lunedì 15 ottobre 2012

144. Il nuovo barone raccoglie l'eredità

La carrozzella si fermò davanti al palazzo baronale dei Fioretti. Pinocchio e i tre ragazzi scesero, ringraziarono il cocchiere, e andarono a fermarsi davanti al grande portone.
Era chiuso. Dopo la morte del barone Carlo, che non aveva eredi diretti a parte Remigio, al palazzo erano stati posti i sigilli. Su un piccolo cartello era scritto questo avviso: " Rivolgersi al notaio Romeo Cristaldi, in via Paolina 14".
- Coraggio! - disse Pinocchio a Remigio, che era rimasto di stucco. -Andiamo a cercare il signor notaio -
Per fortuna, via Paolina si trovava non più lontana di cento metri, e il notaio Romeo sembrava che stesse aspettando.
 - Gentile signor barone Remigio Ferretti Monteil - disse con aria ossequiosa al ragazzo, dopo che li ebbe fatti sedere attorno ad una enorme scrivania - ora le leggerò il testamento che la dichiara erede universale di tutte le fortune dei Ferretti -
E lesse un lungo documento che, per non annaiarvi troppo, riassumeremo in poche righe: Remigio, unico figlio dell'unica sorella del barone Carlo - il fratello Antonio era infatti deceduto senza lasciare figli - era chiaramente l'erede totale dei beni della famiglia: il palazzo, un grande bosco di castagni, un vasto territorio agricolo nel comune di Picinisco, e denaro depositato nel Banco di Santo Spirito, nello stesso paese, per un totale di due milioni di lire, moneta del Regno d'Italia. Il testamento portava la data del 5 giugno 1897, cioè lo stesso anno in cui avvenivano gli ultimi fatti riguardanti Remigio, Pinocchio, Ulderico e Lamberto.
Anzi, in una postilla del testamento, il barone Carlo, che aveva conosciuto i ragazzi e li aveva molto apprezzati, aveva lasciato scritto che ciascuno di essi avrebbe avuto diritto di ospitalità amichevole nel palazzo stesso, fino a quando Remigio Ferretti Monteil ne fosse stato il proprietario legittimo.

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