giovedì 7 giugno 2012

14. La banca dell'Orso

La vendita degli ananassi e delle banane non andò per niente male: Pinocchio e Lucignolo si ripagarono dei dieci scudi e ne guadagnarono altrettanti. Gli ananassi erano grandi e maturi, e furono tutti venduti; rimase qualche banana, ma Pinocchio ne prese un po' per il babbo Geppetto e Lucignolo un altro po' per la comare Chiocciola che gli preparava tutti i giorni i pasti. Facevano una vita da gran signori: grazie, grazie, Fatina dai capelli turchini.
Anche il giorno successivo compare Orso Bruno e compare Struzzo portarono la stessa quantità di ananassi e di banane, e se la fecero pagare i soliti dieci scudi. La vendita andava benino, e c'erano sempre parecchi scudi di guadagno. 
Il terzo giorno l'Orso disse: - Se volete, potete assicurarvi la fornitura per tutta l'estate. Pagherete soltanto trecento scudi o cinque zecchini d'oro, come preferite -
Lucignolo quella cifra l'aveva già mesa da parte, la comare Chiocciola conosceva un grosso banchiere che trasformava la moneta spicciola in zecchini d'oro. A Lucignolo l'affare degli ananassi e delle banane parve conveniente. Fornitura per tutta l'estate voleva dire un forte guadagno assicurato, almeno del doppio.
- Lasciate che ne parli un po' col mio amico Pinocchio - rispose.
- Bene. Se siete d'accordo, domani venite al mio banco, dieci metri più in là, e concluderemo l'affare -
Lucignolo fece presto a convincere Pinocchio. Così il giorno dopo portò con sè i cinque zecchini d'oro, tutto il loro guadagno dopo un mese di fatiche.  Quando ebbero finito di vendere la solita quantità di ananassi e banane, seguirono l'Orso Bruno e lo Struzzo con gli Occhiali che li stavano aspettando, e arrivarono davanti a una grande porta che recava sopra la scritta: "Banca dell'Orso".

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