mercoledì 5 settembre 2012

104. L'eredità di Pinocchio

La signora Marianna fu chiamata in caserma la mattina successiva, e riconobbe tutti i suoi bei giocattoli rubati, per i quali era rimasta così addolorata e in ansia il giorno prima.
I carabinieri le riportarono i giocattoli al negozio con lo stesso carro con cui i ladroni li avevano rubati, e il carro rimase sequestrato con tutto il cavallo nella caserma, mentre venne restituito quasi tutto il denaro rubato.
E Pinocchio? Il burattino fu ricoperto di baci e di abbracci da Marianna, da Domenico e da Fiorella, ma quella scena di gioia fu interrotta da queste parole di Pinocchio: - Amici miei cari, sono stato benissimo con voi in questo periodo. Domenico e Fiorella hanno imparato a costruire con bravura i giocattoli, e io ora posso partire tranquillo, perché lascio loro una preziosa eredità, mentre la mia natura mi porta a girare il mondo e a conoscere tante cose. E poi, un bel giorno, dovrò pure tornare a casa, dove mi aspettano il mio babbo Geppetto e la mia cara Fata Turchina: voi non la conoscete, ma lei mi ha fatto tanto di quel bene, ed io l'ho speso ricompensata con delle birbonate che l'hanno fatta tanto soffrire -
Così Pinocchio salutò ancora una volta i suoi cari amici, strinse con orgoglio la mano al maresciallo e ai carabinieri che gli fecero un bel saluto militare scattando sull'attenti e portando la mano alla fronte. Il  maresciallo volle consegnare a Pinocchio una bella medaglia di bronzo a ricordo della sua bravura nel catturare due briganti matricolati.
Il burattino ringraziò, e si allontanò, riprendendo la sua strada di  giramondo. Stava facendo una vera raccolta di medaglie e di zecchini d'oro, che avrebbe mostrato con orgoglio ai vecchi amici del suo paese e della sua trattoria.

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