Quello strano burattino che era Pinocchio, e che sembrava piuttosto un ragazzo come gli altri, migliore degli altri anzi, anche se un po' bizzarro e sbarazzino, fu capace stavolta di starsene quieto, insieme ai suoi amici Ulderico, Lamberto e Remigio, ospite del barone Carlo che li ricopriva di gentilezze.
Però i quattro continuavano a girare per i paesi del Lazio e del vicino Abruzzo, nelle terre dove si suona la cornamusa e la zampogna, dando spettacolo con la loro orchestrina composta di violino, tromba e armonica a bocca, e il loro ricco repertorio di belle canzoni e di arie d'opera famose.
Passarono lunghi mesi, e i quattro non litigavano mai: ma come si faceva a non andare d'accordo quando si era così bravi e bene educati, e con Pinocchio che li teneva sempre in allegria?
Così arrivò l'autunno, e un giorno i quattro assistettero a uno strano spettacolo, in un piccolo paese dell'Abruzzo: un gruppo di pastori stava partendo per la transumanza. Riunivano le loro greggi, e attraverso i tratturi, lunghissime strade erbose, li portavano giù dalle montagne verso le pianure delle Puglie, dove c'era abbondanza d'erba anche nei mesi invernali. A primavera sarebbero ripartiti facendo la strada inversa, e tornando in Abruzzo.
Ai nostri quattro amici non parve vero potersi unire, lungo il viaggio, a quella comnpagnia. Chiesero il permesso ai pastori, che parlottarono fra di loro, e poi dissero di sì: accettavano la loro compagnia, avrebbero diviso con loro il semplicissimo cibo, pane, formaggio, olive amare, latte di pecora e ricotta. In cambio, loro avrebbero suonato e cantato quelle belle canzoni che ai pastori piacevano tanto, alternandole al suono delle zampogne.
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