Pinocchio non era mai stato a Roma, e quando avevano deciso di andare con Remigio a Picinisco erano passati lontano dalla capitale, preferendo i paesi di collina o di campagna alla grande città.
Pinocchio e i suoi amici avevano un timore reverenziale per la città troppo vasta e troppo rumorosa. Però sapevano anche che era molto bella, ed essi, che erano andati ad Atene con una grande nave, e poi avevano percorso tutta la Dalmazia fino ad arrivare a Trieste, che era anch'essa una città importante, questa volta decisero di prendere il coraggio a due mani e di affrontare i pericoli di una metropoli.
E poi, ora non erano più bambini, erano degli adolescenti abbastanza consapevoli e maturi, avevano affrontato difficoltà e disagi riuscendo sempre a vincere.
Il nuovo carro andava a meraviglia, e Bortolo II si stava dimostrando un cavallo straordinario, resistente e instancabile.
Anche i nuovi strumenti musicali, scelti con cura, davano una buona risposta. La tromba di Pinocchio faceva meraviglie, ma anche il violino di Ulderico e l'armonica a bocca di Lamberto affascinavano la gente, ogni volta che davano un piccolo spettacolo. Nei paesi dove passavano si era sparsa la voce della loro bravura, e molti si ricordavano benissimo di questi ragazzi prodigio che erano già passati due anni prima, sempre graditi.
Stavolta, giunti nei dintorni di Roma, invece di girare a largo andarono dritti, da Palestrina fino alle borgate della periferia, passando per la via Casilina, finché non giunsero a Porta Maggiore, facendo l'ingresso nella città che era diventata la capitale d'Italia ormai da quasi trent'anni.
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