domenica 2 settembre 2012

101. Il gatto nero

Pinocchio bussò, il portone si aprì, un giovane carabiniere con la coppola in testa gli chiese cosa volesse.
- Devo denunciare un furto di giocattoli avvenuto la notte appena trascorsa nel paese qui vicino - disse Pinocchio tutto d'un fiato.
-Entra e bussa alla porta grande là in fondo - disse il giovane carabiniere.
Un gatto nero vide Pinocchio e andò a strofinarsi alle sue gambe di legno, incuriosito.
Pinocchio lo cacciò via con un piccolo calcio. - Via, via! E' da un po' di tempo che i gatti non mi piacciono, e mi sembrano anch'essi dei ladri! - disse a bassa voce. - Magari sei parente di quel gattaccio ce mi rubò con l'astuzia i miei vecchi zecchini d'oro donatimi da Mangiafuoco -
Il maresciallo dei carabinieri lo accolse con gentilezza. - Che cosa vuoi, signor burattino? - 
Pinocchio raccontò senza fare nessuna pausa quel che gli era accaduto la scorsa notte. 
- Ah, sì, la signora Marianna, una vedova tanto gentile: la conosco! E chi saranno questi ladroni mi pare anche di saperlo, mi hanno detto che questa mattina presto è passato un carro sospetto, con un grosso tendone d'incerata verde e due brutti tipi che lo conducevano. Se non sono andati troppo lontano, possiamo rincorrerli con due guardie a cavallo, riprendere la merce e metterli tutti e due in carcere. Ce li terremo un bel pezzo, perché da qualche  tempo, nella zona, si lamenta tutta una serie di furti. Tu non allontanarti, Pinocchio, perché ci serve un testimone che riconosca la refurtiva -

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