sabato 30 giugno 2012

37. Un raggio di luce

Pinocchio non stava in sé dalla gioia. Le cose stavano finalmente cambiando, e il babbo Geppetto era il primo a raccogliere i frutti della buona sorte.
- Vieni a pranzo con noi, mastro Ciliegia! - disse con orgoglio. - Andiamo a comprare un po' di buon cibo -
Arrivati a casa di Geppetto, dopo un po' si sentì bussare alla porta. Era Lucignolo che aveva avuto la stessa idea, e aveva portato un bel po' di triglie e gamberetti, un grosso cespo di lattuga e una pagnotta di pane fresco.
Mastro Ciliegia andò a casa a prendere un suo buon fiasco di vino del Chianti, e i quattro amici, quel giorno, fecero un pranzo principesco, festeggiando il ritorno davvero gradito del bravo Pinocchio.
Perché la gioia fosse completa, mancava soltanto la Fatina dai capellli turchini, ma un raggio di sole penetrò in quel momento dalla finestra e andò a illuminare con una luce intensa un vecchio quadro dove si vedeva la Fatina, la quale sembrò davvero sorridere ai nostri amici.
Come per miracolo, da un  angolo della credenza sbucò fuori il Grillo Parlante, certamente un parente di quello che Pinocchio aveva schiacciato qualche anno prima, e con una vocina gentile disse: - Tanti auguri,amici: siamo tutti contenti di esserci ritrovati. Cerchiamo di meritarci con le nostre buone azioni la fortuna, quando sentiamo che è vicina a noi -
Detto così, il Grillo Parlante sparì, e i quattro amici si fecero in coro una bella risata e si misero a battere le mani con allegria.

venerdì 29 giugno 2012

36. L'abito nuovo di Geppetto

Anche l'incontro col vecchio Geppetto fu molto commovente. 
- Ti ricordi - disse Pinocchio - quando vendesti la tua giacca per comprarmi l'abbecedario? E ti ricordi che Mangiafuoco mi aveva dato cinque zecchini d'oro per comperarti una giacca nuova coi bottoni di brillanti? Allora il Gatto e la Volpe me li rubarono, ma ora guarda che ti porto, tutti per te:  tre zecchini d'oro che ho guadagnato per aver fatto catturare due briganti assai pericolosi. Questa volta il denaro non te lo ruberà nessuno, e voglio che ti comperi veramente un bellissimo abito nuovo -
 Geppetto era davvero commosso. - Ho sempre creduto dentro al mio cuore che tu fossi un ragazzo d'oro. Ora andiamo dal mio amico mastro Ciliegia: conosce un sarto che è campione del mondo -
Quando mastro Ciliegia vide i tre zecchini d'oro nelle mani di Geppetto, non credette ai suoi occhi, ma poi la storia dei briganti catturati gli fece capire che era tutto vero.
- Con questi tre zecchini, amico Geppetto, non solo ti farai un gran bel vestito, ma potrai ordinare tanto di quel buon legno da farti un tavolo nuovo, quattro sedie robuste e un letto a castello per te e per Pinocchio, così da rinnovare un po' quella tua vecchia casaccia così mal messa. E potrai anche fare dei begli infissi alle finestre per evitare gli spifferi dell'aria fredda, e aggiustarti un bel camino come si deve. Ti darò io una mano, per vederti finalmente contento con questo tuo bravo figliuolo -
- Babbo - disse Pinocchio - E la Fatta dai capelli turchini? -
- Sai che l'ho sognata proprio stanotte? Mi ha detto che ti avrei rivisto presto, e che presto tornerà anche lei -

giovedì 28 giugno 2012

35. Quasi una favola

- Sai - disse Pinocchio imbarazzato - La mia mamma è molto malata, e non la vedo da molto tempo. Vive lontano, in un luogo dove la curano. Me la ricordo così bene: bellissima, con degli straordinari capelli turchini che la facevano sembrare una fata. Sono sicuro che guarirà e che un giorno la rivedrò -
- Sembra quasi una favola - disse Valerio a bocca spalancata.
Il conte Tarcisio non voleva far ripartire Pinocchio, e voleva sapere il nome del suo paese per potervelo accompagnare. Pinocchio disse il nome di una piccola città non lontana dal paese di Geppetto. Non voleva che il conte venisse a conoscere la grande povertà e miseria del suo babbo, e la vecchia casa in cui vivevano.
Ma un giorno il conte disse a Pinocchio: - Mio caro amico, io vorrei tenerti sempre con me, ma so che non è possibile. E allora domani tu partirai con il carro di fieno del mio contadino Michele, che va proprio da quelle parti. Così potrai tornare dal tuo babbo Geppetto senza tanti problemi, e portargli anche questi tre zecchini d'oro come regalo, perché lui è il papà del bambino più coraggioso che io abbia conosciuto -
Così Pinocchio, il mattino dopo, salutò il conte Tarcisio e il figlio Valerio con grandi abbracci, e saltò sul carro da fieno di Michele per tornare dalle parti di casa sua.
Ci vollero un paio di giorni per scendere dalla zona di montagna giù in pianura e poi verso il mare, non lontano dal paese di Geppetto. E quasi un altro giorno per arrivare da dove era partito qualche mese prima. Passando per il mercato, vide Lucignolo che vendeva il pesce del Pescatore verde. Si abbracciarono e piansero, e raccontarono le loro avventure degli ultimi tempi.

mercoledì 27 giugno 2012

34, Una medaglia per Pinocchio

Pinocchio fu portato alla villa del conte Tarcisio Giannelli, che si congratulò con lui per aver contribuito alla cattura di due pericolosi briganti. Anche i carabinieri della caserma del grosso paese di montagna lo vollero conoscere, e gli consegnarono una bella medaglia dorata come ricordo.
Pinocchio volle tenere al collo quella medaglia anche nei giorni successivi, quando il conte Tarcisio volle far conoscere al ragazzo il suo figliuolo Valerio, quello che i briganti erano sicuri che fosse proprio lui sulla montagna.
Valerio e Pinocchio fecero amicizia. Valerio disse a Pinocchio: - Quando torni a scuola a settembre, che classe farai? -
- Sì, sono stato ammesso alla nuova classe, e ho tanta voglia di tornare fra i banchi -
- Perché non resti qui con me, e si va a scuola insieme?- disse Valerio, che aveva preso in simpatia Pinocchio e avrebbe voluto presentarlo a tutti i suoi compagni come quell'eroico bambino che aveva fatto catturare due pericolosi banditi.
- Caro Valerio, tu e il tuo babbo mi volete molto bene, ma ho un babbo anch'io, il mio caro vecchio Geppetto, e ho tanta voglia di tornare da lui. Sono mesi, ormai, che non lo vedo, e mi viene quasi da piangere se ci penso -
Pinocchio disse che Geppetto faceva il falegname, ma guadagnava così poco che ormai era il figlio che dava da mangiare al vecchio babbo.
- E la mamma non ce l'hai? - chiese Valerio incuriosito.

martedì 26 giugno 2012

33. La cattura di Nanni e Marcone

- Preparati, Valerio - disse Nanni a Pinocchio. - Stasera alle nove rivedrai tuo padre. Siamo d'accordo su tutto, e non ti taglieremo nessun orecchio. Sei pure fortunato -
Pinocchio emise un gemito: avrebbe voluto dire ancora una volta che non era affatto il figlio del conte, e non si chiamava davvero Valerio. Tanto, non gli avrebbero creduto e lo avrebbero anche colpito con qualche brutto ceffone.
Mancavano pochi minuti alle nove, quando i due briganti e Pinocchio si misero in movimento. Era buio, non avevano portato neanche una lanterna per non farsi riconoscere: la strada la conoscevano a memoria.
Arrivati alla grande quercia, Nanni si fece avanti lasciando dietro Marcone con Pinocchio. Nanni fece un fischio, e rispose il fischio del conte Giannelli, che portava con sé una lanterna.
- I soldi - disse Nanni bruscamente.
- Eccoli! - rispose il conte Tarcisio. - Contali pure. Sono cento zecchini -
- Fammi vedere se è vero: accosta la lanterna -
Gli zecchini brillavano: erano oro fino. Nanni li soppesò e disse: - Mi fido -
- Prima dammi mio figlio. Il sacchetto lo metto qui a mezza strada. Quando mio figlio starà a dieci passi da me, tu potrai prendere il denaro e andartene -
- Bene! - disse il brigante Nanni. Si allontanò dal conte e dal sacchetto, e fece un nuovo fischio a Marcone perché mandasse il bambino avanti.
Pinocchio capiva che era molto meglio allontanarsi dai briganti e accostarsi al conte. Il conte Tarcisio recitò la commedia fino in fondo, e gridò: - Figlio mio! Valerio mio! Ti hanno fatto del male? -
I due briganti, felici e contenti che tutto fosse andato così bene, si stavano allontanando col sacchetto del denaro, ma non avevano fatto più di cinquanta passi che sentirono gridare: - Altolà! - Cinque carabinieri li aspettavano, accesero delle fiaccole e tirarono fuori due paia di robuste manette, che posero fine ai due anni di latitanza dei briganti Nanni e Marcone.

lunedì 25 giugno 2012

32. Un grande equivoco

Pinocchio passò una notte ancora più terribile della prima sulla montagna dei briganti. Gli avevano dato da mangiare solo un pezzo di pane duro con un po' di formaggio e da bere un bicchiere d'acqua, togliendogli soltanto la benda dalla bocca, ma il bambino non osò neppure alzare la voce per paura di prendere dei violenti scapaccioni. 
Con le mani legate, era appena riuscito a dare dei morsi al pane e al formaggio, e poi si era allungato su un  pagliericcio che si trovava in un angolo di quella stanzaccia dove si rifugiavano i due briganti Nanni e Marcone. Nanni era un po' meno violento e ogni tanto, nel corso della giornata, gli rivolgeva qualche domanda, ma Pinocchio non gli rispondeva. Erano proprio convinti che lui fosse Valerio, il piccolo figlio dei conti Giannelli, e più Pinocchio diceva di no meno gli credevano.
A un certo punto i due se ne andarono lasciando Pinocchio solo con quel cagnaccio che gli faceva da guardia.  Forse erano andati a scrivere la lettera e a portarla alla villa dei Giannelli per chiedere il riscatto.
- Che stupidi! - pensava Pinocchio - Quel bambino sta a casa sua felice e contento, e loro credono di averlo preso in ostaggio - 
Così rischiavano davvero di essere presi e mandati in galera dopo tanti anni di latitanza. Si vedeva dai loro barboni che erano nascosti da chissà quanto tempo, e avevano qualcun altro che li nascondeva e procurava loro del cibo e le poche cose necessarie per vivere.
Rientrarono dopo alcune ore, e Pinocchio capì che avevano mandato un biglietto chiedendo una bella cifra per il riscatto, e dando appuntamento alle nove di quella sera alla grande quercia all'inizio del bosco con il conte Giannelli, al quale avrebbero riconsegnato subito il figlio se tutto fosse andato bene e non avessero messo i carabinieri di mezzo.
Aveva fatto da tramite un contadino loro amico, che non era sospettato da nessuno e aveva potuto agire liberamente, dicendo che era stato minacciato dai due briganti. In realtà, il conte aveva capito che si trattava di un grosso equivoco: Valerio stava a casa tranquillo, chissà chi era quel povero bambino, ma giocando con astuzia avrebbero potuto perfino mettere le mani sui briganti. La cifra era grande, cento zecchini d'oro, ma non metteva certo paura a un riccone come il conte Giannelli.

domenica 24 giugno 2012

31. Tra i briganti

Quando si svegliò, al mattino successivo, un cagnone grosso e dal pelo arruffato lo stava annusando per i piedi, e un omone barbuto, con un cappellaccio nero in testa, gli gridò: - Da dove vieni, bambino? Sei sceso giù dal cielo? Non ti abbiamo visto salire per questa montagna -
Un altro omaccio barbuto, con un gran fucile a tracolla, lo guardò bene e disse. - Deve essere il figlio dei conti Giannelli. Hanno un figlio di nove anni che somiglia proprio a questo bambino. Come ti chiami? -
- Pinocchio - rispose il nostro amico, tremando di paura.
- Ma va, non prenderci per i fondelli! O che nome è Pinocchio? Tu sei Valerio, il piccolo dei Giannelli, non fare il finto tonto! -
- Vieni con noi! - disse l'altro - Il nostro rifugio è qui dietro a queste querce -
Raccolsero la stoffa spiegazzata del deltaplano, presero Pinocchio per un braccio, e lo portarono fino  a una rozza costruzione di pietra. Pinocchio si sedette su una panca rugosa e non osava neanche fiatare.
- Che ne facciamo di questo intruso? - disse il primo omaccio, che si chiamava Marcone.
- Non essere sciocco: questo bambino può esere una fortuna, per noi. Se si è perduto, lo cercheranno. E allora diremo che se ci danno un bel po' di soldi glielo restituiremo. Per ora ci conviene aspettare e non muoverci -
Pinocchio ascoltava e aveva sempre più paura.  - Leghiamolo - disse il brigante più sveglio, che si chiamava Nanni. Si trattava proprio di due briganti nascosti da anni sulla montagna più scoscesa e fuori mano: avevano combinato tutta una serie di misfatti, ucciso una guardia e svaligiato una banca, e terrorizzavano la zona. Legarono le mani a Pinocchio con una rozza corda, e poi lo  attaccarono a un grosso anello di ferro infisso al muro in modo che potesse stare seduto, ma senza potersi muovere. Gli legarono anche una striscia di stoffa sulla bocca, in modo che non potesse né parlare né strillare. E gli legarono anche i piedi, affinché non si potesse muovere. Pinocchio si sentì perduto, e per il momento decise di non fare nulla.
- Chiediamo un riscatto. Cento zecchini d'oro - disse Nanni - Farò arrivare un biglietto alla villa dei Giannelli. Il loro figlio val bene cento zecchini d'oro! Se sono saggi , se la caveranno con poco, altrimenti gli faremo avere un orecchio del bambino a casa -
- Ben detto! - rispose Marcone strofinandosi le mani per la contentezza.