lunedì 19 novembre 2012

179. Il rimorso di Pinocchio

Mamma mia, Pinocchio non ricordava di aver avuto una paura simile in tutta la sua vita! Ed ora che l'aveva scampata bella, una nuova paura gli sopraggiunse nell'anima: lo sapete bene che un burattino come Pinocchio aveva la sua bella anima, che funzionava a dovere proprio come quella di ogni bambino. 
L'anima di Pinocchio pensava: - Ora, se il contadino mi ha riconosciuto, con quale coraggio posso ripresentarmi di fronte alla maestra Lisabetta, di fronte ai suoi alunni? -
La maestra aveva  elogiato Pinocchio per la sua bontà d'animo, grazie alla quale quei bambini potevano essere educati ed istruiti, e lui invece era un volgarissimo ladro d'uva! Avrebbe dovuto resistere alla tentazione, ma non ce l'aveva fatta.
Per sua fortuna, il contadino non aveva fatto in tempo a riconoscere quel ladruncolo che aveva rubato la sua uva e se l'era svignata in fretta e furia, scomparendo subito dopo all'orizzonte. Il contadino non aveva fatto in tempo neppure a vedere la bicicletta, tanto era stata rapida la fuga di Pinocchio.
Per questa volta era andata bene. Quando il cuore di Pinocchio piano piano si calmò e tornò ai suoi battuti normali, il burattino ebbe il coraggio di presentarsi all'uscita dalla scuola e aspettare la buona maestra Lisabetta, farla salire sul seggiolino posteriore che aveva costruito apposta per lei, e piano piano riportarla su a Pieve Antica. 
Così Pinocchio decise due cose: di fermarsi al paese fino alla fine dell'anno scolastico, e di non rubare mai più un grappolo d'uva in vita sua.

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