sabato 27 ottobre 2012

156. La meraviglia del Colosseo

Alla luce del sole, Roma era ancora più bella. Il buon Giuseppe, stavolta, prese una delle lussuose carrozze del principe Ascanio, indossò la sua meravigliosa livrea, e portò a spasso per la capitale Pinocchio, Ulderico e Lamberto, rivestiti dei loro abiti migliori.
La prima meta era il Colosseo. Passarono per i verdi prati di Colle Oppio, e lo videro spuntare laggiù, il grande gigante rotondo, un vero colosso, con i suoi grandi archi e i suoi finestroni tutti aperti.
- Sapete come si dice a Roma - spiegò ridendo il buon Giuseppe di uno che, quando rientra o esce da casa, lascia porte e finestre tutte aperte? "Ma che, abiti al Colosseo?" -
I tre viaggiatori fecero anch'essi una risatina di cuore. Sì, veramente aperto a tutti, quel grande monumento che loro avevano visto soltanto in fotografia. Si fermarono per almeno un'ora a visitarlo e insieme a loro c'erano anche molti turisti forestieri.
- Mio padre Geppetto,  che fa il falegname - disse Pinocchio - qui sarebbe morto di fame, poiché non si usavano né porte né sportelli alle finestre -
Altra risata di cuore. Poi proseguirono lungo le strade di Roma antica fino alla Villa Borghese, magnifica con le sue piante esotiche, il suo laghetto e l'isoletta con l'orologio. Ammirarono i bianchissimi cigni con il lungo collo, e fecero anche un piccolo giro in barca. Giuseppe fermava la sua carrozza ogni volta che Pinocchio e compagni glielo chiedevano: era veramente un cocchiere molto gentile.
- Ed ora vi aspetta un giro lungo, ma ne vale la pena - spiegò Giuseppe.

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