Vistosi riconosciuto da qualcuno che doveva essere delle sue parti, Pinocchio si fece più attento, e si mise a far domande al suo interlocutore.
- Io sono del tuo paese - rispose l'uomo. - I tuoi stanno tutti bene, e la trattoria è sempre piena di gente. Ma tu, piuttosto, dove sei stato tutto questo tempo? Non sai che Geppetto, la Fata Turchina, mastro Ciliegia e Lucignolo ti piangono per morto? Tutto il paese è convinto che sia così, e io, nel vederti, sono rimasto veramente sorpreso -
Pinocchio non rispose. Dentro di sé si sentiva felice nel sapere che i suoi stavano tutti bene, e che il brutto sogno che aveva fatto era stato menzognero.
- Ho avuto una serie di avventure che mi hanno tenuto lontano dal mio paese - disse alla fine. - Però ormai sono vicino a casa mia, e tra breve potrò riabbracciare tutti i miei cari -
Erano passati ben cinque anni, invece di otto ora ne aveva tredici, di esperienze ne aveva fatte tante, sia di quelle buone che di quelle terribili. Il suo pensiero e il suo atteggiamento erano andati maturando, ma in lui rimaneva sempre vivo il senso dell'avventura, che sembrava prevalere su tutti gli altri.
In paese giravano strane storie sul suo conto. Si diceva che Pinocchio, in una delle sue avventure, era finito in fondo al mare in seguito a una furiosa tempesta. Altri dicevano che era stato imprigionato in conseguenza di una monelleria un po' troppo audace, che aveva deciso di fare uno sciopero della fame per protesta contro la polizia ingiusta, e che era morto in carcere per inedia.
lunedì 3 dicembre 2012
domenica 2 dicembre 2012
192. Aria di casa mia
In preda alla malinconia, che era così strana per uno come lui sempre pieno di energie e di risorse, prese la sua tromba e cominciò a suonare una dolce canzone napoletana: "A vucchella".
D'improvviso, Pinocchio si vide circondato da un gregge di pecore, mentre il pastore si era fermato davanti a lui e ascoltava con ammirazione quelle note così calde e serene.
- Bravo! - disse alla fine. - Domani è festa, al nostro paese: perché non vieni da noi a dare un piccolo concerto? -
L'idea piacque a Pinocchio, che seguì il pastore con tutto il suo gregge, e poté riposare nella modesta casetta di costui, alle porte di un bel paesetto di collina. Al burattino quel paese sembrava piuttosto familiare: era un tipico paesaggio toscano, con agili cipressi e casette sparse fra i prati. Si stava evidentemente avvicinando a casa sua, che non doveva essere lontana.
Il giorno dopo si ritrovò al centro di un vivace mercatino, con bancarelle di giocattoli, di oggetti per la casa, e anche un piccolo parco giochi con carosello e tiro a segno.
Gli indicarono un ampio podio di legno dove poteva esibirsi con la sua tromba. Pinocchio ci mise tutto il cuore, e il piccolo concerto si trasformò in un applaudito successo.
- Io ti ho già visto e sentito due o tre anni fa in un paese non lontano da qui - disse uno spettatore aniziano con una grande berretta in testa. - Eravate in quattro: tromba, violino, armonica e ocarina. Eri proprio tu? -
- Sì, e loro erano i miei carissimi amici Ulderico, Lamberto e Remigio -
Si accostò anche un altro spettaore dall'aria vagamente familiare.
- Ma tu sei Pinocchio! Sì, sei proprio tu! -
D'improvviso, Pinocchio si vide circondato da un gregge di pecore, mentre il pastore si era fermato davanti a lui e ascoltava con ammirazione quelle note così calde e serene.
- Bravo! - disse alla fine. - Domani è festa, al nostro paese: perché non vieni da noi a dare un piccolo concerto? -
L'idea piacque a Pinocchio, che seguì il pastore con tutto il suo gregge, e poté riposare nella modesta casetta di costui, alle porte di un bel paesetto di collina. Al burattino quel paese sembrava piuttosto familiare: era un tipico paesaggio toscano, con agili cipressi e casette sparse fra i prati. Si stava evidentemente avvicinando a casa sua, che non doveva essere lontana.
Il giorno dopo si ritrovò al centro di un vivace mercatino, con bancarelle di giocattoli, di oggetti per la casa, e anche un piccolo parco giochi con carosello e tiro a segno.
Gli indicarono un ampio podio di legno dove poteva esibirsi con la sua tromba. Pinocchio ci mise tutto il cuore, e il piccolo concerto si trasformò in un applaudito successo.
- Io ti ho già visto e sentito due o tre anni fa in un paese non lontano da qui - disse uno spettatore aniziano con una grande berretta in testa. - Eravate in quattro: tromba, violino, armonica e ocarina. Eri proprio tu? -
- Sì, e loro erano i miei carissimi amici Ulderico, Lamberto e Remigio -
Si accostò anche un altro spettaore dall'aria vagamente familiare.
- Ma tu sei Pinocchio! Sì, sei proprio tu! -
sabato 1 dicembre 2012
191. Ancora il Grillo Parlante!
Pinocchio riconobbe subito quella voce: non poteva essere che lui, il Grillo Parlante. Ma non lo aveva ucciso lanciandogli contro un martello?
Pinocchio provò nuovamente una grande rabbia, a sentirsi rimproverare in quella maniera. Si alzò a sedere, guardò bene quella luce verde, e distinse nettamente il Grillo che parlava e agitava minaccioso le sue antenne. Allora Pinocchio prese una delle sue scarpe che usava per andare in bicicletta, e la lanciò con rabbia verso il Grillo Parlante. Fece subito centro, perché sentì soltanto un breve lamento, e la luce verde scomparve così come gli era apparsa.
Era ormai l'alba, e Pinocchio si alzò, perché non riusciva più a stare a letto tranquillo. Si prese la testa fra le mani, e stando seduto sulla sponda del lettino rimase a lungo a pensare. Quel maledetto Grillo Parlante! Lo aveva fatto ricadere nella sua cattiveria e nella sua disperazione.
Eppure Pinocchio, anche se era lontano da casa da troppo tempo, aveva fatto quasi sempre del bene, aiutando tantissime persone come gli orfanelli di don Emilio, come i bambini delle scuole del villaggio in fondo alla valle, accompagnando ogni giorno la maestra Lisabetta. E quanto bene aveva fatto a Remigio, a Lamberto e a Ulderico? Avevano ritrovato tutti e tre una famiglia grazie al suo sostegno. Perché allora il Grillo Parlante era così duro con lui?
Pinocchio non capiva che il Grillo Parlante era soltanto la voce della sua coscienza, e questa voce gli diceva che era arrivata l'ora di tornare a casa, dove lo aspettavano i suoi cari.
Pinocchio provò nuovamente una grande rabbia, a sentirsi rimproverare in quella maniera. Si alzò a sedere, guardò bene quella luce verde, e distinse nettamente il Grillo che parlava e agitava minaccioso le sue antenne. Allora Pinocchio prese una delle sue scarpe che usava per andare in bicicletta, e la lanciò con rabbia verso il Grillo Parlante. Fece subito centro, perché sentì soltanto un breve lamento, e la luce verde scomparve così come gli era apparsa.
Era ormai l'alba, e Pinocchio si alzò, perché non riusciva più a stare a letto tranquillo. Si prese la testa fra le mani, e stando seduto sulla sponda del lettino rimase a lungo a pensare. Quel maledetto Grillo Parlante! Lo aveva fatto ricadere nella sua cattiveria e nella sua disperazione.
Eppure Pinocchio, anche se era lontano da casa da troppo tempo, aveva fatto quasi sempre del bene, aiutando tantissime persone come gli orfanelli di don Emilio, come i bambini delle scuole del villaggio in fondo alla valle, accompagnando ogni giorno la maestra Lisabetta. E quanto bene aveva fatto a Remigio, a Lamberto e a Ulderico? Avevano ritrovato tutti e tre una famiglia grazie al suo sostegno. Perché allora il Grillo Parlante era così duro con lui?
Pinocchio non capiva che il Grillo Parlante era soltanto la voce della sua coscienza, e questa voce gli diceva che era arrivata l'ora di tornare a casa, dove lo aspettavano i suoi cari.
venerdì 30 novembre 2012
190. Un brutto sogno
Da quando c'era stato l'incendio nella canonica, e Pinocchio aveva rischiato seriamente di bruciare, i sogni del burattino erano diventati agitati i inquieti.
Una notte Pinocchio fece un sogno orribile. Era tornato al suo paese, e suo padre Geppetto stava molto male, sempre in pensiero perché Pinocchio da molti mesi non si era fatto più vivo.
La cosa peggiore era che la Fata Turchina era morta, e non poteva più curare il povero vecchio. Pinocchio rivide quella vecchia tomba e quella brutta lapide che diceva: - Qui giace la Fata dai capelli turchini, morta per il dispiacere di essere stata abbandonata dall'ingrato burattino Pinocchio -
No, quella lapide non aveva detto la verità, e forse non la diceva neppure ora. Ma il sogno proseguiva inesorabile. Anche Lucignolo, rimasto solo, era andato via, chissà dove, chissà quanto lontano. Erano rimasti soltanto la piccola Lucia e mastro Ciliegia, ma avevano dovuto chiudere la "Trattoria di Pinocchio" perché da soli non ce la facevano a tirare avanti un lavoro così pesante. Pinocchio si girava e rigirava nel suo letto, lamentandosi e piangendo.
Quando si svegliò, era ancora buio. Solo, in un angolo della stanza, c'era una strana luce verde, che sembrava provenire da un altro mondo, e sentì una vocina che diceva: - Pinocchio, Pinocchio, quando la smetterai di fare del male a tuo padre e ai tuoi amici? Pentiti, Pinocchio, torna a casa, va a dare conforto a chi ti vuole tanto bene. Come fai ad essere così crudele? -
Una notte Pinocchio fece un sogno orribile. Era tornato al suo paese, e suo padre Geppetto stava molto male, sempre in pensiero perché Pinocchio da molti mesi non si era fatto più vivo.
La cosa peggiore era che la Fata Turchina era morta, e non poteva più curare il povero vecchio. Pinocchio rivide quella vecchia tomba e quella brutta lapide che diceva: - Qui giace la Fata dai capelli turchini, morta per il dispiacere di essere stata abbandonata dall'ingrato burattino Pinocchio -
No, quella lapide non aveva detto la verità, e forse non la diceva neppure ora. Ma il sogno proseguiva inesorabile. Anche Lucignolo, rimasto solo, era andato via, chissà dove, chissà quanto lontano. Erano rimasti soltanto la piccola Lucia e mastro Ciliegia, ma avevano dovuto chiudere la "Trattoria di Pinocchio" perché da soli non ce la facevano a tirare avanti un lavoro così pesante. Pinocchio si girava e rigirava nel suo letto, lamentandosi e piangendo.
Quando si svegliò, era ancora buio. Solo, in un angolo della stanza, c'era una strana luce verde, che sembrava provenire da un altro mondo, e sentì una vocina che diceva: - Pinocchio, Pinocchio, quando la smetterai di fare del male a tuo padre e ai tuoi amici? Pentiti, Pinocchio, torna a casa, va a dare conforto a chi ti vuole tanto bene. Come fai ad essere così crudele? -
giovedì 29 novembre 2012
189. Il derby delle bandiere rubate
- Evviva! Evviva! - strillarono tutti.
- Andremo in quattro, per non fare troppa confusione. Useremo la mia bicicletta nuova e quella che ho regalato alla maestra Lisabetta. Andremo due per bici, dato che ci sono i sellini posteriori. Così potremo andare e tornare in poco tempo, e non avranno la possibilità di riprenderci -
Così fecero: Pinocchio scelse Angelo, Luigino e Carlo, i tre più svegli. Luigino sapeva guidare benissimo la bici e andò assieme a Carlo. Erano le dieci di sera, ma ci si vedeva bene, perché la luna era quasi piena e il cielo sereno.
Il campo di gioco non aveva alcuna recinzione, e fu un gioco da bambini arrampicarsi sull'asta di legno e prendere le due bandiere, che vennero via con uno strappo secco senza subire danni. Un'ora dopo erano già a Pieve Antica, e nascosero le due bandiere in un armadio, nella stanza di Pinocchio.
Quando don Emilio seppe la notizia, divenne scuro in volto e rimproverò Pinocchio: - Dovevi limitarti a riprendere la nostra bandiera. Ora vedrai quanti fastidi avremo dai ragazzi di Peverina. Perché rubare anche la loro bandiera? -
- E loro, perché hanno rubato la nostra? -
Arrivò, infatti, tutta la squadra di Peverina, e urlavano perché volevano indietro il loro vessillo rosanero.
Pinocchio ebbe una bella trovata: - Giacché siete qui, perché non disputiamo una bella partita di calcio fra noi? Al termine, ognuno riavrà la sua bandiera, sotto giuramento di non rubare più quella degli altri -
Un forte urlo di gioia accompagnò la proposta. E così, ogni anno, si disputò il grande incontro strapaesano tra gli arancioverdi di Pieve Antica e i rosaneri di Peverina.
- Andremo in quattro, per non fare troppa confusione. Useremo la mia bicicletta nuova e quella che ho regalato alla maestra Lisabetta. Andremo due per bici, dato che ci sono i sellini posteriori. Così potremo andare e tornare in poco tempo, e non avranno la possibilità di riprenderci -
Così fecero: Pinocchio scelse Angelo, Luigino e Carlo, i tre più svegli. Luigino sapeva guidare benissimo la bici e andò assieme a Carlo. Erano le dieci di sera, ma ci si vedeva bene, perché la luna era quasi piena e il cielo sereno.
Il campo di gioco non aveva alcuna recinzione, e fu un gioco da bambini arrampicarsi sull'asta di legno e prendere le due bandiere, che vennero via con uno strappo secco senza subire danni. Un'ora dopo erano già a Pieve Antica, e nascosero le due bandiere in un armadio, nella stanza di Pinocchio.
Quando don Emilio seppe la notizia, divenne scuro in volto e rimproverò Pinocchio: - Dovevi limitarti a riprendere la nostra bandiera. Ora vedrai quanti fastidi avremo dai ragazzi di Peverina. Perché rubare anche la loro bandiera? -
- E loro, perché hanno rubato la nostra? -
Arrivò, infatti, tutta la squadra di Peverina, e urlavano perché volevano indietro il loro vessillo rosanero.
Pinocchio ebbe una bella trovata: - Giacché siete qui, perché non disputiamo una bella partita di calcio fra noi? Al termine, ognuno riavrà la sua bandiera, sotto giuramento di non rubare più quella degli altri -
Un forte urlo di gioia accompagnò la proposta. E così, ogni anno, si disputò il grande incontro strapaesano tra gli arancioverdi di Pieve Antica e i rosaneri di Peverina.
mercoledì 28 novembre 2012
188. La bandiera sparita
Sul campo di pallone che Pinocchio aveva realizzato per i ragazzi di Pieve Antica, sventolava una bella bandiera arancioverde, i colori scelti per la squadra: arancio, il colore della gioia, verde, il colore della speranza.
La bandiera, legata ad un'asta metallica che sporgeva da un balcone prospiciente il campo, un brutto giorno sparì, e tutti i ragazzi ne erano dispiaciuti perché si sentivano molto legati ad essa.
Tutti si chiedevano chi potesse essere stato il ladro, e finalmente una bambina, sostenitrice della squadra, disse: - Ieri sera ho visto dei ragazzi di Peverina, il paese vicino, che si aggiravano con aria furtiva sul campetto, e guardavano quella bandiera. Potevano essere stati loro -
Il giorno dopo arrivò un'altra notizia: sul campo di calcio di Peverina, oltre alla bandiera rosa e nera dello loro squadra, era stata vista anche una bandiera arancioverde: sicuramente quella che era scomparsa a Pieve Antica, il paese di don Emilio.
Pinocchio disse ai ragazzi: - Faccio un giro in bicicletta fino a Peverina, per vedere se è vero -
Dopo un'ora, il burattino fu di ritorno, ed esclamò: - E' proprio vero, amici: la nostra bandiera arancioverde sventola accanto a quella rosanera sul campo di calcio di Peverina -
- Andiamo a riprenderla! - urlarono tutti insieme i ragazzi di Pieve Antica. - Ladri, quella è la nostra bandiera! -
Pinocchio invitò i giovani giocatori alla calma. - Andremo di notte, quando nessuno se l'aspetta, e riprenderemo il nostro vessillo. Anzi, giacché ci siamo, porteremo via anche quello rosanero -
La bandiera, legata ad un'asta metallica che sporgeva da un balcone prospiciente il campo, un brutto giorno sparì, e tutti i ragazzi ne erano dispiaciuti perché si sentivano molto legati ad essa.
Tutti si chiedevano chi potesse essere stato il ladro, e finalmente una bambina, sostenitrice della squadra, disse: - Ieri sera ho visto dei ragazzi di Peverina, il paese vicino, che si aggiravano con aria furtiva sul campetto, e guardavano quella bandiera. Potevano essere stati loro -
Il giorno dopo arrivò un'altra notizia: sul campo di calcio di Peverina, oltre alla bandiera rosa e nera dello loro squadra, era stata vista anche una bandiera arancioverde: sicuramente quella che era scomparsa a Pieve Antica, il paese di don Emilio.
Pinocchio disse ai ragazzi: - Faccio un giro in bicicletta fino a Peverina, per vedere se è vero -
Dopo un'ora, il burattino fu di ritorno, ed esclamò: - E' proprio vero, amici: la nostra bandiera arancioverde sventola accanto a quella rosanera sul campo di calcio di Peverina -
- Andiamo a riprenderla! - urlarono tutti insieme i ragazzi di Pieve Antica. - Ladri, quella è la nostra bandiera! -
Pinocchio invitò i giovani giocatori alla calma. - Andremo di notte, quando nessuno se l'aspetta, e riprenderemo il nostro vessillo. Anzi, giacché ci siamo, porteremo via anche quello rosanero -
martedì 27 novembre 2012
187. Un sacchetto d'oro
Pinocchio fece trascorrere prudentemente ancora del tempo, poi uscì piano piano dai cespugli e si portò dove era comparsa la grotta. Riconobbe la pietra rotonda, la batté sulla roccia, e pronunciò le parole: - Apriti, grotta! - e il miracolo si ripeté. Lentamente apparve l'ingresso di una caverna tra gli alberi e gli spuntoni di roccia.
Pinocchio aveva una gran paura ad entrare: e se la grotta si fosse chiusa alle sue spalle e non si fosse riaperta mai più? Dio, che fine spaventosa!
Ma il burattino si fece coraggio, ed entrò. La grotta si rinchiuse, ma le pareti erano illuminate da una strana luce, che sembrava nascere dalle rocce. Sul terreno, tra erba e sassi, vide uno spettacolo incredibile: sacchi pieni d'oro, di pietre preziose, di oggetti di grande valore.
- Tutta roba rubata, accumulata da anni - pensò tra sé Pinocchio. - E io che debbo fare? -
Il burattino vide ai suoi piedi una bella sacchetta, non troppo grande, piena di zecchini d'oro.
- Ora lo so, che cosa fare: prenderò questo sacchetto e lo porterò a don Emilio, così potrà nutrire e allevare i suoi orfanelli senza fatica. I ladri hanno rubato ai ricchi, ed è giusto che una piccola parte di queste ricchezze finisca ai poveri -
Ma ora il problema era di uscire. Ce l'avrebbe fatta? Il buon Dio lo avrebbe aiutato? Pinocchio capiva che non stava facendo del male: anzi, del bene .
Provò a dire: - Apriti, grotta!- e la voce gli tremava. La parete tremò un poco, esitò, ma poi si aprì, lasciando uscire Pinocchio col suo prezioso sacchetto, e poi miracolosamente si richiuse.
Pinocchio assicurò il sacchetto al sedile posteriore della bicicletta, e tornò di corsa al paese pregando Dio di non fare brutti incontri.
Pinocchio aveva una gran paura ad entrare: e se la grotta si fosse chiusa alle sue spalle e non si fosse riaperta mai più? Dio, che fine spaventosa!
Ma il burattino si fece coraggio, ed entrò. La grotta si rinchiuse, ma le pareti erano illuminate da una strana luce, che sembrava nascere dalle rocce. Sul terreno, tra erba e sassi, vide uno spettacolo incredibile: sacchi pieni d'oro, di pietre preziose, di oggetti di grande valore.
- Tutta roba rubata, accumulata da anni - pensò tra sé Pinocchio. - E io che debbo fare? -
Il burattino vide ai suoi piedi una bella sacchetta, non troppo grande, piena di zecchini d'oro.
- Ora lo so, che cosa fare: prenderò questo sacchetto e lo porterò a don Emilio, così potrà nutrire e allevare i suoi orfanelli senza fatica. I ladri hanno rubato ai ricchi, ed è giusto che una piccola parte di queste ricchezze finisca ai poveri -
Ma ora il problema era di uscire. Ce l'avrebbe fatta? Il buon Dio lo avrebbe aiutato? Pinocchio capiva che non stava facendo del male: anzi, del bene .
Provò a dire: - Apriti, grotta!- e la voce gli tremava. La parete tremò un poco, esitò, ma poi si aprì, lasciando uscire Pinocchio col suo prezioso sacchetto, e poi miracolosamente si richiuse.
Pinocchio assicurò il sacchetto al sedile posteriore della bicicletta, e tornò di corsa al paese pregando Dio di non fare brutti incontri.
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