sabato 23 giugno 2012

30. Un'amara delusione

Ma Pinocchio non tornò. Non subito, almeno: aveva da vivere ancora alcuni anni di avventura. La povera Rosetta lo aveva capito, e pianse amaramente, perché si era molto affezionata a quel Pinocchio che gli era sembrato un bambino davvero bravo. E anche il pastore Adelmo aveva creduto che Pinocchio sarebbe rimasto parecchio tempo con lui, e provò un'amara delusione.
Intanto il volo di Pinocchio continuava con il favore del vento. Ben presto apparve la costa toscana da dove era partito qualche mese prima: riconosceva il bosco, il paese, la casa di Geppetto, la villa della Fata Turchina. Ma il vento continuava a soffiare, e Pinocchio non riusciva a fermare il volo del deltaplano.
Comparvero le prime montagne. Poi altre ancora, più alte. Cominciava a fare buio, era quasi arrivata la notte. Il volo s'interruppe bruscamente tra i primi rami di una fitta boscaglia. Pinocchio si era fatto male sbattendo con una spalla contro il grande tronco di una quercia. Afferrandosi ai rami più bassi riuscì a scendere a terra tirando faticosamente la stoffa del deltaplano che si era squarciata. Se ne liberò. Così pure, lasciò le manopole e le pedivelle. 
Era solo in mezzo a un grande bosco, non sapeva neppure dove. Certamente molto lontano da casa. Cominciava anche a fare freddo, perché non era ancora estate piena. Il cielo era coperto da fitti nuvoloni, da quel che riusciva a capire tra la folta boscaglia. 
Sentiva un cane che latrava molto lontano. O forse era un lupo? Pinocchio cominciava ad aver paura. Tornò indietro a riprendere la stoffa del deltaplano: sarebbe servita almeno come coperta. Quel latrato, o ululato?, ogni tanto riprendeva, e lo induceva a pregare. - O babbo Geppetto, dove sei? O Fatina dai capelli turchini, lo so che tu non mi abbandoni: vieni a salvarmi ancora una volta! -
Piano piano si addormentò, rannicchiato ai piedi di un grande abete.

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