Pinocchio partiva nell'ultima corsia, numero otto, quella riservata agli ultimi. Quando il giudice di partenza diede il via, il nostro burattino, che era un po' goffo e "legnoso", rimase subito staccato. -Ultimo! Che figuraccia! -pensavano Remigio, Ulderico e Lamberto, che stavano seduti sulla gradinata in mezzo a tanti tifosi che vociavano e incitavano i loro campioni.
Bisognava fare trenta volte quella lunghissima piscina, e alla prima virata Pinocchio era sempre ultimo, molto staccato. Però, man mano che si andava avanti, gli altri nuotatori si stancavano, e Pinocchio niente, sempre fresco e tranquillo.
Alla decima virata, Pinocchio era rientrato sul gruppo degli altri. Alla ventesima, Pinocchio ne aveva già rimontati quattro. Alla ventottesima, Pinocchio aveva solo un altro nuotatore davanti a sé, il grande campione francese Boiteaux. Quando, finalmente, si girarono per l'ultima volta, e a cinquanta metri era l'arrivo, il burattino Pinocchio, fresco come una rosa, superò il francese e lo staccò inesorabilmente, vincendo da trionfatore.
Non vi dico l'entusiasmo e la gioia dei suoi tre amici, che strillarono come se fossero stati in cento. La gente era stupita: gli italiani non partecipavano a quella Olimpiade, e si era schierato il solo Pinocchio. Per questo lo avevano accettato: non avrebbero mai pensato che potessse vincere.
Pinocchio salì sul più alto gradino del podio, ed ebbe la sua bella corona d'alloro e la sua medaglia bagnata nell'oro, che veniva data ai vincitori. Non c'era nessun premio in denaro, ma a Pinocchio importava soltanto la gloria.
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