martedì 19 giugno 2012

26. Nella torre c'è qualcuno

Pinocchio stava imparando in fretta. Ora conduceva le pecore al pascolo anche da solo, così il pastore Adelmo poteva dedicarsi completamente a fare la ricotta, il formaggio ed il burro. Gli affari andavano bene. Ora venivano anche dal continente, ogni tanto, con le barche e i barconi, a fare acquisti di quei prodotti così genuini. Il gregge era cresciuto, perché Adelmo raramente uccideva un agnello o un abbacchio o una vecchia pecora.
Anche Pinocchio, quando aveva un po' di tempo, aiutava Adelmo a fare la ricotta e il formaggio, e ormai riusciva benissimo anche lui a ricavare prodotti di buona qualità, tali da poter essere venduti. Il pastore lo ricompensava con qualche moneta pregiata ogni tanto, e il gruzzoletto di Pinocchio si era arricchito.
Una mattina Pinocchio, con il suo piccolo gregge, era arrivato al punto più alto dell'isola, dove c'era un'antica torretta. Si fermò a guardare il bel panorama sul mare e sulla costa non lontana, da dove era arrivato circa due mesi prima. Guardò anche la spiaggia dell'isola da quella parte, e vide che la sua barca, che era soltanto una piccola macchia scura, era ancora lì. Quando voleva, poteva ripartire, anche se gli dispiaceva lasciare quei due grandi amici che erano ormai per lui Adelmo e Rosetta.
  Poi si voltò verso la vecchia Torre, e vide che non era disabitata. Sulla porta d'ingresso c'era un uomo sui trent'anni, robusto e con la pelle abbronzata come chi sta gran parte del giorno all'aria aperta. Stava armeggiando con una fiamma ossidrica addosso a dei ferri.
- Chi sei? - fece l'uomo a Pinocchio - Non ti ho mai visto da queste parti. Ma quello non è il gregge di Adelmo? -
- Sì - rispose Pinocchio - Sono un suo lontano parente e gli do una mano. E tu come ti chiami? Che mestiere fai? -

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