martedì 14 agosto 2012

82. Polifemo si diverte

Polifemo parlava come un amico, ed effettivamente il gigante cieco si era proprio affezionato a Pinocchio: amava le sue battute e il suo arguto parlare toscano.
Polifemo si era divertito molto alla storia del pezzo di legno diventato burattino, e del burattino che era diventato bambino. Si faceva raccontare da Pinocchio tutti i particolari: Geppetto, la Fatina dai capelli turchini, Lucignolo, il paese dei Balocchi, e rideva a crepapelle quando i due ragazzini venivano trasformati in somarelli.
Però, quando arrivava la sera e andavano a dormire nella grande spelonca, dove si ammassavano tutte le pecore e i montoni, Polifemo chiudeva l'ingresso della grotta con una pietra enorme, e Pinocchio si sentiva prigioniero. La grotta rimaneva quasi nel buio, illuminata soltanto debolmente dalla brace di un fuoco che il gigante teneva sempre acceso.
Pinocchio stava già studiando il modo di fuggire, proprio come Ulisse, ma sarebe stato molto difficile.
Di giorno, Polifemo non lasciava mai un attimo solo il burattino: era diventato davvero il suo occhio, controllava le pecore da vicino come un cane fedele.
- Perché non ti procuri un cane che ti aiuti a tenere unito il gregge? - chiese Pinocchio.
- Non mi fido dei cani. Nessuno si affeziona a me. Ho provato tante volte, ma credo che il mio grande occhio accecato gli metta soggezione e paura. I cani, quando mi vedono arrivare, scappano via terrorizzati e vanno ad avvisare i loro padroni mettendoli in guardia contro di me. Anzi, ho capito anche che li aiutano a rubare qualche pecora del mio gregge. Tu invece, Pinocchio...gli dei ti hanno mandato ad aiutarmi. Io ti voglio bene: non tradirmi! -

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