Alla vigilia di Natale, finalmente, arrivarono a Picinisco, tra le montagne della Ciociaria. Lì c'era qualcuno che li attendeva. Erano due giovani parenti del vecchio suonatore ambulante coi capelli bianchi che aveva istruito Remigio. Si chiamavano Angelo e Giuseppe, e vollero conoscere Remigio, che consegnò loro una vecchia lettera che teneva gelosamente custodita nella grossa fascia di stoffa che gli faceva da cintura.
- Venite a casa del barone - dissero Angelo e Giuseppe - Sarete suoi ospiti per tutte le festività, anche se lui in questi giorni è assente. Lo spettacolo musicale lo darete nel salone del palazzo -
Infatti il vecchio suonatore ambulante era il fratello del signorotto del paese di Picinisco: una famiglia nobile, di antiche tradizioni, che aveva un bel palazzo sulla piazza principale del paese, accanto alla grande chiesa.
Il quartetto fu accolto con grandissime feste. Avevano preparato loro una cena favolosa, e una grande camera con quattro lettini, così potevano riposare e dormire e stare insieme tutto il tempo che volevano.
Il giorno dopo diedero il loro spettacolo nel salone del palazzo, con ospite il sindaco, il farmacista e il parroco, e tantissime panche di legno per tutta la gente del paese.
Tantissimi applausi e grida di "Evviva ! Bravi!", specialmente quando intonarono il "Va' pensiero"di Giuseppe Verdi, molto amato dalla gente. Le presentazioni del burattino Pinocchio, in perfetta lingua toscana, argute e divertenti, mandavano in visibilio la platea, che lo appplaudì al grido di "Pinocchio! Pinocchio!"
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