Pinocchio si trovava benissimo nella città sottomarina. E poi si era molto affezionato alla bella sirenetta Alissa, che con lui rideva sempre e si divertiva.
Ma il burattino era irrequieto: non poteva stare troppo tempo fermo in un posto. Gli mancava sempre qualcosa. Ora, per esempio, gli mancava una buona colazione calda, con un buon caffellatte, con del buon pane croccante.
Sì, certo, i pasticcini alle ostriche erano veramente morbidi e delicati: ma vuoi mettere quel buon pane fresco e odoroso di forno che sapevano fare Geppetto e la Fata Turchina nella trattoria di Pinocchio? Ah, quella trattoria! Ma ora che era ridiventato un burattino, no, non poteva tornarci.
E poi? Come venir fuori dalla città sottomarina? Pinocchio era ben capace di emergere dalle acque del mare: essendo fatto di legno, per lui era un gioco semplice semplice. Ma una volta in alto mare, come si sarebbe orientato? Si sarebbe sicuramente perduto. Chissà dov'era il suo buon Tonno Salvatore...
Di giorno, Pinocchio si divertiva e giocava con Alissa, ragionava con il re Monaldo e con la regina Saturnia, che gli voleva un gran bene. Ma la notte...di notte Pinocchio si agitava nel suo bel letto di madreperla e passava ore e ore senza chiudere un occhio.
Una notte, finalmente, Pinocchio ebbe un bel sogno. Sentì una voce che lo chiamava: - Pinocchio, Pinocchio, svegliati! -
- Che sei? - rispose Pinocchio nel sonno -
- Ma come, non mi riconosci? Sono il tuo amico Tonno. Ho saputo che ti sei stancato di stare nella città sottomarina. Se vuoi, io ti posso salvare! -
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