Alla luce del sole, Roma era ancora più bella. Il buon Giuseppe, stavolta, prese una delle lussuose carrozze del principe Ascanio, indossò la sua meravigliosa livrea, e portò a spasso per la capitale Pinocchio, Ulderico e Lamberto, rivestiti dei loro abiti migliori.
La prima meta era il Colosseo. Passarono per i verdi prati di Colle Oppio, e lo videro spuntare laggiù, il grande gigante rotondo, un vero colosso, con i suoi grandi archi e i suoi finestroni tutti aperti.
- Sapete come si dice a Roma - spiegò ridendo il buon Giuseppe - di uno che, quando rientra o esce da casa, lascia porte e finestre tutte aperte? "Ma che, abiti al Colosseo?" -
I tre viaggiatori fecero anch'essi una risatina di cuore. Sì, veramente aperto a tutti, quel grande monumento che loro avevano visto soltanto in fotografia. Si fermarono per almeno un'ora a visitarlo e insieme a loro c'erano anche molti turisti forestieri.
- Mio padre Geppetto, che fa il falegname - disse Pinocchio - qui sarebbe morto di fame, poiché non si usavano né porte né sportelli alle finestre -
Altra risata di cuore. Poi proseguirono lungo le strade di Roma antica fino alla Villa Borghese, magnifica con le sue piante esotiche, il suo laghetto e l'isoletta con l'orologio. Ammirarono i bianchissimi cigni con il lungo collo, e fecero anche un piccolo giro in barca. Giuseppe fermava la sua carrozza ogni volta che Pinocchio e compagni glielo chiedevano: era veramente un cocchiere molto gentile.
- Ed ora vi aspetta un giro lungo, ma ne vale la pena - spiegò Giuseppe.
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