venerdì 9 novembre 2012

169. Pinocchio forma due squadre

Occorrevano: un portiere, due terzini, tre mediani, due centrocampisti e tre punte, cioè tre attaccanti: due ali e un centravanti.
Formò subito due squadre. C'erano ragazzi a sufficienza, quindici per parte: undici titolari e quattro riserve.
Prima, però, bisognava fare tanta atletica: giri di campo, salti alla corda, movimenti per le gambe e per le braccia, una lunga preparazione.
I primi contatti con la palla furono molto divertenti: subito si vide che alcuni erano portati e altri no, ma dovevano giocare tutti e divertirsi tutti.
 Pinmocchio spiegò che ogni squadra realizzava un punto ogni volta che riusciva a gettare il pallone nella rete avversaria superando il portiere anche con tiri da lontano. Una partita durava novanta minuti: due tempi da quarantacinque più un quarto d'ora d'intervallo. Si dovevano evitare i falli, cioè dei colpi ai danni dell'avversario. C'era un arbitro che puniva tutte le scorrettezze.
Era un  gran bel gioco. Don Emilio assisteva ai bordi del campo, e si appassionava alle azioni che i ragazzi erano capaci di combinare.
Ce ne volle di tempo, e soprattutto di pazienza, da parte di Pinocchio, ma alla fine i ragazzi appresero bene quello che è definito il gioco più bello del mondo, e Pinocchio trasmise il suo entusiasmo a don Emilio e al padre di uno di quei ragazzi, il generoso Pierotto, che diventò il loro allenatore. Pinocchio faceva l'arbitro, e spiegava che bisognava essere sempre corretti anche nei momenti di maggiore tensione e pericolo: una vera scuola di vita.
Piano piano quel gioco si sarebbe sparsoi per tutta l'Italia, anzi,m per tuttto il mondo, e sarebbe divcentato una vera e grande industria.

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