitava minaccioso le sue antenne. Allora Pinocchio prese una delle sue scarpe che usava per andare in bicicletta, e la lanciò con rabbia verso il Grillo Parlante. Fece subito centro, perché sentì soltanto un breve lamento, e la luce verde scomparve così come gli era apparsa.
Era ormai l'alba, e Pinocchio si alzò, perché non riusciva più a stare a letto tranquillo. Si prese la testa fra le mani, e stando seduto sulla sponda del lettino rimase a lungo a pensare. Quel maledetto Grillo Parlante! Lo aveva fatto ricadere nella sua cattiveria e nella sua disperazione. 
Eppure Pinocchio, anche se era lontano da casa da troppo tempo, aveva fatto quasi sempre del bene, aiutando tantissime persone come gli orfanelli di don Emilio, come i bambini delle scuole del villaggio in fondo alla valle, accompagnando ogni giorno la maestra Lisabetta. E quanto bene aveva fatto a Remigio, a Lamberto e a Ulderico? Avevano ritrovato tutti e tre una famiglia grazie al suo sostegno. Perché allora il Grillo Parlante era così duro con lui?
Pinocchio non capiva che il Grillo Parlante era soltanto la voce della sua coscienza, e questa voce gli diceva che era arrivata l'ora di tornare a casa, dove lo aspettavano i suoi cari.

venerdì 30 novembre 2012

190. Un brutto sogno

Da quando c'era stato l'incendio nella canonica, e Pinocchio aveva rischiato seriamente di bruciare, i sogni del burattino erano diventati agitati i inquieti.
Una notte Pinocchio fece un sogno orribile. Era tornato al suo paese, e suo padre Geppetto stava molto male, sempre in pensiero perché Pinocchio da molti mesi non si era fatto più vivo.
La cosa peggiore era che la Fata Turchina era morta, e non poteva più curare il povero vecchio. Pinocchio rivide quella vecchia tomba e quella brutta lapide che diceva: - Qui giace la Fata dai capelli turchini, morta per il dispiacere di essere stata abbandonata dall'ingrato burattino Pinocchio -
No, quella lapide non aveva detto la verità, e forse non la diceva neppure ora. Ma il sogno proseguiva inesorabile. Anche Lucignolo, rimasto solo, era andato via, chissà dove, chissà quanto lontano. Erano rimasti soltanto la piccola Lucia e mastro Ciliegia, ma avevano dovuto chiudere la "Trattoria di Pinocchio" perché da soli non ce la facevano a tirare avanti un lavoro così pesante. Pinocchio si girava e rigirava nel suo letto, lamentandosi e piangendo.
Quando si svegliò, era ancora buio. Solo, in un angolo della stanza, c'era una strana luce  verde, che sembrava provenire da un altro mondo, e sentì una vocina che diceva: - Pinocchio, Pinocchio, quando la smetterai di fare del male a tuo padre e ai tuoi amici? Pentiti, Pinocchio, torna a casa, va a dare conforto a chi ti vuole tanto bene. Come fai ad essere così crudele? -

giovedì 29 novembre 2012

189. Il derby delle bandiere rubate

- Evviva! Evviva! - strillarono tutti.
- Andremo in quattro, per non fare troppa confusione. Useremo la mia bicicletta nuova e quella che ho regalato alla maestra Lisabetta. Andremo due per bici, dato che ci sono i sellini posteriori. Così potremo andare e tornare in poco tempo, e non avranno la possibilità di riprenderci -
Così fecero: Pinocchio scelse Angelo, Luigino e Carlo, i tre più svegli. Luigino sapeva guidare benissimo la bici e andò assieme a Carlo. Erano le dieci di sera, ma ci si vedeva bene, perché la luna era quasi piena e il cielo sereno.
Il campo di gioco non aveva alcuna recinzione, e fu un gioco da bambini arrampicarsi sull'asta di legno e prendere le due bandiere, che vennero via con uno strappo secco senza subire danni. Un'ora dopo erano già a Pieve Antica, e nascosero le due bandiere in un armadio, nella stanza di Pinocchio.
Quando don Emilio seppe la notizia, divenne scuro in volto e rimproverò Pinocchio: - Dovevi limitarti  a riprendere la nostra bandiera. Ora vedrai quanti fastidi avremo dai ragazzi di Peverina. Perché rubare anche la loro bandiera? -
- E loro, perché hanno rubato la nostra? -
Arrivò, infatti, tutta la squadra di Peverina, e urlavano perché volevano indietro il loro vessillo rosanero.
Pinocchio ebbe una bella trovata: - Giacché siete qui, perché non disputiamo una bella partita di calcio fra noi? Al termine, ognuno riavrà la sua bandiera, sotto giuramento di non rubare più quella degli altri -
Un forte urlo di gioia accompagnò la proposta. E così, ogni anno, si disputò il grande incontro strapaesano tra gli arancioverdi di Pieve Antica e i rosaneri di Peverina.

mercoledì 28 novembre 2012

188. La bandiera sparita

Sul campo di pallone che Pinocchio aveva realizzato per i ragazzi di Pieve Antica, sventolava una bella bandiera arancioverde, i colori scelti per la squadra: arancio, il colore della gioia, verde, il colore della speranza.
La bandiera, legata ad un'asta metallica che sporgeva da un  balcone prospiciente il campo, un brutto giorno sparì, e tutti i ragazzi ne erano dispiaciuti perché si sentivano molto legati ad essa.
Tutti si chiedevano chi potesse essere stato il ladro, e finalmente una bambina, sostenitrice della squadra, disse: - Ieri sera ho visto dei ragazzi di Peverina, il paese vicino, che si aggiravano con aria furtiva sul campetto, e guardavano quella bandiera. Potevano essere stati loro -
Il giorno dopo arrivò un'altra notizia: sul campo di calcio di Peverina, oltre alla bandiera rosa e nera dello loro squadra, era stata vista anche una bandiera arancioverde: sicuramente quella che era scomparsa a Pieve Antica, il paese di don Emilio.
Pinocchio disse ai ragazzi: - Faccio un giro in bicicletta fino a Peverina, per vedere se è vero -
Dopo  un'ora, il burattino fu di ritorno, ed esclamò: - E' proprio vero, amici: la nostra bandiera arancioverde sventola accanto a quella rosanera sul campo di calcio di Peverina -
- Andiamo a riprenderla! - urlarono tutti insieme i ragazzi di Pieve Antica.  - Ladri, quella è la nostra bandiera! -
Pinocchio invitò i giovani giocatori alla calma. - Andremo di notte, quando nessuno se l'aspetta, e riprenderemo il nostro vessillo. Anzi, giacché ci siamo, porteremo via anche quello rosanero -

martedì 27 novembre 2012

187. Un sacchetto d'oro

Pinocchio fece trascorrere prudentemente ancora del tempo, poi uscì piano piano dai cespugli e si portò dove era comparsa la grotta. Riconobbe la pietra rotonda, la batté sulla roccia, e pronunciò le parole: - Apriti, grotta! - e il miracolo si ripeté. Lentamente apparve l'ingresso di una caverna tra gli alberi e gli spuntoni di roccia.
Pinocchio aveva una gran paura ad entrare: e se la grotta si fosse chiusa alle sue spalle e non si fosse riaperta mai più? Dio, che fine spaventosa! 
Ma il burattino si fece coraggio, ed entrò. La grotta si rinchiuse, ma le pareti erano illuminate da una strana luce, che sembrava nascere dalle rocce. Sul terreno, tra erba e sassi, vide uno spettacolo incredibile: sacchi pieni d'oro, di pietre preziose, di oggetti di grande valore.
- Tutta roba rubata, accumulata da anni - pensò tra sé Pinocchio. - E io che debbo fare? -
Il burattino vide ai suoi piedi una bella sacchetta, non troppo grande, piena di zecchini d'oro.
- Ora lo so, che cosa fare: prenderò questo sacchetto e lo porterò a don Emilio, così potrà nutrire e allevare i suoi orfanelli senza fatica. I ladri hanno rubato ai ricchi, ed è giusto che una piccola parte di queste ricchezze finisca ai poveri -
Ma ora il problema era di uscire. Ce l'avrebbe fatta? Il buon Dio lo avrebbe aiutato? Pinocchio capiva che non stava facendo del male: anzi, del bene .
Provò a dire: - Apriti, grotta!- e la voce gli tremava. La parete tremò un poco, esitò, ma poi si aprì, lasciando uscire Pinocchio col suo prezioso sacchetto, e poi miracolosamente si richiuse.
Pinocchio assicurò il sacchetto al sedile posteriore della bicicletta, e tornò di corsa al paese pregando Dio di non fare brutti incontri.

lunedì 26 novembre 2012

186. La grotta incantata

Pinocchio stava passeggiando in bicicletta in una solitaria zona di montagna, tra boschi e speroni di roccia, quando vide da lontano una strana scena: tre omaccioni grandi e grossi, in groppa a tre asini, ciascuno dei quali portava sui fianchi due sacchi stracolmi.
Gli uomini avevano l'aspetto di briganti, con un cappellaccio in testa e un fucile a tracolla, e si guardavano intorno con prudenza. Pinocchio scese di sella e si nascose tra i cespugli, per non farsi vedere.
I briganti si erano fermati in una radura tra gli alberi. Il primo di essi, evidentemente il loro capo, scese dall'asino, e gli altri lo imitarono. Prese una pietra arrotondata, la batté su una roccia, e disse ad alta voce: - Apriti, grotta! -
Come per miracolo, tra gli alberi e le rocce si spalancò lentamente una grotta: i tre entrarono con tutti gli asini e i sacchi, e altrettanto prodigiosamente la porta si chiuse alle loro spalle.
Pinocchio non credeva ai suoi occhi: che miracolo era quello? erano dei briganti, oppure dei santi? 
Rimase comunque nascosto tra i cespugli, per vedere come sarebbe andata a finire. Attese per più di un quarto d'ora, ed ecco che la grotta si riaprì lentamente, e i tre briganti uscirono con i loro asini, ma i sacchi non c'erano più. La grotta si richiuse silenziosamente alle loro spalle, ed essi si guardarono attentamente intorno, balzarono in groppa agli animali e si allontanarono nel più assoluto silenzio.
Passarono a una certa distanza da Pinocchio, che però era ben nascosto con la sua bicicletta a terra, e pian piano sfilarono giù per il costone della montagna e sparirono all'orizzonte.

domenica 25 novembre 2012

185. Un grande spavento

Pinocchio corse sotto la fontana, e subito le fiamme si mutarono in fumo, e poi il burattino saltò su bello vivo, solo con qualche bruciacchiatura che poteva esssere benissimo curata con una pomata lenitiva che lui stesso prese dalla piccola farmacia.
- Non è niente, non è niente, state tranquillli! - disse Pinocchio sollevato, dopo aver indossato abiti nuovi e buttato via quelli bruciati, ridotti a brandelli. - Ieri sera sono andato a letto stanchissimo dopo aver fatto tanti giri in bicicletta, e questa mattina facevo fatica a svegliarmi, finché non mi sono visto circondato dalle fiamme. Mi sono svegliato appena in tempo! -
Pinocchio non aveva mai corso un pericolo così grande, in vita sua, e rimase molto commosso per l'affetto che tutta la gente gli dimostrava, preoccupandosi di lui e svegliandolo con le sue urla di paura.
Ci volle un bel po' di tempo perché la casa parrocchiale venisse rimessa in ordine: sistemare i vetri nuovi al posto di quelli andati in frantumi, riverniciare le stanze annerite dal fumo, sostituire qualche porta ormai inservibile e consolidare le scale e il portoncino. Per qualche giorno i vicini di casa ospitarono il parroco, gli orfanelli, la cuoca e Pinocchio, e poi tutto tornò alla normalità. Ma nessuno dimenticò, per un bel po' di tempo, il grande spavento che avevano avuto, soprattutto per il loro amico Pinocchio, compagno dei loro giorni più spensierati e felici.

sabato 24 novembre 2012

184. L'incendio

Una mattina, la casa parrocchiale di Pieve Antica si svegliò di soprassalto: un fumo denso si levava dalle finestre, e poi all'improvviso una vampata di fiamme. Tutti saltarono fuori dalla casa, don Emilio, la cuoca e i cinque bambini orfani che dormivano nel loro camerone, ma Pinocchio, che dormiva anche lui in una stanza al pianterreno ... Pinocchio no!
I bambini presero a urlare: - Pinocchio, Pinocchio! Salviamo Pinocchio! E' un burattino di legno e può bruciare! -
Don Emilio prese il coraggio a due mani, e si stava già lanciando tra le fiamme che uscivano ormai anche dalla porta principale, urlando a sua volta: - Pinocchio, povero Pinocchio, ti prego, esci fuori, fai ancora in  tempo! -
Tutti stavano piangendo per il povero burattino, mentre i primi soccorritori del paese giungevano con i secchi colmi d'acqua per cercare di spegnere l'incendio, formando una catena che partiva dalla fontanella pubblica fortunatamente vicina, quand'ecco che dal portoncino della canonica salta fuori Pinocchio, coi vestiti in fiamme, tutto bruciacchiato, ma per fortuna ancora vivo.
- Pinocchio, gettati subito sotto la fontana, così le fiamme si spengono immediatamente - urlò la guardia comunale che comandava le operazioni di salvataggio.

giovedì 22 novembre 2012

183. Un sacco di patate

- E se non trovassi neanche del pan secco, Pinocchio? - disse il vecchio prete, pur rendendosi conto di essere un po' troppo pessimista - in quale altro modo potrei tenere a bada questa piccola schiera di affamati? -
- Devi tenere sempre di riserva un bel sacco di patate. Costano poco, e per togliere la fame sono ideali. Se non hai la pazienza e il tempo per friggerle, falle bollire ben bene, sbucciale, schiacciale con un piatto sulla spianatoia di legno, condiscile con olio e sale, e vedrai che anche in questo modo i bambini riusciranno a riempire il loro stomaco -
- Ma tu come fai a sapere tutte queste cose? -  chiese don Emilio.
- Sono cose semplici e che tutti sanno: ma poi, come si suol dire, l'appetito aguzza l'ingegno. Oltretutto, al mio paese, io ho una bella trattoria, la famosa "Trattoria di Pinocchio", dove si conoscono mille modi per riempire piacevolmente lo stomaco di tutti, vecchi e bambini -
- Se fossi un po' più giovane, Pinocchio, ti giuro che avrei un grande desiderio di conoscere tuo padre Geppetto, la Fata Turchina, Lucignolo, mastro Ciliegia e la piccola Lucia, persone di cui mi parli spesso, così come mi parli della tua meravigliosa trattoria. Capisco benissimo che tu voglia tornare lì e lasciarci, ed è per questo che hai voluto a tutti i costi vincere quella bella bicicletta a Peverina -
Pinocchio non disse nulla. Solo capì che quel grande momento si stava avvicinando sempre più.

182. Come salvarsi dalla fame

Pinocchio, però, non si decideva ad andarsene. Capiva che don Emilio aveva in qualche modo bisogno di lui e del suo aiuto.
Un giorno, don Emilio era rimasto senza pane, ed anche in paese il forno era chiuso. C'era bisogno di fare un pasto per i bambini che uscivano dalla scuola e tornavano alle loro case soltanto nel pomeriggio.
Pinocchio andava lambiccandosi il cervello per trovare il modo di sfamare quei ragazzini.
- Hai del pane secco? - chiese a don Emilio.
- Ah, di quello quanto ne vuoi. Stanno bene i maiali nella stalla...-
- Portami quel pane secco, don Emilio. A fare il pranzo ci penserò io -
Pinocchio prese il pane secco, lo bagnò abbondantemente in acqua, poi lo mise in tre grandi ciotole, prese dei pomodori freschi, li fece a pezzetti, si fece dare molte foglie di basilico, un bel po' d'olio e una manciata di sale, appena appena qualche goccia di aceto balsamico, ed ecco che il pranzo fu pronto. Ogni bambino ebbe la sua bella scodella di cibo. 
- Si chiama panzanella - spiegò Pinocchio. - E' stato un mio amico di Napoli a spiegarmi come si fa. Buona, vero? -
- Buonissima! - gridarono in coro i bambini. - Ce n'è ancora? -
No: purtroppo il pan secco era finito, ma ora don Emilio aveva imparato in quattro e quattr'otto come fare la prossima volta che si fosse trovato nei guai e non avesse saputo dove mettere le mani.

mercoledì 21 novembre 2012

181. Un dono alla maestra Lisabetta

Allenati che ti alleno, Pinocchio diventò sempre più bravo, e così la domenica successiva si presentò sulla piazza del paese di Peverina, pagò un soldo di rame per partecipare alla gara, e aspettò il suo momento.
I concorrenti, contadini robusti e con le braccia di ferro, erano tutti molto bravi, ma Pinocchio ormai era diventato un vero campione, le sue mosse furono perfette: il lanciopiù lontano era stato di ben 70 metri, ma il suo risultò nettamente il migliore, 72 metri. La gente, meravigliata nel vedere quel burattino mingherlino battere dei campioni così vigorosi, esplose in un grande applauso.
A Pinocchio fu consegnata una bellissima bicicletta colorata di vernice gialla e azzurra, e con la sua brava forma di formaggio ritornò al paese di don Emilio, dove tutti rimasero sorpresi nel vederlo in  sella ad una nuova bici.
- Che ne farai, ora, della bicicletta vecchia? - chiese l'anziano prete a Pinocchio.
- Ho deciso di regalarla alla maestra Lisabetta, così nel pomeriggio potrà andare da sola giù a valle a fare scuola ai bambini di lì -
- Ma Lisabetta è capace di montare sulla bici? - 
- Certo, don Emilio: tutti i giorni la faccio provare, ed ora è diventata bravissima -
- E tu, Pinocchio, ora te ne andrai via con la bicicletta nuova? - 
Pinocchio chinò la testa e face un mezzo sorriso: don Emilio aveva capito tutto, anche se gli dispiaceva moltissimo perdere quel suo grande amico che tanto lo aveva aiutato.